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日志


12月31日

NON DOBBIAMO AVER PAURA

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Questa sera vogliamo porre nelle mani della celeste Madre di Dio il nostro corale inno di ringraziamento al Signore per i benefici che lungo i passati dodici mesi ci ha ampiamente concessi. Il primo sentimento, che nasce spontaneo nel cuore questa sera, è proprio di lode e di azione di grazie a Colui che ci fa dono del tempo, preziosa opportunità per compiere il bene; uniamo la richiesta di perdono per non averlo forse sempre utilmente impiegato.
Poi, Benedetto XVI si sofferma sulla vicinanza di Dio all’uomo, sul “Verbo eterno del Padre”, venuto al mondo “per restare con noi, per essere il nostro insostituibile sostegno, specialmente nelle inevitabili difficoltà di ogni giorno”. Una vicinanza, aggiunge il Papa, che i cristiani devono diffondere nel mondo:
La presenza di Cristo è un dono che dobbiamo saper condividere con tutti. (…) L’incontro con Cristo (…) rinnova l’esistenza personale e ci aiuta a contribuire alla costruzione di una società giusta e fraterna. Ecco allora che, come credenti, si può dare un grande contributo anche per superare l’attuale emergenza educativa. Quanto mai utile è allora che cresca la sinergia fra le famiglie, la scuola e le parrocchie per una evangelizzazione profonda e per una coraggiosa promozione umana, capaci di comunicare a quanti più è possibile la ricchezza che scaturisce dall’incontro con Cristo.
Viviamo tempi “segnati da incertezza e preoccupazione per l’avvenire”, continua il Santo Padre, tempi in cui “è necessario sperimentare la viva presenza di Cristo”, aiutati da “Maria, Stella della speranza, che a Lui ci conduce”. Lei che, “con il suo materno amore, può guidare a Gesù specialmente i giovani”: 
Cari giovani, responsabili del futuro di questa nostra città, non abbiate paura del compito apostolico che il Signore vi affida, non esitate a scegliere uno stile di vita che non segua la mentalità edonistica corrente. Lo Spirito Santo vi assicura la forza necessaria per testimoniare la gioia della fede e la bellezza di essere cristiani. Le crescenti necessità dell’evangelizzazione richiedono numerosi operai nella vigna del Signore: non esitate a rispondergli prontamente se Egli vi chiama. 
Quindi, da Roma lo sguardo del Papa si allarga ed il suo pensiero va al periodo critico che stanno attraversando tutti i Paesi del mondo:
Cari fratelli e sorelle, quest’anno si chiude con la consapevolezza di una crescente crisi sociale ed economica, che ormai interessa il mondo intero; una crisi che chiede a tutti più sobrietà e solidarietà per venire in aiuto specialmente delle persone e delle famiglie in più serie difficoltà. La comunità cristiana si sta già impegnando e so che la Caritas diocesana e le altre organizzazioni benefiche fanno il possibile, ma è necessaria la collaborazione di tutti, perché nessuno può pensare di costruire da solo la propria felicità.
Ma “anche se all’orizzonte vanno disegnandosi non poche ombre sul nostro futuro”, conclude Benedetto XVI, “non dobbiamo avere paura”, perché “la nostra grande speranza di credenti è la vita eterna nella comunione di Cristo e di tutta la famiglia di Dio”. Una speranza che ci dà la forza di “affrontare e superare tutte le difficoltà del mondo”.

12月30日

TE DEUM

BUON ANNO!

 
12月28日

IL CANTO DI SIMEONE

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Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima». C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

Dal Vangelo di Luca

12月24日

EGLI E' QUI!

"Un Bambino è nato per noi, un Figlio ci è stato donato."

       Un Felice Natale a tutti!

 

 

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12月23日

UN GERMOGLIO SU UN TRONCO SECCO

http://www.fidesvita.org/uploads/2007/09/natale2006.jpg

Caro Direttore,
sono stato colpito dalle letture che la Liturgia ambrosiana proponeva il lunedì della terza settimana di Avvento. Come devono essere rimasti sconcertati i membri dell'antico popolo di Israele davanti alle parole del profeta Geremia: «Divorerà le tue messi e il tuo pane; divorerà i tuoi figli e le tue figlie; divorerà i greggi e gli armenti; distruggerà le città fortificate nelle quali riponevi la fiducia» (Ger 5,17). Annunciava loro che un'altra nazione stava per sconfiggere il regno su cui avevano riposto fiducia. «Allora, se diranno: "Perché il Signore nostro Dio ci fa tutte queste cose?", tu risponderai: "Come voi avete abbandonato il Signore e avete servito divinità straniere nel vostro paese, così servirete gli stranieri in un paese non vostro"» (Ger 5,19).
È come se questo fosse detto per noi; oggi vediamo segnali che preoccupano tutti, come se quello che ha sostenuto la nostra storia non potesse resistere all'urto dei tempi: un giorno sono l'economia, la finanza e il lavoro, un altro la politica e la giustizia, un altro ancora la famiglia, l'inizio della vita e la sua fine naturale. E così, come l'antico Israele di fronte a una situazione preoccupante, anche noi ci domandiamo: «Perché accade tutto questo?». Perché anche noi siamo stati talmente presuntuosi da pensare di cavarcela dopo avere tagliato la radice che sosteneva l'edificio della nostra civiltà. Negli ultimi secoli, infatti, la nostra cultura ha pensato di poter costruire il futuro da sé, abbandonando Dio. Ora vediamo dove ci sta portando questa pretesa.

Davanti a tutto questo che ci siamo procurati, il Signore che cosa fa? Ce lo indica il profeta Zaccaria, parlando al suo popolo Israele: «Ecco, io manderò», attenzione al nome, «il mio servo Germoglio» (Zc 3,8). È come se davanti alla crisi di un mondo, il nostro - i profeti userebbero per descriverla un'immagine a loro molto cara, quella del tronco secco -, spuntasse un segno di speranza. Tutta l'enormità del tronco secco non può evitare che in mezzo al popolo, umile e fragile, spunti un germoglio, nel quale è riposta la speranza del futuro.

Ma c'è un inconveniente: anche noi, quando vediamo apparire questo germoglio - come coloro che erano davanti a quel bambino a Nazareth -, possiamo dire scandalizzati: «È mai possibile che una cosa così effimera possa essere la risposta alla nostra attesa di liberazione?». Da una realtà così piccola come la fede in Gesù può venire la salvezza? Ci pare impossibile che tutta la nostra speranza possa poggiare sulla appartenenza a questo fragile segno, ed è motivo di scandalo la promessa che solo a partire da esso si possa ricostruire tutto. Eppure uomini come san Benedetto e san Francesco hanno fatto proprio così: cominciarono a vivere appartenendo a quel germoglio che si era inoltrato nel tempo e nello spazio, la Chiesa. E sono diventati protagonisti di popolo e di storia.
Benedetto non affrontò da arrabbiato la fine dell'impero, non protestò perché il mondo non era cristiano, né si lamentò perché tutto crollava, accusando l'immoralità dei suoi contemporanei. Piuttosto testimoniò alla gente del suo tempo una compiutezza del vivere, una soddisfazione e una pienezza che divenne attraente per tanti. E fu l'albore di un mondo nuovo, piccolo quanto si vuole - quasi un niente paragonato al tutto, un tutto che pur franava da ogni parte -, ma reale. Quel nuovo inizio fu talmente concreto che l'opera di Benedetto e di Francesco è durata nei secoli e ha trasformato l'Europa, umanizzandola.

