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日志


11月27日

Cosa insegna alla scienza il caso del risvegliato dal coma

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L’umiltà di tornare al capezzale di malati etichettati come persi
Ventitré anni fa, dopo un incidente, i medici gli avevano diagnosticato uno stato vegetativo persistente. Tre anni fa Rom Houben, belga, è stato esaminato da un neurologo di fama internazionale. Con le tecniche di risonanza magnetica funzionale il professor Laureys dell’Università di Liegi ha accertato che l’uomo aveva attività cerebrale: un caso particolare di "sindrome locked-in", è la diagnosi, lo stato di chi dopo un trauma è paralizzato e "chiuso dentro" di sé. Oggi Houben riesce a comunicare indicando le lettere su una tastiera, e può leggere. Racconta come un incubo i ventitré anni di silenzio. Quando per i medici la sua attività cerebrale era "estinta".

La storia non è un miracolo, né il caso di un uomo straordinariamente risvegliato dal limbo della incoscienza. È la storia di una diagnosi sbagliata. Ventitré anni fa non c’erano gli strumenti di oggi. Simili errori non erano impossibili. Secondo quanto afferma Laureys nel suo più recente lavoro scientifico, tuttora «il tasso di diagnosi errate di stato vegetativo rimane alto: i segnali che distinguono gli stati vegetativi dagli stati di minima coscienza non sono così netti».
Non così netti, come dal bianco al nero. Non così semplici, che non ci sia ancora da studiare.

La vicenda del ragazzo invecchiato in un silenzio da monade, e il suo esserne tornato, insegna qualcosa. Intanto, che ciò che vent’anni fa sembrava certezza scientifica oggi potrebbe essere superato da nuove tecniche, che leggono ciò che non si vedeva. Forse, tra cinquant’anni, si saprà ancora di più sul cervello umano. Che è macchina straordinariamente complessa; troppo, per definirla irreversibilmente con diagnosi che rapidamente invecchiano.

Il sommo della ragionevolezza di fronte a tanta complessità sarebbe forse l’ammettere di conoscere ancora poco. Non pretendere di sapere "tutto", né dare per scontato che ogni uomo immobile da anni in un letto sia perduto. Sapere almeno che occorre cercare ancora.

In fondo, questa storia prima che di scienza sofisticata è una storia di umiltà: l’umiltà di un medico di tornare al capezzale di un paziente assente da vent’anni, dato per spacciato. E di tentare ancora. Per venti giorni Laureys e i suoi assistenti hanno verificato semplicemente i riflessi oculari di Houben, ne hanno preso nota su un diario. Prima ancora delle macchine più sofisticate, la pazienza dei medici.

Ed è la storia questa, anche, della tenacia di una donna. La madre, che per ventitré anni è rimasta accanto a quel letto. Un tempo lunghissimo. Quanti avrebbero ceduto, quanti si sarebbero umanamente rassegnati. Magari invocando una fine. Quella donna no. Capace, davvero, di sperare contro ogni speranza. E quel figlio intanto, carcerato nel suo personale abisso. Lavato, imboccato, immobile. Eppure cosciente. Di una coscienza invisibile ai medici. Che crollavano il capo, certi del loro sapere: «È un vegetale».

Un errore di diagnosi, una sentenza incollata come un’etichetta, e mai più verificata. Possibile, quando dei medici sono troppo sicuri di aver capito tutto. Fosse un insegnamento per quanti hanno a che fare con i limbi di pazienti assenti. Se, di fronte al mistero della coscienza e dell’indecifrato "hardware" che ne è sede, si alzasse un dubbio: occorre essere umili, di fronte alla vita di un uomo. Di fronte a ciò che è molto grande, somma ragionevolezza l’ammettere di non sapere abbastanza.

(Intanto, quell’ex ragazzo quarantenne ora legge, e discorre con gli amici. Parrà incredibile ai cultori di una "dignità della vita" predefinita secondo rigorosi canoni, ma si dice "contento". Sfuggito a un incubo, ancora paralizzato, e – scandaloso – "contento". Semplicemente contento di essere vivo, e amato).

Marina Corradi - Avvenire
11月25日

E lo chiamano amore...

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Oggi voglio fare un post strano: “Famolo strano”, diceva la protagonista di un film di Verdone.

Quante se ne dicono e, di conseguenza, se ne sentono sui giornali e alla televisione… Argomento del giorno: il SESSO! Sembra che al mondo non vi sia argomento più allettante, più accattivante, più attraente. Maschio, femmina, omosex, trans-genter, viados, gay, lesbiche… Uomini che si vestono da donne – e fanno concorrenza – donne che imitano gli uomini – e sembrano anche meglio -. Mammasanta che confusione! E tutti che chiedono diritti: di essere riconosciuti, di apparire, di sembrare… Mi sto chiedendo: Ma davvero è così indispensabile il sesso? fare sesso? parlare di sesso? ostentare il sesso? Ma che palle! Non ne posso più! Dovunque mi giro vedo come un’ombra implacabile: il SESSO! Me lo ritrovo anche nel piatto, basta una zucchina lessa e due pomodori; se poi ci mettono anche il ciuffetto di prezzemolo…La pubblicità delle patatine? Eccoti Rocco Siffredi, che dicono la sa’…lunga. Aiuto! Affondo! Mi sento come risucchiata da mille buchi neri… da milioni di chiappe voraci… da sbavanti labbra tentacolari… Tutti, ma proprio tutti, sono invischiati da questo miele appiccicaticcio, da questa catarsi primordiale; retaggio dei nostri avi antropomorfi… E’ un istante, un istante d’infinito, un attimo di sperdutezza pagato a caro prezzo, e non si sa se il gioco vale la candela! La candela si spegne troppo in fretta, ci vuole un po’ di polverina bianca per tenerla alta, la fiammella – e qualcos’altro - , anche questa pagata a caro prezzo. Altrimenti perché il popolo bue paga le tasse? Si deve pur contribuire a mantenere lo status simbol di chi conduce il popolo. Sempre bue. Ne usciremo? Bha… la vedo nera, o nero, o… c’è molta fantasia dagli estetisti, se ne puo’ uscire di tutti i colori; i più ne escono “misti”!

