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11月30日 IN ATTESA DEL SUO RITORNO Libro di Isaia 63,16-17.19. ![]() Perché tu sei nostro padre, poiché Abramo non ci riconosce e Israele non si ricorda di noi. Tu, Signore, tu sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Siamo diventati come coloro su cui tu non hai mai dominato, sui quali il tuo nome non è stato mai invocato. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti. PROTAGONISTI PER L'EUROPA CRISTIANAL'intervista: «lascio il giornalismo, scelgo la politica»«Il mio partito per l'Europa cristiana»Magdi Cristiano Allam: aperti a tutti, compresi i musulmani. «Sono contrario alla guerra di religione o di civiltà»MILANO — Sicuro?
Passare dall'altra parte della barricata non le fa effetto? Cominciamo dal nome e del simbolo... Un partito religioso? Be', magari i musulmani sarà più difficile, no?
«Non lo nego, e le considero tutte realtà positive e importanti, ma le radici giudaico-cristiane sono il binario principale e oggi rappresentano una necessità: è la loro dimenticanza che ci ha portati al relativismo etico e religioso, alla deriva. L'Europa rischia il suicidio». Quindi, che farete? E quando? L'alternativa è lo scontro totale. In politica il contrario del relativismo è l'assolutismo. Nel 2006 disse di non aver votato. E alle ultime Politiche? Si diceva volesse scendere in campo con Berlusconi... Quindi? Quale gruppo, quali alleanze? È minacciato di morte, non teme di esporsi ancora di più? Gian Guido Vecchi 11月29日 Ma ad Assisi "sacrificavano" anche i polli
BRACCIA ALL'AGRICOLTURA!![]() Una ricerca della Royal Society of Chemistry conferma i peggiori sospetti: le calcolatrici e internet hanno danneggiato il cervello umano al punto da fargli perdere la capacità di compiere calcoli anche semplici. Che due più due uguale quattro non sia più immediatamente evidente non è un problema matematico, è un problema di civiltà. Abbiamo un primo addendo: In Asia i terroristi scatenati non hanno studiato in aule col crocefisso appeso e non hanno avuto la possibilità di temperare le sane, naturali fobie (omo, xeno…) con il comandamento dell'amore. Ed ecco il secondo: In Europa viene promossa, da giudici spagnoli e presidenti di Camera italiani, l'espulsione dei crocefissi dalle scuole e la censura dei membri dell'unica religione che conosca la formula per disinnescare l'attuale "tendenza all'estremo", per dirla con René Girard. Nell'epoca in cui nessun continente sembra in grado di restarsene a casa propria, a chi non è capace di fare questa somma, a mente, all'istante, dovrebbe essere affidato un badile, non un incarico di responsabilità. di Camillo Langone - Il Foglio 11月28日 LA CARITA' CHE EDUCA venerdì 28 novembre 2008 Giunta ormai alla dodicesima edizione, la Giornata Nazionale della Colletta alimentare è diventata ormai un appuntamento fisso per molti italiani. Non solo per le migliaia di volontari che ogni anno permettono la realizzazione di questo grande gesto di carità, ma anche per tutti coloro che, facendo la spesa come tutti gli altri giorni, decidono per una volta di comprare qualcosa in più, facendo così la spesa anche per chi non se la può permettere. Un gesto semplicissimo, dunque, che in questa sua immediatezza è capace però, come nota Antonio Socci, di «comunicare il cuore» di chi ha dato origine alla grande realtà del Banco alimentare. Socci, la Colletta alimentare è una cosa un po' diversa rispetto alla normale beneficenza: è un gesto concreto che coinvolge personalmente chi lo fa. Possiamo dire che, in questo rendere tutti partecipi e protagonisti, è anche un gesto con un valore educativo? C'è in effetti un valore educativo per la persona singola, nonché un valore culturale per la società, per tutta la comunità umana in cui viviamo. Per la singola persona si tratta di un fatto, un'opera che mette in sintonia con il cuore di chi l'ha pensata. Parlo innanzitutto per me: anch'io andrò sabato a fare la colletta, e a sistemare i pacchi insieme ad altre persone, e quando faccio questo penso sempre a come è nato il Banco alimentare, cercando di immedesimarmi con il cuore di don Giussani. Penso al suo sguardo, e mi immagino la sua espressione, il suo sentimento, il modo con cui sapeva empaticamente sentire il bisogno degli altri. Questo è il cuore della grande carità cristiana: una cosa molto grande, molto bella, un fatto che spalanca. E credo che sia una cosa tutta da vivere; direi anzi che, vissuta con questo cuore, la Colletta è in grado di far vivere la vita intera in un altro modo. Lei accennava al fatto che in questo gesto c'è un valore per la società intera. Un rilievo importante, in un momento in cui la gente vive con paura gli effetti dell'attuale crisi economica. Per spiegare questo mi rifaccio a un libro estremamente interessante, che ho letto di recente, intitolato "Benedetta economia - San Benedetto e san Francesco nella storia economica europea": un libro straordinario che permette di capire l'importanza del cristianesimo nello sviluppo dell'Europa, non solo attraverso il monachesimo – cosa già nota – ma anche attraverso il movimento francescano. Una prospettiva che contiene molti insegnamenti anche per l'oggi. In particolare, fra le attualissime conclusioni cui gli autori arrivano, c'è l'indicazione dei due elementi che hanno dato maggiore dinamismo allo sviluppo dell'economia europea: il primo fattore è la