«Egli si è mostrato. Egli personalmente», ha detto Benedetto XVI parlando del Dio-con-noi. E don Giussani: «Quell'uomo di duemila anni fa si cela, diventa presente, sotto la tenda, sotto l'aspetto di un'umanità diversa», in un segno reale che desta il presentimento di quella vita che tutti attendiamo per non soccombere al nostro male e ai segnali del nulla che avanza. È la speranza che ci annuncia il Natale, per cui gridiamo: «Vieni, Signore Gesù!».
Grazie.
di Julián Carrón
la Repubblica, 23.12.2008

12月22日

IL NATALE E LA FAMIGLIA

di Massimo Camisasca

Durante alcune serate lasciate libere dagli impegni, sto rivedendo le opere teatrali di Pirandello, attraverso dei DVD offerti da qualche giornale.
Pirandello ha descritto in anticipo la crisi dell'uomo europeo del Novecento, e lo ha fatto attraverso il racconto della fine della famiglia borghese, dopo la quale, secondo lui, l'istituto familiare non si è più ripreso.
Questa relazione così stretta che il commediografo ha stabilito fra le difficoltà dell'uomo e le difficoltà della famiglia, mi ha fatto riflettere. Tali problemi riappaiono continuamente nei dialoghi che ho quasi quotidianamente con le persone che vengono a parlarmi, che vengono a chiedermi aiuto, a consigliarsi con me. Se è vero il convincimento di Pirandello che la valle oscura attraverso cui passano le famiglie deriva dall'annebbiarsi della coscienza che l'uomo ha di se stesso, le strade attraverso cui ripartire non sono diverse da quelle che possono aiutare la rinascita dell'identità personale.
L'uomo è un essere bisognoso, ha bisogno degli altri per vivere, per prendere coscienza di se stesso, della propria identità culturale, sessuale, morale. I primi "altri" sono i genitori. Poi vengono gli amici e i maestri. è vero che un genitore può essere strappato lontano dalla morte, è vero che una famiglia può spezzarsi per gravi ragioni. Non si tratta di giudicare. Si tratta invece di indicare un ideale concreto, che renda la vita più facile. Avere dei genitori che si amano stabilmente, anche attraverso delle tensioni, difficoltà, prove, è un bene auspicabile per qualunque bambino. Poi ciascuno farà quel che potrà, ma io non posso smettere di indicare ciò che vorrei per tutti, ciò che è stato preparato da Dio per ciascuno. La divisione fra i genitori deve essere sempre una ragione estrema, molto ponderata, di fronte al bene dell'educazione dei figli. Perché questo mio auspicio non sia visto come una formula magica, o un desiderio astratto, voglio indicare alcuni sostegni a esso. Ci vogliono degli amici, che sappiano consigliare e sostenere; degli aiuti economici per l'educazione dei figli, perché i genitori non siano soffocati dal lavoro nei momenti in cui devono stare più vicini ai loro bambini; occorrono scuole che possano coadiuvare l'opera educativa dei genitori. Anche noi sacerdoti dobbiamo considerare l'aiuto alle famiglie come una delle responsabilità primarie del nostro ministero.
Ma soprattutto occorre confidare in Dio, chiedere il suo aiuto, tornare a pregare in casa, anche soltanto alcuni minuti al giorno, prima di mangiare o prima di dormire, o al mattino presto prima di lasciare la casa. Le preghiere semplici che conosciamo tutti, l'Ave Maria, il Padre Nostro, l'Angelus. Dobbiamo, con coraggio, confidare a Dio le nostre difficoltà, e chiedere il suo aiuto.
Oggi siamo sepolti da una valanga di informazioni: la fecondità e la sessualità sono state separate, il genere maschile e quello femminile sembrano non contare più… «Dobbiamo slegarci da ogni rapporto con ciò che è predeterminato: scegliamo noi se essere maschi o femmine, se avere o no un rapporto stabile con un uomo o una donna, se avere o no dei figli, e quali figli avere…».
Assieme a ciò che di negativo vediamo nel nostro tempo, non possiamo negare i passi in avanti che sono stati compiuti: l'aiuto alla famiglia e alla maternità che viene dalle politiche sociali, le ricerche mediche sulle malattie del feto, le analisi sulle ragioni dell'infecondità, ecc. Ma tutto questo non deve farci dimenticare che la nostra felicità è legata all'accoglienza di dati oggettivi che ci precedono e che rendono possibile la nostra crescita: l'identità sessuale la riceviamo, così come l'innamoramento è un fatto gratuito, ed è un fatto gratuito, un dono, il figlio. Se si scardina questa struttura essenziale della vita, non si cammina verso un bene più grande, ma verso una confusione che rende tutti più infelici.
Il Natale ci riporta la Santa Famiglia di Nazareth. Proprio la sua normalità ha custodito la sua eccezionalità. La sua normalità è stata la fedeltà reciproca fra Maria e Giuseppe che si sono amati veramente e assieme hanno portato la straordinarietà di un figlio, un bambino come tutti gli altri, che pure era nato per opera di Dio senza intervento del padre terreno, e che era Dio stesso fatto uomo.
Quale apertura continua alla diversità, quale animo grande e confidente ha modulato quella Presenza! Chiedo a Dio che sia così anche per ogni famiglia dei miei lettori.

Nella foto: in prima pagina, mosaico di Marko Rupnik: Natività, cappella delle suore adoratrici, Lenno, Como. L'immagine è tratta da un calendario disponibile sul sito www.lipaonline.org.

(da "Fraternità e Missione", dicembre 2008.)
12月21日

MAI PIU' IL SACRO CUORE

http://www.kallistea.com/img/sentier-douaniers.jpg

di Pierluigi Battista

Ipotesi: un mondo laico (e inaridito?) senza crocefissi e crocirosse. Senza natali nè ospedali. E privo di bestemmie, per non offendere certe dignità.

La rimozione dei crocifissi dalle pareti delle scuole e degli ospedali ha dato vita a una ammirevole opera di bonificazione di tutti quei simboli della prepotenza cristo-occidentale che avrebbero potuto offendere crudelmente la sensibilità delle sue molteplici vittime. Sono stati accolti con gioia e speranza i tecnici che hanno scalpellato dall'esterno dell'ateneo milanese la sfrontata scritta: Università Cattolica del Sacro Cuore.
Entusiasmo per la cancellazione in tutta Italia di ogni riferimento a quel Sacro Cuore che rischia, con la sua cruenta spudoratezza, di intimorire bambini e cardiopatici con sane tendenze ateistiche. I pittori che hanno dato una mano di bianco su quel simbolo arrogante della Croce Rossa che un tempo deturpava le fiancate delle nostre ambulanze hanno visto la loro laica opera accompagnata dalla commossa partecipazione della popolazione cristo-perseguitata.
Le mamme hanno accompagnato con trepidazione i loro figli all'ospedale finalmente liberato dalla provocatoria scritta Bambin Gesù così offensiva per la sensibilità multiculturale.
Squadre di volenterosi addetti alla tolleranza si sono sparpagliate in tutta Italia per liberare ogni ospedale, ogni sportello bancario, ogni ambulatorio dalla deplorevole dicitura Santo Spirito che avrebbe costretto il popolo pluri-culturale ad accettare la protervia di una imposizione così sorda ai progetti di inclusione. L'ospedale Fatebenefratelli non è stato ribattezzato (pardon, rinominato) Fatemalesorelle come era stato previsto da Marcello Veneziani su Libero, bensì ospedale Nazioni Unite.
I manuali di storia sono stati ripuliti di ogni riferimento alla datazione in auge nella dittatura cristiana: via ogni avanti Cristo e dopo Cristo. Nei bar i volontari della tolleranza, riconoscibili per una fascia la braccio con i colori dell'arcobaleno, impongono la nuova disciplina lessicale: non verranno più sopportate espressioni sfacciatamente clericali come "oh, Madonna mia", "Gesù, che è accaduto", "santa pazienza", "è stato un calvario",
"povero cristiano, che gli hanno fatto", "Parigi val bene una messa", "morto un papa se ne fa un altro".
Ogni bestemmia viene bandita, per non offendere la dignità del porco.
Il 25 dicembre viene celebrato come festa laica e democratica, con relativo divieto di presepi e alberi un tempo chiamati, perdonate la cruda franchezza, "di Natale". In una ex domenica (troppo esplicito il riferimento all'antistorico Dominus) della primavera le scuole celebreranno feste laiche, previa cancellazione di ogni allusione alla, perdonate ancora la cruda franchezza, Pasqua.
Particolare euforia ha provocato la demolizione e, dove non è stato possibile, la copertura di campanili e facciate di quelle che un tempo venivano definite, perdonate la cruda franchezza, chiese e che tanto deturpavano il nostro paesaggio multiculturale. Piazze e vie, viali e corsi sono stati liberati da riferimenti oramai obsoleti. Grande gioia per la liberazione di una piazza romana dedicata ai Santi Apostoli.
Non sono stati ancora svuotati i cassetti dai privati dai crocifissi, ma presto verrà attuata una radicale purificazione nelle singole case. Non si può pretendere che tutto venga realizzato, perdonate la cruda franchezza, in un amen.