Vi racconto un episodio realmente accaduto. Alcuni miei giovani amici hanno proposto di vedere insieme un film “erotico”, uno di Tinto Brass. Ho detto; ok, vediamolo. Venti ragazzuoli seduti dovunque; poltrone, sedie, tavolo, finestra, letto… anche per terra. Comincia il film: mi prende una voglia strana… un desiderio irrefrenabile… una tentazione irresistibile – mentre sullo schermo televisivo appare un culo da togliere il respiro - di… fumarmi una sigaretta, perche mi annoio a morte! Che devo fa’? L’immagine di un culo mi fa scompisciare… mi fa pensare allo sforzo, anche dei più “grandi” uomini, che si attua quando si soffre di stipsi. Dovevo uscirne alla grande, per non parer bacchettona! Ma davvero quel culo – per altro ben fatto – mi procurava un irrefrenabile accesso di risa. Mi sono fatta coraggio e ho annunciato: Raga’, è meglio il mio! Vado a fumarmi una sigaretta! E me ne sono andata in cucina. Dopo un po’, alla chetichella, se ne sono venuti tutti a “fumare una sigaretta”. Tinto Brass & company sono sfumati, poco a poco, come la scena finale di "Viale del tramonto" e nessuno s’è accorto o preoccupato che la cassetta girava a vuoto. Costo affitto cassetta sprecato! Chi ha orecchie per intendere…

E lo chiamano “amore”… Tutta un’altra roba!

11月24日

Islam...

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Il 29 ottobre 2009, nel presentare al Papa le sue credenziali come nuovo ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran, Ali Akbar Naseri ha cominciato il suo discorso citando il Corano (III, 64): «Nel nome di Dio, Clemente Misericordioso/Dì, Profeta: O Gente del Libro/volgetevi a una parola di verità/che è comune tra noi e voi/ di non adorare altri che Dio/e di non attribuire a Lui/socio alcuno». Traduzione: voi cattolici, che credete nella Trinità, siete nell’errore. Il papa, che è un signore, non ha riposto per le rime. Eh, hai voglia di dialogare, con quelli...
(da Rino Cammilleri)

Che ho da spartire con questi "signori"? L'umano. e basta! Ed è tanto. Il massimo.
Non adoro un "Libro", ma una Persona": Gesù Cristo. Figlio di Dio e Dio Egli stesso.
La S.S. Trinità è già "consociata", infatti è una Trinità. E noi con Lui.
Siamo una Comunione. Un Corpo. Unico.
O Felix Culpa, recita la Veglia Pasquale; o Felice Errore, recito io, che mi permette di seguire non Pagine morte ma un Uomo vivo!

11月23日

Vaccino si? Vaccino no?


Le multinazinali dei farmaci gongolano: vaccino si! Qualcuno fa girare nel web mail allarmistiche contro i rischi di morte del vaccino stesso: vaccino no! Quindi: vaccino si, o vaccino no, non abbiamo alcuna garanzia.
C'é una grande fragilità della cultura moderna di fronte a quel che accade. Il punto è che occorre stare con i piedi per terra e magari alle
indicazioni del Ministero della Salute . Smettiamola però di vivere nella paura ossessiva di tutto: la realtà va guardata nella totalità dei suoi aspetti.
SamizdatOnLine

