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12月31日
 Questa
sera vogliamo porre nelle mani della celeste Madre di Dio il nostro
corale inno di ringraziamento al Signore per i benefici che lungo i
passati dodici mesi ci ha ampiamente concessi. Il primo sentimento, che
nasce spontaneo nel cuore questa sera, è proprio di lode e
di azione di grazie a Colui che ci fa dono del tempo, preziosa
opportunità per compiere il bene; uniamo la richiesta di perdono per
non averlo forse sempre utilmente impiegato. Poi,
Benedetto XVI si sofferma sulla vicinanza di Dio all’uomo, sul “Verbo
eterno del Padre”, venuto al mondo “per restare con noi, per essere il
nostro insostituibile sostegno, specialmente nelle inevitabili
difficoltà di ogni giorno”. Una vicinanza, aggiunge il Papa, che i
cristiani devono diffondere nel mondo: La
presenza di Cristo è un dono che dobbiamo saper condividere con tutti.
(…) L’incontro con Cristo (…) rinnova l’esistenza personale e ci aiuta
a contribuire alla costruzione di una società giusta e fraterna. Ecco
allora che, come credenti, si può dare un grande contributo anche per
superare l’attuale emergenza educativa. Quanto mai utile è allora che
cresca la sinergia fra le famiglie, la scuola e le parrocchie per una
evangelizzazione profonda e per una coraggiosa promozione umana, capaci
di comunicare a quanti più è possibile la ricchezza che scaturisce
dall’incontro con Cristo. Viviamo tempi “segnati
da incertezza e preoccupazione per l’avvenire”, continua il Santo
Padre, tempi in cui “è necessario sperimentare la viva presenza di
Cristo”, aiutati da “Maria, Stella della speranza, che a Lui ci
conduce”. Lei che, “con il suo materno amore, può guidare a Gesù
specialmente i giovani”: Cari giovani,
responsabili del futuro di questa nostra città, non abbiate paura del
compito apostolico che il Signore vi affida, non esitate a scegliere
uno stile di vita che non segua la mentalità edonistica corrente. Lo
Spirito Santo vi assicura la forza necessaria per testimoniare la gioia
della fede e la bellezza di essere cristiani. Le crescenti necessità
dell’evangelizzazione richiedono numerosi operai nella vigna del
Signore: non esitate a rispondergli prontamente se Egli vi chiama. Quindi,
da Roma lo sguardo del Papa si allarga ed il suo pensiero va al periodo
critico che stanno attraversando tutti i Paesi del mondo: Cari
fratelli e sorelle, quest’anno si chiude con la consapevolezza di una
crescente crisi sociale ed economica, che ormai interessa il mondo
intero; una crisi che chiede a tutti più sobrietà e solidarietà per
venire in aiuto specialmente delle persone e delle famiglie in più
serie difficoltà. La comunità cristiana si sta già impegnando e so che
la Caritas diocesana e le altre organizzazioni benefiche fanno il
possibile, ma è necessaria la collaborazione di tutti, perché nessuno
può pensare di costruire da solo la propria felicità. Ma “anche
se all’orizzonte vanno disegnandosi non poche ombre sul nostro futuro”,
conclude Benedetto XVI, “non dobbiamo avere paura”, perché “la nostra
grande speranza di credenti è la vita eterna nella comunione di Cristo
e di tutta la famiglia di Dio”. Una speranza che ci dà la forza di
“affrontare e superare tutte le difficoltà del mondo”.
12月28日
 Quando
venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè,
portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è
scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al
Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani
colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era
un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava
il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva
preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il
Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e
mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge,
lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora
lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti
a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo
Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose
che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua
madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele,
segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori.
E anche a te una spada trafiggerà l'anima». C'era anche una profetessa,
Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in
età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza,
era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si
allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e
preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio
e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di
Gerusalemme. Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore,
fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino
cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era
sopra di lui. Dal Vangelo di Luca
12月24日
"Un Bambino è nato per noi, un Figlio ci è stato donato." Un Felice Natale a tutti!
12月23日  Caro Direttore,
sono stato colpito dalle letture che la Liturgia ambrosiana proponeva
il lunedì della terza settimana di Avvento. Come devono essere rimasti
sconcertati i membri dell'antico popolo di Israele davanti alle parole
del profeta Geremia: «Divorerà le tue messi e il tuo pane; divorerà i
tuoi figli e le tue figlie; divorerà i greggi e gli armenti;
distruggerà le città fortificate nelle quali riponevi la fiducia» (Ger
5,17). Annunciava loro che un'altra nazione stava per sconfiggere il
regno su cui avevano riposto fiducia. «Allora, se diranno: "Perché il
Signore nostro Dio ci fa tutte queste cose?", tu risponderai: "Come voi
avete abbandonato il Signore e avete servito divinità straniere nel
vostro paese, così servirete gli stranieri in un paese non vostro"» (Ger 5,19).
È come se questo fosse detto per noi; oggi vediamo segnali che
preoccupano tutti, come se quello che ha sostenuto la nostra storia non
potesse resistere all'urto dei tempi: un giorno sono l'economia, la
finanza e il lavoro, un altro la politica e la giustizia, un altro
ancora la famiglia, l'inizio della vita e la sua fine naturale. E così,
come l'antico Israele di fronte a una situazione preoccupante, anche
noi ci domandiamo: «Perché accade tutto questo?». Perché anche noi
siamo stati talmente presuntuosi da pensare di cavarcela dopo avere
tagliato la radice che sosteneva l'edificio della nostra civiltà. Negli
ultimi secoli, infatti, la nostra cultura ha pensato di poter costruire
il futuro da sé, abbandonando Dio. Ora vediamo dove ci sta portando
questa pretesa. Davanti a tutto questo che
ci siamo procurati, il Signore che cosa fa? Ce lo indica il profeta
Zaccaria, parlando al suo popolo Israele: «Ecco, io manderò»,
attenzione al nome, «il mio servo Germoglio» (Zc 3,8). È come se
davanti alla crisi di un mondo, il nostro - i profeti userebbero per
descriverla un'immagine a loro molto cara, quella del tronco secco -,
spuntasse un segno di speranza. Tutta l'enormità del tronco secco non
può evitare che in mezzo al popolo, umile e fragile, spunti un
germoglio, nel quale è riposta la speranza del futuro. Ma
c'è un inconveniente: anche noi, quando vediamo apparire questo
germoglio - come coloro che erano davanti a quel bambino a Nazareth -,
possiamo dire scandalizzati: «È mai possibile che una cosa così
effimera possa essere la risposta alla nostra attesa di liberazione?».
Da una realtà così piccola come la fede in Gesù può venire la salvezza?
Ci pare impossibile che tutta la nostra speranza possa poggiare sulla
appartenenza a questo fragile segno, ed è motivo di scandalo la
promessa che solo a partire da esso si possa ricostruire tutto. Eppure
uomini come san Benedetto e san Francesco hanno fatto proprio così:
cominciarono a vivere appartenendo a quel germoglio che si era
inoltrato nel tempo e nello spazio, la Chiesa. E sono diventati
protagonisti di popolo e di storia. Benedetto non affrontò da
arrabbiato la fine dell'impero, non protestò perché il mondo non era
cristiano, né si lamentò perché tutto crollava, accusando l'immoralità
dei suoi contemporanei. Piuttosto testimoniò alla gente del suo tempo
una compiutezza del vivere, una soddisfazione e una pienezza che
divenne attraente per tanti. E fu l'albore di un mondo nuovo, piccolo
quanto si vuole - quasi un niente paragonato al tutto, un tutto che pur
franava da ogni parte -, ma reale. Quel nuovo inizio fu talmente
concreto che l'opera di Benedetto e di Francesco è durata nei secoli e
ha trasformato l'Europa, umanizzandola. «Egli
si è mostrato. Egli personalmente», ha detto Benedetto XVI parlando del
Dio-con-noi. E don Giussani: «Quell'uomo di duemila anni fa si cela,
diventa presente, sotto la tenda, sotto l'aspetto di un'umanità
diversa», in un segno reale che desta il presentimento di quella vita
che tutti attendiamo per non soccombere al nostro male e ai segnali del
nulla che avanza. È la speranza che ci annuncia il Natale, per cui
gridiamo: «Vieni, Signore Gesù!». Grazie. di Julián Carrón la Repubblica, 23.12.2008 12月22日
di Massimo Camisasca  Durante
alcune serate lasciate libere dagli impegni, sto rivedendo le opere
teatrali di Pirandello, attraverso dei DVD offerti da qualche giornale.