© Copyright Corriere Magazine, 4 dicembre 2008

Dal Papa Ratzonger Blog

12月19日

APPELLO PER LA VITA

APPELLO PER LA VITA

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Sacconi, un ministro coraggioso  

Ci vuole del sano coraggio, in tempi bui come questo, nel prendere posizioni controcorrente ..! E di tali ministri ha bisogno il popolo italiano.

Appezziamo la direttiva di carattere generale del ministro Sacconi - che ha risvolti anche sulla triste vicenda di Eluana Englaro - ed è un atto di indirizzo per garantire una uniformità di comportamento sul territorio nazionale. Si rivolge alle strutture sanitarie, nel pieno esercizio di una competenza che il ministro ha e giustamente esercita.

Anche il sottosegretario Roccella ha sottolineato fortemente la connotazione di politica sociale del provvedimento:"Si tratta dell’idea che la vita di Eluana e delle persone che vivono nella sua stessa condizione sia una vita di “serie B”, e quindi non degna di essere vissuta. Ma questo è un concetto umanamente e socialmente inaccettabile".

Condividiamo questo giudizio, e ci sentiamo totalmene a fianco di tutte le persone responsabili, politici, giornalisti o uomini comuni, che non abbiano timore nel chiamare le cose con il proprio nome ed agiscano di conseguenza; qualcuno sta cercando, consapevolmente o meno (!?) di strumentalizzare la vita di Eluana Englaro per porre in essere l'eutanasia.

Sosteniamo con forza l'operato del ministro Sacconi, chiedendo a tutti di far sentire la propria voce in merito.

SamizdatOnLine

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12月18日

CHIESA, LA STRANIERA DERISA

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Il fatto, di per sé, non è sorprendente. Ma merita comunque di essere guardato bene in faccia. E il fatto è che si assiste al rinnovarsi insistente di attacchi contro la Chiesa, la sua storia, il suo insegnamento, il suo supremo pastore.

Qualche esempio. Il presidente della Camera sostiene che la Chiesa cattolica non si è sufficientemente opposta alle leggi razziali del fascismo; gli storici definiscono il suo discorso come «sconcertante», ma intanto il sasso è lanciato. Andando ad alimentare la valanga che da mesi tenta di travolgere la memoria dei due pontefici che hanno fronteggiato fascismo e nazismo: Pio XI e il successore Pio XII.

Sempre per restare alla storia, in una trasmissione radiofonica serale si accusa la Chiesa di aver distrutto quella stupenda organizzazione di libertà e democrazia che era l’impero romano. Sembra che non ci sia malefatta da duemila anni a questa parte in cui la Chiesa non possa essere chiamata in causa come imputata.

Per quanto riguarda l’attualità, basta leggere alcuni commenti al messaggio di Benedetto XVI per la prossima giornata mondiale della pace del primo gennaio 2009. Dall’ampia analisi che il Papa propone si estrae la frase - del resto sacrosanta - sulla questione della regolazione delle nascite imposta da organizzazioni internazionali ai paesi in via di sviluppo e il giochetto è fatto: la Chiesa, che vuole impicciarsi di tutto, in realtà è astratta e l’unica cosa che veramente le interessa è porre i suoi sempiterni vincoli nella sfera sessuale. E puntualmente esce l’inchiesta su «tutti i no del Vaticano»: cosa starebbe facendo il Papa se non innalzare continui steccati e divieti, replicare ossessivamente una dottrina fuori dal tempo, ripetere la sfilza dei suoi «no»?

Di fronte a queste sortite persino il direttore de L’Osservatore Romano si è sentito in dovere di replicare con un articolo di fondo, nel quale mette in evidenza che gli allarmi che la Chiesa ripropone sono dovuti al suo amore per la persona e il suo destino. Ed essa continuerà a parlare, anche se viene ridicolizzata come quel clown che, già vestito per lo spettacolo, corre al villaggio per avvisare che è scoppiato un incendio. Tutti lo deridono, pensando che stia recitando. Finché le case non vengono travolte dalle fiamme.

Dicevo all’inizio che di questa pervicace e a volte disonesta incomprensione della Chiesa non c’è da sorprendersi. È da duemila anni, infatti, che quando la Chiesa parla con parole vive e non con quelle della mentalità comune (tentazione sempre ricorrente) i vati di quella mentalità le si rivoltano contro. Essa è, per dirla con Eliot, la Straniera e sa che «in tempo di prosperità il popolo dimenticherà il Tempio, e in tempo di avversità gli sarà contro».

Questa consapevolezza non fa certo concludere per una disincantata inattività. Il grande Charles Péguy aveva capito chiaramente, già oltre un secolo fa, che ci troviamo in una epoca «incristiana», la prima in cui la mentalità comune non è più cristiana dopo l’avvento del cristianesimo. E diceva che la risposta non è la lamentela sterile, né l’astio risentito. La risposta è sempre quella dell’inizio, quella del Natale che celebreremo settimana prossima: «Ma Gesù venne. Egli non perse i suoi anni a gemere e a interpellare la cattiveria dei tempi. Egli taglia corto. In un modo molto semplice. Facendo il cristianesimo. Egli non si mise a incriminare, ad accusare qualcuno. Egli salvò. Non incriminò il mondo. Egli salvò il mond
Pigi Colognesi - Il Sussidiario

GALOPPINI OPPORTUNISTI

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Sui giornali, pagine di esegesi sulle parole a vanvera dell'ex galoppino del fucilatore e rastrellatore razzista Giorgio Almirante, e nemmeno una riga circa "Indagine su Gesù", cinquantamila copie vendute in pochi giorni, dedicate da Antonio Socci a colui che introdusse nel mondo l'idea, prima inesistente e inconcepibile, dell'uguaglianza di tutti gli uomini. I giornalisti non ricordano più nemmeno le regole-base del loro mestiere: un cane che morde, un asino che raglia, un politico che ignora la storia non sono notizie; cinquantamila persone che pagano 18 euri e 50 per conoscere la spoglia verità, quando una griffatissima menzogna è disponibile gratis su tutti gli schermi, magari sì. di Camillo Langone - Il Foglio

12月17日

ATTENTI ALLA PILLOLA RU-486

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Appello

Cosa è la pillola Ru486 e perché bisogna fermarla

La Ru486 non è una medicina. Non cura alcuna malattia. Non aiuta la vita, la stronca sul nascere. La Ru486 non è amichevole nei confronti delle donne. Non realizza in alcun modo un aborto indolore, posto che sia possibile realizzarlo. E' al contrario un sistema abortivo altamente controverso anche dal punto di vista della sua sicurezza ed efficienza clinica. Più importante ancora, la pillola abortiva tende a deresponsabilizzare il sistema medico, e a ridurlo a dispensario di veleni, e lascia sole le donne, inducendole a una sofferenza fisica e psichica prolungata e domestica, molto simile alle vecchie procedure dell'aborto clandestino. Per queste ragioni etiche siamo contrari alla pillola Ru486 e alla sua introduzione in Italia, anche perché la sua utilizzazione è incompatibile con le norme della legge 194/1978. E pensiamo che occorra fare di tutto, ciascuno nelle forme pertinenti il proprio ruolo, per impedirla.

Lucetta Scaraffia
Roberto Formigoni
Giuliano Ferrara

Da Il Foglio Per aderire basta inviare una e-mail con i propri dati all'indirizzo appelloRu@ilfoglio.it

PASTORI OBSOLETI

http://www.raucci.net/wp-content/uploads/2008/06/vescovi.jpg

Le due notizie non sono nuove ed apparentemente non legate tra loro.

La prima riguarda la proposta choc dei Vescovi inglesi di creare sale di preghiera islamiche nelle scuole cattoliche, e modificare i bagni in modo che i musulmani possano lavarsi prima della preghiera quotidiana.

La seconda riguarda invece il dizionario per i bambini dal cui elenco sono state eliminate parole giudicate ormai obsolete, quali bishop (vescovo) aisle (navata) abbey (abbazia) e via dicendo. Anche se non viene esplicitamente detto, tutto ciò perchè i bambini che dovessero usarle non turbino il loro vicino di banco musulmano o induista.

Questo è il solo e vero motivo per cui Vineeta Gupta, responsabile dell'infazia, ha dato una siffatta sforbiciata a questi vocaboli giudicati obsoleti e politicamente scorretti dal nuovo Junior Dictionary.