PANDEMIA INFLUENZALE TRA STATISTICA E CLINICA
La pandemia influenzale. I dati ci assalgono, siamo diventati tutti esperti di statistiche, conosciamo cosa sono gli adiuvanti, la loro funzione, dove si producono i vaccini, e che cosa significa H1N1. Tante informazioni, ma poche spiegazioni sul loro significato. Allora, l’obiettivo diviene quello di identificare gli elementi che ci aiutino a ragionare e ad avvicinarsi, per quanto possibile, alla verita’. E, nella pandemia da virus influenzale, il bisogno di elementi chiari su cui impostare il nostro desiderio di conoscere e’ particolarmente pressante.
Vediamo quindi, a distanza di circa 5 mesi dalla dichiarazione di pandemia influenzale, cosa dicono i numeri italiani.
Numero di casi
Utilizzando il sistema epidemiologico dei medici sentinella (un sistema sperimentato e validato) le persone in Italia infettate da virus influenzale risultano essere nell’ordine dei 2 milioni. La gran parte di esse risulta infettata nelle ultime due settimane, e il loro numero e’ salito rapidamente. I sistemi di sorveglianza virologica, valutati nella settimana del 18 novembre, indicano che il 78% circa dei pazienti con sintomatologia di tipo influenzale, aveva effettivamente contratto il virus. Il restante 22% era infettato da altri patogeni. Il tasso di incidenza della sindrome influenzale e’ nell’ordine di 12 casi per mille assistiti; tale parametro e’ in aumento di settimana in settimana. La fascia di età più colpita e’ quella tra 0 e 14 anni, con particolare rilievo tra 5 e 14 anni (circa 42 casi per 1000 assistiti). Di contro, la fascia oltre i 65 anni e’ poco colpita (nell’ordine di circa 1,5 casi per 1000 assistiti).
Esiste quindi una differenza sostanziale, e rilevante, tra la penetrazione dell’influenza nei giovani e quella negli anziani. La morbilità totale e’ quindi alta, superiore a quella della gran parte delle epidemie influenzali degli anni scorsi.
Mortalità
La pandemia ha causato in Italia, ad oggi, 62 morti. Tutti tranne 3 erano portatori di altre patologie che, in qualche maniera, possono essere considerate concause di morte, o comunque fattori in grado favorire le complicanze e quindi di peggiorare la prognosi. Il tasso di mortalità attuale e’ dello 0,0041% dei malati. Tradotto in numeri reali, ciò significa 4,1 morti per 100.000 persone che hanno contratto l’influenza. Il tasso di mortalità dell’influenza stagionale e’
mediamente dello 0,2%, ossia 200 morti per 100.000 persone infettate. I numeri indicano pertanto un tasso di mortalità per ora basso, e comunque largamente al di sotto (50 volte circa) di quella dell’influenza stagionale, che ogni anno miete alcune migliaia di vittime (sconosciute e misconosciute), direttamente o, più spesso, indirettamente, per le complicazioni che l’accompagnano.
Morbilità grave
In termini di morbilità grave, nella settimana tra il 2 e l’8 novembre, il 12% circa di tutte le persone visitate al Pronto Soccorso degli Ospedali italiani, lamentava sintomatologia respiratoria. Il 17% di questo 12% (circa il 2% del totale) e’ stato poi ricoverato per accertamenti e/o per terapia. Ciò significa che il 2% circa di tutte le visite al Pronto Soccorso (per qualsiasi causa, respiratoria, cardiaca, traumatica, ecc), ha poi avuto bisogno di ricovero per problemi respiratori (quindi circa 1 su 50 visitati). Ovviamente in questo numero vanno incluse, oltre all’influenza, tutte le patologie
respiratorie, le broncopatie croniche-ostruttive, le polmoniti di qualsiasi origine, le insufficienze respiratorie croniche, eccetera. Le statistiche sanitarie generali nei periodi al di fuori della pandemia indicano, ad esempio nel Lazio, che il 10-15% del totale delle visite effettuate al Pronto Soccorso richiede successivamente il ricovero. E’ presumibile quindi che, in questo periodo, circa il 15-20% del totale dei ricoveri a seguito di visita al Pronto Soccorso sia da attribuire a patologie respiratorie, nel senso ampio della parola (sindrome influenzale in primis, ma anche enfisema,bronchiti croniche ostruttive, ecc).
Sindromi respiratorie gravi
Sempre dai dati del Ministero (le cui informazioni sono in effetti puntuali e precise), risulta che le Regioni hanno segnalato fino ad oggi 432 ricoveri in ospedale per complicanze da sindrome influenzale, di cui 216 hanno richiesto cure di alta specializzazione e assistenza respiratoria. Tale quota e’ pari allo 0,0142 per cento del totale stimato delle persone che hanno contratto la nuova influenza A. In altre parole, 14 persone su 100.000 che hanno contratto l’influenza in questo periodo hanno avuto bisogno di assistenza respiratoria specialistica.
Vaccinazione
In tutto ciò, il numero di persone vaccinate per l’influenza pandemia ha raggiunto le 170.000 unità. Tale numero e’ ancora basso. E’ peraltro possibile che le cifre aumentino rapidamente nei prossimi giorni, con la disponibilità piena del vaccino in tutti i Centri sul territorio preposti alla distribuzione del vaccino.
Valutazione dei dati
Cosa concludere da questi dati? Innanzitutto, che sono dati mobili, altamente dinamici, che possono cambiare rapidamente con i giorni e le settimane. Siamo di fronte al picco (o primo picco) della pandemia influenzale? Difficile dirlo. Negli Stati Uniti il numero di casi virologicamente confermati per virus influenzale e’ nell’ordine del 30%, molto più basso, in apparenza, del tasso di conferma in Italia e in Europa (78%, vedi sopra). Può questo significare che il picco e’ gia’ passato negli Stati Uniti (nella cui area, ricordiamo, la patologia ha avuto il suo inizio), e che e’ in corso o
comunque in arrivo in Europa e in Italia? Sarà possibile saperlo solo quando i dati epidemiologici e virologici ci mostreranno un calo dei casi, dopo il netto aumento che stiamo vedendo in questi ultimi giorni.
Un altro elemento da considerare, in una valutazione razionale, e’ che la mortalità si e’ mantenuta molto bassa, e che anche la morbilità grave non sembra essere un elemento che, al momento, faccia pensare ad un prossimo intasamento dei reparti di terapia intensiva e di rianimazione. La malattia, peraltro, e’ molto mutevole, e ciò che accadrà domani e’ difficilmente prevedibile. E’ interessante vedere come molti “esperti” si lancino in previsioni di morbilità e mortalità. I virologi sanno che il virus influenzale e’ poco prevedibile, e pertanto diviene importante essere preparati a
qualsiasi evenienza (cosa che in Italia e’ effettivamente avvenuta).
In questa storia così fluida, così necessaria di attenzione, di osservazione, di lettura analitica e sintetica di una realtà mutevole, l’unico elemento veramente stonato, su cui forse e’ necessario già impostare un giudizio, e’ l’eccesso di “attenzione”. In una società terrorizzata dalla morte e dal dolore, dove ciò che rappresenta un elemento di fatica viene accantonato, dove gli anziani rappresentano un peso, dove la nascita di un bambino rappresenta un’esperienza e non più un dono, dove il “benessere” rappresenta un elemento portante, quasi esistenziale, della vita, l’attenzione morbosa su questa pandemia rischia di diventare un’esorcizzazione del concetto stesso di malattia. La normalità della malattia, presente costantemente nella vita dell’uomo, dalla nascita alla morte, viene così ridotta ad evento mediatico, e, tramite i riti sociali, esorcizzata al fine di riprendere un percorso di “benessere” che aiuti a dimenticare le domande vere dell’uomo.
Editoriale a cura del Prof. Carlo Federico Perno
Ordinario di Virologia, Universita’ di Roma “Tor Vergata”
Primario, Virologia Molecolare, Policlinico “Tor Vergata”