gratuità, per cui attraverso il movimento francescano è nato il mercato moderno, nella sua accezione migliore; il secondo è il carisma, vale a dire il fatto che ciò che è nato da grandi personalità come Benedetto o Francesco ha creato un dinamismo e un'intelligenza della realtà comprensiva di tutti i bisogni. Questa è una lettura veramente interessante, molto utile adesso, soprattutto in prossimità di grandi gesti di carità come la Colletta alimentare e poi le Tende di Natale, organizzate da Avsi. In che senso tale giudizio aiuta a capire il valore di questi gesti di carità? È un giudizio culturale che ci permette di capire che il cuore cristiano in ogni epoca si esprime con questo sguardo di carità che anche noi viviamo in questi gesti, in cui è evidente sia la gratuità, sia il carisma che li ha generati; ma al tempo stesso manifesta un'intelligenza delle cose e un'intelligenza della realtà che è stato storicamente assai fecondo. Questo sembra richiamare a quanto dice Benedetto XVI nella "Deus caritas est": «non ci sarà mai una situazione nella quale non occorra la carità di ciascun singolo cristiano, perché l'uomo, al di là della giustizia, ha e avrà sempre bisogno dell'amore». La carità è più della giustizia? La giustizia mette in campo il ruolo dello Stato, che ha una funzione equitativa; mentre la carità dice qualcosa in più, perché parla alla persona. È dunque un elemento più umano e più ragionevole. La società non è una massa amorfa che viene plasmata dallo Stato: quando è così è una società non libera. La società è libera se fatta da uomini liberi, che si muovono con responsabilità e con intelligenza. In questo senso la carità è una dimensione della persona e non può essere una dimensione dello Stato, il quale si occupa della giustizia. La carità è un cuore, e quello che conta è che in una società ci siano persone, volti, carismi che fanno vedere questo cuore in atto, e per cui contagiano. E come dice il Papa è una cosa di cui ci sarà sempre bisogno. Sì, altrimenti c'è il grosso rischio che segnalava Eliot: esiste una società buona se gli uomini non sono buoni? È questo il punto: non può essere lo Stato a fare la società buona. Ciò che fa buoni gli uomini non è certo una legge o un sistema, nemmeno il più perfetto. Lei diceva che questo è un bene che contagia. Lo si vede ogni anno dalla gente che viene coinvolta e che si commuove di fronte al gesto di gratuità della Colletta; si sono commossi anche vari politici alla presentazione fatta quest'anno alla Camera… Questo non mi sorprende, anche perché troppo spesso in modo manicheo pensiamo ai politici come se fossero i "cattivi", mentre in realtà sono persone normali. Comunque, la spiegazione di un tale "contagio" di stupore e commozione sta nel fatto che evidentemente una cosa così corrisponde profondamente al cuore di ognuno. L'iniziativa in sé genera corrispondenza, ma è soprattutto il cuore che c'è dentro all'iniziativa che dà questa corrispondenza e quindi questa commozione. Se tutti fossimo educati a un cuore del genere, parafrasando una ben nota frase di don Giussani, staremmo tutti meglio. La Colletta è un gesto umano e ragionevole perché è un gesto da cui traspare quel cuore, quell'intelligenza, quella carità. Questo commuove, e contagia. 11月26日 QUANDO TOLGONO LA CROCE La storia insegna che quando si tolgono le croci dai muri è perchè le si vogliono usare appendendoci i cristiani. Una semplice croce - Juan Manuel de Prada L'Osservatore Romano 25/11/2008 Un
tribunale spagnolo ha appena emesso una sentenza con la quale si
sollecitano i responsabili di una scuola pubblica a rimuovere i
crocifissi dalle aule, adducendo come motivazione che la presenza di
una semplice croce viola il "diritto fondamentale alla libertà
religiosa e di culto". A nessuna persona in pieno possesso delle
proprie facoltà sfugge che il segno della croce non viola nessun
diritto fondamentale; tuttavia, da qualche tempo, l'invocazione di
diritti e libertà si sta trasformando in Spagna in un pretesto
giuridico che maschera un sentimento di odio antireligioso e di
"cristofobia" - come in modo molto appropriato lo ha definito il
cardinale primate Cañizares - sentimento che l'autorità avrebbe
l'obbligo di perseguire, invece di concedergli una copertura giuridica.
Da qualche tempo, in Spagna l'alone di odio attorno alla Chiesa di Dio
- così definì Chesterton in L'uomo eterno quella "fosforescenza
extraterrena" che, nei crepuscoli della storia, perseguita i cristiani
- si è mascherato di giuridicità, sostituendo l'accanimento cruento di
altre epoche non troppo lontane con un'apparenza più sibillina e
asettica. 11月25日 GRAMSCI E SANTA TERESINAAQuesta
mattina il vescovo Luigi De Magistris, pro-penitenziere maggiore
emerito, intervenendo alla presentazione del primo catalogo
internazionale dei santini, ha rivelato i particolari delle ultime ore
di vita dell'ideologo del Pci Antonio Gramsci: "Il mio
conterraneo, Gramsci, aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa
del Bambino Gesù. Durante la sua ultima malattia, le suore della
clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù
Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: 'Perché non
me l'avete portato?' Gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e
Gramsci la baciò. Gramsci è morto con i Sacramenti, è tornato alla fede
della sua infanzia. La misericordia di Dio santamente ci 'perseguita'.
