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日志


11月30日

IN ATTESA DEL SUO RITORNO

Libro di Isaia 63,16-17.19.http://www.marcelproust.it/imagluog/parigi/boulogne.jpg

Perché tu sei nostro padre, poiché Abramo non ci riconosce e Israele non si ricorda di noi. Tu, Signore, tu sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Siamo diventati come coloro su cui tu non hai mai dominato, sui quali il tuo nome non è stato mai invocato. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti.

PROTAGONISTI PER L'EUROPA CRISTIANA

L'intervista: «lascio il giornalismo, scelgo la politica»

«Il mio partito per l'Europa cristiana»

Magdi Cristiano Allam: aperti a tutti, compresi i musulmani. «Sono contrario alla guerra di religione o di civiltà»

MILANOSicuro?
«Sicurissimo».
E come si chiama?
«Protagonisti per l'Europa Cristiana». Magdi Cristiano Allam, asciutto, quasi esile, non dimostra neanche un po' i suoi 56 anni e ha un sorriso da ragazzino mentre apre la brochure con simbolo e nome del partito che ha fondato. Di là dalla porta e giù in strada, l'auricolare all'orecchio, gli uomini della scorta sorvegliano che sia tutto tranquillo. «"Protagonisti", capisce? La via del riscatto passa da noi stessi».

Magdi Cristiano Allam (Emblema)
Magdi Cristiano Allam (Emblema)
Mentre parla distoglie lo sguardo e fissa un punto nel vuoto, come leggesse dentro di sé. In fondo sono cose che ha scritto molte volte, solo che ora è diverso. «Dopo 35 anni» lascia il giornalismo e crea un partito. Questo pomeriggio, a Roma, un'assemblea di cinquanta soci fondatori darà vita alla nuova formazione (da oggi è attivo il sito www.protagonistiec.it). «Ci presenteremo alle Europee del 7 giugno 2009. Da domani inizieremo a lavorare, raccogliere firme, creare circoli in tutta Italia per darci un radicamento nel territorio ».

Passare dall'altra parte della barricata non le fa effetto?
«Fin da piccolo, quando mi chiedevano "cosa vuoi fare da grande?", rispondevo: il giornalista o il politico. Le mie passioni. Giornalista lo sono diventato e con soddisfazione. Ma negli ultimi tempi ho sentito crescere la necessità di andare oltre la testimonianza e agire: mettendo in pratica ciò che per anni ho scritto e detto nei tantissimi incontri in giro per l'Italia con decine di migliaia di persone ».

Cominciamo dal nome e del simbolo...
«Nel logo, vede?, sono indicati tre binomi che rappresentano i passaggi fondamentali del mio percorso spirituale, culminato nell'adesione piena e convinta al cristianesimo: "Verità e Libertà", il cuore della civiltà europea; "Fede e Ragione", l'essenza della civiltà cristiana; e infine "Valori e Regole", il fondamento dell'azione di riscatto dalla deriva etica nella quale è precipitata la nostra Europa cristiana».

Un partito religioso?
«No, il mio non è un partito religioso né si rivolge solo ai cristiani. È un partito laico che proclama uno stato di emergenza etica in Europa e individua nella civiltà cristiana la verità storica delle radici del nostro Continente, il nostro punto di riferimento irrinunciabile, da riscoprire e difendere. Siamo aperti a tutte le persone di buona volontà, compresi i musulmani...».

Be', magari i musulmani sarà più difficile, no?
«Ma perché? L'Europa "è" cristiana!».

Il simbolo del nuovo partito
Il simbolo del nuovo partito
Si può obiettare che l'Europa è «anche» cristiana, e in misura importante, ma è pure Atene e Roma, è Federico II e la convivenza di culture, la rivoluzione scientifica, le varie espressioni del pensiero laico eccetera...
«Non lo nego, e le considero tutte realtà positive e importanti, ma le radici giudaico-cristiane sono il binario principale e oggi rappresentano una necessità: è la loro dimenticanza che ci ha portati al relativismo etico e religioso, alla deriva. L'Europa rischia il suicidio».

Quindi, che farete?
«Insieme, da "protagonisti", definiremo un programma a partire da tre considerazioni. Primo, l'Europa attraversa una crisi profonda di valori e di identità, è succube di malattie ideologiche come il buonismo, il laicismo, il multiculturalismo... Secondo, sul piano economico è destinata a soccombere davanti a un capitalismo selvaggio e disumano, senza regole etiche né diritti umani, perfettamente rappresentato dalla Cina comunista: c'è una crisi strutturale, l'Europa deve ridefinire il suo modello di sviluppo mettendo al centro regole e valori, e noi offriremo soluzioni concrete. E, terzo, c'è un estremismo islamico che minaccia la nostra identità e sfruttando una concezione formale del nostro diritto è riuscito a imporci l'Islam e la cultura dell'islamicamente corretto, a legittimare la sharia».

E quando?
«Anche in Italia, per dire, ci sono stati casi in cui si è legittimata la poligamia nel rispetto della "specificità" della religione. E poi, le stesse posizioni del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, quando al Meeting di Rimini ha detto che tutte le religioni hanno in sé i germi della pace e la violenza tradisce la vera fede... ma questa non è la realtà dell'Islam! Come quando si parla di Islam moderato!».

L'alternativa è lo scontro totale.
«Ma no, questo è un errore in cui si incorre spesso. Io sono assolutamente contrario alla guerra di religione o di civiltà. Dico che dobbiamo distinguere tra religioni e persone. Un cristiano è tenuto a rispettare e amare i musulmani come persone. E il dialogo è tra persone, non tra le religioni. Magari le fedi sono radicalmente diverse ma le persone possono e devono essere accomunate dai diritti fondamentali e dai valori non negoziabili, come la sacralità della vita o il bene comune. Non siamo chiamati a pronunciarci sulla compatibilità dei "musulmani" in astratto. La domanda riguarda le persone concrete, i musulmani che vengono qui per migliorare le loro condizioni di vita o perché cercano maggiore libertà: possiamo convivere in modo pacifico e costruttivo? In questi termini la mia risposta è senz'altro sì. Se partiamo dalla certezza di una piattaforma comune di diritti e doveri, di regole che valgono per tutti».

In politica il contrario del relativismo è l'assolutismo.
«Ma io parlo di relativismo etico e culturale, non nego il ruolo della politica come mediazione e arte del possibile, e difendo la più assoluta libertà, senza alcuna discriminazione. Dico però che quest'Europa non ha un anima e senz'anima è destinata a soccombere. Affermo il primato dell'etica».

Nel 2006 disse di non aver votato. E alle ultime Politiche?
«Non ho votato neanche stavolta. Con l'abolizione delle preferenze, la triste realtà sono quasi mille parlamentari designati da sei persone, i leader dei partiti che ce l'hanno fatta, e non dal popolo italiano. Ma c'è un'altra ragione: mi sentivo lontano da una politica priva di valori».

Si diceva volesse scendere in campo con Berlusconi...
«Ci vuole un bel coraggio... Ma se l'ho criticato proprio per aver sostenuto che il Pdl è "anarchico" sul piano dei valori!».

Quindi? Quale gruppo, quali alleanze?
«Oggi i partiti di ispirazione cristiana, in Europa, confluiscono nel Ppe, non è che ci sia scelta. Destra e sinistra sono definizioni superate, per fortuna. Ora ritengo che sia fondamentale dare vita a un nuovo soggetto politico che cammini sulle sue gambe, ragioni con la propria testa e si distingua nel considerare valori e regole come fondamento dell'impegno per la riforma etica della politica. Non mi pongo il problema delle alleanze né della soglia di sbarramento, anche se ci fosse. Penso a quando nacque la Lega: riuscì a farcela perché aveva idee forti e provocatorie e, una volta messa alla prova, amministrò bene il territorio».

È minacciato di morte, non teme di esporsi ancora di più?
«Davanti a ciò che percepivo come vocazione e missione di vita non mi sono mai tirato indietro. Così ho fatto da giornalista e così farò come politico. La paura non l'ho mai presa in considerazione: le mie scelte si basano sulla fede in ciò che sento dentro».

