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日志


1月30日

La bellezza della posizione di Benedetto XVI

A chi giova polemizzare? Probabilmente a chi preferisce chiudere occhi e cuore sulla realtà.
Come possiamo far cogliere la bellezza della posizione di Benedetto XVI, che apre gratuitamente a chi gli ha sbattuto la porta in faccia?

La polemica odierna è completamente strumentale: da un lato si vuole far scontare alla santa Sede un certo equilibrio sulle vicende israeliane, si vuole distogliere l'attenzione dalle stesse e contemporaneamente colpire qualcuno che si sente nemico.
Alcuni rabbini di oggi si comportano come i diretti discendenti dei farisei ai tempi dei primi apostoli; come Saulo, colpiscono per uno zelo mal riposto. Leggete in proposito, quello che di San Paolo dice Camisasca.

Siamo convinti che, come SauloPaolo, anche nel peggiore persecutore ci sia qualcosa dentro che può essere salvato.

Partiamo perciò da un positivo, dal riconoscere la bellezza di un Cristo presente qui ed ora.
SamizdatOnLine
29 1 2009

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1月29日

MENDICANTI DI TUTTO

Pensando a Eluana ...

«Per quale ragione gli anni della prima infanzia ci sembrano tanto dolci, splendenti? Un bambino soffre come chiunque altro e in fin dei conti è del tutto disarmato contro il dolore, la malattia. L’infanzia e la vecchiaia estrema dovrebbero essere le due grandi prove per l’uomo. Ma è dal sentimento della propria debolezza che il bambino ricava umilmente il principio stesso della gioia. Confida nella madre, capisci? Presente, passato e futuro- tutta la sua vita è racchiusa in uno sguardo, e questo sguardo è un sorriso» (Georges Bernanos, Diario di un curato di campagna, preso da OsteriaVolante).

Per superare la tristezza del vivere è necessario riconoscere di dipendere. Riconoscere di non essere quegli dèi che troppo spesso ci illudiamo di essere, e che abbiamo bisogno di altro. Meglio: che abbiamo bisogno di ogni cosa. Dall'aria, che respiriamo; al cibo che mangiamo; all'amore che diamo e che ci viene dato. Non possiamo amarci da soli, non possiamo essere da soli.

Da soli non abbiamo neanche la volontà. Quando velleitariamente pensiamo di potercela fare dobbiamo miseramente ripiegare, il più delle volte, con la coda tra le gambe. Quanti buoni propositi ci conducono a vergognosi fallimenti.
Riconoscersi bisognosi, riconoscere ciò che si è,  non fa cessare il bisogno; può evitare però di farci rimanere delusi da noi stessi.
Pensate al bambino, bisognoso di tutto. Lui chiama, invoca, perchè gli sia dato.
Pensate a chi non può neanche domandare, perchè non ha più voce. Pensate ad un ammalato immobile in un letto. Bisognoso di tutto.
Eluana apre gli occhi la mattina, li chiude la sera, guarda, emette suoni. Non può nutrirsi da sola; occorre che qualcuno la imbocchi, o metta cibo nel sondino. Come una bambina di troppi anni.
Possiamo dare; possiamo decidere di non dare, per affermare ancora una volta orgogliosamente sulla vita altrui che siamo divinità che non hanno bisogno.
E non mendicanti di tutto.

Berlicche  socio di  SamizdatOnLine Testimonianze: Tutta Sua, tutta Lui. Altro non mi interessa - Tracce
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ESPOSTI in favore di Eluana Englaro
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da Avvenire:

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1月27日

PAPA RATZINGER

http://www.robertomattia.it/caravaggio/crocifissione_di_san_pietro/crocifissione_di_san_pietro.jpg

Papa Benedetto XVI ha uno strano destino; qualunque cosa faccia o dica crea subbuglio.

Lo chiamavano “panzer-cardinal” quando era Prefetto della Dottrina della Fede. “Rotvailer” di Dio quando è stato eletto Papa. Non gli si perdona di essere Tedesco. Anche il suo accento da fastidio.

Riporta alla mente altri Tedeschi…

Neanche gli Ebrei lo sopportano. Vuole santificare Pio XII, ha tolto la scomunica a quattro Vescovi Lefebvriani, uno dei quali ridimensiona l’Olocausto, ha ripreso la Preghiera per gli Ebrei del Venerdì Santo, non si è schierato apertamente a favore di Israele nel conflitto Mediorientale, insomma è un Papa troooppo cattolico! Lo pensano in tanti, anche molti ecclesiastici politicamente corretti, che sanno stare al mondo, sanno come affrontare i problemi del nostro tempo, conoscono le regole della diplomazia, sono pronti al dialogo con tutti; Ebrei, Musulmani, Buddisti, Shamani…giornalini e giornaletti, televisioni e media cantando, purchè non puzzino di cattolicesimo.

Lui no; è fissato con il suo Gesù Cristo (chissà se è mai veramente esistito…la storiella della Resurrezione, poi…), con le sue Madonne, le sue antiquate Liturgie, i suoi Pizzi, Tiare, Pianete e Crocifissi al centro dell’Altare. E i canti poi…non si sentono quasi più quelle belle canzonette rock. Tra poco ci volterà pure le spalle quando dice Messa!

Caro Papa Ratzinger, devi essere più accomodante, più malleabile, cedere un po’ sulla tua fede, che male c’è? Una parolina detta o non detta cosa ti costa? Non vedi che brutte figure fai fare alla Chiesa? Impara dalla Gente di Mondo, così sarai amato, osannato e seguito. Se continui così rischi di fare la fine del tuo Primo Predecessore…ti inchioderanno a testa in giù! E non ti faranno neanche Santo; non hai “fans” molto potenti!

1月26日

PARTITA A SCACCHI

http://www.sentieriselvaggi.it/file/51/22490/gallery/settimo.jpg

 

Cavaliere: Voglio parlarti più sinceramente che posso, ma il mio cuore è vuoto

La morte non risponde

Cavaliere: Il vuoto è uno specchio rivolto verso il mio viso. In esso vedo me stesso, e mi sento pieno di timore e di disgusto.

La morte non risponde

Cavaliere: Per la mia indifferenza verso i miei simili mi sono isolato dalla loro compagnia. Ora vivo in un mondo di fantasmi. Sono prigioniero dei miei sogni e delle mie fantasie.
Morte: Eppure non vuoi morire.
Cavaliere: Sì che lo voglio.
Morte: E cosa aspetti?
Cavaliere: Voglio conoscere.
Morte: Vuoi delle garanzie?
Cavaliere: Chiamale come vuoi. E' davvero coì inconcepibile afferrare Dio coi sensi? Perchè deve nascondersi in una nebbia di mezze promesse e invisibili miracoli?
La morte non risponde.
Cavaliere: Come possiamo aver fede in coloro che credono, ma non possiamo aver fede in noi stessi? Che cosa accadrà a quelli di noi che vogliono credere ma non vi riescono? E che cosa ne sarà di coloro che non vogliono nè possono credere?