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11月22日

Pedofobia!


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In questa giornata che celebra la carta dei diritti dei bambini, ci guardiamo intorno e vediamo un mondo che semplicemente i bambini non li sopporta. E’ un mondo pedofobico, altro che pedofilia! La pedofilia è un fatto da codice penale, ma la pedofobia è una coltellata al codice morale che abbiamo scritto dentro di noi.  E “pedofobi” siamo tutti noi, che non vogliamo figli se non quando siamo vecchi. Che vediamo i bambini come se non fossero bambini, ma piccoli giocattoli, passatempi. Prima che nascano li vediamo come intrusi, appena nati come bambolotti da mostrare agli amici, un po’ più grandi diventano dei giocattoli e cresciuti diventano coloro che devono realizzare i nostri sogni frustrati (volevamo fare i calciatori, ballerine…); infine quando sono ventenni non li vogliamo più far crescere perché se se ne vanno di casa ci sentiamo vecchi… e allora diventano i nostri bambacioni, degli elisir di eterna giovinezza. Siamo in una società in cui, vedi il caso inglese, il 6% dei ragazzini tra 11 e 17 anni si fa la lampada per abbronzarsi, in cui vige il modello della “gossip-girl” o delle bratz-barbie: tutti modelli scopiazzati dagli adulti che non sanno far altro che trasferire le loro frustrazioni sui ragazzi, che bevono, bevono, bevono quello che noi gli vomitiamo addosso: è la generazione che vive in riflesso, dicono i sociologi, dei desideri della generazione precedente, che credeva di poter cambiare  il mondo, non ce l’ha fatta e ora vive per accumulare e rimpiangere gli anni andati (avete presente tutti i revival di telefilm, attori , cantanti di quando eravamo ragazzi?), e trasferisce rimpianti e senso di impotenza ai ragazzi: quale giovane oggi ha minimamente in testa l’idea che non dico il mondo, ma almeno la sua scuola possa essere cambiata o migliorata? E’ la pedofobia. L’odio inconscio per una generazione di giovani da parte di una generazione di frustrati. Esagero? E allora come lo spiegate il richiamo dell’ONU a fare meno figli come rimedio magico al surriscaldamento globale? Non ci credete? Guardate qui. E come spiegate l’obbligo morale odierno al figlio unico, che in Cina è un obbligo di legge, ma qui  in occidente è un’imposizione non meno violenta e obbligatoria? Certo che è obbligatoria, perché altrimenti non si spiega perché le famiglie con più di due figli siano un’eccezione, che oltretutto viene guardata dagli altri con sussiego, con malizia o con derisione. E che non trova se non pochissimi supporti economici, in una società fatta (appartamenti, auto…) a misura di una famiglia a quattro-max cinque posti). E’ la pedofobia. E i bambini non fanno più i bambini: non sono più padroni della città (chi li vede più nelle strade?), non giocano, ma fanno sport con allenatori, oppure si ritrovano per feste in case e spazi controllati.  E non sono più nemmeno padroni della casa, in cui non possono toccare nulla, o quasi. Devono scimmiottare, per la televisione; e assorbire modelli consumistici, che chi fa TV pensa di alleviare dato che in un angolino dello schermo appiccica la scritta  cautelativa “messaggio pubblicitario”… per chi non sa leggere! E’ la pedofobia. Il figlio unico, perfetto, ottenuto dopo diagnosi prenatali che lo hanno fatto passare al setaccio del nostro egoismo, che lo ha sottoposto al primo esame della vita e che peserà per sempre perché, se non è stupido/a, saprà che è nato/a perché corrispondeva ai desideri dei genitori. Bambini che non si possono sporcare  e dunque fare esperienze orali, tattili, gustative; che non si possono permettere di sapere cosa è un fratello, un cugino, che non vedono più allevare i bambini più piccoli (le mamme non ne fanno più e ne parlano con spavento) e dunque non imparano ad allevarli quando toccherà a loro. Bambini chbe si ribellano, con le gravidanze adolescenziali, in un mondo che impone una sessualità commerciale precoce, ma che anche impone di non fare famiglia, e li obbliga a giocare prima con qualcosa che non conoscono e li disturba (il corpo all’adolescente sta come una mosca sul naso del gatto), poi a sfogarsi ma castrati moralmente perché tutto impone di fare sesso ma assolutamente non fare figli,. E le gravidanze adolescenziali, sono un segno di questa ribellione. Nessuno insegna più (con gli atti e non con le parole) cosa è una famiglia (il 50% ha famiglie disastrate) e l’unico insegnamento morale è “usate il preservativo” e “prendete pure la droga ma non guidate dopo”. Insomma, stiamo strappando le radici dei nostri figli, che si stanno preparando alla ribellione. Celebriamo allora i diritti dei bambini sentendoci davvero degli ipocriti, perché il diritto non è solo quello di avere una scuola dove andare, ma anche di avere una famiglia che non ti sveglia alle sette di mattina quando i tuoi ormoni ti terrebbero a letto nel mezzo del sonno REM e ti butta in un ambiente statalizzato (anche quando è una scuola libera) a imparare come essere buoni ingranaggi della società; che non ti lascia tra quattro mura scolastiche per oltre metà della giornata, quando ormoni e olfatto ti porterebbero a correre dietro agli uccellini o ad arrampicarti sugli alberi (uccellini e alberi sono offlimits): già: perché nessuno ripensa al fatto che la scuola dovrebbe essere al servizio del bambino  e non il contrario? Insomma, distruggiamo questa razza in estinzione: la fanciullezza e la sostituiamo con i nostri sogni infranti, la terrorizziamo con presunte epidemie che poi si smontano da sé, con visioni catastrofiste climatiche, col terrore del surriscaldamento globale d’estate e delle glaciazioni d’inverno. Un tempo non si parlava di pedofilia solo perché c’era un controllo sociale dei bambini: il ragazzino che andava in strada era conosciuto, e se un pazzo gli si avvicinava tutti sapevano dove era andato e con chi; oggi con l’idea che la libertà e non farsi  gli affari degli altri i bambini sono sempre più soli. E anche noi: ce ne pentiremo.