Pirandello ha descritto in anticipo la crisi dell'uomo europeo del
Novecento, e lo ha fatto attraverso il racconto della fine della
famiglia borghese, dopo la quale, secondo lui, l'istituto familiare non
si è più ripreso. Questa relazione così stretta che il
commediografo ha stabilito fra le difficoltà dell'uomo e le difficoltà
della famiglia, mi ha fatto riflettere. Tali problemi riappaiono
continuamente nei dialoghi che ho quasi quotidianamente con le persone
che vengono a parlarmi, che vengono a chiedermi aiuto, a consigliarsi
con me. Se è vero il convincimento di Pirandello che la valle oscura
attraverso cui passano le famiglie deriva dall'annebbiarsi della
coscienza che l'uomo ha di se stesso, le strade attraverso cui
ripartire non sono diverse da quelle che possono aiutare la rinascita
dell'identità personale. L'uomo è un essere bisognoso, ha bisogno
degli altri per vivere, per prendere coscienza di se stesso, della
propria identità culturale, sessuale, morale. I primi "altri" sono i
genitori. Poi vengono gli amici e i maestri. è vero che un genitore può
essere strappato lontano dalla morte, è vero che una famiglia può
spezzarsi per gravi ragioni. Non si tratta di giudicare. Si tratta
invece di indicare un ideale concreto, che renda la vita più facile.
Avere dei genitori che si amano stabilmente, anche attraverso delle
tensioni, difficoltà, prove, è un bene auspicabile per qualunque
bambino. Poi ciascuno farà quel che potrà, ma io non posso smettere di
indicare ciò che vorrei per tutti, ciò che è stato preparato da Dio per
ciascuno. La divisione fra i genitori deve essere sempre una ragione
estrema, molto ponderata, di fronte al bene dell'educazione dei figli.
Perché questo mio auspicio non sia visto come una formula magica, o un
desiderio astratto, voglio indicare alcuni sostegni a esso. Ci vogliono
degli amici, che sappiano consigliare e sostenere; degli aiuti
economici per l'educazione dei figli, perché i genitori non siano
soffocati dal lavoro nei momenti in cui devono stare più vicini ai loro
bambini; occorrono scuole che possano coadiuvare l'opera educativa dei
genitori. Anche noi sacerdoti dobbiamo considerare l'aiuto alle
famiglie come una delle responsabilità primarie del nostro ministero.
Ma soprattutto occorre confidare in Dio, chiedere il suo aiuto, tornare
a pregare in casa, anche soltanto alcuni minuti al giorno, prima di
mangiare o prima di dormire, o al mattino presto prima di lasciare la
casa. Le preghiere semplici che conosciamo tutti, l'Ave Maria, il Padre
Nostro, l'Angelus. Dobbiamo, con coraggio, confidare a Dio le nostre
difficoltà, e chiedere il suo aiuto. Oggi siamo sepolti da una
valanga di informazioni: la fecondità e la sessualità sono state
separate, il genere maschile e quello femminile sembrano non contare
più… «Dobbiamo slegarci da ogni rapporto con ciò che è predeterminato:
scegliamo noi se essere maschi o femmine, se avere o no un rapporto
stabile con un uomo o una donna, se avere o no dei figli, e quali figli
avere…». Assieme a ciò che di negativo vediamo nel nostro tempo,
non possiamo negare i passi in avanti che sono stati compiuti: l'aiuto
alla famiglia e alla maternità che viene dalle politiche sociali, le
ricerche mediche sulle malattie del feto, le analisi sulle ragioni
dell'infecondità, ecc. Ma tutto questo non deve farci dimenticare che
la nostra felicità è legata all'accoglienza di dati oggettivi che ci
precedono e che rendono possibile la nostra crescita: l'identità
sessuale la riceviamo, così come l'innamoramento è un fatto gratuito,
ed è un fatto gratuito, un dono, il figlio. Se si scardina questa
struttura essenziale della vita, non si cammina verso un bene più
grande, ma verso una confusione che rende tutti più infelici. Il
Natale ci riporta la Santa Famiglia di Nazareth. Proprio la sua
normalità ha custodito la sua eccezionalità. La sua normalità è stata
la fedeltà reciproca fra Maria e Giuseppe che si sono amati veramente e
assieme hanno portato la straordinarietà di un figlio, un bambino come
tutti gli altri, che pure era nato per opera di Dio senza intervento
del padre terreno, e che era Dio stesso fatto uomo. Quale apertura
continua alla diversità, quale animo grande e confidente ha modulato
quella Presenza! Chiedo a Dio che sia così anche per ogni famiglia dei
miei lettori. Nella
foto: in prima pagina, mosaico di Marko Rupnik: Natività, cappella
delle suore adoratrici, Lenno, Como. L'immagine è tratta da un
calendario disponibile sul sito www.lipaonline.org. (da "Fraternità e Missione", dicembre 2008.)
12月21日
 di Pierluigi Battista Ipotesi:
un mondo laico (e inaridito?) senza crocefissi e crocirosse. Senza
natali nè ospedali. E privo di bestemmie, per non offendere certe
dignità. La rimozione dei crocifissi dalle pareti delle
scuole e degli ospedali ha dato vita a una ammirevole opera di
bonificazione di tutti quei simboli della prepotenza cristo-occidentale
che avrebbero potuto offendere crudelmente la sensibilità delle sue
molteplici vittime. Sono stati accolti con gioia e speranza i tecnici
che hanno scalpellato dall'esterno dell'ateneo milanese la sfrontata
scritta: Università Cattolica del Sacro Cuore. Entusiasmo per la
cancellazione in tutta Italia di ogni riferimento a quel Sacro Cuore
che rischia, con la sua cruenta spudoratezza, di intimorire bambini e
cardiopatici con sane tendenze ateistiche. I pittori che hanno dato una
mano di bianco su quel simbolo arrogante della Croce Rossa che un tempo
deturpava le fiancate delle nostre ambulanze hanno visto la loro laica
opera accompagnata dalla commossa partecipazione della popolazione
cristo-perseguitata. Le mamme hanno accompagnato con trepidazione i
loro figli all'ospedale finalmente liberato dalla provocatoria scritta
Bambin Gesù così offensiva per la sensibilità multiculturale.
Squadre di volenterosi addetti alla tolleranza si sono sparpagliate in
tutta Italia per liberare ogni ospedale, ogni sportello bancario, ogni
ambulatorio dalla deplorevole dicitura Santo Spirito che avrebbe
costretto il popolo pluri-culturale ad accettare la protervia di una
imposizione così sorda ai progetti di inclusione. L'ospedale
Fatebenefratelli non è stato ribattezzato (pardon, rinominato)
Fatemalesorelle come era stato previsto da Marcello Veneziani su
Libero, bensì ospedale Nazioni Unite. I manuali di storia sono
stati ripuliti di ogni riferimento alla datazione in auge nella
dittatura cristiana: via ogni avanti Cristo e dopo Cristo. Nei bar i
volontari della tolleranza, riconoscibili per una fascia la braccio con
i colori dell'arcobaleno, impongono la nuova disciplina lessicale: non
verranno più sopportate espressioni sfacciatamente clericali come "oh,
Madonna mia", "Gesù, che è accaduto", "santa pazienza", "è stato un
calvario", "povero cristiano, che gli hanno fatto", "Parigi val bene una messa", "morto un papa se ne fa un altro". Ogni bestemmia viene bandita, per non offendere la dignità del porco.