Il cavaliere tace in attesa di una risposta, ma nessuno risponde. Vi è un completo silenzio.

Cavaliere: Perchè non posso uccidere Dio dentro di me? Perchè egli continua a vivere in questo modo doloroso e umiliante anche se io lo maledico e voglio strapparmelo dal cuore? Perchè, nonostante tutto, egli è un'illusoria realtà ch'io non posso scuotere da me? Mi ascolti?
Morte: Ti ascolto.
Cavaliere: Io voglio la conoscenza, non la fede, non supposizioni, la conoscenza. Voglio che Dio tenda la sua mano verso di me, si riveli e mi parli.
Morte: Ma egli rimane zitto.
Cavaliere: Lo chiamo nel buio, ma sembra come se non ci fosse nessuno.
Morte: Forse non c'è nessuno.
Cavaliere: Allora la vita è un atroce orrore. Nessuno può vivere in vista della morte, sapendo che tutto è nulla.
Morte: La maggior parte della gente non riflette mai nè sulla morte nè sulla futilità della vita.
Cavaliere: Ma un giorno si troveranno di fronte all'ultimo momento della vita, e guarderanno verso le tenebre.
Morte: Quando arriva "quel" giorno...
Cavaliere: Nella nostra paura formiamo un'immagine, e questa immagine la chiamiamo Dio.
Morte: Tu ti affanni.
Cavaliere: La morte mi ha visitato, questa mattina. Stiamo facendo una partita a scacchi. Questo rinvio mi permette di sistemare una questione urgente.
Morte: Di che questione si tratta?
Cavaliere: La mia vita è stata una futile impresa, un vagabondaggio, un mucchio di chiacchiere senza significato. Non ne ho rimpianto, nè rimorso, poichè la vita dei più è assai simile a questo.


(Da: "Il settimo sigillo", di Bergman)

1月25日

LA VITA SAPORITA

http://www.monteveglioatavola.it/Immagini/Dacami_1.jpgNon si mangia solo per vivere, ma per il gusto del mangiare. Così anche per altre azioni come il lavorare, il tempo libero, il far festa...C'è bisogno di fare le cose con gusto.
Il grande Fabrizi sembra ammonirci sul fatto che la vita non è fatta per essere consumata, ma per essere gustata veramente, fino in fondo.
Un amico ha sempre detto che il cristianesimo è nato a tavola, e che la tavola imbandita, così come la concepiamo noi oggi, è nata con il cristianesimo...

SACRILEGIO

Oggi se pranza in piedi in ogni sito;
er vecchio tavolino apparecchiato,
che pareva un artare consacrato
nun s'usa più: la prescia l'ha abolito.

'Na vorta er pranzo somijava a un rito,
t'accommodavi pracido e beato,
aprivi la sarvietta de bucato...
un grazie a Cristo e poi... bon appetito!

Nò nun c'è tempo de mettesse a sede,
la gente ha perso la cristianità
e magna senz'amore e senza fede.

E' proprio un sacrilegio: invece io,
quanno me piazzo a sede pe' magnà,
sento ch'esiste veramente Dio!

Aldo Fabrizi

1月24日

IL PRIMATO DELLA REALTA'

http://aycu27.webshots.com/image/18746/2004461443309580795_rs.jpg

"A volte la vita - a volte / ci guardiamo in silenzio / io e la vita /a volte duole, duole / bianca, / lenta / sprofonda nella carne / come una bottiglia vuota sprofonda nello / stagno /che la sta riempiendo. / a volte, in silenzio, piange / e qualcosa di sacro luccica nel mondo, / in silenzio, riverbera nelle parole" . (Hugo Mujica). Viene da chiedersi perché si faccia così fatica a imparare dalla realtà. Quella vera, dura, che, come dice la poesia, sprofonda nella carne. Prevale l'ideologia, il preconcetto, un sistema di pensiero chiuso. I razionalisti non si accorgono che "ci sono più cose in cielo e in terra di quante non ne sogni la filosofia" (Amleto, Shakespeare). L'operazione ideologica compie un errore fondamentale: riduce la ragione - che è la capacità dell'uomo di aprirsi alla totalità del reale rispettandone tutti i fattori e ammettendo la categoria della possibilità - proprio perché la costringe dentro uno schema fissato a priori, con intenzione programmata. Se a questo si aggiunge un "ingannevole concetto di libertà, in cui il capriccio e gli impulsi soggettivi dell'individuo vengono esaltati al punto da lasciare ognuno rinchiuso nella prigione del proprio io"(Benedetto XVI - incontro mondiale delle famiglie, Città del Messico), il gioco è fatto. La realtà non conta più, resta l'apparenza delle cose. Però in questi tempi di realtà ne abbiamo vista tanta. Da quando la vicenda di Eluana ha riempito le pagine dei giornali, siamo venuti a conoscenza di tante situazioni di disabili gravi che hanno testimoniato il loro amore per la vita; o familiari di persone in stato vegetativo che, raccontando il loro dramma, affermano la dignità della vita umana nella misteriosa condizione di grave limitazione che, con dedizione, servono quotidianamente. Per contro, c'è chi grida, freddamente, il diritto di morire. Più che un diritto la morte è un ineluttabile destino, che ci accumuna e ci aspetta tutti. Nessuno si può negare il "diritto di morire". Verrà il momento. Nella "Spe salvi" si legge che la misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e con il sofferente. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la com-passione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana. (38) C'è un'esperienza bellissima nel milanese che coinvolge una trentina di donne, amiche di Enrica, in stato vegetativo da 17 anni, e parrocchiane che si sono resi disponibili a farle compagnia. Una di loro racconta come questo gesto l'abbia cambiata e obbligata a una serietà sul lavoro, nel rapporto con il marito, con i figli che, pur non andando a trovare Enrica, si organizzano per permettere a lei di andare. Un'altra dice: "a volte arrivo stanca, con mille pensieri. Poi entro, mi siedo e sto lì. In quelle ore capisco che la realtà è più grande di me". Sì, la realtà come l'ha vissuta Cristo in rapporto continuo con il Padre, commosso per i gigli del campo, per la vedova di Naim cui restituì il figlio. Così noi, in rapporto con Lui, insieme ai testimoni di amore e di speranza che riconoscono nella realtà il volto buono del Mistero. "e qualcosa di sacro luccica nel mondo, / in silenzio, riverbera nelle parole".