Gian Guido Vecchi
30 novembre 2008 Fonte Corriere della Sera

11月29日

Ma ad Assisi "sacrificavano" anche i polli

La Stampa, intervista. 21 novembre 2005

http://www.religionecattolica.rai.it/Static/immagine/262/2809_rc_migrazioni.jpg

di Vittorio Messori

 

«La Chiesa ha la memoria lunga. E’ dal meeting interreligioso del 1986 che Joseph Ratzinger aveva un conto da saldare con i frati di Assisi. Ora le cose sono a posto». Vittorio Messori, lo scrittore cattolico italiano più letto nel mondo (unico ad aver scritto un libro con gli ultimi due Papi) svela cosa c’è dietro il «commissariamento» pontificio del Sacro Convento e racconta di quando il futuro Benedetto XVI si indignò per i sacrifici pagani compiuti sull’altare di Santa Chiara, a ridosso della cripta gotica che conserva i resti terreni della fondatrice dell’ordine delle Clarisse.

Sacrifici pagani ad Assisi?

«Ratzinger non ha perdonato alla comunità francescana gli eccessi della prima giornata di preghiera dei leader religiosi con Karol Wojtyla. Una carnevalata, a detta di molti, che forzò la mano al Papa e furono proprio i frati ad andare molto aldilà degli accordi presi. Permisero addirittura agli animisti africani di uccidere due polli sull’altare di Santa Chiara e ai pellerossa americani di danzare in chiesa. Ratzinger aveva fortissime perplessità dall’inizio, non volle andare ad Assisi e le sue riserve limitarono i danni».

In che modo?

«La notte prima del meeting limò il testo del discorso frenando Giovanni Paolo II. E divenne nitido nella sua mente che l’enclave francescana, sganciata da ogni collegamento con il vescovo di Assisi, era un’anomalia da sanare. Andava limitata e riportata sotto il pieno controllo giuridico della Chiesa. Il conto per quelle basiliche cristiane cedute ai culti pagani è stato saldato 19 anni dopo».

Troppa autonomia?

«I frati hanno abusato del cosiddetto spirito di Assisi. In realtà loro venerano e diffondono illegittimamente un santino romantico e di derivazione protestante, ossia il San Francesco del mito, uno scemo del villaggio che parla con lupi e uccellini, dà pacche sulle spalle a tutti. Una vulgata falsa, che ne svilisce il messaggio. Il Francesco della storia, infatti, è il figlio più autentico della Chiesa delle crociate».

Non era pacifista?

«Assolutamente no. Alla quinta crociata San Francesco partecipò come cappellano delle truppe mica da uomo di pace. Cercò in ogni modo il martirio per riconquistare la Terra Santa e cadde in depressione quando i crociati persero. Dal sultano non ci andò per dialogare ma per convertirlo e lo sfidò a camminare sui carboni ardenti per verificare se fosse più potente Cristo o Maometto. E non era neppure animalista. Nel Cantico delle creature gli animali non sono mai nominati. E poi, ma quale ecologista! Si oppone ai suoi seguaci che volevano diventare comunità vegetariana».

Ora, dunque, il Pontefice vuole ristabilire l’ortodossia?

«Certo. Anche a San Giovanni Rotondo i francescani avevano sfilato il santuario dal controllo della diocesi. Adesso sia lì che ad Assisi le iniziative dei frati andranno concordate con l’episcopato. Ed è un bene anche per il Sacro Convento, così la smetteranno con la demagogia del politicamente e teologicamente corretto. Stop all’artificio di pace, ecologia, ecumenismo e alle velleità pseudo-coraggiose che poi fanno stringere le mani dei dittatori e violare le chiese».
Il Pontefice «normalizza»?

«Lo spirito di Assisi non è come lo hanno inteso i frati del Sacro Convento e Joseph Ratzinger è pienamente consapevole di questo colossale errore dalla giornata mondiale di preghiera del 1986. Tanto che tre anni fa riuscì ad attenuare la deriva sincretista dell’ultimo meeting interreligioso di Assisi. Il tradimento della figura storica di Francesco andava corretto. Ed è sconcertante che finora il vescovo di Assisi sapesse delle iniziative dei frati solo dai giornali».
Fine della capitale mondiale dell’ecumenismo?

«I santuari devono coordinarsi con i vescovi. L’intervento di Ratzinger è inappuntabile. Il Pontefice ha seguito il suo stile, agendo in maniera rispettosa, perché non interferisce con la vita dell’ordine religioso, ma decisa, in modo che serva da avvertimento per tutti. Non sono più ammesse realtà ecclesiali sciolte dalle leggi della Chiesa. E’ scelta che rientra appieno nella strategia pastorale di Benedetto XVI. Toccherà anche ad altri. Nessuno può essere “legibus solutus”».

BRACCIA ALL'AGRICOLTURA!

http://www.gamgenova.it/img/ammezzato/sala19_guttuso_z.jpg

Una ricerca della Royal Society of Chemistry conferma i peggiori sospetti: le calcolatrici e internet hanno danneggiato il cervello umano al punto da fargli perdere la capacità di compiere calcoli anche semplici. Che due più due uguale quattro non sia più immediatamente evidente non è un problema matematico, è un problema di civiltà. Abbiamo un primo addendo: In Asia i terroristi scatenati non hanno studiato in aule col crocefisso appeso e non hanno avuto la possibilità di temperare le sane, naturali fobie (omo, xeno…) con il comandamento dell'amore. Ed ecco il secondo: In Europa viene promossa, da giudici spagnoli e presidenti di Camera italiani, l'espulsione dei crocefissi dalle scuole e la censura dei membri dell'unica religione che conosca la formula per disinnescare l'attuale "tendenza all'estremo", per dirla con René Girard. Nell'epoca in cui nessun continente sembra in grado di restarsene a casa propria, a chi non è capace di fare questa somma, a mente, all'istante, dovrebbe essere affidato un badile, non un incarico di responsabilità. di Camillo Langone - Il Foglio

11月28日

LA CARITA' CHE EDUCA

Antonio Socci              

venerdì 28 novembre 2008

Giunta ormai alla dodicesima edizione, la Giornata Nazionale della Colletta alimentare è diventata ormai un appuntamento fisso per molti italiani. Non solo per le migliaia di volontari che ogni anno permettono la realizzazione di questo grande gesto di carità, ma anche per tutti coloro che, facendo la spesa come tutti gli altri giorni, decidono per una volta di comprare qualcosa in più, facendo così la spesa anche per chi non se la può permettere.

Un gesto semplicissimo, dunque, che in questa sua immediatezza è capace però, come nota Antonio Socci, di «comunicare il cuore» di chi ha dato origine alla grande realtà del Banco alimentare.

Socci, la Colletta alimentare è una cosa un po' diversa rispetto alla normale beneficenza: è un gesto concreto che coinvolge personalmente chi lo fa. Possiamo dire che, in questo rendere tutti partecipi e protagonisti, è anche un gesto con un valore educativo?

C'è in effetti un valore educativo per la persona singola, nonché un valore culturale per la società, per tutta la comunità umana in cui viviamo. Per la singola persona si tratta di un fatto, un'opera che mette in sintonia con il cuore di chi l'ha pensata. Parlo innanzitutto per me: anch'io andrò sabato a fare la colletta, e a sistemare i pacchi insieme ad altre persone, e quando faccio questo penso sempre a come è nato il Banco alimentare, cercando di immedesimarmi con il cuore di don Giussani. Penso al suo sguardo, e mi immagino la sua espressione, il suo sentimento, il modo con cui sapeva empaticamente sentire il bisogno degli altri. Questo è il cuore della grande carità cristiana: una cosa molto grande, molto bella, un fatto che spalanca. E credo che sia una cosa tutta da vivere; direi anzi che, vissuta con questo cuore, la Colletta è in grado di far vivere la vita intera in un altro modo.

Lei accennava al fatto che in questo gesto c'è un valore per la società intera. Un rilievo importante, in un momento in cui la gente vive con paura gli effetti dell'attuale crisi economica.