Il 25 dicembre viene celebrato come festa laica e democratica, con
relativo divieto di presepi e alberi un tempo chiamati, perdonate la
cruda franchezza, "di Natale". In una ex domenica (troppo esplicito il
riferimento all'antistorico Dominus) della primavera le scuole
celebreranno feste laiche, previa cancellazione di ogni allusione alla,
perdonate ancora la cruda franchezza, Pasqua. Particolare euforia
ha provocato la demolizione e, dove non è stato possibile, la copertura
di campanili e facciate di quelle che un tempo venivano definite,
perdonate la cruda franchezza, chiese e che tanto deturpavano il nostro
paesaggio multiculturale. Piazze e vie, viali e corsi sono stati
liberati da riferimenti oramai obsoleti. Grande gioia per la
liberazione di una piazza romana dedicata ai Santi Apostoli. Non
sono stati ancora svuotati i cassetti dai privati dai crocifissi, ma
presto verrà attuata una radicale purificazione nelle singole case. Non
si può pretendere che tutto venga realizzato, perdonate la cruda
franchezza, in un amen. © Copyright Corriere Magazine, 4 dicembre 2008 Dal Papa Ratzonger Blog
12月19日
APPELLO PER LA VITA
r Sacconi, un ministro coraggioso Ci
vuole del sano coraggio, in tempi bui come questo, nel prendere
posizioni controcorrente ..! E di tali ministri ha bisogno il popolo
italiano. Appezziamo la direttiva di carattere generale del ministro Sacconi - che ha risvolti anche sulla triste vicenda di Eluana Englaro
- ed è un atto di indirizzo per garantire una uniformità di
comportamento sul territorio nazionale. Si rivolge alle strutture
sanitarie, nel pieno esercizio di una competenza che il ministro ha e
giustamente esercita. Anche il sottosegretario Roccella ha sottolineato fortemente la connotazione di politica sociale del provvedimento:"Si
tratta dell’idea che la vita di Eluana e delle persone che vivono nella
sua stessa condizione sia una vita di “serie B”, e quindi non degna di
essere vissuta. Ma questo è un concetto umanamente e socialmente
inaccettabile". Condividiamo questo
giudizio, e ci sentiamo totalmene a fianco di tutte le persone
responsabili, politici, giornalisti o uomini comuni, che non abbiano
timore nel chiamare le cose con il proprio nome ed agiscano di
conseguenza; qualcuno sta cercando, consapevolmente o meno (!?) di
strumentalizzare la vita di Eluana Englaro per porre in essere l'eutanasia. Sosteniamo con forza l'operato del ministro Sacconi, chiedendo a tutti di far sentire la propria voce in merito. SamizdatOnLine Manda una mail copiando il testo sopraindicato, o scrivendone uno personale, ai seguenti indirizzi: ufficiostampa@sanita.it affariregionali@palazzochigi.it lettere@avvenire.it lettori@ilgiornale.it lettere@ilfoglio.it direttore@ilriformista.it ed anche a: (con un semplice copia-incolla) redazione.web@governo.it urpminsalute@sanita.it segreteriaufficiostampa@interno.it lettere@corriere.it rubrica.lettere@repubblica.it lettere@lastampa.it info@lucacoscioni.it rubrica.lettere@europaquotidiano.it lettere@altoadige.it redazione@corrierecomo.it cega@corriereromagna.it lettere@ildomenicale.it redazioneweb@eco.bg.it info@gazzettadelsud.it redazione.mn@gazzettadimantova.it redazione.mo@gazzettadimodena.it redazione.re@gazzettadireggio.it lettere@bresciaoggi.it ced@iltempo.it lettere.al.direttore@gazzettino.it bassano@gazzettino.it politica@gazzettino.it cronache@gazzettino.it feltre@gazzettino.it conegliano@gazzettino.it padova@gazzettino.it pordenone@gazzettino.it roma@gazzettino.it rovigo@gazzettino.it treviso@gazzettino.it udine@gazzettino.it vicenza@gazzettino.it andrea.tornielli@ilgiornale.it redazione@giornale.it redazione.web@ilgiornale.it giornalecaserta@libero.it segreteria@ilgiornaledelpiemonte.com redazione@giornaletoscana.it redazione@giornaledellumbria.it redazione@giornaledibrescia.it redazione@giornaledicalabria.net segreteria@ilroma.net segreteria.direzione@gds.it gds@gds.it red.bassano@ilgiornaledivicenza.it redazione@Ilgiorno.it redazione@ladige.it legnostorto.com@libero.it lettere@libero-news.eu posta.lettori@messaggeroveneto.it redazione@messaggeroveneto.it lettere.fe@lanuovaferrara.it nuova@nuovavenezia.it lapadania@lapadania.net ilpiave2@interfree.it piccolo@ilpiccolo.it segreteria.redazione@ilpiccolo.it segreteria@ilrestodelcarlino.it segreteria@ilsecoloxix.it redazione@ilsecoloxix.it redazione@romagnaoggi.it news@infoverona.it vita@vita.it gveneta@pop.gpnet.it redazione@gvonline.it a.popolo@diocesi.it direttore@lazione.it ladifesa@diweb.it ladifesa@pd.nettuno.it lasettimana@lasettimana.ro.it lavitacattolica@lavitacattolica.it lasettimana@lasettimana.ro.it lavocedeiberici@lavocedeiberici.it direttore@lavitadelpopolo.it vrfedele@tin.it vitatrentina@vitatrentina.it TV: redazione@antenna3.it striscia@mediaset.it la7@la7.tv mediasetonline@mediaset.it redazionetg4@mediaset.it redazionetg5@mediaset.it canale5@mediaset.it italia1@rti.it ufficiostampa@rai.it inforaiuno@rai.it tgronline@rai.it tg.telenova@stpauls.it direttore@telepace.it
12月18日 Il
fatto, di per sé, non è sorprendente. Ma merita comunque di essere
guardato bene in faccia. E il fatto è che si assiste al rinnovarsi
insistente di attacchi contro la Chiesa, la sua storia, il suo
insegnamento, il suo supremo pastore. Qualche
esempio. Il presidente della Camera sostiene che la Chiesa cattolica
non si è sufficientemente opposta alle leggi razziali del fascismo; gli
storici definiscono il suo discorso come «sconcertante», ma intanto il
sasso è lanciato. Andando ad alimentare la valanga che da mesi tenta di
travolgere la memoria dei due pontefici che hanno fronteggiato fascismo
e nazismo: Pio XI e il successore Pio XII. Sempre
per restare alla storia, in una trasmissione radiofonica serale si
accusa la Chiesa di aver distrutto quella stupenda organizzazione di
libertà e democrazia che era l’impero romano. Sembra che non ci sia
malefatta da duemila anni a questa parte in cui la Chiesa non possa
essere chiamata in causa come imputata. Per
quanto riguarda l’attualità, basta leggere alcuni commenti al messaggio
di Benedetto XVI per la prossima giornata mondiale della pace del primo
gennaio 2009. Dall’ampia analisi che il Papa propone si estrae la frase
- del resto sacrosanta - sulla questione della regolazione delle
nascite imposta da organizzazioni internazionali ai paesi in via di
sviluppo e il giochetto è fatto: la Chiesa, che vuole impicciarsi di
tutto, in realtà è astratta e l’unica cosa che veramente le interessa è
porre i suoi sempiterni vincoli nella sfera sessuale. E puntualmente
esce l’inchiesta su «tutti i no del Vaticano»: cosa starebbe facendo il
Papa se non innalzare continui steccati e divieti, replicare
ossessivamente una dottrina fuori dal tempo, ripetere la sfilza dei
suoi «no»? Di fronte a queste sortite persino il direttore de L’Osservatore Romano
si è sentito in dovere di replicare con un articolo di fondo, nel quale
mette in evidenza che gli allarmi che la Chiesa ripropone sono dovuti
al suo amore per la persona e il suo destino. Ed essa continuerà a
parlare, anche se viene ridicolizzata come quel clown che, già vestito
per lo spettacolo, corre al villaggio per avvisare che è scoppiato un
incendio. Tutti lo deridono, pensando che stia recitando. Finché le
case non vengono travolte dalle fiamme. Dicevo
all’inizio che di questa pervicace e a volte disonesta incomprensione
della Chiesa non c’è da sorprendersi. È da duemila anni, infatti, che
quando la Chiesa parla con parole vive e non con quelle della mentalità
comune (tentazione sempre ricorrente) i vati di quella mentalità le si
rivoltano contro. Essa è, per dirla con Eliot, la Straniera e sa che
«in tempo di prosperità il popolo dimenticherà il Tempio, e in tempo di
avversità gli sarà contro». Questa
consapevolezza non fa certo concludere per una disincantata inattività.
Il grande Charles Péguy aveva capito chiaramente, già oltre un secolo
fa, che ci troviamo in una epoca «incristiana», la prima in cui la
mentalità comune non è più cristiana dopo l’avvento del cristianesimo.
E diceva che la risposta non è la lamentela sterile, né l’astio
risentito. La risposta è sempre quella dell’inizio, quella del Natale
che celebreremo settimana prossima: «Ma Gesù venne. Egli non perse i
suoi anni a gemere e a interpellare la cattiveria dei tempi. Egli
taglia corto. In un modo molto semplice. Facendo il cristianesimo. Egli
non si mise a incriminare, ad accusare qualcuno. Egli salvò. Non
incriminò il mondo. Egli salvò il mond Pigi Colognesi - Il Sussidiario
Sui
giornali, pagine di esegesi sulle parole a vanvera dell'ex galoppino
del fucilatore e rastrellatore razzista Giorgio Almirante, e nemmeno
una riga circa "Indagine su Gesù", cinquantamila copie vendute in pochi
giorni, dedicate da Antonio Socci a colui che introdusse nel mondo
l'idea, prima inesistente e inconcepibile, dell'uguaglianza di tutti
gli uomini. I giornalisti non ricordano più nemmeno le regole-base del
loro mestiere: un cane che morde, un asino che raglia, un politico che
ignora la storia non sono notizie; cinquantamila persone che pagano 18
euri e 50 per conoscere la spoglia verità, quando una griffatissima
menzogna è disponibile gratis su tutti gli schermi, magari sì. di Camillo Langone - Il Foglio 12月17日 Appello Cosa è la pillola Ru486 e perché bisogna fermarla La
Ru486 non è una medicina. Non cura alcuna malattia. Non aiuta la vita,
la stronca sul nascere. La Ru486 non è amichevole nei confronti delle
donne. Non realizza in alcun modo un aborto indolore, posto che sia
possibile realizzarlo. E' al contrario un sistema abortivo altamente
controverso anche dal punto di vista della sua sicurezza ed efficienza
clinica. Più importante ancora, la pillola abortiva tende a
deresponsabilizzare il sistema medico, e a ridurlo a dispensario di
veleni, e lascia sole le donne, inducendole a una sofferenza fisica e
psichica prolungata e domestica, molto simile alle vecchie procedure
dell'aborto clandestino. Per queste ragioni etiche siamo contrari alla
pillola Ru486 e alla sua introduzione in Italia, anche perché la sua
utilizzazione è incompatibile con le norme della legge 194/1978. E
pensiamo che occorra fare di tutto, ciascuno nelle forme pertinenti il
proprio ruolo, per impedirla.