(Hugo Mujica, Poesie scelte, Raffaelli editore, 2008; rivista "Tracce", 1 - 2009)
Elena Pagetti - Cultura Cattolica

1月22日

GLI SCUDI DI HAMAS

Riproponiamo un pezzo apparso oggi sul "Corriere della Sera" che finalmente  rompe con la  narrativa prevalente sulla "resistenza" di Hamas. Mostrando l'uso degli "scudi umani", lo sfruttamento di minorenni come miliziani, la manipolazione delle cifre sulle vittime palestinesi.  L'autore è il bravo Lorenzo Cremonesi, un giornalista che non ha abdicato ai principi del suo mestiere.

Gaza. "Andatevene, andatevene via di qui! Volete che gli israeliani ci uccidano tutti? Volete veder morire sotto le bombe i nostri bambini? Portate via le vostre armi e i missili", gridavano in tanti tra gli abitanti della striscia di Gaza ai miliziani di Hamas e ai loro alleati della Jihad islamica. I più coraggiosi si erano organizzati e avevano sbarrato le porte di accesso ai loro cortili, inchiodato assi a quelle dei palazzi, bloccato in fretta e furia le scale per i tetti più alti. Ma per lo più la guerriglia non dava ascolto a nessuno. "Traditori. Collaborazionisti di Israele. Spie di Fatah, codardi. I soldati della guerra santa vi puniranno. E in ogni caso morirete tutti, come noi. Combattendo gli ebrei sionisti siamo tutti destinati al paradiso, non siete contenti di morire assieme?". E così, urlando furiosi, abbattevano porte e finestre, si nascondevano ai piani alti, negli orti, usavano le ambulanze, si barricavano vicino a ospedali, scuole, edifici dell'Onu.

In casi estremi sparavano contro chi cercava di bloccare loro la strada per salvare le proprie famiglie, oppure picchiavano selvaggiamente. "I miliziani di Hamas cercavano a bella posta di provocare gli israeliani. Erano spesso ragazzini, 16 o 17 anni, armati di mitra. Non potevano fare nulla contro tank e jet. Sapevano di essere molto più deboli. Ma volevano che sparassero sulle nostre case per accusarli poi di crimini di guerra", sostiene Abu Issa, 42 anni, abitante nel quartiere di Tel Awa. "Praticamente tutti i palazzi più alti di Gaza che sono stato colpiti dalle bombe israeliane, come lo Dogmoush, Andalous, Jawarah, Siussi e tanti altri avevano sul tetto le rampe lanciarazzi, oppure punti di osservazione di Hamas. Li avevano messi anche vicino al grande deposito Onu poi andato in fiamme E lo stesso vale per i villaggi lungo la linea di frontiera poi più devastati dalla furia folle e punitiva dei sionisti", le fa eco la cugina, Um Abdallah, 48 anni. Usano i soprannomi di famiglia. Ma forniscono dettagli ben circostanziati. E' stato difficile raccogliere queste testimonianze. In generale qui trionfa la paura di Hamas e imperano i tabù ideologici alimentati da un secolo di guerre con il 'nemico sionista'.

Chi racconta una versione diversa dalla narrativa imposta dalla muhamawa (la resistenza) è automaticamente un amil, un collaborazionista e rischia la vita. Aiuta però il recente scontro fratricida tra Hamas e Olp. Se Israele o l'Egitto avessero permesso ai giornalisti stranieri di entrare subito sarebbe stato più facile. Quelli locali sono spesso minacciati da Hamas. "Non è un fatto nuovo, in Medio Oriente tra le società arabe manca la tradizione culturale dei diritti umani. Avveniva sotto il regime di Arafat che la stampa venisse perseguitata e censurata. Con Hamas è anche peggio", sostiene Eyad Sarraj, noto psichiatra di Gaza city. E c'è un altro dato che sta emergendo sempre più evidente visitando cliniche, ospedali e le famiglie delle vittime del fuoco israeliano. In verità il loro numero appare molto più basso dei quasi 1.300 morti, oltre a circa 5.000 feriti, riportati dagli uomini di Hamas e ripetuti da ufficiali Onu e della Croce Rossa locale. "I morti potrebbero essere non più di 500 o 600. Per lo più ragazzi tra i 17 e 23 anni reclutati tra le fila di Hamas che li ha mandati letteralmente al massacro", ci dice un medico dell'ospedale Shifah che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. Un dato però confermato anche dai giornalisti locali: "Lo abbiamo già segnalato ai capi di Hamas. Perché insistono nel gonfiare le cifre delle vittime? Strano tra l'altro che le organizzazioni non governative, anche occidentali, le riportino senza verifica. Alla fine la verità potrebbe venire a galla. E potrebbe essere come a Jenin nel 2002. Inizialmente si parlò di 1.500 morti. Poi venne fuori che erano solo 54, di cui almeno 45 guerriglieri caduti combattendo".