La scusa della multiculturalità dell'Inghilterra e che ormai la gente non va più in chiesa appare ovviamente pretestuosa ed infantile.  I motivi sono ben altri!

Allora agli amci vescovi inglesi ormai obsoleti nel nome e di fatto, visto le decisioni che riguardano le sale parrocchiali ed annesse toilettes, verrebbe da chiedere di eliminare anche altari, monasteri, suore, parrocchie, salmi, pulpiti, vicari e tutto ciò che riguarda la tradizione cristiana e lasciare che i ragazzi invcece imparino le paroile più "moderne" e di uso comune come don't fuch me,  fairy, ass, whore, bitch, dick e, la più usata di tutti, shithead, e non certo, come pensa e spera Vineeta, concetti laici come mp3, voicemail, database: ci mancherebbe!

Qualche autorevole voce si è alzata ad esprimere dissenso, se non altro per suggerire che i tempi sono mutati anche per altri aspetti, per esempio l'ambiente naturale in cui stanno crescendo le nuove generazioni: ed allora via muschio, felce, erica e ranuncolo, castoro, aragosta e pellicano tanto ormai quasi tutti i bambini li vedono o ne sentono parlare solo in qualche documentario "obsoleto".

L'idea di concentrarsi su cose molto più attuali è stupida (parola ancora attuale): vandalismo? OK, bungee-jumping? OK, dislessia? OK, prodotti biodegradabili? OK ed ok anche a tutte le turpiloquianti parole dei films e dei cartoni.

Ma la stranezza è che anche in Italia è successo che nel Dizionario di base della lingua italiana , Dib, (Paravia) sono stati tolti ben 7000 lemmi tra cui, ovviamente, abbazia, vicario, sermone, navata, abside, tabernacolo sostituiti da e-mail, sms, blog e chat.

Nel blog di Riccardo Chiaberge c'è una conclusione quanto mai interessante: come faranno i nostri futuri a capire l'arte di Michelangelo e di Caravaggio?´nessun problema: partecipando a Chi vuol essere milionario azzeccheranno tutte le risposte concernenti il tupiloquio della Talpa, dell'Isola dei famosi, di Bulli & pupe, e spereranno che anche gli autori si siano dimenticati della Cappella Sistina.

E gli obsoleti vescovi inglesi? forse nella aule parrocchiali, dove i musulmani inizierannoi nei loro privati bagni a fare le abluzioni (sapete anche voi ben dove) prima della preghiera, spereranno che almeno loro sappiano cos'è moschea, minareto, janna e chi sono Munkar e Nakir.

Natanaele

12月16日

UN LIBRO PER NATALE

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Natale, nelle migliori intenzioni, dovrebbe essere un momento di tranquillità in cui gioire della vita che ci è stata donata. Magari allungando le gambe, seduti su una poltrona, al caldo, con tè, biscotti ed un buon libro.
Sappiamo tutti quanto questo spesso sia lontano dalla realtà. Ansie e preoccupazioni, crisi e influenze troppo spesso ci assillano e ci privano anche di questi momenti. Tuttavia, anche in mancanza di una poltrona, del tè e dei biscotti rimane sempre il buon libro. Quelli che seguono sono alcuni di quelli che soci di SamizdatOnLine hanno letto e ci raccomandano per esperienza diretta. Un consiglio può essere un dono piccolo, ma è fatto di cuore.
Ascoltatelo, e ci ringrazierete

* VITA E DESTINO Vasilij Grossman Biblioteca Adelphi pp. 827 euro 34
Leggerlo è salire un sentiero di montagna: faticoso e bello. La montagna è quella che hai dentro di te, e chiami coscienza del bene e del male. - da Vino e Mirra

* IL CANTO DELLE PIETRE Fernand Puillon Edizioni Lindau pp. 240 euro 19
Il romanzo tratta della costruzione dell'abbazia cistercense di Thoronet, ed è tutto incentrato sulla lotta che il monaco protagonista ingaggia con gli altri monaci, con la natura e con se stesso, diventando poi un viaggio dentro di sè e vagliante il rapporto uomo-Dio. - da Kukulcan

* LA SCHIENA DI PARKER Flannery O'Connor Edizioni BUR pp. 396 euro 10,80
C'è una grande apertura al Mistero - sempre imprevedibile e inatteso - dell'esistenza. Come le certezze acquisite traballino, e la necessità dell'attesa e dell'attenzione alle circostanze sia l'unica chance per cogliere il senso della vita. Profondamente realista! - da Graziella

* LIBERI Storie e testimonianze dalla Russia Parravicini Giovanna ed. BUR Collana dello Spirito Cristiano pp. 176 eur 9 Forse, il segreto desiderio della vita di ogni uomo è di assistere ad un miracolo, più profondamente è di essere partecipi di questo 'miracolo', della manifestazione del Mistero nella vita. In questo libro, Giovanna Parravicini ci racconta il 'miracolo' di libertà di alcune delle personalità più significative del dissenso in Unione Sovietica, che ha conosciuto, incontrato, con alcune delle quali ha allacciato rapporti profondi e sta costruendo ora un nuovo pezzo di storia. - da Secolo XX e dintorni

* UN VARCO NEL MURO Ester Capucciati Ares pp. 152 eur 12
Sono rimasta incantata dalla passione che l'autrice mette nell'educare, dalla passione nel trasmettere la propria fede ai ragazzi, dal suo coraggioso tentativo di far percepire loro quella grande domanda del senso della vita che ogni uomo ha dentro e di cui invece i giovani ignorano addirittura l'esistenza. - da Quid est veritas

* MI MANCANO SOLO LE HAWAII Maurizio Riro Maniscalco Ed. SEF pp. 174 eur 10
L'inserirsi del protagonista con curiosità nella realtà americana, lo porta a scoperte importanti, sopra ogni immaginazione. E' interessante vedere come il cristiano guarda alla realtà tutta, senza censurare nulla, con un giudizio. - da Sguardoleale

* STO REGISTRANDO TUTTO PER L'ETERNITA' Lettere Graziano Grazzini Itaca pp. 72 eur 10
Smuove le corde del cuore e ci interroga sul senso e il Mistero della vita e della morte, dominati paradossalmente dalla speranza e dal fatto che niente è a caso e che tutto si trova in buone mani e che il tempo farà capire il senso delle cose e avvenimenti, se si è aperti con una domanda leale perchè la vita sia grande. - da Politicus

* ALIAS AGENTE BETULLA - Storia di uno 007 italiano Renato Farina Ed. Piemme pp. 223 eur 14,50
L'autore é sincero e racconta i guai del nostro Paese in maniera disincantata e addolorata, guardando alla bontà di ogni singola persona incontrata (Giussani e Piccinini, e poi Feltri e un amico di Al Jazeera). Per chi voglia capire di più i retroscena della guerra in Iraq, in Kosovo e la posizione di certa magistratura, certo mondo giornalistico e politico che ci circonda. - da Aqua

* INDAGINE SU GESU' Antonio Socci Ed. Rizzoli pp. 352 eur 18,50
Socci affronta il più grande mistero di Gesù: la sua resurrezione. La scoperta delle prove antiche e di quelle attuali è un’avventura sorprendente. Un caso unico nella storia che non ha spiegazione umana. - da Il Fromboliere

* IL PROTAGONISTA DELLA STORIA Josè Garcia BUR pp. 456 eur 11
l libro è l'antidoto indispensabile a danbrownismi, explorerismi e alle altre baggianate massmediatiche con cui pseudostorici improvvisati e ideologi vari cercano di imbottirci. Quello che ci viene restituita è la certezza stupita di un avvenimento che ha bisecato il tempo. Un avvenimento, un uomo storico, un Dio da amare; e tutto il resto viene di conseguenza. - da Berlicche

* COME NASCE E VIVE UNA COMUNITA' CRISTIANA Angelo Scola Ed. Marcianum Press pp. 164 eur 10
Un agile libretto che raccoglie le riflessioni del Patriarca di Venezia durante la "Scuola di Metodo" tenuta per la sua diocesi. E' un libro che contiene riflessioni profonde ma anche molto esistenziali, e quindi un dialogo su temi che sono l'essenza del cristianesimo. Si legge in un attimo, ma poi viene voglia di riprendere diversi brani per approfondirli. - da Yellow and White