Il Signore non si rassegna a perderci". NANO NANOConsiglio di vedere questo video per far crollare tanti pregiudizi sui "diversi". Già, perché nel mondo della perfezione non si concepisce più che uno "diverso" sia contento o triste proprio come gli altri (infatti per la mens comune tutti i disabili chiederebbero di morire). Ed è anche interessante domandarsi perché di "diversi " come questo signore non se ne vedono più in giro (vi aiuto: in realtà vengono concepiti, ma...). PS: tutti coloro che pensano di fare satira contro i politici bassi chiamandoli "nani" non si rendono conto che così facendo perpetuano i pregiudizi contro le persone di bassa statura, facendo assimilare il termine "nano" ad un insulto e la bassa statura ad uno stato di inferiorità. Grazie a: Carlo Bellieni VITO E IL SENSO DELL'ESISTENZAPROVIAMO A INCROCIARE L’AULA DI RIVOLI E LE SCUOLE DI SPAGNA ![]() Per una strana coincidenza, mentre qui in Italia si piange attoniti e con rabbia d’insurrezione la morte di un ragazzo per il crollo di un soffitto dell’aula, in Spagna c’è chi esulta per una sentenza che ' manda fuori dalla porta' delle aule scolastiche il crocifisso. La strana coincidenza urge, tra le lacrime del cuore, a guardare proprio lì, tra le macerie, senza distogliere lo sguardo. Perché si piange la vita di un ragazzo, la vita intera di un ragazzo che incontrava a scuola i contenuti dell’insegnamento, le cose da imparare, le nozioni. E se lui e i suoi compagni alzavano lo sguardo vedevano, oltre ai ritratti di presidenti, il segno di un uomo-Dio messo in croce. Il segno di una strana vittima. Il segno di una morte sofferta perché la vita risorga. Io non so se Vito abbia mai guardato il Crocifisso. Ma se il Crocifisso non guarda ora quel ragazzo, se il Dio-uomo in cui credo non lo prendesse ora dalla sua croce di banchi sepolti, di tubi divelti, di crollo idiota e colpevole, per stringerlo al Suo petto di cielo, allora sarei io il primo a cacciarLo da ogni luogo come statuetta inutile. Di fronte a quella morte assurda possiamo fissare gli occhi chiari di Vito, e il crocifisso. E offrire al suo spasimo il nostro. L’irruzione della morte nella vita quotidiana dei nostri ragazzi ci fa domandare quale sentimento, quale visione di essa abbiano maturato. In certe manifestazioni di inebetito dolore, di pietà lacrimosa e demente, e di cieca rassegnazione, vediamo i segni di qualcosa di antico, di precristiano, se così si può dire. Un fatalismo senza nessuna inquietudine. E il «perché?» gridato da molti sembra più che una vera domanda al cielo, una chiusa invettiva contro gli uomini o un fato cieco. In questi giorni in cui vampiri gentili e crudeli trionfano nei cinema, proposti con gran dispendio di mezzi ai nostri adolescenti, qualcuno ha fatto notare che ormai, deprivati di una educazione religiosa, i ragazzi hanno in questi fenomeni che sfruttano la morte in senso spettacolare forse gli unici punti di contatto con una elaborazione intorno al problema. E il crocifisso viene mandato fuori dall’aula. Perché 'disturba'. Esultano nella Spagna comandata da Zapatero che comunque ha scelto per le sue figlie una scuola dove c’è l’ora di religione. Certo una statuetta attaccata al muro non è niente, se in chi lo guarda non s’affaccia una domanda reale circa il significato, e se chi la espone e magari fa pure le battaglie politiche perché ci resti non sa spiegare veramente e commuoversi. Equiparare il crocifisso alla bandiera, al ritratto del Presidente, insomma a un simbolo solo storicocivile, non credo sia giusto. No, si tratta proprio di un segno d’altro genere. Che si pone ad un altro livello di signficati. Che vale, in questo senso, per i cristiani e anche per chi non crede, perché ricorda che il senso della morte è una questione che ci riguarda, ed è un problema che un ragazzo deve affrontare anche a scuola. Il crocifisso propone quella taciuta e però sempre risorgente questione in modo non ipocrita. E la propone legata a una possibilità di affronto non disperato. O si preferisce che i nostri ragazzi imparino cosa è morire dai filmoni hollywoodiani fatti per tirar su quattrini? Sentire un crocifisso come una minaccia per la laicità dello Stato è una bufala che non sta né in cielo né in terra. Tra i tanti disagi che i nostri ragazzi, anche nelle manifestazioni politiche, stanno mostrando non mi pare che ci siano i segni di quella 'cristofobia' che invece eccita certi loro genitori- consiglieri o certi media. Proprio i maledetti fatti di questi giorni, e gli occhi chiari e pieni di infinito del povero dolcissimo ragazzo di nome Vito, ci possono far pensare meglio a che cosa proporre o cosa togliere da davanti agli occhi nei luoghi che chiamiamo pubblici. E che non significa anonimi, anzi: sono i luoghi dove la vita e la morte di ognuno non si lasciano occultare. © Copyright Avvenire, 25 novembre 2008 11月23日 CECILIA E L'AMOREElla raggiunge i suoi sedici anni in quest'anno 176 della Redenzione ed i suoi genitori giudicano che hanno già aspettato troppo nel darle uno sposo. In pochi giorni, Cecilia sarà unita solennemente al figlio maggiore dei Valerii, la cui famiglia eguaglia quasi quella dei Metelli nei fasti di Roma. A questo matrimonio, Cecilia vede due ostacoli, che decorrono l'uno dall'altro : ella è cristiana, Caius Valerius è pagano. Cecilia ne ama un altro, con tutte le sue forze, con tutta la sua anima ; ella si è giurata a nessun altro che a Lui : ella ha consacrato la sua verginità a Cristo. Spiegare questo ai Valerii, è fuori questione. Dalla