Come si è giunti a queste cifre? "Prendiano il caso del massacro della famiglia Al Samoun del quartiere di Zeitun. Quando le bombe hanno colpito le loro abitazioni hanno riportato che avevano avuto 31 morti. E così sono stati registrati dagli ufficiali del ministero della Sanità controllato da Hamas. Ma poi, quando i corpi sono stati effettivamente recuperati, la somma totale è raddoppiata a 62 e così sono passati al computo dei bilanci totali", spiega Masoda Al Samoun di 24 anni. E aggiunge un dettaglio interessante: "A confondere le acque ci si erano messe anche le squadre speciali israeliane. I loro uomini erano travestiti da guerriglieri di Hamas, con tanto di bandana verde legata in fronte con la scritta consueta: non c'è altro Dio oltre Allah e Maometto è il suo Profeta. Si intrufolavano nei vicoli per creare caos. A noi è capitato di gridare loro di andarsene, temevamo le rappresaglie. Più tardi abbiamo capito che erano israeliani". E' sufficiente visitare qualche ospedale per capire che i conti non tornano. Molti letti sono liberi all'Ospedale Europeo di Rafah, uno di quelli che pure dovrebbe essere più coinvolto nelle vittime della "guerra dei tunnel" israeliana. Lo stesso vale per il "Nasser" di Khan Yunis. Solo 5 letti dei 150 dell'Ospedale privato Al-Amal sono occupati. A Gaza city è stato evacuato lo Wafa, costruito con le donazioni "caritative islamiche" di Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi del Golfo, e bombardato da Israele e fine dicembre. L'istituto è noto per essere una roccaforte di Hamas, qui vennero ricoverati i suoi combattenti feriti nella guerra civile con Fatah nel 2007. Gli altri stavano invece allo Al Quds, a sua volta bombardato la seconda metà settimana di gennaio.
Dice di questo fatto Magah al Rachmah, 25 anni, abitante a poche decine di metri dai quattro grandi palazzi del complesso sanitario oggi seriamente danneggiato. "Gli uomini di Hamas si erano rifugiati soprattutto nel palazzo che ospita gli uffici amministrativi dello Al Quds. Usavano le ambulanze e avevano costretto ambulanzieri e infermieri a togliersi le uniformi con i simboli dei paramedici, così potevano confondersi meglio e sfuggire ai cecchini israeliani". Tutto ciò ha ridotto di parecchio il numero di letti disponibili tra gli istituti sanitari di Gaza. Pure, lo Shifah, il più grande ospedale della città, resta ben lontano dal registrare il tutto esaurito. Sembra fossero invece densamente occupati i suoi sotterranei. "Hamas vi aveva nascosto le celle d'emergenza e la stanza degli interrogatori per i prigionieri di Fatah e del fronte della sinistra laica che erano stato evacuati dalla prigione bombardata di Saraja", dicono i militanti del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina. E' stata una guerra nella guerra questa tra Fatah e Hamas. Le organizzazioni umanitarie locali, per lo più controllate dall'Olp, raccontano di "decine di esecuzioni, casi di tortura, rapimenti nelle ultime tre settimane" perpetrati da Hamas. Uno dei casi più noti è quello di Achmad Shakhura, 47 anni, abitante di Khan Yunis e fratello di Khaled, braccio destro di Mohammad Dahlan (ex capo dei servizi di sicurezza di Yasser Arafat oggi in esilio) che è stato rapito per ordine del capo della polizia segreta locale di Hamas, Abu Abdallah Al Kidra, quindi torturato, gli sarebbe stato strappato l'occhio sinistro, e infine sarebbe stato ucciso il 15 gennaio.

(Tratto da "Corriere della Sera, 21 gennaio 2009)
Grazie a L'Occidentale

NAIN CANEM IN CHIESAM!

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Forse qualcuno ricorda i grandi Totò e Vittorio De Sica nel film I due Marescialli.

C’è una scena in cui i nazi-fascisti tentano di catturare un gruppetto di dissidenti; una ragazza ebrea col fidanzatino rivoluzionario, un soldato americano sperso, un paio di antifascisti nostrani, un povero parroco che li nasconde in chiesa, Totò, ladruncolo vestito da maresciallo, De Sica, maresciallo vestito da prete.

Soldati tedeschi e camicie nere italiane sguinzagliano i cani da fiuto per stanarli; Totò, disperato, tenta di dissuadere la milizia dicendo- con un latino tutto decurtisiano- quanto sia disdicevole che dei cani entrino in chiesa; “Nain canem in chiesam!”, urla; ma gli inseguitori se ne impipano e proseguono…

Stamattina nella trasmissione di Canale Cinque, Forum, se ne sono dette e sentite di tutto e di più.

In una delle cause in discussione una donna chiedeva di poter partecipare alla Santa Messa in compagnia del proprio cane; la Perpetua della chiesa frequentata dall’amante dell’animale si opponeva. Ne è seguita una discussione illuminante.

“I bambini danno più fastidio dei cani, quando scorrazzano per le navate; tenerli lontano dai luoghi di culto, please!

Qualcuno è allergico ai preti e va in chiesa quando è vuota. Gli esseri umani- soprattutto i preti- sono così fastidiosi!

Scandaloso il prete che tiene fuori i cani dalla chiesa; forse il cane è l’unica compagnia per qualche fedele; L’animalista San Francesco, se vedesse cacciati fuori questi “fratelli,” si rivolterebbe nella tomba!

Nella Torino all’avanguardia e moderna i cani possono assistere alla Messa, ne hanno tutto il diritto, anche loro hanno l’anima, lo dice la Bibbia (mi chiedo come mai nostro Signore non si sia incarnato “cane”; avrebbe avuto sorte migliore, con tutti ‘stì amanti paladini gli avrebbero dato la cittadinanza onoraria e avrebbe tenuto Lectio Magistralis alla Sapienza…)!

La Rita Dalla Chiesa (che cognome…), che ama più le bestie che gli esseri umani, dice di fare battaglie per i cani in chiesa e la Comunione ai divorziati, che essendo, i divorziati, gente perbene, morale e corretta ne hanno più diritto di quegli ipocriti che hanno “tre amanti nell’armadio”!

Chicca finale della Dalla Chiesa; “Fuori la gente dalla chiesa e dentro gli animali che sono migliori degli uomini e dunque più degni di starci!”

Il popolo di Forum più che un popolo di animalisti è un popolo di animali! Questo lo dico io…

1月20日

TERRA SANTA, IL REALISMO DI BENEDETTO XVI

Per un aiuto ad un giudizio su questa ultima guerra nella striscia di Gaza, riproponiamo l'articolo di don Stefano Alberto nel quale spiega perché quello del Pontefice è "un giudizio storico carico di ragionevolezza" - Il Riformista 18 gennaio 2009

SamizdatOnLine

In questi giorni con la guerra nella Striscia di Gaza è entrata nei nostri cuori anche la terribile evidenza che essa è destinata, ancora una volta come gli innumerevoli conflitti che insanguinano da decenni la Terra Santa, a non risolvere i gravissimi problemi di quella regione.
Lo sgomento e il senso di impotenza crescono di fronte alle morti innocenti, alle sofferenze delle popolazioni civili, alla mostruosa ideologia fondamentalista di Hamas, che punta esplicitamente alla distruzione dello Stato di Israele e che, violando la tregua con continui lanci di razzi, ha provocato la reazione di Israele con la forza militare.
«Una volta di più, vorrei ripetere che l'opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente. Auspico che, con l'impegno determinante della comunità internazionale, la tregua nella striscia di Gaza sia rimessa in vigore - ciò che è indispensabile per ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione - e che siano rilanciati i negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e all'uso delle armi» (Discorso di Benedetto XVI al Corpo diplomatico, 8 gennaio 2009).
La voce del Papa che, instancabile, si è più volte levata di fronte a questo nuovo conflitto in Terra Santa, è stata da molti formalmente accolta con rispetto quale altissimo richiamo spirituale e morale, ma sostanzialmente ricondotta a un "pacifismo" di principio, senza possibilità di reale incidenza concreta. Anzi, non sono mancate le voci di chi rimprovera alla Chiesa ambiguità e indecisione nel (non) difendere, con Israele, i valori di democrazia e libertà della civiltà occidentale, minacciati dal crescente fondamentalismo islamico, radice ideologica di un terrorismo cieco e devastante. Ai ripetuti moniti di Benedetto XVI sembra così riservata la stessa sorte di quelli di Giovanni Paolo II in occasione delle guerre in Iraq.
Al contrario, noi guardiamo all'insegnamento del Papa non appena come richiamo ideale e spirituale, ma come giudizio storico carico di ragionevolezza e di realismo.