Lucetta Scaraffia Roberto Formigoni Giuliano Ferrara Da Il Foglio Per aderire basta inviare una e-mail con i propri dati all'indirizzo appelloRu@ilfoglio.it
Le due notizie non sono nuove ed apparentemente non legate tra loro. La
prima riguarda la proposta choc dei Vescovi inglesi di creare sale di
preghiera islamiche nelle scuole cattoliche, e modificare i bagni in
modo che i musulmani possano lavarsi prima della preghiera quotidiana. La
seconda riguarda invece il dizionario per i bambini dal cui elenco sono
state eliminate parole giudicate ormai obsolete, quali bishop (vescovo)
aisle (navata) abbey (abbazia) e via dicendo. Anche se non viene
esplicitamente detto, tutto ciò perchè i bambini che dovessero usarle
non turbino il loro vicino di banco musulmano o induista. Questo
è il solo e vero motivo per cui Vineeta Gupta, responsabile
dell'infazia, ha dato una siffatta sforbiciata a questi vocaboli
giudicati obsoleti e politicamente scorretti dal nuovo Junior
Dictionary. La
scusa della multiculturalità dell'Inghilterra e che ormai la gente non
va più in chiesa appare ovviamente pretestuosa ed infantile. I motivi
sono ben altri! Allora
agli amci vescovi inglesi ormai obsoleti nel nome e di fatto, visto le
decisioni che riguardano le sale parrocchiali ed annesse toilettes,
verrebbe da chiedere di eliminare anche altari, monasteri, suore,
parrocchie, salmi, pulpiti, vicari e tutto ciò che riguarda la
tradizione cristiana e lasciare che i ragazzi invcece imparino le
paroile più "moderne" e di uso comune come don't fuch me,
fairy, ass, whore, bitch, dick e, la più usata di tutti, shithead, e
non certo, come pensa e spera Vineeta, concetti laici come mp3,
voicemail, database: ci mancherebbe! Qualche
autorevole voce si è alzata ad esprimere dissenso, se non altro per
suggerire che i tempi sono mutati anche per altri aspetti, per esempio
l'ambiente naturale in cui stanno crescendo le nuove generazioni: ed
allora via muschio, felce, erica e ranuncolo, castoro, aragosta e
pellicano tanto ormai quasi tutti i bambini li vedono o ne sentono
parlare solo in qualche documentario "obsoleto". L'idea
di concentrarsi su cose molto più attuali è stupida (parola ancora
attuale): vandalismo? OK, bungee-jumping? OK, dislessia? OK, prodotti
biodegradabili? OK ed ok anche a tutte le turpiloquianti parole dei
films e dei cartoni. Ma
la stranezza è che anche in Italia è successo che nel Dizionario di
base della lingua italiana , Dib, (Paravia) sono stati tolti ben 7000
lemmi tra cui, ovviamente, abbazia, vicario, sermone, navata, abside,
tabernacolo sostituiti da e-mail, sms, blog e chat. Nel
blog di Riccardo Chiaberge c'è una conclusione quanto mai interessante:
come faranno i nostri futuri a capire l'arte di Michelangelo e di
Caravaggio?´nessun problema: partecipando a Chi vuol essere milionario
azzeccheranno tutte le risposte concernenti il tupiloquio della Talpa,
dell'Isola dei famosi, di Bulli & pupe, e spereranno che anche gli
autori si siano dimenticati della Cappella Sistina. E
gli obsoleti vescovi inglesi? forse nella aule parrocchiali, dove i
musulmani inizierannoi nei loro privati bagni a fare le abluzioni
(sapete anche voi ben dove) prima della preghiera, spereranno che
almeno loro sappiano cos'è moschea, minareto, janna e chi sono Munkar e
Nakir. Natanaele 12月16日 Natale,
nelle migliori intenzioni, dovrebbe essere un momento di tranquillità
in cui gioire della vita che ci è stata donata. Magari allungando le
gambe, seduti su una poltrona, al caldo, con tè, biscotti ed un buon
libro. Sappiamo tutti quanto questo spesso sia lontano dalla
realtà. Ansie e preoccupazioni, crisi e influenze troppo spesso ci
assillano e ci privano anche di questi momenti. Tuttavia, anche in
mancanza di una poltrona, del tè e dei biscotti rimane sempre il buon libro. Quelli che seguono sono alcuni di quelli che soci di SamizdatOnLine hanno letto e ci raccomandano per esperienza diretta. Un consiglio può essere un dono piccolo, ma è fatto di cuore. Ascoltatelo, e ci ringrazierete * VITA E DESTINO Vasilij Grossman Biblioteca Adelphi pp. 827 euro 34 Leggerlo
è salire un sentiero di montagna: faticoso e bello. La montagna è
quella che hai dentro di te, e chiami coscienza del bene e del male. - da Vino e Mirra * IL CANTO DELLE PIETRE Fernand Puillon Edizioni Lindau pp. 240 euro 19 Il
romanzo tratta della costruzione dell'abbazia cistercense di Thoronet,
ed è tutto incentrato sulla lotta che il monaco protagonista ingaggia
con gli altri monaci, con la natura e con se stesso, diventando poi un
viaggio dentro di sè e vagliante il rapporto uomo-Dio. - da Kukulcan * LA SCHIENA DI PARKER Flannery O'Connor Edizioni BUR pp. 396 euro 10,80 C'è
una grande apertura al Mistero - sempre imprevedibile e inatteso -
dell'esistenza. Come le certezze acquisite traballino, e la necessità
dell'attesa e dell'attenzione alle circostanze sia l'unica chance per
cogliere il senso della vita. Profondamente realista! - da Graziella * LIBERI Storie e testimonianze dalla Russia Parravicini Giovanna ed. BUR Collana dello Spirito Cristiano pp. 176 eur 9 Forse,
il segreto desiderio della vita di ogni uomo è di assistere ad un
miracolo, più profondamente è di essere partecipi di questo 'miracolo',
della manifestazione del Mistero nella vita. In questo libro, Giovanna
Parravicini ci racconta il 'miracolo' di libertà di alcune delle
personalità più significative del dissenso in Unione Sovietica, che ha
conosciuto, incontrato, con alcune delle quali ha allacciato rapporti
profondi e sta costruendo ora un nuovo pezzo di storia. - da Secolo XX e dintorni * UN VARCO NEL MURO Ester Capucciati Ares pp. 152 eur 12 Sono
rimasta incantata dalla passione che l'autrice mette nell'educare,
dalla passione nel trasmettere la propria fede ai ragazzi, dal suo
coraggioso tentativo di far percepire loro quella grande domanda del
senso della vita che ogni uomo ha dentro e di cui invece i giovani
ignorano addirittura l'esistenza. - da Quid est veritas * MI MANCANO SOLO LE HAWAII Maurizio Riro Maniscalco Ed. SEF pp. 174 eur 10 L'inserirsi
del protagonista con curiosità nella realtà americana, lo porta a
scoperte importanti, sopra ogni immaginazione. E' interessante vedere
come il cristiano guarda alla realtà tutta, senza censurare nulla, con
un giudizio. - da Sguardoleale * STO REGISTRANDO TUTTO PER L'ETERNITA' Lettere Graziano Grazzini Itaca pp. 72 eur 10 Smuove
le corde del cuore e ci interroga sul senso e il Mistero della vita e
della morte, dominati paradossalmente dalla speranza e dal fatto che
niente è a caso e che tutto si trova in buone mani e che il tempo farà
capire il senso delle cose e avvenimenti, se si è aperti con una
domanda leale perchè la vita sia grande. - da Politicus * ALIAS AGENTE BETULLA - Storia di uno 007 italiano Renato Farina Ed. Piemme pp. 223 eur 14,50 L'autore
é sincero e racconta i guai del nostro Paese in maniera disincantata e
addolorata, guardando alla bontà di ogni singola persona incontrata
(Giussani e Piccinini, e poi Feltri e un amico di Al Jazeera). Per chi
voglia capire di più i retroscena della guerra in Iraq, in Kosovo e la
posizione di certa magistratura, certo mondo giornalistico e politico
che ci circonda. - da Aqua * INDAGINE SU GESU' Antonio Socci Ed. Rizzoli pp. 352 eur 18,50 Socci
affronta il più grande mistero di Gesù: la sua resurrezione. La
scoperta delle prove antiche e di quelle attuali è un’avventura
sorprendente. Un caso unico nella storia che non ha spiegazione umana. - da Il Fromboliere * IL PROTAGONISTA DELLA STORIA Josè Garcia BUR pp. 456 eur 11
l libro è l'antidoto indispensabile a danbrownismi, explorerismi e alle