grande persecuzione di Nerone, nel 64, è molto mal visto essere cristiano a Roma... Anche se l'imperatore Marco Aurelio, nel suo umanesimo illuminato da filosofo, evita di perseguire sistematicamente i fedeli di Cristo, una denuncia è, per principio, seguita da un interrogatorio davanti alle autorità e, per evitare gli errori, dall'obbligo di sacrificare agli idoli di Roma ed all'imperatore... Per quelli che vi si rifiutano e confessano che essi non adorano che il loro Dio, quel Dio di cui i pagani pretendono che abbia una testa d'asino e che gli si immolano addirittura dei neonati, la sentenza è sempre la stessa : la morte. Cecilia è nata in quell'aristocrazia romana che ha fatto del disprezzo assoluto della sofferenza e della morte un'etica. Il sangue di troppi consoli ed imperatori scorre nelle sue vene perché ella sia spaventata dalla spada del boia. Ma vi sono i suoi genitori... La ragazza è presa tra il suo giuramento di restare vergine e quell' amore che deve ai suoi. Ella non sa come uscire da questo dilemma, e la data delle nozze si avvicina. Ella prega. Una sera, alla vigilia del matrimonio che la spaventa tanto, un Angelo, il suo Angelo custode, sorge davanti alla giovane. Le dona il più incredibile dei consigli : che obbedisca ai suoi genitori, che sposi Caius Valerius. E, per il resto, che abbia fiducia, suo marito non la toccherà. Cecilia custodisce dunque il silenzio e sposa Valerius. Egli è giovane, bello, dotto, amabile, bravo. Egli ha tutte le qualità, e Cecilia potrebbe cadere perdutamente innamorata di lui se ella non fosse impegnata col cuore altrove…. Da parte sua, Caius Valerius è preso della sua giovane moglie. Così fa prova della più estrema pazienza e di una infinita comprensione quando, rimasti soli nella camera nuziale, egli vede Cecilia allontanarsi dalle sue carezze. Egli la crede innocente e molto spaventata, ed è vero, ella lo è. Egli non vuole averla bruscamente né forzarla. E' allora che sua moglie gli rivolge un discorso dei più sorprendenti : "Ascolta, mio dolcissimo ed amatissimo sposo ; io ho per protettore un Angelo del mio Dio che veglia su di me con sollecitudine. Se egli vede che tu cedi con me nel trascinamento di una passione sensuale, la sua collera si infiammerà contro di te. Sotto i colpi della sua vendetta, tu soccomberai nel fiore della tua brillante giovinezza. Ma, se, al contrario, egli vede che tu mi ami con cuore sincero ed un amore senza macchia, se tu custodisci inviolabile ed intatta la mia verginità, egli ti amerà come ama me e ti prodigherà i suoi favori". Cecilia ha molta fortuna. Perché Valerio è un ragazzo calmo, ragionevole ed incapace di impiegare dei metodi brutali con una donna. Ben altri giovani troverebbero che lo scherzo è abbastanza durato ed approfitterebbero dei loro diritti di sposo per possedere fisicamente la sposa recalcitrante. Non è il suo genere. Egli ritorna in sé, respira un grande colpo e chiede : "Tu ami qualcun altro ?". E' la sola spiegazione sensata che gli sia venuta in mente. Tutte queste storie di Angeli gli sfuggono, ma egli ha vagamente compreso che ha sposato una cristiana. Ecco ben la sua fortuna ! Con tutto quello che si racconta su quella gente, sui loro costumi dubbiosi... Si afferma al Palatino che dopo avere mangiato il bambino che hanno ucciso i fedeli del dio dalla testa d'asino si danno a delle orge abominevoli... Verginità ! Se vi fossero delle Vestali presso i cristiani, questa lo sarebbe ! Valerio è persuaso che Cecilia sia l'amante di un uomo della sua stessa setta e, la gelosia si sveglia, egli urla : "Se tu ne ami un altro, io vi ucciderò tutti e due !". Cecilia non si lascia smontare da questo accesso di rabbia, al momento comprensibile. Ella prende la mano di Valerius, le giura che nessun altro uomo esiste per lei, che ella lo ama infinitamente, ma che non può condividere il suo letto. E, instancabilmente, riparla di quest'Angelo del suo Dio che custodisce la sua verginità... Valerius comincia a credere che i Caecili si sono sbarazzati, dandola a lui, di una figlia pazza da legare... Al colmo della disperazione, egli dice : "Ebbene, mostramelo, quest'Angelo del tuo Dio !". Se lo vede, non solamente egli non toccherà sua moglie, ma crederà nel suo Dio. Cecilia sorride. E' che, per vedere gli Angeli, mio povero Valerius, bisogna essere purificato... Purificato ? Che significa ? Provando allora al suo sposo che ella le fa intera fiducia, che lo sa troppo retto, troppo nobile, troppo legato a quella famosa fides romana che è la lealtà fino alla morte ed intransigente rispetto della parola data, per tradire il suo segreto, Cecilia le dice dove trovare il sacerdote Urbano. "All'altezza del terzo limite miliare, sulla Via Appia". Urbano, è il papa. Il terzo limite miliare è il luogo di incontro dei cristiani proscritti. Cecilia rimette tra le mani del suo sposo quello che ha di più prezioso ai suoi occhi : la sicurezza dei suoi fratelli e del suo vescovo. "Il sacerdote Urbano ti insegnerà come purificarti". Toccato dalla fiducia di sua moglie, Valerius vi risponde con una confidenza uguale. Sfidando l'insicurezza delle strade di Roma di sera, egli si infila nella notte. Via Appia, là dove Cecilia gli aveva detto, egli trova il papa. Urbano sembra aspettarlo. Egli intona le lodi de "la pia Cecilia che ha trasformato in agnello il leone feroce che le era capitato in matrimonio". Come Valerius apprende di essere trattato da leone feroce da Urbano, l'autore della Passione non lo dice... Ma il papa aggiunge, con qualche