Esiste una guerra "giusta", nelle condizioni attuali? Il diritto-dovere della legittima difesa può implicare l'uso della forza, ma la responsabilità dei governanti, secondo la tradizionale dottrina cattolica, deve rispondere ad alcune rigorose condizioni:
- che il danno causato dall'aggressore sia durevole, grave e certo;
- che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;
- che ci siano fondate condizioni di successo;
- che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare (cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, 2309).
Si può prescindere da queste condizioni nel valutare la necessità e la proporzionalità dell'opzione militare proprio di fronte alle nuove terribili minacce, che nascono dall'odio assoluto e dall'estendersi sistematico della pratica terroristica propria di Hamas? Si può vincere la guerra e si può sempre perdere la pace, quella pace che Israele e la grandissima maggioranza del popolo palestinese vivamente desiderano.
Il Papa, sempre l'8 gennaio, ha ricordato che a una «difficile, ma indispensabile riconciliazione» non si potrà giungere «senza adottare un approccio globale ai problemi di quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte». E ha ancora indicato come l'arduo cammino passi anche attraverso il dialogo tra Siria e Israele, il consolidarsi in atto delle istituzioni in Libano, la lentissima ripresa della democrazia in Iraq, la necessaria soluzione diplomatica della delicatissima controversia sul programma nucleare iraniano.

Di fronte alla complessità degli scenari e alla tragicità degli eventi, la tentazione più grande è la disperazione senza futuro, che porta a censurare il grido e le aspirazioni del cuore a una pace duratura e a una convivenza dignitosa, non riconoscendo i germogli di speranza già presenti. La persona del Papa e il suo insegnamento sono uno di questi, insieme alla presenza e alle opere di tanti uomini di buona volontà - cristiani, ebrei, musulmani - in Terra Santa e non solo.
La terribile situazione attuale, con le sue scarse vie d'uscita, quasi obbliga a riconoscere che la pace è impossibile all'uomo, se non la riconosce come dono di Dio. La pace va domandata e i suoi germogli coltivati nell'opera della propria vita, così che qualunque cosa si pensi o si faccia, la speranza non venga meno

1月19日

NON PROMETTONO NIENTE DI BUONO

GAZA: NOTTE DI CALMA, PROSEGUE IL RITIRO HAMAS, TORNEREMO AD ARMARCI - Hamas è determinato a tornare ad armarsi. Lo ha ribadito Abu Obeida, il portavoce delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas. "Produrre le nostre sante armi è la nostra missione. Sappiamo dove reperire armi" ha detto Abu Obeida nella sua prima conferenza stampa a Gaza dall'inizio della Operazione Piombo Fuso, lanciata tre settimane fa. Abu Obeida ha aggiunto che assommano a 48 le perdite fra i miliziani delle Brigate al-Qassam i quali invece - ha sostenuto - sono riusciti ad uccidere 80 soldati israeliani. Ieri Israele ha reso noto che nella operazione 'Piombo Fuso' sono rimasti uccisi complessivamente 13 israeliani: 10 militari (quattro dei quali uccisi da 'fuoco amico') e tre civili. Due altri gruppi armati palestinesi hanno pubblicato oggi un primo consuntivo delle operazioni a Gaza. Le Brigate al-Quds, braccio armato della Jihad islamica, affermano di aver perso 34 combattenti e di aver ucciso almeno 18 soldati israeliani. Sostengono di aver sparato 262 razzi. Le Brigate dei martiri di al-Aqsa (al Fatah), sostengono di aver perso tre miliziani e di aver ucciso "almeno un soldato" israeliano. Le Brigate al-Aqsa affermano di aver sparato decine di razzi (fra cui uno di tipo Grad) e decine di colpi di mortaio. Continua...(ANSA).

1月18日

UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA

Giornata di ordinaria follia, oggi.

     La notizia è sparata in tarda mattinata: il Ministro Maurizio Sacconi è indagato per violenza privata aggravata. Il reato sarebbe nella presunta intimidazione nei confronti della Casa di Cura Città di Udine, che – dopo l’atto di indirizzo emanato dal Ministro ed alcune sue dichiarazioni – ha ritirato la disponibilità ad accogliere Eluana
La denuncia è stata presentata da alcuni dirigenti radicali: Antonella Casu, di Radicali Italiani,  Marco Cappato, della Luca Coscioni,  e pure Sergio D’Elia, dell’Associazione “Nessuno tocchi Caino”, che d’ora in poi potremmo pure chiamare “però tutti addosso a Sacconi”.
per farla morire di fame e di sete.

Ieri il rifiuto della Casa di Cura. Oggi, con un tempismo esemplare (considerando che è pure sabato) si è saputo che la Procura di Roma, ricevuta la denuncia, ha deciso di non archiviare il caso (avrebbero potuto farlo) e di iscrivere il Ministro Sacconi nel registro degli indagati. Evidentemente in Procura hanno il dubbio che Sacconi possa avere effettivamente usato violenza privata aggravata (ripeto: violenza privata aggravata).
Siamo al puro delirio.

Un Ministro emana un atto di indirizzo per ricordare che, secondo una Convenzione internazionale che l’Italia sta ratificando, non è lecito sottrarre alimentazione ed idratazione ad un disabile, e che succede? Viene denunciato per violenza privata aggravata, e c’è pure qualcuno che prende sul serio la denuncia.
Nel frattempo, invece, Franca Alessio, la cosiddetta “curatrice speciale” di Eluana – quella che dovrebbe fare da contraddittorio a Beppino Englaro, ma piuttosto ne fa l’eco – dichiara che, se non si trova un altro posto dove far morire Eluana, allora bisognerà obbligare qualcuno a sospenderle nutrimento e idratazione, magari  nella stessa clinica dove è adesso.
Chissà, magari diranno che devono essere proprio le suore a fare morire Eluana di fame e di sete.