altre baggianate massmediatiche con cui pseudostorici improvvisati e
ideologi vari cercano di imbottirci. Quello che ci viene restituita è
la certezza stupita di un avvenimento che ha bisecato il tempo. Un
avvenimento, un uomo storico, un Dio da amare; e tutto il resto viene
di conseguenza. - da Berlicche * COME NASCE E VIVE UNA COMUNITA' CRISTIANA Angelo Scola Ed. Marcianum Press pp. 164 eur 10 Un
agile libretto che raccoglie le riflessioni del Patriarca di Venezia
durante la "Scuola di Metodo" tenuta per la sua diocesi. E' un libro
che contiene riflessioni profonde ma anche molto esistenziali, e quindi
un dialogo su temi che sono l'essenza del cristianesimo. Si legge in un
attimo, ma poi viene voglia di riprendere diversi brani per
approfondirli. - da Yellow and White * PECORE E PASTORI Riflessioni sul gregge di Cristo Giacomo Biffi Ed Cantagalli pp. 256 eur 13,80 E’
in atto oggi una violenta e sistematica aggressione alla Chiesa, che si
esprime e si rifinisce quotidianamente in qualche nuovo atto di
ostilità; ed è stupefacente che la cristianità (..) non mostra di
rendersene conto in misura adeguata. - da Anerella * SUNSET LIMITED McCarthy Cormac Einaudi pp. 120 eur 10 Quella
mattina Bianco ha tentato di uccidersi, Nero l'ha salvato prima che si
gettasse sotto la metro. Ora i due uomini sono in un piccolo
appartamento di New York, seduti intorno al tavolo. Sul tavolo una
Bibbia. Un confronto serrato, alla fine ognuno avrà quello che vuole
chi la certezza della vita, chi il dubbio della morte, rimarrà la
libertà senza rapporto. - da Factum * IL NEMICO M.D. O' Brien Ed. San Paolo pp. 552 eur 19,50 Un
libro denso di dialoghi ben scritti e senza fronzoli che fa riflettere
su quale sia davvero il nocciolo nudo e crudo di Gesù Cristo. Ovvero è
un libro che fa porre continuamente la domanda: "Ma, io, oggi, da che
cosa lo riconoscerei davvero? Come farei ad accorgermi invece della
menzogna detta in Suo nome?" - da Pepe * EVERYMAN Philip Roth Einaudi pp. 124 eur 13,50 - da Censurarossa * ECCO, IO VEDO I CIELI APERTI Raffaele Talmelli Edizioni OCD pp. 264 eur 12 il libro tratta del discernimento, tramite Magistero e medicina (fides et ratio) dei fenomeni mistici e diabolici - da Sindrome post aborto 12月15日
Se la nascità di Gesù è solo roba per bambini di Annalena Valenti  Dice:
«Ma che banalità dire che è Natale perché è nato Gesù. Roba da
bambini». Dice: «Devi essere più moderna». Vuoi forse dire come le
pubblicità che si vedono in giro? Come quella della famosa azienda di
tappeti che ti augura "Merry carpet"? Divertente! Inutile, ma
divertente. Oppure continuiamo con quel magico Natale, e si va
dall'innocuo "Magic Christmas" della Original Marines, bambini di rosso
vestiti sulla neve candida, per arrivare a "Scary Christmas", un Natale
di terrore. Tra le solite manie che vengono dal Nord, Inghilterra in
primis, nel tentativo di scristianizzare il popolo o più semplicemente
di harrypotterizzarlo (ma forse è la stessa cosa), ecco a voi
Halloween, la notte delle streghe, che si trasferisce a Natale. I siti
ad esso dedicati sono molti, per lo più in inglese. Peccato che
l'azienda che usa questa pubblicità, innocentemente o no, sia
l'italiana Kartell. Che continui a dire, io la penso come lo scrittore
Piero Chiara: «Mi pareva che il vero Natale fosse solo quello di Gesù,
in fondo a una grotta, d'inverno, nel caldo delle braccia materne,
avvolto nel fiato dell'asino e del bue, con san Giuseppe di guardia
sull'entrata, in attesa dei pastori, che svegliati da un angelo e
vedendo la stella scesa sopra la grotta, correvano a vedere. Trovarono
solo un bambino appena nato. "Tutto qui?" si chiedevano. Ma intanto il
cielo si riempiva di angeli "per l'ampia/notte calati a stuolo", come
dice il Manzoni, che cantavano "come si canta in cielo"». Roba da
bambini, appunto.
12月13日
Sto leggendo un libro molto interessante,
L'Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam. Il capitoletto che qui
riporto è la foto spiaccicata, sputata di molte "menti" che conosco; di
persone che hanno una testa così, colma di pensieri inimmaginabili.
Loro non camminano; aleggiano, minimo a tre metri da terra, levitano...
Forse è il loro testone che li solleva ad altezze che il popolo bue
neanche si sogna?
"E poi ci sono i filosofi, venerandi per barba e mantello: affermano di essere i soli sapienti; tutti
gli altri sono soltanto ombre inquiete. Ma com'è bello il loro delirio quando costruiscono mondi innumerevoli;
quando misurano, quasi col pollice e il filo, il sole, la luna, le stelle, le sfere; quando
rendono ragione dei fulmini, dei venti, delle eclissi e degli altri fenomeni inesplicabili, senza la minima
esitazione, come se fossero a parte dei segreti della natura artefice delle cose, come se venissero
a noi dal consiglio degli Dèi! La natura, intanto, si fa le grandi risate su di loro e sulle loro ipotesi.
A dimostrare che nulla sanno con certezza, basterebbe quel loro polemizzare sulla spiegazione di
ogni singolo fenomeno. Loro, pur non sapendo nulla, affermano di sapere tutto; non conoscendo se
stessi e non accorgendosi, a volte, della buca o del sasso che hanno sotto il naso, o perché in molti
casi ci vedono poco, o perché sono altrove con la testa, sostengono di vedere idee, universali, forme
separate, materie prime, quiddità, ecceità, e cose tanto sottili da sfuggire, credo, persino agli occhi
di Linceo. Disprezzano in particolare il profano volgo, quando confondono le idee agli ignoranti
con triangoli, quadrati, circoli, e figure geometriche siffatte, disposte le une sulle altre a formare una
specie di labirinto, e poi con lettere collocate quasi in ordine di battaglia e variamente manovrate. né
mancano, fra loro, quelli che, consultando gli astri, predicono l'avvenire promettendo miracoli che
vanno al di là della magia; e, beati loro, trovano anche chi ci crede."
Erasmo da Rotterdam - Elogio della Follia
… | 8 | | | | | Pansa, Scalfari e non solo: affascinati da Gesù… Giampaolo
Pansa non finisce mai di stupire. E’ appena uscito “Tracce” (il mensile
di Comunione e liberazione) dove si trova una sua commovente
confessione personale sul Natale. Prende spunto da due citazioni di
Benedetto XVI e di don Luigi Giussani, la cui frase, scrive Pansa, “va
dritta al cuore, non solo all’intelligenza. Mi ci ritrovo tantissimo,
come mio modo di essere”. Prima
Pansa ha rievocato la sua infanzia, quando faceva il chierichetto. Poi
è venuto al suo presente di grande giornalista laico. Confida: “Oggi,
la sera, quando vado a dormire, con mia moglie preghiamo i nostri
genitori”. Diverse volte, negli anni scorsi, Giampaolo mi ha raccontato
questo suo gesto di religiosità laica, compiuto da non credente. Da
sempre i popoli hanno sentito i propri avi come intermediari col
Mistero. Stavolta però, su “Tracce”, Pansa ha aggiunto qualcosa di più
e di stupefacente. Dice che con sua moglie parla di Dio, “ma non di un
Dio anziano, col barbone. No, di un Dio bambino, buono, tenero. Penso a
Dio con quelle fattezze, perché mi sembra più disposto a perdonare le
mie sciocchezze, i miei peccati”. Già
qui Pansa coglie, istintivamente, il cuore del cristianesimo. E
aggiunge: “Ho sempre pensato che ci fosse il nulla dopo la morte. Ora
ne sono sempre meno convinto. Preferirei che ci fosse il famoso
giudizio”. E ancora: “Natale è Dio che viene sulla terra, ma che resta
perennemente bambino, che è buono”. Ricordando quando faceva il
presepio da piccolo, con la sorella, rammenta la tenerezza per quel
fanciullo che nasceva da profugo, a quel freddo. Poi spiega: “Ecco, io
sono rimasto a quel bambino lì, in quella capanna. Il Papa parla di
ragione e ragionevolezza. Beh, io forse non sono un ‘uomo ragionevole’.