Per spiegare questo mi rifaccio a un libro estremamente interessante, che ho letto di recente, intitolato "Benedetta economia - San Benedetto e san Francesco nella storia economica europea": un libro straordinario che permette di capire l'importanza del cristianesimo nello sviluppo dell'Europa, non solo attraverso il monachesimo – cosa già nota – ma anche attraverso il movimento francescano. Una prospettiva che contiene molti insegnamenti anche per l'oggi. In particolare, fra le attualissime conclusioni cui gli autori arrivano, c'è l'indicazione dei due elementi che hanno dato maggiore dinamismo allo sviluppo dell'economia europea: il primo fattore è la gratuità, per cui attraverso il movimento francescano è nato il mercato moderno, nella sua accezione migliore; il secondo è il carisma, vale a dire il fatto che ciò che è nato da grandi personalità come Benedetto o Francesco ha creato un dinamismo e un'intelligenza della realtà comprensiva di tutti i bisogni. Questa è una lettura veramente interessante, molto utile adesso, soprattutto in prossimità di grandi gesti di carità come la Colletta alimentare e poi le Tende di Natale, organizzate da Avsi.

In che senso tale giudizio aiuta a capire il valore di questi gesti di carità?

È un giudizio culturale che ci permette di capire che il cuore cristiano in ogni epoca si esprime con questo sguardo di carità che anche noi viviamo in questi gesti, in cui è evidente sia la gratuità, sia il carisma che li ha generati; ma al tempo stesso manifesta un'intelligenza delle cose e un'intelligenza della realtà che è stato storicamente assai fecondo.

Questo sembra richiamare a quanto dice Benedetto XVI nella "Deus caritas est": «non ci sarà mai una situazione nella quale non occorra la carità di ciascun singolo cristiano, perché l'uomo, al di là della giustizia, ha e avrà sempre bisogno dell'amore». La carità è più della giustizia?

La giustizia mette in campo il ruolo dello Stato, che ha una funzione equitativa; mentre la carità dice qualcosa in più, perché parla alla persona. È dunque un elemento più umano e più ragionevole. La società non è una massa amorfa che viene plasmata dallo Stato: quando è così è una società non libera. La società è libera se fatta da uomini liberi, che si muovono con responsabilità e con intelligenza. In questo senso la carità è una dimensione della persona e non può essere una dimensione dello Stato, il quale si occupa della giustizia. La carità è un cuore, e quello che conta è che in una società ci siano persone, volti, carismi che fanno vedere questo cuore in atto, e per cui contagiano.

E come dice il Papa è una cosa di cui ci sarà sempre bisogno.

Sì, altrimenti c'è il grosso rischio che segnalava Eliot: esiste una società buona se gli uomini non sono buoni? È questo il punto: non può essere lo Stato a fare la società buona. Ciò che fa buoni gli uomini non è certo una legge o un sistema, nemmeno il più perfetto.

Lei diceva che questo è un bene che contagia. Lo si vede ogni anno dalla gente che viene coinvolta e che si commuove di fronte al gesto di gratuità della Colletta; si sono commossi anche vari politici alla presentazione fatta quest'anno alla Camera…

Questo non mi sorprende, anche perché troppo spesso in modo manicheo pensiamo ai politici come se fossero i "cattivi", mentre in realtà sono persone normali. Comunque, la spiegazione di un tale "contagio" di stupore e commozione sta nel fatto che evidentemente una cosa così corrisponde profondamente al cuore di ognuno. L'iniziativa in sé genera corrispondenza, ma è soprattutto il cuore che c'è dentro all'iniziativa che dà questa corrispondenza e quindi questa commozione. Se tutti fossimo educati a un cuore del genere, parafrasando una ben nota frase di don Giussani, staremmo tutti meglio. La Colletta è un gesto umano e ragionevole perché è un gesto da cui traspare quel cuore, quell'intelligenza, quella carità. Questo commuove, e contagia.

 Da Il Sussidiario

11月26日

QUANDO TOLGONO LA CROCE

 http://www.santamariadelpopolobelvedere.it/images/Belvedere-SS.-Crocifisso.jpg

La storia insegna che quando si tolgono le croci dai muri è perchè le si vogliono usare appendendoci i cristiani.
Per giudicare quanto è accaduto in Spagna possono essere utili questo articolo pubblicato dall'Osservatore Romano e i link di approfondimento seguenti
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SamizdatOnLine

Una semplice croce - Juan Manuel de Prada L'Osservatore Romano 25/11/2008

Un tribunale spagnolo ha appena emesso una sentenza con la quale si sollecitano i responsabili di una scuola pubblica a rimuovere i crocifissi dalle aule, adducendo come motivazione che la presenza di una semplice croce viola il "diritto fondamentale alla libertà religiosa e di culto". A nessuna persona in pieno possesso delle proprie facoltà sfugge che il segno della croce non viola nessun diritto fondamentale; tuttavia, da qualche tempo, l'invocazione di diritti e libertà si sta trasformando in Spagna in un pretesto giuridico che maschera un sentimento di odio antireligioso e di "cristofobia" - come in modo molto appropriato lo ha definito il cardinale primate Cañizares - sentimento che l'autorità avrebbe l'obbligo di perseguire, invece di concedergli una copertura giuridica. Da qualche tempo, in Spagna l'alone di odio attorno alla Chiesa di Dio - così definì Chesterton in L'uomo eterno quella "fosforescenza extraterrena" che, nei crepuscoli della storia, perseguita i cristiani - si è mascherato di giuridicità, sostituendo l'accanimento cruento di altre epoche non troppo lontane con un'apparenza più sibillina e asettica.
La visione di un crocifisso chi può offendere? Non, naturalmente, quanti non sono stati educati nel cristianesimo; poiché, per questi, un crocifisso sarà come il monolite che adoravano gli uomini delle caverne, una figura priva di significato religioso ...
Al lascito che rende nobili e che è riassunto in quella semplice croce sta oggi rinunciando l'Europa; e
la sentenza che ha appena emesso un tribunale spagnolo consacra giuridicamente la rinuncia di un'Europa disorientata, irrazionalmente in preda a un impulso di autodistruzione.
- Il caso del crocefisso di Valladolid: una sentenza che toglie la libertà ai genitori -
IlSussidiario
- Sentenza choc a Valladolid: Rimuovete i crocifissi dalle scuole - IlSussidiario
- Un muro vuoto - Berlicche
- Dove inizia (e dove finisce) la tolleranza? - Boebi Interretis Situs

11月25日

GRAMSCI E SANTA TERESINA

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Questa mattina il vescovo Luigi De Magistris, pro-penitenziere maggiore emerito, intervenendo alla presentazione del primo catalogo internazionale dei santini, ha rivelato i particolari delle ultime ore di vita dell'ideologo del Pci Antonio Gramsci: "Il mio conterraneo, Gramsci, aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: 'Perché non me l'avete portato?' Gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò. Gramsci è morto con i Sacramenti, è tornato alla fede della sua infanzia. La misericordia di Dio santamente ci 'perseguita'. Il Signore non si rassegna a perderci".
Andrea Tornielli - Sacri Palazzi

NANO NANO

Consiglio di vedere questo video per far crollare tanti pregiudizi sui "diversi". Già, perché nel mondo della perfezione non si concepisce più che uno "diverso" sia contento o triste proprio come gli altri (infatti per la mens comune tutti i disabili chiederebbero di morire). Ed è anche interessante domandarsi perché di "diversi " come questo signore non se ne vedono più in giro (vi aiuto: in realtà vengono concepiti, ma...).

PS: tutti coloro che pensano di fare satira contro i politici bassi chiamandoli "nani" non si rendono conto che così facendo perpetuano i pregiudizi contro le persone di bassa statura, facendo assimilare il termine "nano" ad un insulto e la bassa statura ad uno stato di inferiorità.