E’ ovvio che una pretesa del genere non ha alcun fondamento. La sentenza autorizza a sospendere nutrizione e idratazione ad Eluana, non obbliga nessuno a farlo. E d’altra parte: ve li immaginate, i carabinieri che costringono le suore a staccare il sondino? Roba da matti.

Decine e decine le dichiarazioni di solidarietà al Ministro Maurizio Sacconi, soprattutto da esponenti del PdL. Con Beppino Englaro, i radicali e il solito Ignazio Marino. Dal Pd – a parte Paola Binetti, solidale con Sacconi, e Maria Pia Garavaglia – un silenzio totale. Colmo di imbarazzo ...

Stranocristiano  socio di  SamizdatOnLine

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17 gennaio 2009

IL DIO DI POLIFEMO

E vi dico che il bene più grande per un uomo è discorrere ogni giorno della virtù e delle altre cose di cui voi mi sentivate parlare e interrogare gli altri, e una vita che non si pone domande non merita di essere vissuta
Platone, Apologia di Socrate, 38 a

Leggevo da un bel sito chiamato Zetesis notizie sui Ciclopi, queste creature della mitologia greca con un occhio solo. Vi ricordate vero, l'episodio dell'Odissea in cui Ulisse acceca Polifemo, il gigante antropofago che ha già divorato molti suoi compagni?

Il brano seguente chiarisce un punto importante:

Polifemo ha (...) la doppia natura, presente in tanti altri esseri mitologici (sirene, sfinge, satiri, per citarne qualcuno), di uomo e di bestia e come tale irride gli dèi e dispregia la sacra legge dell’ospitalità, conducendo vita appartata e isolata, in un’orgogliosa e superba autosufficienza: per questo motivo sarà orribilmente punito e sconterà quell’unico peccato che gli dei non perdonano, la hubris appunto.

Delle motivazioni che muovono il bestiale gigante ce ne parla Euripide nel suo "Ciclope". Qui è lo stesso Polifemo che parla:

Il denaro, omiciattolo, è il dio dei saggi. Tutto il resto sono chiacchiere e belle parole. Ai promontori in cui sta mio padre, tanti saluti. Perché mi tiri in ballo questi argomenti? Io non temo il fulmine di Zeus, straniero, né so in che cosa Zeus sia più potente di me. Del resto non me ne frega niente. E sta a sentire perché me ne frego. Quando dall’alto manda giù la pioggia, mi riparo in questa caverna, mangio un vitello arrosto o qualche animale selvaggio, mi innaffio per bene la pancia sdraiato, ingurgitando un’anfora di latte, e tiro delle scorregge da gareggiare coi tuoni di Zeus... faccio sacrifici d’animali solo a me, non agli dèi, e alla più grande delle divinità: la mia pancia. Mangiare e bere giorno per giorno: questo è il mio sommo dio.
(Euripide, "Ciclope", vv. 316-337; trad. di Olimpio Musso).

Come vedete, rispetto al contemporaneo "Dio non esiste e non ne hai bisogno" c'è solo il fatto che la negazione di un dio inutile non è stata ancora esplicitata. L'uomo bestia però è già tutto qui. Con un solo occhio che vede senza prospettiva, e cieco ancora prima di esserlo effettivamente.

Grazie Berlicche

1月15日

SE GLI ATEI SONO QUESTI...

 http://www.arpnet.it/aiaceto/immagini/carosello1.jpg

"La notizia cattiva è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno". Questa scritta campeggerà su due autobus del servizio di trasporto pubblico genovese. L'iniziativa, ideata e finanziata dall'Unione Atei e Agnostici Razionalisti, ricalca i precedenti analoghi di Inghilterra, USA e Spagna. Molti esponenti del mondo ecclesiastico hanno fatto buon viso a cattivo gioco definendo addirittura il messaggio "controproducente" in quanto, sebbene con intenti negazionisti, parla comunque di Dio. Una reazione assai più pacata di quella emersa da alcuni rappresentati politici o del mondo culturale. Ma si tratta davvero di una provocazione efficace? A giudizio del professor Stefano Zecchi sembrerebbe proprio di no.

Pare che anche in Italia, a Genova, vedremo circolare i cosiddetti "bus atei" che recano la scritta pubblicitaria ideata dall'UAAR. Qual è la sua opinione in proposito?

La trovo innanzitutto una pubblicità estremamente di cattivo gusto. In sostanza rappresenta un plateale errore nel tentativo di presentare con serietà le proprie convinzioni. Dev'esserci sempre una forma, uno stile nel riferire quelle che si considerano verità, falsità o anche semplici opinioni. In questo caso lo stile è stato totalmente tradito.

In secondo luogo trovo che l'iniziativa sia tragicamente banale. Non è possibile pensare che sia una pubblicità a convincere le persone nel prendere una decisione su una delle questioni, se non la questione, principali dell'esistenza umana. Il problema dell'esistenza di Dio accompagna l'uomo da sempre. Davvero ci si può affidare a una pubblicità su un autobus per risolverlo? Non si può trattare un argomento così importante e delicato come se fosse analogo alla scelta di un dopobarba o di un detersivo. Quando poi ho sentito Piergiorgio Odifreddi commentare l'iniziativa in televisione asserendo che questo messaggio pubblicitario può favorire l'aumento della razionalità degli italiani mi è davvero venuto da ridere.

Che limiti deve avere, se deve averne, la libertà di espressione?

La decenza. Questo tipo di espressione che vorrebbe manifestare il fondamento del pensiero ateo, la distanza della cultura laica da quella religiosa, è affidato a un tipo di messaggio senza dignità, che credo rischi di sortire l'effetto opposto.

Sono convinto che qualunque papa vorrebbe avere come suo massimo interlocutore o oppositore uno così imbecille da voler affidare la propria idea di razionalità a un messaggio promozionale. La banalità di questa trovata consiste soprattutto nel fatto che non pone un problema, non pone una questione, non pone in realtà nulla di quello che potrebbe essere con maggior dignità proposto come problematica circa la verità sull'esistenza di Dio.

Non è un po' troppo presuntuoso affermare "non esiste Dio"?

Una sintesi come quella contenuta nella frase "non esiste Dio" non è certo nuova, appartiene alla nostra civiltà e si può anche raggiungere dopo una seria riflessione, come alcune nostre correnti filosofiche hanno mostrato.