* PECORE E PASTORI Riflessioni sul gregge di Cristo Giacomo Biffi Ed Cantagalli pp. 256 eur 13,80
E’ in atto oggi una violenta e sistematica aggressione alla Chiesa, che si esprime e si rifinisce quotidianamente in qualche nuovo atto di ostilità; ed è stupefacente che la cristianità (..) non mostra di rendersene conto in misura adeguata. - da Anerella

* SUNSET LIMITED McCarthy Cormac Einaudi pp. 120 eur 10
Quella mattina Bianco ha tentato di uccidersi, Nero l'ha salvato prima che si gettasse sotto la metro. Ora i due uomini sono in un piccolo appartamento di New York, seduti intorno al tavolo. Sul tavolo una Bibbia. Un confronto serrato, alla fine ognuno avrà quello che vuole chi la certezza della vita, chi il dubbio della morte, rimarrà la libertà senza rapporto. - da Factum

* IL NEMICO M.D. O' Brien Ed. San Paolo pp. 552 eur 19,50
Un libro denso di dialoghi ben scritti e senza fronzoli che fa riflettere su quale sia davvero il nocciolo nudo e crudo di Gesù Cristo. Ovvero è un libro che fa porre continuamente la domanda: "Ma, io, oggi, da che cosa lo riconoscerei davvero? Come farei ad accorgermi invece della menzogna detta in Suo nome?" - da Pepe

* EVERYMAN Philip Roth Einaudi pp. 124 eur 13,50
- da Censurarossa

* ECCO, IO VEDO I CIELI APERTI Raffaele Talmelli Edizioni OCD pp. 264 eur 12
il libro tratta del discernimento, tramite Magistero e medicina (fides et ratio) dei fenomeni mistici e diabolici - da Sindrome post aborto

12月15日

L'UNICO VERO NATALE

Se la nascità di Gesù è solo roba per bambini

di Annalena Valenti

Dice: «Ma che banalità dire che è Natale perché è nato Gesù. Roba da bambini». Dice: «Devi essere più moderna». Vuoi forse dire come le pubblicità che si vedono in giro? Come quella della famosa azienda di tappeti che ti augura "Merry carpet"? Divertente! Inutile, ma divertente. Oppure continuiamo con quel magico Natale, e si va dall'innocuo "Magic Christmas" della Original Marines, bambini di rosso vestiti sulla neve candida, per arrivare a "Scary Christmas", un Natale di terrore. Tra le solite manie che vengono dal Nord, Inghilterra in primis, nel tentativo di scristianizzare il popolo o più semplicemente di harrypotterizzarlo (ma forse è la stessa cosa), ecco a voi Halloween, la notte delle streghe, che si trasferisce a Natale. I siti ad esso dedicati sono molti, per lo più in inglese. Peccato che l'azienda che usa questa pubblicità, innocentemente o no, sia l'italiana Kartell. Che continui a dire, io la penso come lo scrittore Piero Chiara: «Mi pareva che il vero Natale fosse solo quello di Gesù, in fondo a una grotta, d'inverno, nel caldo delle braccia materne, avvolto nel fiato dell'asino e del bue, con san Giuseppe di guardia sull'entrata, in attesa dei pastori, che svegliati da un angelo e vedendo la stella scesa sopra la grotta, correvano a vedere. Trovarono solo un bambino appena nato. "Tutto qui?" si chiedevano. Ma intanto il cielo si riempiva di angeli "per l'ampia/notte calati a stuolo", come dice il Manzoni, che cantavano "come si canta in cielo"». Roba da bambini, appunto.  
12月13日

LA FOLLIA DEI SAPIENTI


Sto leggendo un libro molto interessante, L'Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam. Il capitoletto che qui  riporto è la foto spiaccicata, sputata di molte "menti" che conosco; di persone che hanno una testa così, colma di pensieri inimmaginabili. Loro non camminano; aleggiano, minimo a tre metri da terra, levitano... Forse è il loro testone che li solleva ad altezze che il popolo bue neanche si sogna?

"E poi ci sono i filosofi, venerandi per barba e mantello: affermano di essere i soli sapienti; tutti
gli altri sono soltanto ombre inquiete. Ma com'è bello il loro delirio quando costruiscono mondi innumerevoli;
quando misurano, quasi col pollice e il filo, il sole, la luna, le stelle, le sfere; quando
rendono ragione dei fulmini, dei venti, delle eclissi e degli altri fenomeni inesplicabili, senza la minima
esitazione, come se fossero a parte dei segreti della natura artefice delle cose, come se venissero
a noi dal consiglio degli Dèi! La natura, intanto, si fa le grandi risate su di loro e sulle loro ipotesi.
A dimostrare che nulla sanno con certezza, basterebbe quel loro polemizzare sulla spiegazione di
ogni singolo fenomeno. Loro, pur non sapendo nulla, affermano di sapere tutto; non conoscendo se
stessi e non accorgendosi, a volte, della buca o del sasso che hanno sotto il naso, o perché in molti
casi ci vedono poco, o perché sono altrove con la testa, sostengono di vedere idee, universali, forme
separate, materie prime, quiddità, ecceità, e cose tanto sottili da sfuggire, credo, persino agli occhi
di Linceo. Disprezzano in particolare il profano volgo, quando confondono le idee agli ignoranti
con triangoli, quadrati, circoli, e figure geometriche siffatte, disposte le une sulle altre a formare una
specie di labirinto, e poi con lettere collocate quasi in ordine di battaglia e variamente manovrate. né
mancano, fra loro, quelli che, consultando gli astri, predicono l'avvenire promettendo miracoli che
vanno al di là della magia; e, beati loro, trovano anche chi ci crede."

Erasmo da Rotterdam - Elogio della Follia

IL FASCINO DI GESU'

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Pansa, Scalfari e non solo: affascinati da Gesù…    

Giampaolo Pansa non finisce mai di stupire. E’ appena uscito “Tracce” (il mensile di Comunione e liberazione) dove si trova una sua commovente confessione personale sul Natale. Prende spunto da due citazioni di Benedetto XVI e di don Luigi Giussani, la cui frase, scrive Pansa, “va dritta al cuore, non solo all’intelligenza. Mi ci ritrovo tantissimo, come mio modo di essere”.

Prima Pansa ha rievocato la sua infanzia, quando faceva il chierichetto. Poi è venuto al suo presente di grande giornalista laico. Confida: “Oggi, la sera, quando vado a dormire, con mia moglie preghiamo i nostri genitori”. Diverse volte, negli anni scorsi, Giampaolo mi ha raccontato questo suo gesto di religiosità laica, compiuto da non credente. Da sempre i popoli hanno sentito i propri avi come intermediari col Mistero. Stavolta però, su “Tracce”, Pansa ha aggiunto qualcosa di più e di stupefacente. Dice che con sua moglie parla di Dio, “ma non di un Dio anziano, col barbone. No, di un Dio bambino, buono, tenero. Penso a Dio con quelle fattezze, perché mi sembra più disposto a perdonare le mie sciocchezze, i miei peccati”.

Già qui Pansa coglie, istintivamente, il cuore del cristianesimo. E aggiunge: “Ho sempre pensato che ci fosse il nulla dopo la morte. Ora ne sono sempre meno convinto. Preferirei che ci fosse il famoso giudizio”. E ancora: “Natale è Dio che viene sulla terra, ma che resta perennemente bambino, che è buono”. Ricordando quando faceva il presepio da piccolo, con la sorella, rammenta la tenerezza per quel fanciullo che nasceva da profugo, a quel freddo. Poi spiega: “Ecco, io sono rimasto a quel bambino lì, in quella capanna. Il Papa parla di ragione e ragionevolezza. Beh, io forse non sono un ‘uomo ragionevole’. Lavoro molto con il cuore, con il mio bisogno. Non so se questa parabola mi porterà ad essere credente. Ma se dovessi riscoprire Dio credo che sarei guidato da quel bambino, dal Dio di Natale, dal Dio della nascita. E sarei spinto dal bisogno che ho di Lui. Lo avverto in un modo prepotente, soprattutto la sera, dopo aver lavorato tutta la giornata. Ho bisogno di Lui. Anche soltanto dieci anni fa non ci pensavo”.