buon senso : "Rendo grazie a Dio, Valerius, perché tu non saresti venuto qui se, già, non ti fossi convertito !". Effettivamente, folgorato dalla fede, come San Paolo sulla via di Damasco cade ai piedi del pontefice e lo supplica di insegnargli la religione cristiana. Urbano risponde al suo augurio e, prima dell'alba, ammirevole prontezza, Caius Valerius, catechizzato, battezzato, purificato, taglia la soglia della sua casa di Trastevere. Nella camera nuziale, Cecilia prega. Come ella lo aveva detto al suo sposo incredulo, ella non è sola. Coi suoi occhi subito aperti, Valerius vede l'Angelo "brillante come la fiamma" che vigila sulla vergine consacrata. Al suo arrivo, l'Angelo sorride. Nelle sue mani, egli tiene due corone di fiori splendidi, mille volte più belli, di un profumo mille volte più soave, di quelli di cui, ieri, gli invitati avevano coronato i giovani sposi: "Io ve li porto dal Paradiso. Mai appassiranno. E nessuno al mondo li vedrà, se non ama la castità come voi l'avete amata". Poi l'Angelo chiede a Valerius quale grazia deve ottenergli. Il giovane non esita : "La conversione di Tiburzio, mio fratello amatissimo". L'Angelo promette che Tiburzio, molto presto, chiederà a sua volta il battesimo. Ed aggiunge, prima di sparire, questa confortante notizia : "Voi coglierete tutti e tre la palma del martirio". Con molta serietà, l'autore della Passione commenta : "Egli li lasciò nella pienezza della loro felicità". Chi oserebbe dubitare che Valerius e Cecilia sarebbero saltati di gioia all'idea di essere torturati a morte ? Tiburcius, il giovane fratello di Valerius, giunge per salutare gli sposi. E si ferma sulla soglia della camera nuziale, l'odorato attratto dal più squisito profumo che abbia mai sentito ; comunque, egli non sa da dove proviene quest'odore così soave. Suo fratello maggiore gli spiega allora, come la cosa più naturale del mondo, che sua moglie e lui portano delle corone fatte da fiori celesti... Passato un momento di stupore, Tiburzio realizza, inorridito, che sua cognata è una di quelle cristiane empie di cui si parla tanto, come dire una proscritta minacciata di morte, e che una notte le è bastata per trascinare il suo sposo nella sua detestabile setta. Ma tutte queste sue ragionevoli obiezioni si urtano con l'entusiasmo dei due. Quando egli ricorda loro che rischiano la loro testa, Caecilia e Valerius gli rispondono che la vita eterna è preferibile alla vita su questa terra... Vinto dalla loro fede, Tiburcius chiede a sua volta il battesimo. Se si vuole ben lasciare di lato la troppo grande rapidità degli eventi, la conversione da Cecilia del suo sposo e di suo cognato non ha nulla di inverosimile. Il seguito della storia ha dovuto, per contro, essere abbellito a piacere e subire delle interpolazioni con le passioni di altri martiri, come dei romanzi. Se ne giudichi ! Caius Valerius e Tiburcius sono dei proseliti imprudenti. Sorpresi mentre stanno seppellendo dei martiri, malgrado i decreti imperiali, trascinati davanti al giudice, essi rivendicano altamente la loro fede e sono decapitati sulla Via Appia, non senza avere, prima, convertito il sottufficiale Maximus (E' un tratto che si ritrova in molti atti dei martiri, tra gli altri con San Genesio di Arles, usciere del tribunale. Non è totalmente incredibile che vi siano state delle conversioni lampo nei pretori, essendo stata commossa, della gente dell'assistenza, dal coraggio dei cristiani. E' ancor più verosimile che dei funzionari o dei soldati cristiani non abbiano potuto sopportare di essere complici della condanna dei loro fratelli e che abbiano preferito autodenunciarsi). Quanto a Caecilia, denunciata a sua volta, ella è condannata ad essere soffocata nei bagni della sua bella casa (Esistono in effetti dei bagni sotto la chiesa Santa Cecilia, ma gli archeologi affermano che si tratta dei bagni pubblici del quartiere. Si spiega male, per contro, la loro presenza nella dimora dei Valerii...). Non avendola uccisa il vapore caldo, il boia vuole tagliarle la testa, ma la sua mano trema ; egli deve riprendersi tre volte ed uccide finalmente la sua vittima agonizzante e che lo bagna col suo sangue... Fonte M.S.M.A. 11月22日 IL RE DELL'UNIVERSO
immagine dalla festa di: Cristo Re dell'universo
Dal Vangelo secondo Matteo ELUANA E NOI... PARLA L'ESPERTO Eluana alla mattina si sveglia, viene lavata, vestita, se è bel tempo viene messa su una carrozzina per fare un giro in giardino. Respira, urina, viene aiutata ad andare di corpo e a nutrirsi. Come tanti disabili, vecchi, infermi. E' vigile di giorno, la sera si addormenta. Dei pazienti nel suo stato si dice che sono vigili, ma non consapevoli della realtà che hanno intorno. Pare, però, che Eluana come tanti altri, in qualche modo colga la voce e la presenza di una persona particolare rispetto alle altre, con impercettibili segni di maggiore o minore rilassamento e tranquillità. Con moderne metodiche di indagine, poi, si è visto che anche nei pazienti in Stato Vegetativo possono rimanere attive aree di corteccia cerebrale che consentono loro di recepire anche discorsi complessi o di immaginare luoghi e situazioni in modo del tutto simile a volontari sani. Tutti i dati più recenti ci dicono che il livello di consapevolezza dei pazienti in Stato Vegetativo Persistente, anche se variabile, non è certo nullo. Un altro riscontro scientifico è che la diagnosi di "Permanenza" di questo stato è probabilistica (più passa il tempo dall'incidente, meno probabile un recupero), ma non mai di certezza.