Ribadisco: il vero scandalo, l'imperdonabile scivolone è farne una specie di messaggio promozionale. È la dimostrazione di come il laicismo occidentale, e non soltanto quello italiano, ha raggiunto il suo livello più basso e degradato dal punto di vista culturale, della sua incapacità a esprimere un concetto. È  quindi un laicismo che ricorre a questi mezzi pubblicitari  i quali sono sintomo di una povertà di argomentazioni e di una grande miseria speculativa.

Il passaggio che sta compiendo il laicismo è questo: dalle grandi ideologie della storia al messaggio promozionale.

Alcuni esponenti ecclesiastici si sono pronunciati in merito a questa iniziativa definendola addirittura controproducente rispetto alle intenzioni con le quali è stata imbastita. Anche lei è di questo parere?

Certo, come dicevo, una simile opposizione sarebbe l'ideale per qualsiasi papa della storia. Da un lato parla di Dio, l'oggetto che dovrebbe dimenticare, ma che sembra comunque presente, dall'altro è impressionante vedere ridotta la storia del nostro pensiero, anche di quello che ha espresso, con dovizia di ragionamenti e serie problematiche, una visione non legata alla presenza di Dio. Se questo è l'esito della nostra cultura millenaria c'è davvero da deprimersi. Soprattutto gli intellettuali non credenti dovrebbero deprimersi prendendo atto che la loro posizione esistenziale sia rappresentata in maniera così becera.

Che vantaggio potrebbe avere una società totalmente atea? Saprebbe davvero godersi la vita?

Non c'è nessunissimo vantaggio. A spingere verso questo tipo di ateismo da pubblicità non c'è un vero fondamento intellettuale se non l'ipotesi o l'idea che una vita condotta senza il problema morale di Dio porterebbe a dei vantaggi. Vantaggi che sarebbero però solamente personali, esclusivamente limitati all'obiettivo di condurre una vita epicurea, senza di fondo porsi il problema dei vantaggi sociali, dei mali del mondo.

È poi da chiarire una cosa: in questa concezione Dio viene concepito solo come censore morale dei nostri comportamenti. Ma sarebbe davvero possibile "godersi la vita" senza l'idea di Dio? Le leggi e gli obblighi sociali rimarrebbero comunque. E se il godere la vita viene concepito come l'infrangere le regole non riesco a capire per quale motivo un credente non possa spassarsela, anzi. Stefano Zecchi - Il Sussidiario

1月13日

AH, QUESTI ATEI NOSTRANI...

Di solito si sente dire che i cattolici non rispettano le idee altrui, che impongono con forza il proprio modo di pensare indottrinando le masse, che limitano la libertà altrui, etc...
Invece, se c'è qualcuno che sta facendo propaganda guidato solamente all'odio, questi sono i fanatici dell'UAAR.
In tempi come questi, dove creatività ed ingegno sono bestie quasi estinte, l'unione degli atei ha deciso di copiare una campagna "made in UK"[1], successivamente copiata dagli spagnoli, che prevede l'affissione sui mezzi pubblici di trasporto di uno slogan per l'ateismo.
In inghilterra lo slogan mostrato sugli autobus era:

There's probably no God. Now stop worrying and enjoy your life
(Probabilmente non c'è nessun Dio. Smetti di preoccuparti e goditi la vita)

Che nonostante correlasse, a torto, il "preoccuparsi" con l'esistenza di Dio, lasciava spazio alla possibilità che invece Dio possa esistere.
Gli atei nostrani, nel pieno di una crisi creativa, hanno dato fondo a tutte le loro facoltà mentali per generare lo slogan[2]:

La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno

Che stavolta è un asserto privo di dubbio, quindi sono pronti a presentare la prova definitiva e schiacciante della non esistenza di Dio. Wow! Nemmeno Eegon Spencler dei "Ghostbuster" con il suo "squinternometro" poteva riuscire in una tale impresa...
Inutile dire che, ancora una volta, gli adepti della setta "UAAR" sono scaduti nel ridicolo.
Ovviamente il loro motivo è nobile ed altruistico: «La nostra sfida al card. Bagnasco nella sua città». Dunque, non lo fanno perché per loro è una verità, non lo fanno perché pensano che la gente vivrebbe realmente "meglio" leggendo quello slogan; vogliono vendicarsi del "Cardinale Cattivo" che gli ha fatto la bua!
Fanno tenerezza.
Non sempre però questi "slogan" sortiscono l'effetto desiderato...
Mi hanno raccontato:

Da un sacerdote arriva furente un futuro sposo che inizia a dirgli: Guardi che mi sposo in chiesa solo per accontentare la famiglia di lei, ma io non credo e perché la Chiesa... - e inizia la tiritera anticlericale.
Il sacerdote gli dice di calmarsi, e gli chiede un favore: per un mese, ogni sera prima di addormentarsi dica: "Dio non esiste, il Paradiso e l'Inferno li hanno inventati i preti". Lui si stupisce di questa richiesta, e comunque la esegue....
Dopo qualche settimana il prete se lo vede ritornare pieno di dubbi... ed alla fine si è convertito!!!

Il fatto è che non basta uno slogan o un discorsetto da cinque minuti per "sedare" l'irrequietezza dell'animo umano. Fosse stato così semplice saremmo stati, fin dall'età della pietra, tutti atei e privi di dubbi. Invece c'è chi si interroga tutta la vita e, riflettendo, osserva che Qualcosa di diverso dalla mera dimensione tangibile c'è.

Grazie all'amico Seraphim per l'ironico e intelligente contributo.
1月12日

GAZA, LA GUERRA

http://www.masrawy.com/Images/2006-05-08T032218Z_01_NOOTR_RTRIDSP_2_OEGTP-HAMAS-FATAH-EA3_tcm6-586821.jpg

Gaza era un pegno di pace, Hamas ne ha fatto una macchina da guerra

In MO non si può ragionare come ai tempi della guerra fredda, in termini di equilibri politici tra potenze. Oggi la scena regionale è dominata  dall'espansionismo atomico dell'Iran che muove il braccio armato di Hamas per la distruzione di Israele.