Confesso di essere ammutolito a queste parole. Pansa ci ha abituato al suo anticonformismo, alla sua totale libertà intellettuale: sia quella che traspare dai suoi articoli (dove dice sempre verità scomode), sia quella drammatica dei suoi libri storici con i quali ha demolito una retorica cinquantennale che esigeva omertà sul mare di sangue del nostro passato. Ma oggi la sua libertà morale supera l’ultimo tabù, quello che, nella società dei salotti senza tabù, nessuno mai osa violare: mettere il proprio cuore a nudo, confessare francamente l’immensa domanda di cui siamo fatti, lo struggente bisogno di perdono e di amore che “siamo”. E il “bisogno di Lui” che abbiamo, come dice Pansa

E’ rarissimo, soprattutto fra gli intellettuali, trovare un coraggio così. Nella mia generazione ricordo soltanto Giovanni Testori (e prima, in parte, Cesare Pavese e Pier Paolo Pasolini). Per capire il coraggio di Pansa nel demolire l’ultimo tabù del nostro tempo, si può leggere sulle stesse pagine di Tracce la risposta sul cristianesimo di Ezio Mauro, direttore della “Repubblica”. Si vede che Mauro ha studiato, con una certa pignoleria, l’argomento. Ha una sua cultura teologica. Giustamente sottolinea “il fatto storico di Gesù Cristo”. Aggiunge pure che “questa presenza e queste parole hanno segnato la civiltà occidentale. E hanno segnato il modo in cui siamo cresciuti ed educati ed è una presenza importante dentro la nostra società”. Ma tutto questo è una constatazione – per così dire – politica o culturale. Di fronte alla quale, per Mauro, non ci sono gli incasinatissimi esseri umani che siamo noi, ma ci sono due categorie astratte di persone – credenti e “non credenti” – che sono costituite a priori. Sembra che si sia nati già credenti o già non credenti. Sembra che non esistano ragioni né per gli uni né per gli altri. Sembra che non vi siano domande, né cambiamenti possibili. Quello di Mauro è il mondo di oggi: il mondo del partito preso. Conclude dicendo che lui non crede. Ma non ci dice perché. Non ci dice niente delle sue domande, del suo cammino o – per dirla con Pansa - di cosa pensa la sera, dopo una giornata di lavoro. E’ l’Italia dei giornali. Dove esistono destra e sinistra, juventini e interisti, romanisti e laziali, etero e omo (che han preso il posto di uomini e donne), laici e credenti: tutte marionette di un teatrino di ombre, tutti Gabibbi dei salotti televisivi. Ma dove è difficilissimo vedere o ascoltare uomini, cioè creature di carne, che non sanno chi sono, che cercano veramente, che fanno domande o che cambiano (idee e vita) e fanno un cammino e scoprono e si sorprendono e si commuovono.

Viviamo un mondo virtuale, ma non virtuoso: irreale. L’irrompere del “fatto” di Gesù è lo choc più forte che riporti alla realtà. Che è palpitante, viva, contraddittoria, dolente. Fra coloro che rispondono a “Tracce” colpisce il filosofo Pietro Barcellona, il quale prima fa una constatazione analoga a quella di Mauro, una constatazione culturale (“La nascita di Gesù per me, che non sono credente, è il più grande evento della storia dell’uomo. Questa nascita è di una portata immensa”), ma poi si mette in gioco, esce dalla contrapposizione ideologica “credenti/non credenti” e fa parlare la sua umanità: “La frase del Papa (‘occorre l’umiltà dell’uomo che risponde al’umiltà di Dio’) è di una portata immensa perché è un punto di partenza. Comunque, questa nascita per me rimane un problema aperto, anzi un problema di carne che brucia”.

Oggi sembra venuto il tempo in cui l’urto del “fatto” di Gesù si fa più facilmente largo nei cuori. Cosicché capita di leggere sulla Repubblica di una conferenza tenuta alla Luiss da Eugenio Scalfari durante la quale, ad un certo punto, il fondatore del quotidiano “confessa di essere da sempre ‘profondamente colpito e innamorato della figura di Gesù e delle sue predicazioni evangeliche, pur non credendo nell’Assoluto’ ”. E poi aggiunge che questo fascino per la figura di Gesù è un “terreno comune” su cui credenti e non credenti , laici e cattolici, “possono incontrarsi, dialogare”, persino “collaborare”.

Sarebbe interessante saperne di più, capire meglio. Si ha la sensazione che vi sia spesso, in molti, un’attrazione trattenuta, imbrigliata. Come di uno che sbarcasse su un bellissimo continente sconosciuto e, pur essendone incantato, affascinato, avesse paura di inoltrarvisi (paura di esserne travolto? Di dover ribaltare le proprie idee, la propria immagine di sé?). Così si fa un po’ di violenza a se stessi e si rimane sulla soglia, ci si nasconde in un’etichetta.

Spesso questo fascino di Gesù Gesù ci raggiunge attraverso lo stupore per l’umanità eccezionale dei suoi amici. Uomini del nostro tempo che hanno nel volto la sua stessa Bellezza. Pippo Corigliano ha raccontato di aver ricevuto, quando è morto Karol Wojtyla, la telefonata di Antonio Ramenghi, vicedirettore dell’ Espresso: “mi disse che la direttrice del settimanale, Donatella Hamaui e gli altri membri della direzione, desideravano vegliare brevemente la salma del Santo Padre ma per motivi di lavoro non potevano attendere in fila per una giornata intera… Come sono imprevedibili i sentieri della Provvidenza! Chi l’avrebbe detto, vent’anni prima, che mi sarei trovato con l’intera direzione dell’Espresso a pregare nella Basilica di San Pietro!”.

Quel papa polacco aveva stupito i cuori di tutti. Anche all’Espresso. E, come dicevano i filosofi greci, “la meraviglia è l’origine del conoscere”. Ma poi la conoscenza piena è un’avventura da sperimentare, un cammino che ha bisogno di andare avanti nella scoperta. Con il Natale entra nel mondo la Realtà. Solo facendosi violenza si riesce a chiudere gli occhi o a reprimere il suo fascino a un’emozione episodica 

Antonio Socci

 
 
Indagine su Gesù
12月12日

ORA L'OCCIDENTE DIFENDA IL DISSENSO

http://www.missioni.fratiminorier.it/images/missionier/foto-cina.jpg

di Renzo Foa [12 dicembre 2008] Va letto con attenzione il documento che pubblichiamo in queste pagine, il manifesto di Carta '08, perché si tratta di uno di quei testi che possono cambiare la storia della Cina e del pianeta, ricalcando altre importanti storie. O, almeno, la speranza è questa. Del resto, quando un piccolo gruppo di intellettuali cecoslovacchi si riunì attorno a Charta '77 nessuno pensò che da lì a dodici anni uno di loro, Vaclav Havel, sarebbe salito al Castello, sarebbe cioè diventato presidente della Repubblica. Esattamente come, nell'estate del 1980, quando Solidarnosc fece la sua irruzione sulla scena, nessuno immaginò che quel movimento capace di raccogliere "tute blu" e pensatori sarebbe diventato l'artefice del "grande cambiamento" in quello che si chiamava allora Est, con l'epilogo del crollo del totalitarismo comunista.

Nello stesso modo, difficile è oggi prevedere a quale sbocco, e quando, porterà l'iniziativa assunta in questi giorni dalle 303 personalità cinesi, nell'anniversario della Dichiarazione universale  dei diritti dell'uomo. Possiamo però dire – ne siamo certi – che molto dipenderà dall'attenzione che nel mondo sarà riservata a Carta '08 e dal sostegno che le verrà dato. La storia ci ha insegnato quanto siano stati importanti, nella rottura avvenuta nel 1989, i movimenti definiti "dissenso". Ci ha detto che tutto è stato reso possibile anche dal coraggio di alcune esigue minoranze, da personalità che si sono esposte e che non hanno avuto paura di affrontare il rigore della repressione. Ci ha parlato della solitudine in cui a lungo sono stati lasciati Lech Walesa o Vaclav Havel o lo stesso Andrej Sacharov, per citare solo le figure più note. Ma ha anche testimoniato che senza di loro tutto il processo di crisi del totalitarismo comunista sarebbe stato certamente più lento, che forse non ci sarebbe stato il 1989, con nell'estate il primo governo presieduto da un intellettuale cattolico a Varsavia e nell'autunno la caduta del muro di Berlino e poi la frana dei regimi dell'Europa orientale.