Grazie a Carlo Bellieni

11月20日

L'incontro tra estetica e fede

http://www.prolocobisceglie.it/wp-content/uploads/2008/09/cattedrale_interno.jpghttp://lucabagatin.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/12736/rosslyn-chapel05.jpg

Che cos’è la bellezza, che scrittori, poeti, musicisti, artisti contemplano e traducono nel loro linguaggio, se non il riflesso dello splendore del Verbo eterno fatto carne? Afferma sant’Agostino: “Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che camminano sulla terra, che volano nell'aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l’ha creata, se non la Bellezza Immutabile?” (Sermo CCXLI, 2: PL 38, 1134).

Riscoprire la via della bellezza come uno degli itinerari, forse il più attraente ed affascinante, per giungere ad incontrare ed amare Dio.

Leggi il resto...

11月17日

POPIELUSZKO. CENSURA COME KATYN?


POPIELUSZKO. E UN APPELLO [Libed.news]
Il film "POPIELUSZKO: non si può uccidere la speranza" del regista polacco Rafal Wieczynski è da far vedere ai giovani, perché possano imparare dalla storia e attingere a piene mani da un passato che in questo caso è denso di significato anche per il nostro presente.
Il film, in parte documentario, in parte tutto incentrato sulla figura del testimone, è teso ed estremamente drammatico. Bellissimo per come è girato ed è interpretato.
Il grande affresco corale descrive la vita di padre Jerzy, la sua formazione e soprattutto la sua implicazione con il sindacato libero Solidarnoœæ, quello fondato da Lech Walesa, di cui fu in pratica, su richiesta degli operai, il cappellano. La sua fama aumentò quando nella Polonia stretta nella morsa dello stato di guerra proclamato dal generale Jaruzelski, promosse le Messe per la Patria, celebrate una volta al mese a Varsavia, che attirarono migliaia di fedeli da tutto il Paese. Era considerato un maestro di vita da tanti studenti, intellettuali, operai, artisti e anche persone lontane dalla fede per il suo modo di vivere il cristianesimo: una totale dedizione al fatto cristiano vissuto come risposta all'uomo dentro le circostanze del presente.
Nel 1984, all'età di 37 anni, fu rapito da tre funzionari che lo torturarono e poi lo uccisero. Dopo alcuni giorni di ricerche, il suo corpo fu ritrovato in uno stagno della Polonia centrale. Oltre 500.000 persone parteciparono ai suoi funerali.
Papa Giovanni Paolo II lo definì un "autentico profeta dell'Europa, quella che afferma la vita attraverso la morte".
Che cosa s'impara dal film? Che cosa possono imparare i giovani?
Anzitutto che la storia recente dell'Europa ha un nodo rappresentato dalla nazione polacca e in essa dal ruolo giocato dalla Chiesa cattolica.
Fili provvidenziali imperscrutabili legano eventi storici recenti come l'elezione al soglio di Pietro di un Papa polacco, la nascita del movimento di Solidarnosc, l'estendersi del suo metodo pacifico di opposizione al regime comunista fino allo sfaldamento, nel 1989, dell'intero blocco comunista europeo orientale.
Si impara, ancora, a non sedersi sugli allori: la vita è un compito il cui nucleo si assapora trafficando ciò che si è ricevuto. Ciò per cui ci si consuma, il significato dell'esistenza, abbellisce e matura la persona anche nel dramma del sacrificio.
Il regista del lungometraggio, Rafal Wieczynski, non a caso ha spiegato che: "Il mio scopo era di testimoniare il suo destino". Ed il film su Polpieluszko rappresenta molto bene che il destino è un bene presente, per il quale il sacerdote dona tutto se stesso perché tutti noi possiamo ricevere, grazie alla testimonianza, la medesima certezza.
Il film è attualmente in visione in tre/quattro città in tutta Italia. Come al solito la cultura dominante preferisce addormentare le coscienze per renderle più prone alle mode e al sottile potere del nichilismo.
Facciamo un appello affinché il film sia richiesto, spiegato, approfondito. Anche da qui passa una responsabilità educativa.