HAMAS

Non si tratta e non si dialoga con i terroristi che usano i bambini come scudo.

 http://atlasshrugs2000.typepad.com/photos/uncategorized/hamas_child_2_2.jpg
Lo Statuto di Hamas richiede la distruzione delle Stato di Israele e la sua sostituzione con un Stato islamico palestinese nella zona che ora è Israele, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. La stessa carta dichiara che "Non esiste soluzione alla questione palestinese se non nel jihad
fonte
Wikipedia

1月11日

UNA GIORNATA AL VALICO DI EREZ

http://www.americaoggi.info/files/imagecache/home_primo_piano/files/B2_1189050932.jpg

Ho passato tutto il giorno al valico di Erez, quello che collega a nord la Striscia di Gaza con Israele. Una lunga attesa, accompagnata dal ronzio dei droni, per guardare in faccia i duecento e più palestinesi cui è stato consentito di lasciare la Striscia perché in possesso di un passaporto straniero. Ad attenderli, mentre passavano la lunga trafila dei controlli, una teoria di pullman e molte macchine del corpo diplomatico. Palestinesi con passaporto canadese, o russo, o filippino, a seconda delle mogli sposate, delle università frequentate, delle loro piccole storie personali nel vortice grande della globalizzazione e in quello piccolo e tumultuoso della Striscia. Tra le prime sono uscite dall'edificio quattro suore. Né loro né le famiglie che si sono succedute avevano l'aria esausta e disperata che un cronista è abituato ad aspettarsi in queste situazioni. Anzi, il fatto che avessero messo a loro disposizione dei carrelli per trasportare i bagagli contribuiva ad assegnare alla scena un sapore di vero, quasi un aeroporto di seconda categoria, non fosse stato per il fatto che ogni tanto, oltre il confine echeggiavano scambi di colpi d'armi da fuoco automatiche. Quasi nessuno ha voluto rilasciare dichiarazioni, come per un riguardo al paese che li lascia passare, o come per un timore che, alle loro spalle, qualcuno apprendesse del loro gettare la spugna: sono usciti in silenzio, senza applausi e senza fischi, senza sorrisi e senza pianti, soltanto qualche rapido cenno di saluto.

Vista da questa collina, la guerra non è il genocidio dei cardinali dalle parole infedeli alla realtà, e neanche la limpida operazione chirurgica che altri vorrebbero: è la realtà possibile, che comprende i colpi che, durante la tregua di tre ore, avrebbero ucciso l'autista di un convoglio umanitario, e le facce che ho visto stanotte alla tv israeliana: una casa di Gaza con i militari israeliani, i civili seduti radunati al piano terra, ma non spaventati né sconvolti, anzi quasi sollevati dal fatto che se gli israeliani erano dentro non sarebbero stati bersaglio di altro. O quei volti di donne in coda al mercato, durante la pausa, che sorridevano, sottraendosi all'obbiettivo. La guerra è molte cose insieme, che spesso mal si conciliano con ogni propaganda.    
E' anche molte notizie insieme: i raid nella notte contro i tunnel del contrabbando d'armi che non hanno fatto vittime, perché, prima, erano planati i volantini che invitavano la popolazione a lasciare l'area. O i dodici passanti feriti a Gaza da un'incursione contro tre militanti del Jihad, rimasti uccisi, che però, secondo le fonti palestinesi, si erano arroccati a fianco di un ospedale.

O la notizia dei morti per mano amica, tra i palestinesi. Nessuno ha dati certi ma dall'inizio del conflitto vi sarebbero state tra le 40 e le 80 esecuzioni sommarie messe in atto da Hamas. Tra le vittime presunti collaborazionisti di Israele, militanti di Fatah, e "criminali comuni", sciacalli sorpresi a rubare nelle case abbandonate o speculatori sui prezzi dei generi alimentari, secondo l'inflessibile e atroce moralità dei fondamentalisti. Tra i militanti di Fatah, ha assicurato un membro di Hamas, c'erano soltanto quelli che avevano espresso gioia per l'intervento israeliano, distribuendo dolci ai vicini. Nei film chi esce da un assedio solleva le braccia al cielo, bacia il suolo, o urla di disperazione. Oggi a Erez i 250 sono usciti con un'aria normale. Ma quello che si lasciano alle spalle non è il film dei buoni e dei cattivi, semplice e con fine certa, che piace al pubblico.

di Toni Capuozzo LiberaliPerIsraele

IL PAPA E I POLITICI PER LA TERRA SANTA

http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/esteri/colomba/ap74801092901125454_big.jpg
In questi giorni di guerra nella striscia di Gaza il mondo si è diviso tra chi sostiene che Israele ha il diritto di reagire e chi no, tra chi ritiene che le ragioni dei palestinesi siano legittimamente portate avanti dai metodi di Hamas e chi no. Ilsussidiario.net raccoglie l'appello promosso da Roberto Formigoni, Mario Mauro, Maurizio Lupi e altri venti tra parlamentari e senatori a sostegno della posizione più ragionevole fin qui espressa, con profondità e semplicità. Quella di Benedetto XVI.


Appello per la pace in Terra Santa – Si ascolti il Papa

Bisogna ascoltare sul serio il Papa. Invece si ha l'impressione che il suo Angelus di domenica sia già stato archiviato tra le dichiarazioni di routine. Errore tragico. Il pronunciamento morale di Benedetto XVI ha anche valenza di saggezza politica. Ci permettiamo di ripetere le parole di Ratzinger: "Le drammatiche notizie che ci giungono da Gaza mostrano quanto il rifiuto del dialogo porti a situazioni che gravano indicibilmente sulle popolazioni ancora una volta vittime dell'odio e della guerra. La guerra e l'odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più recente".

Il riferimento alla "storia più recente" è una chiara citazione del mancato ascolto di Giovanni Paolo II quando invano implorò l'Iraq e la coalizione guidata dagli Stati Uniti di rinunciare alla guerra. Occorre – a nostro giudizio – che i gravissimi torti di Hamas, che tiene in ostaggio i Palestinesi e rende impossibile la vita agli Israeliani, non finiscano per convincere Israele che la forza delle armi risolva la questione della sicurezza e della giusta convivenza. In questo senso apprezziamo l'intervento del presidente Napolitano e diamo il massimo sostegno al ministro Frattini, che hanno fatto proprio l'invito di Papa Ratzinger al dialogo e al ripudio dell'odio. Nessun cedimento laico alle pressioni vaticane: la saggezza della Chiesa è costitutiva della nostra civiltà occidentale.

Roberto Formigoni, presidente Regione Lombardia

Mario Mauro, vicepresidente Parlamento Europeo

Maurizio Lupi, vicepresidente Camera dei deputati 

E altri deputati e senatori:

Renato Farina, Giampiero Cantoni, Elena Centemero, Gabriele Toccafondi, Antonio Palmieri, Isidoro Gottardo, Manuela Di Centa, Santo Versace, Raffaello Vignali, Gioacchino Alfano, Valentina Aprea, Giancarlo Mazzuca, Nunzia De Girolamo, Giuseppe Romele, Laura Bianconi, Mariella Bocciardo, Maurizio Paniz, Adriano Paroli, Fabio Garagnani, Alessandro Pagano

fonte Il Sussidiario