Appunto, senza Walesa, senza Havel, senza Sacharov, senza i loro compagni e amici in patria e nel mondo, la vicenda europea e quella mondiale sarebbero andate come sono effettivamente andate? Carta '08 rappresenta oggi per la società cinese la speranza che, come avvenuto vent'anni fa in questa parte del globo, possa aprirsi davvero una crisi nel regime di Pechino e possa esserci in tempi non lontani l'avvio di una transizione democratica. Ma va detto che questa speranza può essere più consistente se il mondo si preoccuperà di sostenere Carta '08 e di difendere i suoi promotori e i firmatari del suo manifesto. In altre parole se chi si espone nella lotta per la libertà non verrà lasciato solo o se verrà sostenuto solo con la fragilità delle parole.

La storia d'Europa e del mondo è piena di episodi in cui i "coraggiosi" sono stati abbandonati, in parte perché è mancata la volontà politica di appoggiarrli, in parte perché si è preferito cedere al ricatto dei regimi tirannici. Commerci, scambi, prudenze diplomatiche troppo spesso in passato hanno fatto aggio sull'internazionalismo della libertà. Figuriamoci cosa può succedere quando si parla del colosso cinese, della grande potenza economica e finanziaria che sta imprimendo un segno indelebile su questa fase della globalizzazione. Ne abbiamo visti le anticipazioni in occasione dei giochi olimpici che si sono svolti a Pechino la scorsa estate. Però sappiamo che, nel mondo, si può trovare il coraggio di sfidare tirannie come quella cinese e che questo coraggio non può essere limitato solo ai giornali che danno voce al "dissenso" o alle forze politiche e intellettuali che lo sostengono.

Sappiamo che anche i governi possono fare di più, quanto meno lo sappiamo da quando il presidente francese Nicolas Sarkozy ha deciso di incontrare il Dalai Lama. Ci aspettiamo ora, da parte dei governi del libero Occidente, un sostegno non ipocrita a Carta '08. Ci aspettiamo che non venga tollerato l'arresto dei suoi promotori e dei suoi militanti. Ci aspettiamo che si alzi un po' la voce e che si sostengano i 303 coraggiosi che hanno firmato il documento che pubblichiamo in queste pagine. Ce lo aspettiamo naturalmente anche da parte del governo italiano, che non può reggersi su una maggioranza che si richiama alla parola libertà, se poi ignora che esiste un problema mondiale della libertà e della sua conquista sotto ogni cielo. A cominciare dalla Cina.
da Liberal

12月11日

BUCHI SBAGLIATI

Viva il Dalai Lama, l'unico religioso che può parlare di sesso senza scandalizzare nessuno

di Tempi

Conversando con alcuni giornalisti durante una visita in Nigeria il Dalai Lama ha osservato che «è naturale, come esseri umani, provare qualche tipo di desiderio sessuale, ma poi devi usare l'intelligenza umana per comprendere che quelle relazioni sono sempre piene di guai». Coerentemente con la predicazione buddista che ammonisce gli uomini ad evitare le passioni terrene e carnali per raggiungere il Nirvana, il leader religioso tibetano ha asserito che «l'astinenza sessuale dà più indipendenza e più libertà». Ancor più pericoloso del sesso è il matrimonio, ha aggiunto, perché può portare «al suicidio o all'omicidio», e «il troppo attaccamento ai figli o al proprio partner è un ostacolo alla pace mentale». Si potrebbe discutere a lungo sulle affermazioni del leader religioso e dilungarsi in approfonditi excursus culturali sulle diversità tra l'Oriente e l'Occidentale cristiano, ma non è questa la sede. Rimane invece la non piccola curiosità di capire perché la nostra stampa quando i cattolici parlano di castità li taccia come retrogradi, mentre se parla il Dalai Lama persino l'ultimo bollettino di paese si prodiga in dotte spiegazioni sul come intendere correttamente gli insegnamenti del Buddha. Così, tanto per la cronaca, vorremmo capire come farebbero a giustificare quest'altra opinione del sant'uomo a proposito dei rapporti gay: «No assoluto. Senza sfumature. Una donna mi ha presentato un'altra donna come sua moglie: sconcertante. Al pari dell'uso di certe pratiche sessuali fra marito e moglie. Usare gli altri due buchi è sbagliato».  

Facciamoci due risate, va', è superfluo commentare!

MORTE IN SOLITUDINE

http://www.genovatune.net/public/immagini_articoli/07-La-finestra-sul-cortile.jpg

Solitudine Muore nel collegio dei preti. E nessuno se ne accorge È una di quelle storie che siamo abituati ad ascoltare in tv. È una di quelle morti avvenute in solitudine, magari ambientate negli anonimi quartieri dormitorio delle periferie metropolitane, dove spesso non si conosce nemmeno la faccia del vicino di casa. Tante, troppe volte abbiamo sentito di anziani che si sono spenti nelle loro abitazioni e che per giorni e giorni sono rimasti lì, senza che nessuno li cercasse, senza che nessuno ne denunciasse la scomparsa.
Ieri dai sacri palazzi vaticani, dove è stata accolta con prevedibile dolore, è filtrata la storia di don Albert (il nome è fittizio), prete africano di trent'anni, morto nella sua stanza presso un collegio della Congregazione di Propaganda Fide e ritrovato soltanto alcuni giorni dopo a causa del cattivo odore che si avvertiva nel corridoio.
Teatro di questa triste vicenda è il Collegio internazionale missionario San Paolo Apostolo, che si trova in via di Torre Rossa, a Roma. Collegio che accoglie circa 150 sacerdoti di Africa e Asia che studiano presso le università pontificie prima di far ritorno nella loro terra. Dal 1977 a oggi un paio di alunni del San Paolo sono diventati cardinali e più di un centinaio sono stati consacrati vescovi.
Don Albert, originario dello Zimbabwe, stava seguendo i corsi dell'ultimo anno di dottorato. La scorsa settimana è scomparso. I responsabili del collegio, diretto da padre Jozef Kuc, missionario degli Oblati di Maria Immacolata, hanno provato a cercarlo telefonandogli in camera, ma il sacerdote ormai non poteva rispondere. Così hanno pensato che se ne fosse andato, magari per celebrare una messa o tenere una conferenza, dimenticandosi di avvisare la portineria della sua temporanea assenza. Nessuno si è preoccupato più di tanto.
Sono passati i giorni, secondo una prima ricostruzione almeno tre, ma forse anche qualcuno di più. Del prete nessuna traccia. Soltanto un inspiegabile e fastidioso cattivo odore, che si avvertiva sempre più insistente nei corridoio del collegio, senza che nessuno riuscisse a individuarne l'origine. Poi, finalmente, la macabra scoperta. Il sacerdote è stato trovato morto e già in stato di decomposizione sul suo letto. Ora c'è chi sussurra che accanto al corpo di don Albert sarebbe stata ritrovata una bottiglia vuota, lasciando intendere che talvolta esagerasse con l'alcol, anche se in realtà nel referto si parla di infarto.
In ogni caso, a colpire in questa vicenda, non sono tanto i risvolti medico-legali, quanto piuttosto quelli umani. Il collegio San Paolo, dipendente dalla Congregazione vaticana guidata dal cardinale Ivan Dias, non è un condominio anonimo né un dormitorio, ma un luogo di vita comunitaria, che prevede momenti di preghiera e di ritrovo, ad esempio per i pasti. Quale solitudine viveva il trentenne sacerdote dello Zimbabwe nella Roma tutta addobbata di festoni natalizi nonostante la crisi e il calo dei consumi? Non aveva compagni o amici ai quali riferire i suoi spostamenti, qualcuno che non vedendolo la mattina a colazione, la sera a messa o a cena, si preoccupasse, chiedesse notizie.
Ovviamente nessuno intende scaricare colpe sulle spalle degli ospiti del San Paolo né sui suoi superiori. Ma, anche se casi come questo possono accadere - talvolta per una serie di sfortunate circostanze, per una verifica non fatta, per le troppe occupazioni quotidiane - sarebbe un errore archiviare in fretta la morte di don Albert, senza lasciarsi interrogare da quell'abisso di solitudine vissuta da un prete africano nella Città Eterna.
Pagina  12   Andrea Tornielli - Il Giornale