PADRE POPIELUSZKO: ANCHE GRAZIE A LUI CADDE IL MURO - intervista a Renato Farina [Radioformigoni]

Grazie a SguardoLeale

Carissimi Greggio e Iacchetti...

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Esimi Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, portavoci di quell’Antonio Ricci che produce uno dei migliori tg dell’etere; vi seguo sempre con piacere, c’ho gusto e apprezzo molto le vostre lotte – condotte, per altro, con molta ironia – contro le palesi ingiustizie che quotidianamente vengono perpetrate contro la gente semplice, che non ragiona con la propria testa, che assorbe come una spugna tutto ciò che le viene ammannito dai potenti mezzi televisivi e giornalistici, che si crede importante se viene inquadrato, sia pure di… striscio, da una telecamera, che viene invitato a “salutare” i conduttori da un Militello qualsiasi. Fate e rifate, snidate falsi dentisti, maghi rattosi, guaritori visionari, televenditori truffaldini, e chi più ne ha più ne metta. Le bestie, con voi, stanno al sicuro; garantisti dei diritti animaleschi; se ammazzi un pollo per l’arrosto ti arrivano Mingo e Fabio, se presti cento euro a qualcuno ti arriva la Petix col bassotto, se ti incacchi coi vicini rumorosi ti invade Staffelli col tapiro, se passeggi nel parco e ti vedi dietro un uomo biancovestito, no, non è un fantasma; è Moreno Morello che t’insegue e tu non sai perché, ma ti metti a correre, e corri, corri… fino a che ti viene l’infarto. Mi piace come ridicolizzate i politici; tutti proni allo pseudo Vespa. Che si deve fa’ per avere il pubblico plauso…! Per risultare simpatici e alla mano. Solo Buttiglione resiste, imperterrito, come Cuccia buon’anima, e non scherza; no, non scherza. Lui. Questa sera avete sfottuto pure il Papa, che ha detto a quelli della Fao (la fame del mondo?) che bisognava evitare gli sprechi. Lo avete sfottuto per i suoi paramenti d’oro, per le sue scarpette rosse, per l’abbigliamento esageratamente ricco… Oh! Quanto siete stati populisti! Avete strappato qualche risata dal vostro pubblico addomesticato e niente di più. Anche i più ignoranti sanno che i “colori” e gli “ori” papali sono dei simboli; soltanto una bellezza anticipata. Signor Greggio, Lei è un uomo di gran cuore, sensibile, ironico, intelligente… non faccia l’attore addomesticato; si rifiuti di dire battute sciocche e scontate, mi creda, ne guadagnerà in rispettabilità e non perderà tanti poveri spettatori già eccessivamente vessati da altri programmi televisivi che deprimono più della Nazionale di Lippi!

11月16日

I nemici del Crocifisso

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La sentenza della Corte europea che impone di togliere i crocifissi dalle nostre aule scolastiche appare con tutta evidenza opera di qualcuno che è “nemico” di ciò che quel segno indica. È nemico del fatto storico che ne sta all’origine: un uomo che si è detto figlio di Dio e che i suoi contemporanei hanno ucciso nel modo più infamante, quello appunto della crocifissione.

È nemico di ciò che da quel fatto è stato generato: un fiume millenario di uomini che, dal mattino in cui il condannato crocifisso si è mostrato risorto, gli hanno dato la vita, trovando in lui la sorgente della speranza, la possibilità di una compagnia reale, il gusto di una costruttività a tutto campo. È nemico di tutti coloro che, pur non volendo credere alla risurrezione, trovano in quel segno un conforto per la loro dolente umanità.