Grazie a: Carlo Bellieni

 

VITO E IL SENSO DELL'ESISTENZA

PROVIAMO A INCROCIARE L’AULA DI RIVOLI E LE SCUOLE DI SPAGNA
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Di DAVIDE RONDONI

Per una strana coincidenza, mentre qui in Italia si piange attoniti e con rabbia d’insurrezione la morte di un ragazzo per il crollo di un soffitto dell’aula, in Spagna c’è chi esulta per una sentenza che ' manda fuori dalla porta' delle aule scolastiche il crocifisso. La strana coincidenza urge, tra le lacrime del cuore, a guardare proprio lì, tra le macerie, senza distogliere lo sguardo. Perché si piange la vita di un ragazzo, la vita intera di un ragazzo che incontrava a scuola i contenuti dell’insegnamento, le cose da imparare, le nozioni. E se lui e i suoi compagni alzavano lo sguardo vedevano, oltre ai ritratti di presidenti, il segno di un uomo-Dio messo in croce. Il segno di una strana vittima. Il segno di una morte sofferta perché la vita risorga. Io non so se Vito abbia mai guardato il Crocifisso. Ma se il Crocifisso non guarda ora quel ragazzo, se il Dio-uomo in cui credo non lo prendesse ora dalla sua croce di banchi sepolti, di tubi divelti, di crollo idiota e colpevole, per stringerlo al Suo petto di cielo, allora sarei io il primo a cacciarLo da ogni luogo come statuetta inutile.
Di fronte a quella morte assurda possiamo fissare gli occhi chiari di Vito, e il crocifisso. E offrire al suo spasimo il nostro. L’irruzione della morte nella vita quotidiana dei nostri ragazzi ci fa domandare quale sentimento, quale visione di essa abbiano maturato. In certe manifestazioni di inebetito dolore, di pietà lacrimosa e demente, e di cieca rassegnazione, vediamo i segni di qualcosa di antico, di precristiano, se così si può dire. Un fatalismo senza nessuna inquietudine. E il «perché?» gridato da molti sembra più che una vera domanda al cielo, una chiusa invettiva contro gli uomini o un fato cieco.
In questi giorni in cui vampiri gentili e crudeli trionfano nei cinema, proposti con gran dispendio di mezzi ai nostri adolescenti, qualcuno ha fatto notare che ormai, deprivati di una educazione religiosa, i ragazzi hanno in questi fenomeni che sfruttano la morte in senso spettacolare forse gli unici punti di contatto con una elaborazione intorno al problema.

E il crocifisso viene mandato fuori dall’aula. Perché 'disturba'.

Esultano nella Spagna comandata da Zapatero che comunque ha scelto per le sue figlie una scuola dove c’è l’ora di religione.

Certo una statuetta attaccata al muro non è niente, se in chi lo guarda non s’affaccia una domanda reale circa il significato, e se chi la espone e magari fa pure le battaglie politiche perché ci resti non sa spiegare veramente e commuoversi. Equiparare il crocifisso alla bandiera, al ritratto del Presidente, insomma a un simbolo solo storicocivile, non credo sia giusto. No, si tratta proprio di un segno d’altro genere. Che si pone ad un altro livello di signficati. Che vale, in questo senso, per i cristiani e anche per chi non crede, perché ricorda che il senso della morte è una questione che ci riguarda, ed è un problema che un ragazzo deve affrontare anche a scuola. Il crocifisso propone quella taciuta e però sempre risorgente questione in modo non ipocrita. E la propone legata a una possibilità di affronto non disperato. O si preferisce che i nostri ragazzi imparino cosa è morire dai filmoni hollywoodiani fatti per tirar su quattrini?

Sentire un crocifisso come una minaccia per la laicità dello Stato è una bufala che non sta né in cielo né in terra. Tra i tanti disagi che i nostri ragazzi, anche nelle manifestazioni politiche, stanno mostrando non mi pare che ci siano i segni di quella 'cristofobia' che invece eccita certi loro genitori- consiglieri o certi media.

Proprio i maledetti fatti di questi giorni, e gli occhi chiari e pieni di infinito del povero dolcissimo ragazzo di nome Vito, ci possono far pensare meglio a che cosa proporre o cosa togliere da davanti agli occhi nei luoghi che chiamiamo pubblici. E che non significa anonimi, anzi: sono i luoghi dove la vita e la morte di ognuno non si lasciano occultare.

© Copyright Avvenire, 25 novembre 2008
11月23日

CECILIA E L'AMORE

http://www.natura.regioneumbria.eu/Immagine.aspx?ID=2526%7C2032%7Cit

Ella raggiunge i suoi sedici anni in quest'anno 176 della Redenzione ed i suoi genitori giudicano che  hanno già aspettato troppo nel darle uno sposo. In pochi giorni, Cecilia sarà unita solennemente al figlio maggiore dei Valerii, la cui famiglia eguaglia quasi quella dei Metelli nei fasti di Roma. A questo matrimonio, Cecilia vede due ostacoli, che decorrono l'uno dall'altro : ella è cristiana, Caius Valerius è pagano. Cecilia ne ama un altro, con tutte le sue forze, con tutta la sua anima ; ella si è giurata a nessun altro che a Lui : ella ha consacrato la sua verginità a Cristo. Spiegare questo ai Valerii, è fuori questione. Dalla grande persecuzione di Nerone, nel 64, è molto mal visto essere cristiano a Roma... Anche se l'imperatore Marco Aurelio, nel suo umanesimo illuminato da filosofo, evita di perseguire sistematicamente i fedeli di Cristo, una denuncia è, per principio, seguita da un interrogatorio  davanti alle autorità e, per evitare gli errori, dall'obbligo di sacrificare agli idoli di  Roma ed all'imperatore... Per quelli che vi si rifiutano e confessano che essi non adorano che il loro Dio, quel Dio di cui i pagani pretendono che abbia una testa d'asino e che gli si immolano addirittura dei neonati, la sentenza è sempre la stessa : la morte.

Cecilia è nata in quell'aristocrazia romana che ha fatto del disprezzo assoluto della sofferenza e della morte un'etica. Il sangue di troppi consoli ed imperatori scorre nelle sue vene perché ella sia spaventata dalla spada del boia. Ma vi sono i suoi genitori... La ragazza è presa tra il suo giuramento di restare vergine e quell' amore che deve ai suoi. Ella non sa come uscire da questo dilemma, e la data delle nozze si avvicina. Ella prega.

Una sera, alla vigilia del matrimonio che la spaventa tanto, un Angelo, il suo Angelo custode, sorge davanti alla giovane. Le dona il più incredibile dei consigli : che obbedisca ai suoi genitori, che sposi Caius Valerius. E, per il resto, che abbia fiducia, suo marito non la toccherà. Cecilia custodisce dunque il silenzio e sposa Valerius. Egli è giovane, bello, dotto, amabile, bravo. Egli ha tutte le qualità, e Cecilia potrebbe cadere perdutamente innamorata di lui se ella non fosse impegnata col cuore altrove…. Da parte sua, Caius Valerius è preso della sua giovane moglie. Così fa prova della più estrema pazienza e di una infinita comprensione quando, rimasti soli nella camera nuziale, egli vede Cecilia allontanarsi dalle sue carezze. Egli la crede innocente e molto spaventata, ed è vero, ella lo è. Egli non vuole averla bruscamente né forzarla. E' allora che sua moglie gli rivolge un discorso dei più sorprendenti : "Ascolta, mio dolcissimo ed amatissimo sposo ; io ho per protettore un Angelo del mio Dio che veglia su di me con sollecitudine. Se egli vede che tu cedi con me nel trascinamento di una passione sensuale, la sua collera si infiammerà contro di te. Sotto i colpi della sua vendetta, tu soccomberai nel fiore della tua brillante giovinezza. Ma, se, al contrario, egli vede che tu mi ami con cuore sincero ed un amore senza macchia, se tu custodisci inviolabile ed intatta la mia verginità, egli ti amerà come ama me e ti prodigherà i suoi favori".

Cecilia ha molta fortuna. Perché Valerio è un ragazzo calmo, ragionevole ed incapace di impiegare dei metodi brutali con una donna. Ben altri giovani troverebbero che lo scherzo è abbastanza durato ed approfitterebbero dei loro diritti di sposo per possedere fisicamente la sposa recalcitrante.