Lei, forse, avrebbe detto una volta da ragazzina di non volere vivere così, ed aveva uno stile di vita spensierato ed attivo, come tutti o quasi i ragazzi di quell'età. Ma chi di noi, interrogato in piena salute fisica e mentale, risponderebbe di "desiderare" di vivere in Stato Vegetativo, o di avere un infarto o un tumore? Però, chi vede come giorno per giorno si "aggiustano" le esigenze dei malati sul proprio livello di autonomia e l'attaccamento alla vita che emerge nel corso delle lunghe malattie, sa quanto è aleatoria questa "volontà" da sani. Forse la sfida di accettare che lei "è" ora, qui, bella a suo modo, più che per lei stessa, è la dolorosa necessità per altri, rimasti legati all'idea di come era prima di ammalarsi, come se quello potesse essere il suo solo modo di esistere.
La mia reazione alla sentenza è stata di tristezza, di paura, e di rabbia allo stesso tempo. Penso a tutti i pazienti nelle condizioni di Eluana, ai pazienti oncologici inguaribili, alle persone dementi, agli anziani fragili, ai sofferenti psichici. E a tutti quei familiari che tenacemente, amorevolmente, fedelmente, attimo dopo attimo, giorno dopo giorno, anno dopo anno, li stanno assistendo. Oggi sono tutti un pochino più esposti, meno garantiti, meno "di valore" perché c'è chi li ha giudicati meno umani di quelli che stanno bene. Ma c'è anche chi continuerà a riconoscerli come l'espressione più alta, ancorchè misteriosa, di un'umanità degna di essere accudita da una responsabilità affezionata. Eluana è data alla nostra realtà di uomini come possibilità di verifica che dal dolore nasca un amore, un bene, una crescita di relazione umana; non un male, un astio, un'utopica autosufficienza. Anche vicino a noi ci sono esperienze di cura amorevole a pazienti in Stato Vegetativo persistente, come per esempio la "Casa di Accoglienza San Pietro" a San Pietro in Campiano. Entrando lì, si entra in un luogo di pacificata e attiva dedizione a questi pazienti. Fra l'altro, la Casa si trova proprio di fianco all'asilo, e ciò consente un bellissimo scambio fra gli ospiti e i bambini della scuola materna.
Purtroppo non vi sono elementi per credere che questa morte procurata per fame e per sete sarà indolore, come ha testimoniato anche un sacerdote presente alla morte di Terry Schiavo. E' molto più probabile che il destino che attende questa giovane donna sia quello di un progressivo processo di sofferente inedia e disidratazione. La situazione è talmente difficile e misteriosa che un prudente accudimento non avrebbe mai e poi mai potuto essere sostituito da un violento intervento attivo di interruzione di supporto vitale. Chi afferma con sicurezza che Eluana non sente nulla è vittima di una ideologia non confermata dai fatti. E comunque non si capisce perché chi afferma che Eluana non soffrirà sta già preparando tutti i farmaci per sedarla durante il processo: si dice una cosa, ma ci si prepara al suo contrario.
Mi atterrisce sia l'idea che Eluana venga fatta morire nel modo tribolato di cui abbiamo parlato, sia quella che qualcuno venga coinvolto per rendere farmacologicamente più tollerabile il processo di morte, divenendone in certo qual modo corresponsabile. Non si rimedia una situazione che depone per un arbitrio del più forte sul più debole. E' questa la società che volevamo, quella in cui vogliamo vivere e far vivere i nostri figli e i nostri vecchi? L'hospice e le cure palliative, comunque, sono fatti per la cura della vita fino all'ultimo istante. Si cerchino altrove i luoghi di morte, in hospice c'è affettuosa e premurosa assistenza.
Marco Maltoni Responsabile Associazione Medicina e Persona – Sede di Forlì Fonte Vocabolariodibioetica 11月21日 GIU' DAL PULPITO!Il cardinal Biffi riflette sulle storture di certe mode linguistiche che oggi affliggono anche le omelie:Prima di 'come' proporre le verità cristiane, preoccupiamoci 'che' siano davvero proposte. Teologhese, giù dal pulpito!