I nemici: una buona parte dei salmi che da secoli i cristiani usano come trave portante della propria preghiera è dedicata proprio all’invocazione di essere liberati dai tanti nemici che affliggono la nostra esistenza. Nemici sono i potenti iniqui che sembrano farla sempre franca, mentre chi rispetta la legge paga in prima persona. Nemici sono quelli che coi loro eserciti devastano la propria terra. Nemici sono coloro che insultano, denigrano, tendono tranelli. Nemico è chi mostra un apparente volto benevolo, ma «uscito fuori sparla». E perfino «l’amico in cui confidavo» può rivelarsi un nemico.

Ma, come tutti i grandi maestri dello spirito hanno sempre sottolineato, questi nemici esterni hanno sempre - e questa è la cosa più temibile - un alleato nel nostro cuore, una quinta colonna nel nostro intimo. Così, mentre sento giustissimo protestare e difendersi dall’attacco dei nemici che vogliono toglierci i crocifissi, sento fondamentale capire dove in me essi trovano una connivenza. Da quali pareti della mia vita, da quali momenti della mia giornata io vorrei togliere il crocifisso?

Lo vorrei togliere dalla parete scintillante e multicolore dei rapporti che gratificano, dei successi lavorativi, delle piccole e grandi soddisfazioni acquisite in autonomia e in forza delle mie risorse. Lì il crocifisso mi ricorda realisticamente e drammaticamente che gratificazioni, successi e soddisfazioni non sono la salvezza che cerco; che quella salvezza è stata per me conquistata da un sacrificio, da una dimenticanza di sé, da una donazione e non da un accaparramento.

Lo vorrei togliere dalla parete scura e screpolata della contraddizione negli affetti, della stanchezza che snerva, della tristezza che assale improvvisa. Lo vorrei togliere per quella strana malattia originale per cui l’uomo tende a piegarsi su di sé, abbeverandosi delle proprie lacrime. Proprio lì, invece, il crocifisso mi ricorda che ogni tipo di male e di dolore, ogni anticipo della morte, non è condanna a una solitudine definitiva.

L’uomo inchiodato sul legno della «crux fidelis» ha già preso sulle sue spalle, salvandola, ogni mia contraddizione. Dice un inno monastico: «Con te siamo saliti sulla croce»: non siamo soli nel dolore. Perciò possiamo chiedere: «Fa’ che la nostra morte sia assorbita dalla luce gloriosa della Pasqua».

Pigi Colognesi - Il Sussidiario

11月12日

Una presenza irriducibile

Il crocifisso di Michelangelo.
12/11/2009 - Il volantino di Comunione e Liberazione a proposito della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sui crocifissi (anche in formato pdf)

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo contro i crocifissi nelle aule scolastiche ha suscitato una vasta eco di proteste: giustamente quasi tutti gli italiani - l’84% secondo un sondaggio del Corriere della Sera - si sono scandalizzati della decisione.

«E voi chi dite che io sia?». Questa domanda di Gesù ai discepoli ci raggiunge dal passato e ci sfida ora.
Quel Cristo sul crocifisso non è un cimelio della pietà popolare per il quale si può nutrire, al massimo, un devoto ricordo.
Non è neppure un generico simbolo della nostra tradizione sociale e culturale.
Cristo è un uomo vivo, che ha portato nel mondo un giudizio, una esperienza nuova, che c’entra con tutto: con lo studio e il lavoro, con gli affetti e i desideri, con la vita e la morte. Un’esperienza di umanità compiuta.
I crocifissi si possono togliere, ma non si può togliere dalla realtà un uomo vivo. Tranne che lo ammazzino, come è accaduto: ma allora è più vivo di prima!

Si illudono coloro che vogliono togliere i crocifissi, se pensano di contribuire così a cancellare dallo “spazio pubblico” il cristianesimo come esperienza e giudizio: se è in loro potere - ma è ancora tutto da verificare e noi confidiamo che siano smentiti - abolire i crocifissi, non è nelle loro mani togliere dei cristiani vivi dal reale.
Ma c’è un inconveniente: che noi cristiani possiamo non essere noi stessi, dimenticando che cos’è il cristianesimo; allora difendere il crocifisso sarebbe una battaglia persa, perché quell’uomo non direbbe più nulla alla nostra vita.

La sentenza europea è una sfida per la nostra fede. Per questo non possiamo tornare con tranquillità alle cose solite, dopo avere protestato scandalizzati, evitando la questione fondamentale: crocifisso sì, crocifisso no, dov’è l’avvenimento di Cristo oggi? O, detto con le parole di Dostoevskij: «Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?».

Comunione e Liberazione

 

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Grazie a Tracce

11月7日

Caro Chesterton...

http://www.traveladventures.org/continents/europe/images/hillofcrosses03.jpg


Caro Chesterton,

sul video della televisione italiana è apparso nei passati mesi Padre Brown, imprevedibile prete-poliziotto, creatura tipicamente tua. Peccato che non siano apparsi il professor Lucifero e il monaco Michele. Li avrei visti volentieri, come tu li hai descritti ne «La sfera e la croce», viaggianti in aeroplano, seduti l’uno accanto all’altro, Quaresima accanto a Carnevale.

Quando l’aereo è sopra la cattedrale di Londra, il professore scaglia una bestemmia all’indirizzo della Croce.