Lavoro molto con il cuore, con il mio bisogno. Non so se questa
parabola mi porterà ad essere credente. Ma se dovessi riscoprire Dio
credo che sarei guidato da quel bambino, dal Dio di Natale, dal Dio
della nascita. E sarei spinto dal bisogno che ho di Lui. Lo avverto in
un modo prepotente, soprattutto la sera, dopo aver lavorato tutta la
giornata. Ho bisogno di Lui. Anche soltanto dieci anni fa non ci
pensavo”. Confesso di
essere ammutolito a queste parole. Pansa ci ha abituato al suo
anticonformismo, alla sua totale libertà intellettuale: sia quella che
traspare dai suoi articoli (dove dice sempre verità scomode), sia
quella drammatica dei suoi libri storici con i quali ha demolito una
retorica cinquantennale che esigeva omertà sul mare di sangue del
nostro passato. Ma oggi la sua libertà morale supera l’ultimo tabù,
quello che, nella società dei salotti senza tabù, nessuno mai osa
violare: mettere il proprio cuore a nudo, confessare francamente
l’immensa domanda di cui siamo fatti, lo struggente bisogno di perdono
e di amore che “siamo”. E il “bisogno di Lui” che abbiamo, come dice
Pansa E’ rarissimo,
soprattutto fra gli intellettuali, trovare un coraggio così. Nella mia
generazione ricordo soltanto Giovanni Testori (e prima, in parte,
Cesare Pavese e Pier Paolo Pasolini). Per capire il coraggio di Pansa
nel demolire l’ultimo tabù del nostro tempo, si può leggere sulle
stesse pagine di Tracce la risposta sul cristianesimo di Ezio Mauro,
direttore della “Repubblica”. Si vede che Mauro ha studiato, con una
certa pignoleria, l’argomento. Ha una sua cultura teologica.
Giustamente sottolinea “il fatto storico di Gesù Cristo”. Aggiunge pure
che “questa presenza e queste parole hanno segnato la civiltà
occidentale. E hanno segnato il modo in cui siamo cresciuti ed educati
ed è una presenza importante dentro la nostra società”. Ma tutto questo
è una constatazione – per così dire – politica o culturale. Di fronte
alla quale, per Mauro, non ci sono gli incasinatissimi esseri umani che
siamo noi, ma ci sono due categorie astratte di persone – credenti e
“non credenti” – che sono costituite a priori. Sembra che si sia nati
già credenti o già non credenti. Sembra che non esistano ragioni né per
gli uni né per gli altri. Sembra che non vi siano domande, né
cambiamenti possibili. Quello di Mauro è il mondo di oggi: il mondo del
partito preso. Conclude dicendo che lui non crede. Ma non ci dice
perché. Non ci dice niente delle sue domande, del suo cammino o – per
dirla con Pansa - di cosa pensa la sera, dopo una giornata di lavoro.
E’ l’Italia dei giornali. Dove esistono destra e sinistra, juventini e
interisti, romanisti e laziali, etero e omo (che han preso il posto di
uomini e donne), laici e credenti: tutte marionette di un teatrino di
ombre, tutti Gabibbi dei salotti televisivi. Ma dove è difficilissimo
vedere o ascoltare uomini, cioè creature di carne, che non sanno chi
sono, che cercano veramente, che fanno domande o che cambiano (idee e
vita) e fanno un cammino e scoprono e si sorprendono e si commuovono. Viviamo
un mondo virtuale, ma non virtuoso: irreale. L’irrompere del “fatto” di
Gesù è lo choc più forte che riporti alla realtà. Che è palpitante,
viva, contraddittoria, dolente. Fra coloro che rispondono a “Tracce”
colpisce il filosofo Pietro Barcellona, il quale prima fa una
constatazione analoga a quella di Mauro, una constatazione culturale
(“La nascita di Gesù per me, che non sono credente, è il più grande
evento della storia dell’uomo. Questa nascita è di una portata
immensa”), ma poi si mette in gioco, esce dalla contrapposizione
ideologica “credenti/non credenti” e fa parlare la sua umanità: “La
frase del Papa (‘occorre l’umiltà dell’uomo che risponde al’umiltà di
Dio’) è di una portata immensa perché è un punto di partenza. Comunque,
questa nascita per me rimane un problema aperto, anzi un problema di
carne che brucia”. Oggi
sembra venuto il tempo in cui l’urto del “fatto” di Gesù si fa più
facilmente largo nei cuori. Cosicché capita di leggere sulla Repubblica
di una conferenza tenuta alla Luiss da Eugenio Scalfari durante la
quale, ad un certo punto, il fondatore del quotidiano “confessa di
essere da sempre ‘profondamente colpito e innamorato della figura di
Gesù e delle sue predicazioni evangeliche, pur non credendo
nell’Assoluto’ ”. E poi aggiunge che questo fascino per la figura di
Gesù è un “terreno comune” su cui credenti e non credenti , laici e
cattolici, “possono incontrarsi, dialogare”, persino “collaborare”. Sarebbe
interessante saperne di più, capire meglio. Si ha la sensazione che vi
sia spesso, in molti, un’attrazione trattenuta, imbrigliata. Come di
uno che sbarcasse su un bellissimo continente sconosciuto e, pur
essendone incantato, affascinato, avesse paura di inoltrarvisi (paura
di esserne travolto? Di dover ribaltare le proprie idee, la propria
immagine di sé?). Così si fa un po’ di violenza a se stessi e si rimane
sulla soglia, ci si nasconde in un’etichetta. Spesso
questo fascino di Gesù Gesù ci raggiunge attraverso lo stupore per
l’umanità eccezionale dei suoi amici. Uomini del nostro tempo che hanno
nel volto la sua stessa Bellezza. Pippo Corigliano ha raccontato di
aver ricevuto, quando è morto Karol Wojtyla, la telefonata di Antonio
Ramenghi, vicedirettore dell’ Espresso: “mi disse che la direttrice del
settimanale, Donatella Hamaui e gli altri membri della direzione,
desideravano vegliare brevemente la salma del Santo Padre ma per motivi
di lavoro non potevano attendere in fila per una giornata intera… Come
sono imprevedibili i sentieri della Provvidenza! Chi l’avrebbe detto,
vent’anni prima, che mi sarei trovato con l’intera direzione
dell’Espresso a pregare nella Basilica di San Pietro!”. Quel
papa polacco aveva stupito i cuori di tutti. Anche all’Espresso. E,
come dicevano i filosofi greci, “la meraviglia è l’origine del
conoscere”. Ma poi la conoscenza piena è un’avventura da sperimentare,
un cammino che ha bisogno di andare avanti nella scoperta. Con il
Natale entra nel mondo la Realtà. Solo facendosi violenza si riesce a
chiudere gli occhi o a reprimere il suo fascino a un’emozione episodica Antonio Socci | | | | | | | | | 12月12日  di Renzo Foa [12 dicembre 2008] Va
letto con attenzione il documento che pubblichiamo in queste pagine, il
manifesto di Carta '08, perché si tratta di uno di quei testi che
possono cambiare la storia della Cina e del pianeta, ricalcando altre
importanti storie. O, almeno, la speranza è questa. Del resto, quando
un piccolo gruppo di intellettuali cecoslovacchi si riunì attorno a
Charta '77 nessuno pensò che da lì a dodici anni uno di loro, Vaclav
Havel, sarebbe salito al Castello, sarebbe cioè diventato presidente
della Repubblica. Esattamente come, nell'estate del 1980, quando
Solidarnosc fece la sua irruzione sulla scena, nessuno immaginò che
quel movimento capace di raccogliere "tute blu" e pensatori sarebbe
diventato l'artefice del "grande cambiamento" in quello che si chiamava
allora Est, con l'epilogo del crollo del totalitarismo comunista.
Nello stesso modo, difficile è oggi prevedere a quale sbocco, e quando,
porterà l'iniziativa assunta in questi giorni dalle 303 personalità
cinesi, nell'anniversario della Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo. Possiamo però dire – ne siamo certi – che molto dipenderà
dall'attenzione che nel mondo sarà riservata a Carta '08 e dal sostegno
che le verrà dato. La storia ci ha insegnato quanto siano stati
importanti, nella rottura avvenuta nel 1989, i movimenti definiti
"dissenso". Ci ha detto che tutto è stato reso possibile anche dal
coraggio di alcune esigue minoranze, da personalità che si sono esposte
e che non hanno avuto paura di affrontare il rigore della repressione.