11月20日 PER ELUANANon ci stiamo. Ci sono fatti che non si possono ridurre ad una semplice contrapposizione tra chi ha fede e chi no. Non ci rassegniamo, dunque. Soprattutto non vogliamo rimanere spettatori passivi di tanta barbarie e proprio per questo riteniamo estremamente condivisibili le riflessioni espresse dalla Cei: “Si fa più urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il più ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volontà”. Una legge che sia tanto chiara quanto semplice. Una legge che oltre a vietare espressamente l’eutanasia, entri nel merito delle “dichiarazioni anticipate” chiarendo, in modo incontrovertibile, come la nutrizione artificiale sia un sostegno vitale e non una terapia medica (e quindi non può essere inclusa nelle “dichiarazioni anticipate”), e che tali “dichiarazioni” non devono essere vincolanti per il medico, ma solo indicazioni di cui tenere conto. In funzione di tali ragioni SamizdatOnLine aderisce alla “Petizione per la vita e la dignità dell'uomo” lanciata da: Movimento per la vita italiano, Scienza&vita, Forum delle associazioni familiari e dalle associazioni per la vita e la famiglia di quindici Paesi europei. INVITIAMO tutti gli uomini e donne di buona volontà a fare altrettanto: 20/11/2008 CONCITA HA STOFFA!![]() Lo dicevo io che Concita ha stoffa Mio caro Malacoda, sapevo che prima o poi Concita De Gregorio, la nuova direttrice dell'Unità, ci avrebbe dato soddisfazione, ma non osavo sperare tanto. Contavo sulla sua vena sentimental-reazionaria, ma neanch'io credevo che l'uso emozionale di categorie umanistico-cristiane potesse arrivare a un simile rovesciamento delle posizioni in campo. Le sue due colonne sull'Unità di lunedì 17 novembre (leggi l'articolo), sotto questo aspetto, sono esemplari. L'abilità è tutta nell'usare ogni argomento e il suo contrario a seconda della convenienza. Dopo aver sostenuto con prime pagine, interviste, articoli e fotografie la richiesta del signor Englaro per l'eutanasia di sua figlia, dopo averla trasformata in grido… «adesso su Eluana per favore facciamo silenzio». Dopo anni di campagne politiche e sociali contro la debolezza del pensiero cattolico che non sa lottare per la giustizia, soprattutto quella sociale, perché affetto dai sentimenti di compassione e di carità, ecco d'improvviso un attacco a «tutti coloro che inneggiano ai valori della compassione cattolica senza mostrare, di umanità, neanche l'ombra». Poi, poche righe dopo aver eccitato emozioni e sentimenti, una nuova giravolta: «Non possiamo arretrare davanti a chi abdica sistematicamente alla ragione per invocare miracoli» (il miracolo sarebbe quello del risveglio di Eluana, lasciato intendere come possibile da una fiction sull'uscita dal coma di un ragazzino, trasmessa su RaiUno). Il tempo di tornare freddamente razionali ed ecco rispuntare le lacrime dell'indignazione, perché «è un'indecenza accanirsi su una persona così addolorata, così tremendamente provata, così stanca e così sola». Nel pendolarismo tra ragione e sentimenti la nostra preziosa Concita non deve aver avuto il tempo di guardare i fatti e le sono sfuggiti i vari sondaggi che, con variazioni dal 52 all'83 per cento, schierano la maggioranza degli italiani a fianco del signor Englaro. Ma non stiamo a fare i precisini, rischieremmo di perderci il capolavoro finale: tutta questa battaglia, questo alternarsi di grida e silenzio, di sentimenti e di freddo diritto è fatto «in nome del padre. Suo padre, un padre, nostro padre, padre nostro». Non è meraviglioso, sottoscritto dalla direttrice del giornale delle battaglie per il divorzio contro l'oppressione del maschio sulla donna, del giornale della celebrazione della vittoria nel referendum sull'aborto contro la schiavitù cui maschi violenti obbligavano il corpo delle donne, del giornale di quella sinistra che dal '68 in poi teorizza la rivoluzione contro i padri padroni, oppressori, violenti, possessivi, responsabili di tutte le depressioni e i sensi di frustrazione giovanili? Non è stupendo, dopo quarant'anni di lavoro per cancellare la figura del padre (compresa la dichiarazione della sua inutilità se non ai fini della procreazione, almeno a quelli dell'educazione e della costituzione di una famiglia) vedere la prima pagina del giornale della sinistra italiana intitolata al "Padre nostro"? E il suo editoriale "In nome del padre"? Ti sarebbe mai venuta in mente una bestemmia migliore? C'è sempre da imparare.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche Da Tempi 11月19日 POESIA non la chiamano più regina. ![]() Lei lo è, anche se il trono è finito chissà dove, e la corte è dispersa. La voce è forse un poco arrochita. Ma quando si propaga nelle stanze, per i corridoi pericolanti e per le scale che da tempo quasi nessuno percorre, ridiventa la sua voce di ragazza, ritrova il suo tono, la nota. E la sua eco è sempre quella. Non c'è chi, anche tra coloro che stanno combattendo per un pezzo di stoffa o un cartone di riso, non la riconosca. E nel gesto, in certi lampi degli occhi, si vede ancora benissimo da dove viene la Signora. Io sto vicino ai gradini. Mi ubriaca la mente, la accende. Mi fa essere più ragionevole e più matto di libertà. Mi sbatte contro il muro. Mi lancia verso la grande aria del mare. E poi sosta. Lascia appesi col cuore alla luna. Sempre notte, sempre giorno. Non so cosa farci. E' lei, la poesia. "Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore rida la primavera…" Davide Rondoni CHE SGOMENTO, LA VITA DECISA NEI TRIBUNALI![]() I progressi della scienza ci portano ad affrontare problemi etici fino a pochi anni fa impensabili. Se avessi detto a mio nonno, nato nell'Ottocento