– Sto pensando se questa bestemmia ti giovi – gli dice il monaco. – Senti questa storia: io ho conosciuto un uomo come te; anche lui odiava il crocifisso; lo bandì da casa sua, dal collo della sua donna, perfino dai quadri; diceva che era brutto, simbolo di barbarie, contrario alla gioia e alla vita. Diventò più furioso ancora: un giorno s’arrampicò sul campanile di una chiesa, ne strappò la croce e la scagliò dall’alto.

Andò a finire che questo odio si trasformò in delirio prima e poi in furiosa pazzia. Una sera d’estate s’era fermato, fumando la pipa, davanti ad una lunghissima palizzata; non brillava una luce, non si muoveva una foglia, ma egli credette di vedere la lunga palizzata tramutata in un esercito di croci, legate l’una all’altra su per la collina, giù per la valle. Allora, roteando il bastone, mosse contro la palizzata, come contro una schiera di nemici; per quanto era lunga la strada, strappò, spezzò, sradicò tutti i pali che incontrava. Odiava la croce ed ogni palo era per lui una croce. Arrivato a casa, continuò a veder croci dappertutto, pestò i mobili, appiccò il fuoco e l’indomani lo trovarono cadavere nel fiume.

A questo punto, il professore Lucifero guarda il vecchio monaco mordersi le labbra e dice: «Questa storia te la sei inventata!». «Sì, risponde Michele, l’ho inventata adesso; ma essa esprime bene quello che state facendo tu ed i tuoi amici increduli. Voi cominciate con lo spezzare la croce e finite col distruggere il mondo abitabile».
(Dalle Lettere di Albino Luciani)

Per leggere il resto:

http://www.guidocopes.it/frammenti/luciani.html

11月4日

C'è chi dice "No"

 

No Cross No Party
http://ciccio2000.altervista.org/images/croce.jpghttp://www.flycommunications.it/wp-content/uploads/2009/03/ist2_6260154-toga-party.jpg

Il vuoto spaventoso

Mi fa pochi problemi che non ci siano crocefissi sulle pareti di un'aula; mi fa invece molto problema che ci sia qualcuno che mi impedisca di metterli.

Di fatto quel qualcuno non mi sta dicendo che, per pluralismo, non ci devono essere simboli religiosi sulle pareti; mi sta dicendo che ce ne deve essere uno solo. il Grande Nulla, adorato da quanti si oppongono al bene in ogni sua forma.

Diffidate di chi odia il volto delle cose, il vostro volto. Una volta rimossa di una persona la storia, i simboli, ogni apparenza che non sia il grigio nulla, non resterà che uno spazio vuoto a forma di uomo. E si sa, il vuoto è destinato ad essere riempito.
Berlicche socio di SamizdatOnLine

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11月3日

Edopo il crocifisso...?

A Strasburgo la Corte Europea dei Diritti dell'uomo alla fine ha sentenziato: la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del "diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni".
La sentenza fa seguito ad un ricorso presentato da una donna italiana in causa dal 2002.
Radioformigoni

LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO:

«L'insegnamento dell'italiano» nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di cultura degli alunni». Così la Corte Europea dei diritti dell'uomo nell'ultima sentenza. L'Italia ha ora tre mesi di tempo per adeguarsi.

Questo pronunciamento arriva dopo la sentenza sul crocefisso nelle aule, sul divieto di cartine geografiche sui muri delle stesse "che potrebbero offendere profondamente le sensibilità degli alunni di diversa nazionalità", sulla proibizione di mostrare "opere cosiddette artistiche che urtano la fede o la mancanza della tale" (escluso dall'insegnamento ogni dipinto di soggetto religioso), il discusso comma sulla "non specificazione di genere" che ha bandito ogni riferimento al sesso delle persone in qualsiasi contesto storico o geografico, l'atto sulla "difformità storica" che proibisce l'insegnamento di una specifica circostanza che non sia "approvata in via preventiva come antirazzista, non eurocentrica e non in conflitto con qualsivoglia impostazione culturale", e il comma sull'educazione civica vista come "non vincolante e oppressiva per gli appartenenti a diversa cultura".

In conformità a queste direttive i bambini rigorosamente anonimi e in grembiulini unisex grigi - per via della discriminazione e della privacy - in mancanza di altre materie di studio possibili venivano istruiti solo in matematica e, fino ad oggi, in italiano.
Molti commentatori pensano che, poichè l'italiano è bandito, l'unica possibilità rimasta sia l'apprendimento della matematica tramite video dei teletubbies.
Una persona che potrebbe essere un funzionario del ministero della pubblica Istruzione - il burqa ha reso impossibile verificarne l'identità - ha riferito che si starebbero valutando strade alternative, come far dichiarare gli italiani minoranza protetta e quindi sfruttare gli appositi canali comunitari per insegnarlo almeno come lingua straniera. In fondo, precisa la presunta fonte ministeriale, vista la crisi delle nascite e l'obbligo comunitario della presenza di distributori di droghe, profilattici e pillole abortive fin nella scuola materna, il problema entro qualche anno si risolverà da solo.

Berlicche socio di  SamizdatOnLine

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11月1日

Il bel Di' che compie Omne Festo!


http://www.bologna.chiesacattolica.it/12porte/puntate/2007/2007_10_25/14.jpg

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

Beati voi... una promessa di felicità! Auguri a tutti!