12月8日

IL PIU' BELLO DEI FIGLI DELL'UOMO

PERFINO MARX (E ALTRI AVVERSARI) FURONO STUPITI E COMMOSSI DA GESU’…  
 
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Chi è Gesù di Nazaret? “Il più bello fra i figli dell’uomo”, risponde il Salmo 44. (…) Ma chi è precisamente questo enigmatico Gesù che da duemila anni affascina tutti, perfino i nemici? Chi è questo giovane rabbi ebreo, che doveva essere cancellato dalla faccia della terra 2000 anni fa con una feroce esecuzione capitale da schiavo, se oggi, dopo 20 secoli, quel suo supplizio è ricordato in ogni angolo del mondo? (…) Interroghiamo Jean Jacques Rousseau, che fu un nemico filosofico della Chiesa ed essendo stato un faro sia dei rivoluzionari francesi che dei romantici è un autore pressoché universale. Ecco quali pensieri e sentimenti rivela, parlando di Gesù, in un libro peraltro condannato sia nella Parigi cattolica che nella Ginevra calvinista:“Vi confesso che la santità del Vangelo parla al mio cuore. Osservate i libri dei filosofi, con tutta la loro pompa! Come sono piccoli in confronto a quello… Può darsi che Colui di cui fa la storia sia egli stesso un uomo? E’ questo il tono di un invasato o di un settario ambizioso? Che dolcezza, che purità nei suoi costumi! Quale grazia toccante nei suoi insegnamenti, quale elevatezza nelle sue massime, quale saggezza nei suoi discorsi, quale presenza di spirito, quale finezza, quale esattezza nelle sue risposte! Quale dominio delle passioni! Dove è l’uomo, dove è il saggio che sa agire, soffrire e morire senza debolezza e senza ostentazione? (…). Ma dove aveva Gesù preso i suoi precetti, presa questa morale elevata e pura, di cui Egli solo ha dato gli insegnamenti e gli esempi? (…) La morte di Socrate che filosofeggia tranquillamente coi suoi amici, è la più dolce che si possa desiderare; quella di Gesù che spira fra i tormenti, ingiuriato, canzonato, maledetto da tutto un popolo, è la più orribile che si possa temere. Socrate che prende la coppa avvelenata benedice colui che gliela offre e che piange; Gesù, nello spaventoso supplizio, prega per i suoi accaniti carnefici. Sì, se la vita e la morte di Socrate sono quelle di un saggio, la vita e la morte di Gesù sono di un Dio”.

Stupisce anche lo sguardo su Gesù del giovanissimo Karl Marx. Egli scrisse che “l’unione con Cristo dona un’elevazione interiore, conforto nel dolore, tranquilla certezza e cuore aperto all’amore del prossimo, ad ogni cosa nobile e grande, non già per ambizione né brama di gloria, ma solo per amore di Cristo, dunque l’unione con Cristo dona una letizia che invano l’epicureo nella sua filosofia superficiale, invano il più acuto pensatore nelle più riposte profondità del sapere, tentarono di cogliere; una letizia che solo può conoscere un animo schietto, infantile, unito a Cristo e attraverso di Lui a Dio, una letizia che innalza e più bella rende la vita”.

Indagando, interrogando, Gesù emerge sempre come l’uomo più sconvolgente di tutti i tempi (com’è noto il tempo stesso, in buona parte del mondo, da secoli, si computa a partire dalla sua nascita). Non c’è nessun individuo che gli si possa paragonare per l’importanza, la vastità e la durata della sua influenza. Nessuno scatena amore e odio come lui. E’ anche il più rappresentato e cantato dall’arte di tutti i tempi. Anche la letteratura moderna ne è testimone.

“Sembra che molti autori” scrive Luigi Pozzoli “pur non riconoscendo il Cristo della fede, siano pronti a condividere le parole e i sentimenti che Dostoevskij ha confidato un giorno a una persona amica”. Ecco le parole dello scrittore russo: “Non c’è nulla di più bello, di più profondo, di più ragionevole, di più coraggioso e di più perfetto di Cristo” e “non solo non c’è, ma non può esserci”.

A tal punto che “se mi si dimostrasse che Cristo è fuori della verità ed effettivamente risultasse che la verità è fuori di Cristo, io preferirei restare con Cristo anziché con la verità”. Certo in Dostoevskij l’incontenibile ammirazione per Gesù arriva al paradosso, ma la sua osservazione esprime davvero il sentimento di molti: “Quest’uomo fu il più eccelso sulla terra, la ragione per cui la terra esiste. Tutto il nostro pianeta, con tutto ciò che contiene, sarebbe una follia senza quest’uomo. Non c’è stato e non ci sarà mai nulla che gli sia paragonabile. E’ qui il grande miracolo”.

In effetti la personalità di Gesù continua a sorprendere anche i non credenti. Dice Alfredo Oriani: “Creduli o increduli, nessuno sa sottrarsi all’incanto di quella figura, nessun dolore ha rinunciato sinceramente al fascino della sua promessa”.

Perfino il simbolo del laicismo italiano, Gaetano Salvemini, rimase folgorato dall’altezza sublime della sua figura e del suo insegnamento. Raccontò, in “Empirici e Teologi”, di essersi trovato in una stagione della vita come “sperduto nel buio e fu una impressione disperata”. Si sentì illuminato allora da una pagina di Pascal in cui una vecchietta dice: “io non so dimostrare a me stessa che c’è un Dio. Ma mi regolo come se ci fosse”. Salvemini spiega: “quella vecchierella mi insegnò la via da seguire. Debbo aggiungere che nel seguire quella via, ho trovato un’altra guida e mi sono trovato bene a lasciarmene guidare. E questa guida è stato Gesù Cristo che ha lasciato il più perfetto codice morale che l’umanità abbia mai conosciuto. Io non so se Gesù Cristo sia stato davvero figlio di Dio o no. Su problemi di questo genere sono cieco nato. Ma sulla necessità di seguire la moralità insegnata da Gesù Cristo non ho nessun dubbio”.

Sfogliando il diario del turbolento e inquieto autore di “On the road”, Jack Kerouac, ci si può imbattere in questa annotazione: “so che soltanto Gesù conosce la risposta definitiva”. Nell’itinerario tormentato di Giovanni Testori perfino la “bestemmia” è segno dell’impossibilità di dimenticarlo e proprio perché non si può sradicare dal cuore è spada che lacera. Nel tempo della sua lontananza dalla Chiesa il poeta lombardo scriveva: “T’ho amato con pietà/ Con furia T’ho adorato./ T’ho violato, sconciato,/ bestemmiato./ Tutto puoi dire di me/ Tranne che T’ho evitato”.

Sembra che sia rimasta nel mondo – per chi non è cristiano – una nostalgia incolmabile di lui. Con altrettanta drammaticità infatti Pier Paolo Pasolini grida al vuoto divorante della sua assenza: “Manca sempre qualcosa, c’è un vuoto/ in ogni mio intuire. Ed è volgare,/ questo non essere completo, è volgare,/ mai fui così volgare come in questa ansia,/ questo ‘non avere Cristo’ ….”.

Jorge L. Borges, da non credente, dichiara: “Gli uomini hanno perduto un volto, un volto irrecuperabile e tutti vorrebbero essere quel pellegrino (…) che a Roma vede il sudario della Veronica e mormora con fede: Gesù Cristo, Dio mio, Dio vero, così era dunque la tua faccia? (…) Abbiamo perduto quei lineamenti come si può perdere un numero magico, fatto di cifre abituali, come si perde per sempre un’immagine nel caleidoscopio. Possiamo scorgerli e non riconoscerli”.

Lo scrittore argentino confessa di “non vedere” personalmente il volto di Cristo nella sua vita, tuttavia “insisterò a cercarlo fino al giorno dei miei ultimi passi sulla terra”. (…) Un grande scrittore ebreo, Franz Kafka, interpellato dall’amico Janouch con una domanda inattesa: “E Cristo?”, dette la sensazione di una scossa all’anima: “chinò il capo. ‘E’ un abisso pieno di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitarvi’ ”. Umberto Saba, poeta triestino, ebreo, confidandosi in alcune sue lettere con l’amico monsignor Giovanni Fallani, dichiarava di non avere la fede, ma scriveva anche: “io amo Gesù come l’uomo che più si è avvicinato al divino o, almeno, a quello che i poveri uomini immaginano essere il divino. Sì, amo infinitamente Gesù, ma (se così oso dire) lo amo come un ponte fra l’uomo e il Divino. Lo amo come un ‘fratello’; infinitamente grande, infinitamente buono e amabile. Ho bisogno di credere, di appoggiare, in ogni caso, la mia disperazione a Gesù”.

Dal libro “Indagine su Gesù” (Rizzoli) di Antonio Socci