Non è il suo genere. Egli ritorna in sé, respira un grande colpo e chiede : "Tu ami qualcun altro ?". E' la sola spiegazione sensata che gli sia venuta in mente. Tutte queste storie di Angeli gli sfuggono, ma egli ha vagamente compreso che ha sposato una cristiana. Ecco ben la sua fortuna ! Con tutto quello che si racconta su quella gente, sui loro costumi dubbiosi... Si afferma al Palatino che dopo avere mangiato il bambino che hanno ucciso i fedeli del dio dalla testa d'asino si danno a delle orge abominevoli... Verginità ! Se vi fossero delle Vestali presso i cristiani, questa lo sarebbe ! Valerio è persuaso che Cecilia sia l'amante di un uomo della sua  stessa setta e, la gelosia  si sveglia, egli urla : "Se tu ne ami un altro, io vi ucciderò tutti e due !".

Cecilia non si lascia smontare da questo accesso di rabbia, al momento comprensibile. Ella prende la mano di Valerius, le giura che nessun altro uomo esiste per lei, che ella lo ama infinitamente, ma che non può condividere il suo letto. E, instancabilmente, riparla di quest'Angelo del suo Dio che custodisce la sua verginità... Valerius comincia a credere che i Caecili si sono sbarazzati, dandola a lui, di una figlia pazza da legare... Al colmo della disperazione, egli dice : "Ebbene, mostramelo, quest'Angelo del tuo Dio !". Se lo vede, non solamente egli non toccherà sua moglie, ma crederà nel suo Dio. Cecilia sorride. E' che, per vedere gli Angeli, mio povero Valerius, bisogna essere purificato... Purificato ? Che significa ? Provando allora al suo sposo che ella le fa intera fiducia, che lo sa troppo retto, troppo nobile, troppo legato a quella famosa fides romana che è la lealtà fino alla morte ed intransigente rispetto della parola data, per tradire il suo segreto, Cecilia le dice dove trovare il sacerdote Urbano. "All'altezza del terzo limite miliare, sulla Via Appia".

Urbano, è il papa. Il terzo limite miliare è il luogo di incontro dei cristiani proscritti. Cecilia rimette tra le mani del suo sposo quello che ha di più prezioso ai suoi occhi : la sicurezza dei suoi fratelli e del suo vescovo. "Il sacerdote Urbano ti insegnerà come purificarti".

Toccato dalla fiducia di sua moglie, Valerius vi risponde con una confidenza uguale. Sfidando l'insicurezza delle strade di Roma di sera, egli si infila nella notte. Via Appia, là dove Cecilia gli aveva detto, egli trova il papa. Urbano sembra aspettarlo. Egli intona le lodi de "la pia Cecilia che ha trasformato in agnello il leone feroce che le era capitato in matrimonio". Come Valerius apprende di essere trattato da leone feroce da Urbano, l'autore della Passione non lo dice... Ma il papa aggiunge, con qualche buon senso : "Rendo grazie a Dio, Valerius, perché tu non saresti venuto qui se, già, non ti fossi convertito !". Effettivamente, folgorato dalla fede, come San Paolo sulla via di Damasco cade ai piedi del pontefice e lo supplica di insegnargli la religione cristiana. Urbano risponde al suo augurio e, prima dell'alba, ammirevole prontezza, Caius Valerius, catechizzato, battezzato, purificato, taglia la soglia della sua casa di Trastevere. Nella camera nuziale, Cecilia prega. Come ella lo aveva detto al suo sposo incredulo, ella non è sola. Coi suoi occhi subito aperti, Valerius vede l'Angelo "brillante come la fiamma" che vigila sulla vergine consacrata. Al suo arrivo, l'Angelo sorride. Nelle sue mani, egli tiene due corone di fiori splendidi, mille volte più belli, di un profumo mille volte più soave, di quelli di cui, ieri, gli invitati avevano coronato i giovani sposi:  "Io ve li porto dal Paradiso. Mai appassiranno. E nessuno al mondo li vedrà, se non ama la castità come voi l'avete amata".

Poi l'Angelo chiede a Valerius quale grazia deve ottenergli. Il giovane non esita : "La conversione di Tiburzio, mio fratello amatissimo". L'Angelo promette che Tiburzio, molto presto, chiederà a sua volta il battesimo. Ed aggiunge, prima di sparire, questa confortante notizia : "Voi coglierete tutti e tre la palma del martirio".  Con molta serietà, l'autore della Passione commenta : "Egli li lasciò nella pienezza della loro felicità". Chi oserebbe dubitare che Valerius e Cecilia sarebbero saltati di gioia all'idea di essere torturati a morte ?

Tiburcius, il giovane fratello di Valerius, giunge per salutare gli sposi. E si ferma sulla soglia della camera nuziale, l'odorato attratto dal più squisito profumo che abbia mai sentito ; comunque, egli non sa da dove proviene quest'odore così soave. Suo fratello maggiore gli spiega allora, come la cosa più naturale del mondo, che sua moglie e lui portano delle corone fatte da fiori celesti... Passato un momento di stupore, Tiburzio realizza, inorridito, che sua cognata è una di quelle cristiane empie di cui si parla tanto, come dire una proscritta minacciata di morte, e che una notte le è bastata per trascinare il suo sposo nella sua detestabile setta. Ma tutte queste sue ragionevoli obiezioni si urtano con l'entusiasmo dei due. Quando egli ricorda loro che rischiano la loro testa, Caecilia e Valerius gli rispondono che la vita eterna è preferibile alla vita su questa terra... Vinto dalla loro fede, Tiburcius chiede a sua volta il battesimo. Se si vuole ben lasciare di lato la troppo grande rapidità degli eventi, la conversione da Cecilia del suo sposo e di suo cognato non ha nulla di inverosimile. Il seguito della storia ha dovuto, per contro, essere abbellito a piacere e subire delle interpolazioni con le passioni di altri martiri, come dei romanzi. Se ne giudichi !

Caius Valerius e Tiburcius sono dei proseliti imprudenti. Sorpresi mentre stanno seppellendo dei martiri, malgrado i decreti imperiali, trascinati davanti al giudice, essi rivendicano altamente la loro fede e sono decapitati sulla Via Appia, non senza avere, prima, convertito il sottufficiale Maximus (E' un tratto che si ritrova in molti atti dei martiri, tra gli altri con San Genesio di Arles, usciere del tribunale. Non è totalmente incredibile che vi siano state delle conversioni lampo nei pretori, essendo stata commossa, della gente dell'assistenza, dal coraggio dei cristiani. E' ancor più verosimile che dei funzionari o dei soldati cristiani non abbiano potuto sopportare di essere complici della condanna dei loro fratelli e che abbiano preferito autodenunciarsi). Quanto a Caecilia, denunciata a sua volta, ella è condannata ad essere soffocata nei bagni della sua bella casa (Esistono in effetti dei bagni sotto la chiesa Santa Cecilia, ma gli archeologi affermano che si tratta dei bagni pubblici del quartiere. Si spiega male, per contro, la loro presenza nella dimora dei Valerii...). Non avendola uccisa il vapore caldo, il boia vuole tagliarle la testa, ma la sua mano trema ; egli deve riprendersi tre volte ed uccide  finalmente la sua vittima agonizzante e che lo bagna col suo sangue... Fonte M.S.M.A.

11月22日

IL RE DELL'UNIVERSO

immagine dalla festa di: Cristo Re dell'universo


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Dal Vangelo secondo Matteo

ELUANA E NOI... PARLA L'ESPERTO

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   Eluana alla mattina si sveglia, viene lavata, vestita, se è bel tempo viene messa su una carrozzina per fare un giro in giardino. Respira, urina, viene aiutata ad andare di corpo e a nutrirsi. Come tanti disabili, vecchi, infermi. E' vigile di giorno, la sera si addormenta. Dei pazienti nel suo stato si dice che sono vigili, ma non consapevoli della realtà che hanno intorno. Pare,  però, che Eluana come tanti altri, in qualche modo colga la voce e la presenza di una persona particolare rispetto alle altre, con impercettibili segni di maggiore o minore rilassamento e tranquillità. Con moderne metodiche di indagine, poi, si è visto che anche nei pazienti in Stato Vegetativo possono rimanere attive  aree di corteccia cerebrale che consentono loro di recepire anche discorsi complessi o di immaginare luoghi e situazioni in modo del tutto simile a volontari sani. Tutti i dati più recenti ci dicono che il livello di consapevolezza dei pazienti in Stato Vegetativo Persistente, anche se variabile, non è certo nullo. Un altro riscontro scientifico è che la diagnosi di "Permanenza" di questo stato è probabilistica (più passa il tempo dall'incidente, meno probabile un recupero), ma non mai di certezza.