Ci ha parlato della solitudine in cui a lungo sono stati lasciati Lech
Walesa o Vaclav Havel o lo stesso Andrej Sacharov, per citare solo le
figure più note. Ma ha anche testimoniato che senza di loro tutto il
processo di crisi del totalitarismo comunista sarebbe stato certamente
più lento, che forse non ci sarebbe stato il 1989, con nell'estate il
primo governo presieduto da un intellettuale cattolico a Varsavia e
nell'autunno la caduta del muro di Berlino e poi la frana dei regimi
dell'Europa orientale. Appunto, senza Walesa, senza Havel,
senza Sacharov, senza i loro compagni e amici in patria e nel mondo, la
vicenda europea e quella mondiale sarebbero andate come sono
effettivamente andate? Carta '08 rappresenta oggi per la società cinese
la speranza che, come avvenuto vent'anni fa in questa parte del globo,
possa aprirsi davvero una crisi nel regime di Pechino e possa esserci
in tempi non lontani l'avvio di una transizione democratica. Ma va
detto che questa speranza può essere più consistente se il mondo si
preoccuperà di sostenere Carta '08 e di difendere i suoi promotori e i
firmatari del suo manifesto. In altre parole se chi si espone nella
lotta per la libertà non verrà lasciato solo o se verrà sostenuto solo
con la fragilità delle parole. La storia d'Europa e del mondo
è piena di episodi in cui i "coraggiosi" sono stati abbandonati, in
parte perché è mancata la volontà politica di appoggiarrli, in parte
perché si è preferito cedere al ricatto dei regimi tirannici. Commerci,
scambi, prudenze diplomatiche troppo spesso in passato hanno fatto
aggio sull'internazionalismo della libertà. Figuriamoci cosa può
succedere quando si parla del colosso cinese, della grande potenza
economica e finanziaria che sta imprimendo un segno indelebile su
questa fase della globalizzazione. Ne abbiamo visti le anticipazioni in
occasione dei giochi olimpici che si sono svolti a Pechino la scorsa
estate. Però sappiamo che, nel mondo, si può trovare il coraggio di
sfidare tirannie come quella cinese e che questo coraggio non può
essere limitato solo ai giornali che danno voce al "dissenso" o alle
forze politiche e intellettuali che lo sostengono. Sappiamo
che anche i governi possono fare di più, quanto meno lo sappiamo da
quando il presidente francese Nicolas Sarkozy ha deciso di incontrare
il Dalai Lama. Ci aspettiamo ora, da parte dei governi del libero
Occidente, un sostegno non ipocrita a Carta '08. Ci aspettiamo che non
venga tollerato l'arresto dei suoi promotori e dei suoi militanti. Ci
aspettiamo che si alzi un po' la voce e che si sostengano i 303
coraggiosi che hanno firmato il documento che pubblichiamo in queste
pagine. Ce lo aspettiamo naturalmente anche da parte del governo
italiano, che non può reggersi su una maggioranza che si richiama alla
parola libertà, se poi ignora che esiste un problema mondiale della
libertà e della sua conquista sotto ogni cielo. A cominciare dalla Cina. da Liberal 12月11日
Viva il Dalai Lama, l'unico religioso che può parlare di sesso senza scandalizzare nessuno  Conversando
con alcuni giornalisti durante una visita in Nigeria il Dalai Lama ha
osservato che «è naturale, come esseri umani, provare qualche tipo di
desiderio sessuale, ma poi devi usare l'intelligenza umana per
comprendere che quelle relazioni sono sempre piene di guai».
Coerentemente con la predicazione buddista che ammonisce gli uomini ad
evitare le passioni terrene e carnali per raggiungere il Nirvana, il
leader religioso tibetano ha asserito che «l'astinenza sessuale dà più
indipendenza e più libertà». Ancor più pericoloso del sesso è il
matrimonio, ha aggiunto, perché può portare «al suicidio o
all'omicidio», e «il troppo attaccamento ai figli o al proprio partner
è un ostacolo alla pace mentale». Si potrebbe discutere a lungo sulle
affermazioni del leader religioso e dilungarsi in approfonditi excursus
culturali sulle diversità tra l'Oriente e l'Occidentale cristiano, ma
non è questa la sede. Rimane invece la non piccola curiosità di capire
perché la nostra stampa quando i cattolici parlano di castità li taccia
come retrogradi, mentre se parla il Dalai Lama persino l'ultimo
bollettino di paese si prodiga in dotte spiegazioni sul come intendere
correttamente gli insegnamenti del Buddha. Così, tanto per la cronaca,
vorremmo capire come farebbero a giustificare quest'altra opinione del
sant'uomo a proposito dei rapporti gay: «No assoluto. Senza sfumature.
Una donna mi ha presentato un'altra donna come sua moglie:
sconcertante. Al pari dell'uso di certe pratiche sessuali fra marito e
moglie. Usare gli altri due buchi è sbagliato». Facciamoci due risate, va', è superfluo commentare!
 Solitudine Muore nel collegio dei preti. E nessuno se ne accorge È
una di quelle storie che siamo abituati ad ascoltare in tv. È una di
quelle morti avvenute in solitudine, magari ambientate negli anonimi
quartieri dormitorio delle periferie metropolitane, dove spesso non si
conosce nemmeno la faccia del vicino di casa. Tante, troppe volte
abbiamo sentito di anziani che si sono spenti nelle loro abitazioni e
che per giorni e giorni sono rimasti lì, senza che nessuno li cercasse,
senza che nessuno ne denunciasse la scomparsa. Ieri dai sacri
palazzi vaticani, dove è stata accolta con prevedibile dolore, è
filtrata la storia di don Albert (il nome è fittizio), prete africano
di trent'anni, morto nella sua stanza presso un collegio della
Congregazione di Propaganda Fide e ritrovato soltanto alcuni giorni
dopo a causa del cattivo odore che si avvertiva nel corridoio.
Teatro di questa triste vicenda è il Collegio internazionale
missionario San Paolo Apostolo, che si trova in via di Torre Rossa, a
Roma. Collegio che accoglie circa 150 sacerdoti di Africa e Asia che
studiano presso le università pontificie prima di far ritorno nella
loro terra. Dal 1977 a oggi un paio di alunni del San Paolo sono
diventati cardinali e più di un centinaio sono stati consacrati vescovi.
Don Albert, originario dello Zimbabwe, stava seguendo i corsi
dell'ultimo anno di dottorato. La scorsa settimana è scomparso. I
responsabili del collegio, diretto da padre Jozef Kuc, missionario
degli Oblati di Maria Immacolata, hanno provato a cercarlo
telefonandogli in camera, ma il sacerdote ormai non poteva rispondere.
Così hanno pensato che se ne fosse andato, magari per celebrare una
messa o tenere una conferenza, dimenticandosi di avvisare la portineria
della sua temporanea assenza. Nessuno si è preoccupato più di tanto.
Sono passati i giorni, secondo una prima ricostruzione almeno tre, ma
forse anche qualcuno di più. Del prete nessuna traccia. Soltanto un
inspiegabile e fastidioso cattivo odore, che si avvertiva sempre più
insistente nei corridoio del collegio, senza che nessuno riuscisse a
individuarne l'origine. Poi, finalmente, la macabra scoperta. Il
sacerdote è stato trovato morto e già in stato di decomposizione sul
suo letto. Ora c'è chi sussurra che accanto al corpo di don Albert
sarebbe stata ritrovata una bottiglia vuota, lasciando intendere che
talvolta esagerasse con l'alcol, anche se in realtà nel referto si
parla di infarto. In ogni caso, a colpire in questa vicenda, non
sono tanto i risvolti medico-legali, quanto piuttosto quelli umani. Il
collegio San Paolo, dipendente dalla Congregazione vaticana guidata dal
cardinale Ivan Dias, non è un condominio anonimo né un dormitorio, ma
un luogo di vita comunitaria, che prevede momenti di preghiera e di
ritrovo, ad esempio per i pasti. Quale solitudine viveva il trentenne
sacerdote dello Zimbabwe nella Roma tutta addobbata di festoni natalizi
nonostante la crisi e il calo dei consumi? Non aveva compagni o amici
ai quali riferire i suoi spostamenti, qualcuno che non vedendolo la
mattina a colazione, la sera a messa o a cena, si preoccupasse,
chiedesse notizie. Ovviamente nessuno intende scaricare colpe sulle
spalle degli ospiti del San Paolo né sui suoi superiori. Ma, anche se
casi come questo possono accadere - talvolta per una serie di
sfortunate circostanze, per una verifica non fatta, per le troppe
occupazioni quotidiane - sarebbe un errore archiviare in fretta la
morte di don Albert, senza lasciarsi interrogare da quell'abisso di
solitudine vissuta da un prete africano nella Città Eterna. Pagina 1 - 2 Andrea Tornielli - Il Giornale 12月8日 | PERFINO MARX (E ALTRI AVVERSARI) FURONO STUPITI E COMMOSSI DA GESU’… | | | | | | | | Chi
è Gesù di Nazaret? “Il più bello fra i figli dell’uomo”, risponde il
Salmo 44. (…) Ma chi è precisamente questo enigmatico Gesù che da
duemila anni affascina tutti, perfino i nemici? Chi è questo giovane
rabbi ebreo, che doveva essere cancellato dalla faccia della terra 2000
anni fa con una feroce esecuzione capitale da schiavo, se oggi, dopo 20
secoli, quel suo supplizio è ricordato in ogni angolo del mondo? (…)
Interroghiamo Jean Jacques Rousseau, che fu un nemico filosofico della
Chiesa ed essendo stato un faro sia dei rivoluzionari francesi che dei
romantici è un autore pressoché universale. Ecco quali pensieri e
sentimenti rivela, parlando di Gesù, in un libro peraltro condannato
sia nella Parigi cattolica che nella Ginevra calvinista:“Vi confesso
che la santità del Vangelo parla al mio cuore. Osservate i libri dei
filosofi, con tutta la loro pompa! Come sono piccoli in confronto a
quello… Può darsi che Colui di cui fa la storia sia egli stesso un
uomo? E’ questo il tono di un invasato o di un settario ambizioso? Che
dolcezza, che purità nei suoi costumi! Quale grazia toccante nei suoi
insegnamenti, quale elevatezza nelle sue massime, quale saggezza nei
suoi discorsi, quale presenza di spirito, quale finezza, quale
esattezza nelle sue risposte! Quale dominio delle passioni! Dove è
l’uomo, dove è il saggio che sa agire, soffrire e morire senza
debolezza e senza ostentazione? (…). Ma dove aveva Gesù preso i suoi
precetti, presa questa morale elevata e pura, di cui Egli solo ha dato
gli insegnamenti e gli esempi? (…) La morte di Socrate che filosofeggia
tranquillamente coi suoi amici, è la più dolce che si possa desiderare;
quella di Gesù che spira fra i tormenti, ingiuriato, canzonato,
maledetto da tutto un popolo, è la più orribile che si possa temere.