e sopravvissuto a due guerre mondiali, che avrebbe potuto decidere, con l'aiuto di un atto notarile, in che modo morire penso onestamente che sarebbe inorridito. Come si fa a decidere prima una cosa di una gravità e di una complessità del genere? Certo, nessun essere umano sano di mente augura a se stesso e ai suoi cari di vivere in stato di incoscienza per anni o di dipendere dal funzionamento di una macchina. Ma una cosa è avere un timore, un'altra affrontare la realtà, quando si presenta. Se capitasse a me, ad esempio, magari in quel momento vedrò lo sguardo della persona che amo e capirò che voglio continuare a vederlo o forse proverò curiosità per questa nuova fase della mia vita che si sta aprendo, un po' come se visitassi una terra inesplorata. Oppure sarò sola, disperata, nessuno risponderà alla mia tristezza allora, certo, vorrò porre fine ai miei giorni. Ma come faccio a saperlo adesso, a decidere in un momento così lontano e così diverso? E se poi questa mia scelta autorizzasse qualcun altro a decidere per me? Contrariamente a quanto ci viene continuamente ripetuto, io penso che sappiamo ancora pochissimo sulla vita, su quello che c'è nella nostra mente, nel nostro corpo e che questo senso di ignoranza debba condurre al massimo timore, al massimo rispetto. Nessuno di noi sa cosa provi veramente Eluana, nella sua attuale condizione, come non sappiamo perché le sia successo questo incidente, che senso abbia nella sua vita e in quella dei suoi genitori né perché il suo corpo continui ad essere così straordinariamente vitale. Questa vicenda provoca in me un senso di dolorosa compassione. Compassione per la sofferenza dei genitori, per quanto abbia dovuto soffrire - e per quanto ancora avrà da soffrire - la loro figlia; compassione per le suore che, per tanti anni e con tanto amore, si sono prese cura di lei. Ma oltre alla compassione, provo anche un senso di gelo e di sgomento perché l'idea che un tribunale non penale possa decidere della vita di un essere umano è qualcosa che esula dalla mia visione del mondo. Sono profondamente contraria all'accanimento terapeutico, quando ci sono delle malattie devastanti e progressive, ma un tumore o una malattia metabolica sono ben diverse da uno stato vegetativo. Una delle cose che più mi sorprende, di questi nostri tempi, è la grande quantità di certezze che ci vengono proposte come verità assolute. L'uomo, ci viene ripetuto da più parti, ha una sola dimensione - quella razionale - e tramite questa razionalità è in grado di determinare ogni istante della sua vita in modo che l'imprevisto, quest'ospite scomodo e inquietante, scompaia definitivamente dall'orizzonte. La vita che ci preparano i devoti della razionalità è una vita di estrema tristezza, dominata dall'ansia e dalla paura, una vita segnata dal continuo ricorso ai tribunali per avere una qualche certezza di essere nel giusto. Una vita, insomma, in cui l'uomo non è che una cosa tra le cose. Se vado in un negozio, infatti, non compro certo un oggetto guasto o scaduto e, se per caso mi capita di farlo, lo porto indietro, chiedendo un rimborso. L'essere cosa tra le cose ci porta a chiedere la perfezione, a bandire dal nostro orizzonte l'imprevisto della malattia, del dolore, lo spettro della morte. Sgombrato infatti il campo dalla necessità di interrogarsi sul mistero che avvolge le cose - perché il mistero non esiste, in quanto non provabile scientificamente - non rimane che appellarsi alla legge degli uomini, invocare una sentenza che confermi la correttezza del nostro sentire. Il tribunale è diventato il cuore attorno a cui ruota la nostra civiltà. La vita è, alla fine, un'avventura amara e, siccome non abbiamo chiesto di venire al mondo e non ne capiamo il senso, abbiamo il diritto di essere risarciti fino alle più piccole contrarietà che ci capitano. 11月18日 AMANTI DEL BERE
Redattori del Corriere della Sera, basta con le calunnie e la disinformazione nei confronti dei cattolici! A pagina 25 trovo scritto che il Papa è astemio. Astemio andate a dirlo a Corrado Augias. Il Papa è un sacerdote e i sacerdoti, durante ogni messa, bevono. Siccome siete molto concentrati sui capolavori di Stella e Severgnini vi dev'essere sfuggito un libro intitolato "Vangelo": "Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue". Beveva Gesù, bevevano gli apostoli, ogni domenica bevono i chierici e anche i laici che partecipano alle messe, grazie a Dio sempre più numerose, in cui la comunione è data nelle due specie (per intinzione o direttamente dal calice). Anch'io bevo mentre scrivo questa preghiera… Cattolico astemio è una contraddizione in termini. Informatevi, aggiornatevi: il libro che vi ho segnalato è in tutte le librerie, costa pure poco, non avete scuse. 11月17日 VOGLIO VIVERE! Santa Madre Il mio cuore è silenzioso e tace. Arido è il mio spirito come un deserto. Il dolore mi percuote quale vento impetuoso. Il timore è seduto al mio fianco. La speranza ha ali intorpidite Ormai. Chiedi per me Chiedi per me che Egli venga. Quale dolcissimo Ospite. Come farmaco di salute. Come acqua per l’arida gola. Come vampa per membra gelate. Sì, Dolce Riposo alla stanchezza. Del vivere. Vieni. A invadere l’essere. Tu. Sterminato flagello Amoroso. Prendi il posto che è solo Tuo. Fammi vivere. Voglio vivere! 11月16日 LA LEGGE![]() Dice san Tommaso che "ogni legge posta dagli uomini ha ragione di legge in quanto deriva dalla legge naturale. Se invece è in contrasto con la legge naturale, allora non sarà legge bensì corruzione della legge". Perciò, sempre più spesso: credere, disobbedire, combattere. di Camillo Langone Il Foglio |
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