 

Lei, forse, avrebbe detto una volta da ragazzina di non volere vivere così, ed aveva uno stile di vita spensierato ed attivo, come tutti  o quasi i ragazzi di quell'età. Ma chi di noi, interrogato in piena salute fisica e mentale, risponderebbe di "desiderare" di vivere in Stato Vegetativo, o di avere un infarto o un tumore? Però, chi vede come giorno per giorno si "aggiustano" le esigenze dei malati sul proprio livello di autonomia e l'attaccamento alla vita che emerge nel corso delle lunghe malattie, sa quanto è aleatoria questa "volontà" da sani. Forse la sfida di accettare che lei "è" ora, qui, bella a suo modo, più che per lei stessa, è la dolorosa necessità per altri, rimasti legati all'idea di come era prima di ammalarsi, come se quello potesse essere il suo solo modo di esistere.

 

La mia reazione alla sentenza è stata di tristezza, di paura, e di rabbia allo stesso tempo. Penso a tutti i pazienti nelle condizioni di Eluana, ai pazienti oncologici inguaribili, alle persone dementi, agli anziani fragili, ai sofferenti psichici. E a tutti quei familiari che tenacemente, amorevolmente, fedelmente, attimo dopo attimo, giorno dopo giorno, anno dopo anno, li stanno assistendo. Oggi sono tutti un pochino più esposti, meno garantiti, meno "di valore" perché c'è chi li ha giudicati meno umani di quelli che stanno bene. Ma c'è anche chi continuerà a riconoscerli come l'espressione più alta, ancorchè misteriosa, di un'umanità degna di essere accudita da una responsabilità affezionata. Eluana è data alla nostra realtà di uomini come possibilità di verifica che dal dolore nasca un amore, un bene, una crescita di relazione umana; non un male, un astio, un'utopica autosufficienza. Anche vicino a noi ci sono esperienze di cura amorevole a pazienti in Stato Vegetativo persistente, come per esempio la "Casa di Accoglienza San Pietro" a  San Pietro in Campiano. Entrando lì, si entra in un luogo di pacificata e attiva  dedizione a questi pazienti. Fra l'altro, la Casa si trova proprio di fianco all'asilo, e ciò consente un bellissimo scambio fra gli ospiti e i bambini della scuola materna.

 

Purtroppo non vi sono elementi per credere che questa morte procurata per fame e per sete sarà indolore, come ha testimoniato anche un sacerdote presente alla morte di Terry Schiavo. E' molto più probabile che il destino che attende questa giovane donna sia quello di  un progressivo processo di sofferente inedia e disidratazione. La situazione è talmente difficile e misteriosa che un prudente accudimento non avrebbe mai  e poi mai potuto essere sostituito da un violento intervento attivo di interruzione di supporto vitale.  Chi afferma con sicurezza che Eluana non sente nulla è vittima di una ideologia non confermata dai fatti. E comunque non si capisce perché chi afferma che Eluana non soffrirà sta già preparando tutti i farmaci per sedarla durante il processo: si dice una cosa, ma ci si prepara al suo contrario.

 

Mi atterrisce sia l'idea che Eluana venga fatta morire nel modo tribolato di cui abbiamo parlato, sia quella che qualcuno venga coinvolto per rendere farmacologicamente più tollerabile il processo di morte, divenendone in certo qual modo corresponsabile. Non si rimedia una situazione che depone per un arbitrio del più forte sul più debole. E' questa la società che volevamo, quella in cui vogliamo vivere e far vivere i nostri figli e i nostri vecchi?

L'hospice e le cure palliative, comunque, sono fatti per la cura della vita fino all'ultimo istante. Si cerchino altrove i luoghi di morte, in hospice c'è affettuosa e premurosa assistenza.

 

Marco Maltoni

Responsabile Associazione Medicina e Persona – Sede di Forlì Fonte  Vocabolariodibioetica

11月21日

GIU' DAL PULPITO!


 Il cardinal Biffi riflette sulle storture di certe mode linguistiche che oggi affliggono anche le omelie:Prima di 'come' proporre le verità cristiane, preoccupiamoci 'che' siano davvero proposte. Teologhese, giù dal pulpito!

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 DI GIACOMO BIFFI
 Quando nei nostri ambienti si tratta e si discute di evangelizzazione, prevale oggi un'attenzione alla concreta realtà dei destinatari, giusta e lodevole in sé, che però talvolta si congiunge a un'ansia eccessiva di impadronirsi di un'adeguata capacità di comunicazione, col rischio che così ci si preoccupa un po' meno della sostanza dell'annuncio e della sua integrità. Non­ che sia sbagliato cercare in tutti i modi di raggiungere la mente e il cuore delle persone che ci avviene d'incontrare; e di riuscire anche a porsi efficacemente in un dialogo corretto con la cultura dominante e con la sensibilità più diffusa. Pur chè però non si indulga, anche senza volerlo, a quell'esagerato culto dell'attualità, che Maritain ha addirittura condannato come 'cronolatra'.
  Si trova qualche traccia di questo ' culto' persino in taluni ' vezzi linguistici' – per altro innocenti – del nostro linguaggio ecclesiale. Per esempio, durante la messa veniamo spesso invitati a pregare per gli­ uomini del nostro tempo ­, come se qualcuno fosse mai tentato di raccomandare al Signore gli Assiro- babilonesi; o a impegnarci a vivere nel mondo di oggi­, contro il pericolo di sconfinare inavvertitamente nell'epoca carolingia.
  A me pare che il nostro problema non sia quello di essere 'moderni' ( non abbiamo altra scelta, a meno che dicendo 'moderni' vogliamo intendere 'seguaci’ delle mode). Il problema previo e fondamentale ­piuttosto di riuscire a fare attenzione a ciò che è ­eterno e a essere conformi al disegno di Dio.
  Quanto alla questione che qui ci interessa, vorrei proporre una prospettiva insolita, eppure di un certo rilievo. L'interlocutore del Dio che si rivela­, l'uomo in quanto uomo, non l'uomo nelle sue determinazioni storiche: l'uomo di oggi, l'uomo progressista o conservatore, l'uomo scientifico o l'uomo letterato. Il destinatario dell'annuncio evangelico, ­l'uomo nella sua verità imperitura.
  Del resto, mirando non all'uomo di oggi ma all'uomo di sempre, si coglie ciò che resta sempre sostanziale e primario nell'uomo, anche nell'uomo di oggi. Proprio riflettendo sull'evangelizzazione nella sua natura perenne e nelle sue leggi intrinseche, si arriva a capire ciò che bisogna maggiormente avvalorare nell'annuncio cristiano, pur nell'annuncio cristiano del secolo ventunesimo. Proprio cercando di contemplare Cristo come­ in se stesso, si può sperare di appurare che cosa sia Cristo per il mondo, anche per il mondo della nostra epoca. La riflessione sulla vita ecclesiale di questi anni mi ha portato a convincermi che la questione del 'come' – di solito privilegiata nei nostri dibattiti –molto meno urgente e decisiva della questione del 'che'.
  Prima di domandarsi 'come' credere, bisogna verificare 'che' si creda; prima e più di ' come' annunciare il Vangelo, bisogna darsi pensiero 'che' si annunci effettivamente il Vangelo nella sua autenticità e nella sua interezza; prima e più che chiedersi ' come' parlare ( per esempio) del 'mistero pasquale', dobbiamo accertarci ' che' la notizia della risurrezione di Gesù di Nazaret sia data a tutti in maniera efficace e persuasiva; prima e più di 'come' proporre le verità cristiane,­ urgente preoccuparci 'che' le verità cristiane siano davvero proposte. Una volta che si sia data la giusta attenzione alla questione primaria ( quella del 'che') si può e si deve affrontare anche la questione del ' come'.
  Il problema del linguaggio è ­rilevante, ma­ secondario; il problema principale­ quello del ' non linguaggio', vale a dire­ quello di un mondo cristiano che è reticente nel presentare una concezione della realtà e un insegnamento esistenziale troppo diversi da quelli universalmente conclamati. Il problema principale ­quello di recuperare la fede nella fede e nella sua capacità di toccare i cuori.
  Farsi capire­ è necessario, e perciò bisogna parlare con chiarezza e semplicità; ma la difficoltà maggiore non sta nel farsi capire. I nostri contemporanei non sono ottusi: quando si sentono annunciare che Gesù Cristo­ è risorto ( cio­è passato dalla morte alla vita), comprendono benissimo di che cosa si tratta, perché anche i più sprovveduti sanno la differenza che intercorre tra un uomo morto e un uomo vivo. Quando li informiamo che esiste un Dio creatore che ci è padre; che la nostra esistenza­ è una decisione tra una salvezza definitiva e una perdizione senza ritorno; che la verità è ­una sola ed­ quella che ci è stata rivelata dal Figlio di Dio, non fanno fatica a intendere quello che diciamo, anche se poi fanno fatica ad accettarlo. Il guaio è che ormai non se lo sentono dire con la trasparenza, la convinzione, il coraggio che ci vorrebbero.
  Ciò che potrebbe essere messo in discussione ( qualora risultasse cosi 'datato' da essere incomprensibile ai più) sarebbe il linguaggio degli 'addetti ai lavori' in materia di teologia; ciò che è riprovevole ­è l'uso del ' teologhese: cioè un modo di parlare e di scrivere che rifugge dalla chiarezza senza riuscire per altro a essere davvero sostanzioso e profondo. Ma se si usa il vocabolario e il fraseggio delle persone normali e dei comuni credenti si può stare sicuri che le effettive incomprensioni sono rare: gli ascoltatori che rifiutano l'annuncio evangelico, di solito non­ è perché non lo capiscono; è perché non gli piace. Una delle cose che mi impressionano di più è ­che al giorno d'oggi non­ è più l'eresia, ma­ l'ortodossia a fare notizia. Oggi sempre più frequentemente ci si meraviglia quando un papa o un vescovo dice ciò che la Chiesa ha sempre detto ( e non può non dire perché appartiene al suo patrimonio inalienabile); come se fosse ormai persuasione pacifica che anche la Chiesa non creda più al suo messaggio di sempre.
  Talvolta in qualche settore del mondo cattolico si giunge persino a pensare che debba essere la divina Rivelazione ad adattarsi alla mentalità corrente per riuscire 'credibile', e non piuttosto che si debba 'convertire' la mentalità corrente alla luce che ci­ è data dall'alto. Eppure si dovrebbe riflettere sul fatto che 'conversione' non è 'adattamento' della ­parola evangelica.
  La prima frase che Gesù pronuncia inaugurando il suo apostolato non è­: Il mondo va bene così come va; adattatevi al mondo e siate credibili alle orecchie di chi non crede­; ma­: Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo­ ( Mc 1,15).