Socrate che prende la coppa avvelenata benedice colui che gliela offre
e che piange; Gesù, nello spaventoso supplizio, prega per i suoi
accaniti carnefici. Sì, se la vita e la morte di Socrate sono quelle di
un saggio, la vita e la morte di Gesù sono di un Dio”.
Stupisce anche lo sguardo su Gesù del giovanissimo Karl Marx. Egli
scrisse che “l’unione con Cristo dona un’elevazione interiore, conforto
nel dolore, tranquilla certezza e cuore aperto all’amore del prossimo,
ad ogni cosa nobile e grande, non già per ambizione né brama di gloria,
ma solo per amore di Cristo, dunque l’unione con Cristo dona una
letizia che invano l’epicureo nella sua filosofia superficiale, invano
il più acuto pensatore nelle più riposte profondità del sapere,
tentarono di cogliere; una letizia che solo può conoscere un animo
schietto, infantile, unito a Cristo e attraverso di Lui a Dio, una
letizia che innalza e più bella rende la vita”. Indagando,
interrogando, Gesù emerge sempre come l’uomo più sconvolgente di tutti
i tempi (com’è noto il tempo stesso, in buona parte del mondo, da
secoli, si computa a partire dalla sua nascita). Non c’è nessun
individuo che gli si possa paragonare per l’importanza, la vastità e la
durata della sua influenza. Nessuno scatena amore e odio come lui. E’
anche il più rappresentato e cantato dall’arte di tutti i tempi. Anche
la letteratura moderna ne è testimone. “Sembra che molti
autori” scrive Luigi Pozzoli “pur non riconoscendo il Cristo della
fede, siano pronti a condividere le parole e i sentimenti che
Dostoevskij ha confidato un giorno a una persona amica”. Ecco le parole
dello scrittore russo: “Non c’è nulla di più bello, di più profondo, di
più ragionevole, di più coraggioso e di più perfetto di Cristo” e “non
solo non c’è, ma non può esserci”. A tal punto che “se mi si
dimostrasse che Cristo è fuori della verità ed effettivamente
risultasse che la verità è fuori di Cristo, io preferirei restare con
Cristo anziché con la verità”. Certo in Dostoevskij l’incontenibile
ammirazione per Gesù arriva al paradosso, ma la sua osservazione
esprime davvero il sentimento di molti: “Quest’uomo fu il più eccelso
sulla terra, la ragione per cui la terra esiste. Tutto il nostro
pianeta, con tutto ciò che contiene, sarebbe una follia senza
quest’uomo. Non c’è stato e non ci sarà mai nulla che gli sia
paragonabile. E’ qui il grande miracolo”. In effetti la
personalità di Gesù continua a sorprendere anche i non credenti. Dice
Alfredo Oriani: “Creduli o increduli, nessuno sa sottrarsi all’incanto
di quella figura, nessun dolore ha rinunciato sinceramente al fascino
della sua promessa”. Perfino il simbolo del laicismo italiano,
Gaetano Salvemini, rimase folgorato dall’altezza sublime della sua
figura e del suo insegnamento. Raccontò, in “Empirici e Teologi”, di
essersi trovato in una stagione della vita come “sperduto nel buio e fu
una impressione disperata”. Si sentì illuminato allora da una pagina di
Pascal in cui una vecchietta dice: “io non so dimostrare a me stessa
che c’è un Dio. Ma mi regolo come se ci fosse”. Salvemini spiega:
“quella vecchierella mi insegnò la via da seguire. Debbo aggiungere che
nel seguire quella via, ho trovato un’altra guida e mi sono trovato
bene a lasciarmene guidare. E questa guida è stato Gesù Cristo che ha
lasciato il più perfetto codice morale che l’umanità abbia mai
conosciuto. Io non so se Gesù Cristo sia stato davvero figlio di Dio o
no. Su problemi di questo genere sono cieco nato. Ma sulla necessità di
seguire la moralità insegnata da Gesù Cristo non ho nessun dubbio”.
Sfogliando il diario del turbolento e inquieto autore di “On the road”,
Jack Kerouac, ci si può imbattere in questa annotazione: “so che
soltanto Gesù conosce la risposta definitiva”. Nell’itinerario
tormentato di Giovanni Testori perfino la “bestemmia” è segno
dell’impossibilità di dimenticarlo e proprio perché non si può
sradicare dal cuore è spada che lacera. Nel tempo della sua lontananza
dalla Chiesa il poeta lombardo scriveva: “T’ho amato con pietà/ Con
furia T’ho adorato./ T’ho violato, sconciato,/ bestemmiato./ Tutto puoi
dire di me/ Tranne che T’ho evitato”. Sembra che sia rimasta
nel mondo – per chi non è cristiano – una nostalgia incolmabile di lui.
Con altrettanta drammaticità infatti Pier Paolo Pasolini grida al vuoto
divorante della sua assenza: “Manca sempre qualcosa, c’è un vuoto/ in
ogni mio intuire. Ed è volgare,/ questo non essere completo, è
volgare,/ mai fui così volgare come in questa ansia,/ questo ‘non avere
Cristo’ ….”. Jorge L. Borges, da non credente, dichiara: “Gli
uomini hanno perduto un volto, un volto irrecuperabile e tutti
vorrebbero essere quel pellegrino (…) che a Roma vede il sudario della
Veronica e mormora con fede: Gesù Cristo, Dio mio, Dio vero, così era
dunque la tua faccia? (…) Abbiamo perduto quei lineamenti come si può
perdere un numero magico, fatto di cifre abituali, come si perde per
sempre un’immagine nel caleidoscopio. Possiamo scorgerli e non
riconoscerli”. Lo scrittore argentino confessa di “non vedere”
personalmente il volto di Cristo nella sua vita, tuttavia “insisterò a
cercarlo fino al giorno dei miei ultimi passi sulla terra”. (…) Un
grande scrittore ebreo, Franz Kafka, interpellato dall’amico Janouch
con una domanda inattesa: “E Cristo?”, dette la sensazione di una
scossa all’anima: “chinò il capo. ‘E’ un abisso pieno di luce. Bisogna
chiudere gli occhi per non precipitarvi’ ”. Umberto Saba, poeta
triestino, ebreo, confidandosi in alcune sue lettere con l’amico
monsignor Giovanni Fallani, dichiarava di non avere la fede, ma
scriveva anche: “io amo Gesù come l’uomo che più si è avvicinato al
divino o, almeno, a quello che i poveri uomini immaginano essere il
divino. Sì, amo infinitamente Gesù, ma (se così oso dire) lo amo come
un ponte fra l’uomo e il Divino. Lo amo come un ‘fratello’;
infinitamente grande, infinitamente buono e amabile. Ho bisogno di
credere, di appoggiare, in ogni caso, la mia disperazione a Gesù”. Dal libro “Indagine su Gesù” (Rizzoli) di Antonio Socci |
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