Fonte  Avvenire

11月20日

PER ELUANA

Non ci stiamo. Ci sono fatti che non si possono ridurre ad una semplice contrapposizione tra chi ha fede e chi no.
Ci sono fatti che, nel momento in cui creano un limite tra un “prima” e un “dopo”, interrogano anzitutto la ragione: la sentenza del caso Englaro è uno di questi.

Un confine è stato oltrepassato in ciò che sta alla base dell’umana convivenza. L’introduzione dell’eutanasia nel nostro Paese (perché di questo si tratta) avrà ben presto le sue ricadute maligne sull’intera società. Il suo impatto sulla vita di un intero popolo sarà pesante, si pensi all’importante, quanto urgente, questione educativa; nel momento in cui si impedisce di esercitare gratuitamente la carità a chi, in tutti questi anni, si è preso cura di Eluana, di fatto si trasmette un’immagine distorta della realtà: con che coraggio si potrà chiedere ai giovani il rispetto della vita propria e di quella altrui quando una donna viene fatta morire di fame e di sete con l'avallo dello Stato?

Non ci rassegniamo, dunque. Soprattutto non vogliamo rimanere spettatori passivi di tanta barbarie e proprio per questo riteniamo estremamente condivisibili le riflessioni espresse dalla Cei: “Si fa più urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il più ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volontà”. Una legge che sia tanto chiara quanto semplice. Una legge che oltre a vietare espressamente l’eutanasia, entri nel merito delle “dichiarazioni anticipate” chiarendo, in modo incontrovertibile, come la nutrizione artificiale sia un sostegno vitale e non una terapia medica (e quindi non può essere inclusa nelle “dichiarazioni anticipate”), e che tali “dichiarazioni” non devono essere vincolanti per il medico, ma solo indicazioni di cui tenere conto.

In funzione di tali ragioni SamizdatOnLine aderisce alla “Petizione per la vita e la dignità dell'uomo” lanciata da: Movimento per la vita italiano, Scienza&vita, Forum delle associazioni familiari e dalle associazioni per la vita e la famiglia di quindici Paesi europei.

INVITIAMO tutti gli uomini e donne di buona volontà a fare altrettanto:
- sottoscrivendo la “Petizione” online,
- aderendo all’iniziativa proposta da CulturaCattolica.it "Una candela accesa per Eluana"
- inviando una mail personale al Presidente della Repubblica ed a vari giornali.

SamizdatOnLine

20/11/2008

CONCITA HA STOFFA!

Lo dicevo io che Concita ha stoffa

Mio caro Malacoda, sapevo che prima o poi Concita De Gregorio, la nuova direttrice dell'Unità, ci avrebbe dato soddisfazione, ma non osavo sperare tanto. Contavo sulla sua vena sentimental-reazionaria, ma neanch'io credevo che l'uso emozionale di categorie umanistico-cristiane potesse arrivare a un simile rovesciamento delle posizioni in campo. Le sue due colonne sull'Unità di lunedì 17 novembre (leggi l'articolo), sotto questo aspetto, sono esemplari. L'abilità è tutta nell'usare ogni argomento e il suo contrario a seconda della convenienza. Dopo aver sostenuto con prime pagine, interviste, articoli e fotografie la richiesta del signor Englaro per l'eutanasia di sua figlia, dopo averla trasformata in grido… «adesso su Eluana per favore facciamo silenzio». Dopo anni di campagne politiche e sociali contro la debolezza del pensiero cattolico che non sa lottare per la giustizia, soprattutto quella sociale, perché affetto dai sentimenti di compassione e di carità, ecco d'improvviso un attacco a «tutti coloro che inneggiano ai valori della compassione cattolica senza mostrare, di umanità, neanche l'ombra». Poi, poche righe dopo aver eccitato emozioni e sentimenti, una nuova giravolta: «Non possiamo arretrare davanti a chi abdica sistematicamente alla ragione per invocare miracoli» (il miracolo sarebbe quello del risveglio di Eluana, lasciato intendere come possibile da una fiction sull'uscita dal coma di un ragazzino, trasmessa su RaiUno). Il tempo di tornare freddamente razionali ed ecco rispuntare le lacrime dell'indignazione, perché «è un'indecenza accanirsi su una persona così addolorata, così tremendamente provata, così stanca e così sola». Nel pendolarismo tra ragione e sentimenti la nostra preziosa Concita non deve aver avuto il tempo di guardare i fatti e le sono sfuggiti i vari sondaggi che, con variazioni dal 52 all'83 per cento, schierano la maggioranza degli italiani a fianco del signor Englaro. Ma non stiamo a fare i precisini, rischieremmo di perderci il capolavoro finale: tutta questa battaglia, questo alternarsi di grida e silenzio, di sentimenti e di freddo diritto è fatto «in nome del padre. Suo padre, un padre, nostro padre, padre nostro». Non è meraviglioso, sottoscritto dalla direttrice del giornale delle battaglie per il divorzio contro l'oppressione del maschio sulla donna, del giornale della celebrazione della vittoria nel referendum sull'aborto contro la schiavitù cui maschi violenti obbligavano il corpo delle donne, del giornale di quella sinistra che dal '68 in poi teorizza la rivoluzione contro i padri padroni, oppressori, violenti, possessivi, responsabili di tutte le depressioni e i sensi di frustrazione giovanili? Non è stupendo, dopo quarant'anni di lavoro per cancellare la figura del padre (compresa la dichiarazione della sua inutilità se non ai fini della procreazione, almeno a quelli dell'educazione e della costituzione di una famiglia) vedere la prima pagina del giornale della sinistra italiana intitolata al "Padre nostro"? E il suo editoriale "In nome del padre"? Ti sarebbe mai venuta in mente una bestemmia migliore? C'è sempre da imparare.

 

Tuo affezionatissimo zio

Berlicche Da Tempi

11月19日

POESIA

non la chiamano più regina.http://www.iltaccoditalia.info/public/libro%20poesia%20apertura.jpg
Lei lo è, anche se il trono è finito chissà dove, e la corte è dispersa.
La voce è forse un poco arrochita. Ma quando si propaga nelle stanze, per i corridoi pericolanti e per le scale che da tempo quasi nessuno percorre, ridiventa la sua voce di ragazza, ritrova il suo tono, la nota. E la sua eco è sempre quella. Non c'è chi, anche tra coloro che stanno combattendo per un pezzo di stoffa o un cartone di riso, non la riconosca. E nel gesto, in certi lampi degli occhi, si vede ancora benissimo da dove viene la Signora.
Io sto vicino ai gradini. Mi ubriaca la mente, la accende. Mi fa essere più ragionevole e più matto di libertà. Mi sbatte contro il muro. Mi lancia verso la grande aria del mare. E poi sosta. Lascia appesi col cuore alla luna. Sempre notte, sempre giorno. Non so cosa farci. E' lei, la poesia.

"Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore rida la primavera…"
Davide Rondoni

CHE SGOMENTO, LA VITA DECISA NEI TRIBUNALI

http://www.marzuillo.it/iannello/immagini/giudici.jpg

I progressi della scienza ci portano ad affrontare problemi etici fino a pochi anni fa impensabili. Se avessi detto a mio nonno, nato nell'Ottocento e sopravvissuto a due guerre mondiali, che avrebbe potuto decidere, con l'aiuto di un atto notarile, in che modo morire penso onestamente che sarebbe inorridito. Come si fa a decidere prima una cosa di una gravità e di una complessità del genere? Certo, nessun essere umano sano di mente augura a se stesso e ai suoi cari di vivere in stato di incoscienza per anni o di dipendere dal funzionamento di una macchina. Ma una cosa è avere un timore, un'altra affrontare la realtà, quando si presenta.

Se capitasse a me, ad esempio, magari in quel momento vedrò lo sguardo della persona che amo e capirò che voglio continuare a vederlo o forse proverò curiosità per questa nuova fase della mia vita che si sta aprendo, un po' come se visitassi una terra inesplorata. Oppure sarò sola, disperata, nessuno risponderà alla mia tristezza allora, certo, vorrò porre fine ai miei giorni. Ma come faccio a saperlo adesso, a decidere in un momento così lontano e così diverso? E se poi questa mia scelta autorizzasse qualcun altro a decidere per me? Contrariamente a quanto ci viene continuamente ripetuto, io penso che sappiamo ancora pochissimo sulla vita, su quello che c'è nella nostra mente, nel nostro corpo e che questo senso di ignoranza debba condurre al massimo timore, al massimo rispetto.

Nessuno di noi sa cosa provi veramente Eluana, nella sua attuale condizione, come non sappiamo perché le sia successo questo incidente, che senso abbia nella sua vita e in quella dei suoi genitori né perché il suo corpo continui ad essere così straordinariamente vitale. Questa vicenda provoca in me un senso di dolorosa compassione. Compassione per la sofferenza dei genitori, per quanto abbia dovuto soffrire - e per quanto ancora avrà da soffrire - la loro figlia; compassione per le suore che, per tanti anni e con tanto amore, si sono prese cura di lei. Ma oltre alla compassione, provo anche un senso di gelo e di sgomento perché l'idea che un tribunale non penale possa decidere della vita di un essere umano è qualcosa che esula dalla mia visione del mondo.

Sono profondamente contraria all'accanimento terapeutico, quando ci sono delle malattie devastanti e progressive, ma un tumore o una malattia metabolica sono ben diverse da uno stato vegetativo. Una delle cose che più mi sorprende, di questi nostri tempi, è la grande quantità di certezze che ci vengono proposte come verità assolute. L'uomo, ci viene ripetuto da più parti, ha una sola dimensione - quella razionale - e tramite questa razionalità è in grado di determinare ogni istante della sua vita in modo che l'imprevisto, quest'ospite scomodo e inquietante, scompaia definitivamente dall'orizzonte.

La vita che ci preparano i devoti della razionalità è una vita di estrema tristezza, dominata dall'ansia e dalla paura, una vita segnata dal continuo ricorso ai tribunali per avere una qualche certezza di essere nel giusto. Una vita, insomma, in cui l'uomo non è che una cosa tra le cose. Se vado in un negozio, infatti, non compro certo un oggetto guasto o scaduto e, se per caso mi capita di farlo, lo porto indietro, chiedendo un rimborso. L'essere cosa tra le cose ci porta a chiedere la perfezione, a bandire dal nostro orizzonte l'imprevisto della malattia, del dolore, lo spettro della morte. Sgombrato infatti il campo dalla necessità di interrogarsi sul mistero che avvolge le cose - perché il mistero non esiste, in quanto non provabile scientificamente - non rimane che appellarsi alla legge degli uomini, invocare una sentenza che confermi la correttezza del nostro sentire. Il tribunale è diventato il cuore attorno a cui ruota la nostra civiltà. La vita è, alla fine, un'avventura amara e, siccome non abbiamo chiesto di venire al mondo e non ne capiamo il senso, abbiamo il diritto di essere risarciti fino alle più piccole contrarietà che ci capitano.

Pagina  12  Susanna Tamaro - Il Giornale
11月18日

AMANTI DEL BERE

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Redattori del Corriere della Sera, basta con le calunnie e la disinformazione nei confronti dei cattolici! A pagina 25 trovo scritto che il Papa è astemio. Astemio andate a dirlo a Corrado Augias. Il Papa è un sacerdote e i sacerdoti, durante ogni messa, bevono. Siccome siete molto concentrati sui capolavori di Stella e Severgnini vi dev'essere sfuggito un libro intitolato "Vangelo": "Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue". Beveva Gesù, bevevano gli apostoli, ogni domenica bevono i chierici e anche i laici che partecipano alle messe, grazie a Dio sempre più numerose, in cui la comunione è data nelle due specie (per intinzione o direttamente dal calice). Anch'io bevo mentre scrivo questa preghiera… Cattolico astemio è una contraddizione in termini. Informatevi, aggiornatevi: il libro che vi ho segnalato è in tutte le librerie, costa pure poco, non avete scuse.

di Camillo Langone  Il Foglio

11月17日

VOGLIO VIVERE!

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Santa Madre  

Il mio cuore è silenzioso e tace.  

Arido è il mio spirito come un deserto.

Il dolore mi percuote quale vento impetuoso.

Il timore è seduto al mio fianco.

La speranza ha ali intorpidite

Ormai.

Chiedi per me

Chiedi per me che Egli venga.

Quale dolcissimo Ospite.

Come farmaco di salute.

Come acqua per l’arida gola.

Come vampa per membra gelate.

Sì, Dolce Riposo alla stanchezza.

Del vivere.

Vieni.

A invadere l’essere.

Tu.

 Sterminato flagello Amoroso.

Prendi il posto che è solo Tuo.

Fammi vivere.

Voglio vivere!

11月16日

LA LEGGE

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Dice san Tommaso che "ogni legge posta dagli uomini ha ragione di legge in quanto deriva dalla legge naturale. Se invece è in contrasto con la legge naturale, allora non sarà legge bensì corruzione della legge". Perciò, sempre più spesso: credere, disobbedire, combattere. di Camillo Langone Il Foglio