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2月28日 RIPARTENZAC'è
una brutta aria in giro. La crisi, Eluana, gli attacchi sempre più
frequenti a qualsiasi sicurezza, e il grande bisogno che si vede
intorno a noi. Come affrontere tutto questo? Come superare questa
tristezza che ti preme? IL NOSTRO ENORME BISOGNO DEL BELLO
CORTIGIANI DI CORTE
Oggi il Times dedica un lungo pezzo al cardinale Cormac Murphy-O'Connor e Il Cardinale s'inginocchierà davanti a Sua Maestà. Che potere che ha il Potere! 2月26日 CL: SIAMO COL CARDINALE BAGNASCO
Comunicato Stampa di Comunione e Liberazione sul "Fine Vita" CL: sul “fine vita” siamo col cardinale Bagnasco 2月25日 QUARESIMA
Viene il tempo in cui, la Parola, il discorso cristiano, deve nascere dal nostro personale guardare a Gesù Cristo. E’ infatti Gesù Cristo la parola che sta in capo alla meditazione quaresimale….. La liturgia della Quaresima è il sovrano affermarsi di questa salvezza avvenuta: Gesù Cristo…. nei contorni ormai precisi della sua maturità, nella definizione ormai chiara della sua missione, nel suo volto ormai inconfondibile, presente fra tutte le cose umane… Tutta la fede è qui: tutta la fede è nella faccia che assumiamo, è nello sguardo che portiamo di fronte a questa persona, nella reazione che abbiamo a questa presenza.” (L. Giussani “Dalla liturgia vissuta: una testimonianza”, pp.55-56) LE BALLE SPAZIALI DEL "TEOLOGO" LAURENTI
Non ho visto Sanremo, che sarà pur sempre Sanremo ma mi cresce la barba ad ascoltare queste canzonette tutte uguali, praticamente clonate. Nemmeno la polemica prefestivaliera su Povia mi ha indotto in tentazione. Ma se si puo’ scampare al festival non si scampa ai suoi postumi; interviste, tirar di somme, speciali televisivi con autocelebrazioni, e affondi psicologici sui vincitori, spulciando sulle loro faccende di famiglia fino alla settima generazione. Mi è capitato di leggere sul Giornale un’intervista a Luca Laurenti, la cosiddetta “spalla” di Bonolis, un tipo alla Walter Chiari di “vieni avanti, cretino!”, per intenderci. Una “perla” l’intervista rilasciata a Giancarlo Perna dal “comico” (?)… Ne do un assaggino: “Siamo esseri di luce. Con l’orgasmo ti riconnetti all’uno…” “Padreterno che sei ovunque: è la versione aramaica della Bibbia”. “Dietro ogni religione c’è un’unica cosa: la luce. Le religioni sono la fetta, la luce è la torta. Lo dice la teoria quantistica. Se prendo la fetta, limito. L’uno è il tutto, diviso si sminuisce…” “Io non credo nella morte. L’aldilà è diviso da noi dal velo dell’elettromagnetismo. Noi siamo un frutto energetico. Quando andiamo via, in realtà ci trasformiamo…” “L’amore è il motore di tutto. L’uomo però non è la macchina, ma chi la guida. Dio, ovvero l’energia. È lui che governa il mondo…” E via sfarfallando. Mi sono chiesta: ma Laurenti è un comico o un teologo discepolo di Vito Mancuso, di Kung, o di qualche altro Luminare che sonda con competenza il Trascendente? Penso, onestamente, sia la seconda che ho detto, altrimenti non si spiegherebbe tanto acume, sia pur infarcito di gag. Ci ha promesso (o minacciato?) che forse scriverà un libro con Augias; ne sentivamo molto la mancanza… Mi ha colpito molto quando ha dissertato su orgasmi e amore cosmico…Per ora di “cosmico” vedo e leggo solo le cazzate di Laurenti! Se volete potete leggere Qui l’intera intervista. 2月22日 IL DON GIUS...![]() Oggi sono quattro anni che Don Luigi Giussani è “Ritornato alla casa del Padre”, come si suol dire negli annunci funebri. Ma il Don Gius, come affettuosamente lo chiamiamo, è più vivo che mai. E opera in mezzo ai suoi, ah, se opera! L’ho incontrato poche volte. Venne al mio paese verso il settantatre settantaquattro; non ricordo bene. Ma allora non l’ho conosciuto. A quei tempi non giravo per sacrestie…perciò posso sapere solo dai racconti di chi c’era. L’ho incontrato per la prima volta di persona a Rimini, ai primi Esercizi della Fraternità. Eravamo in pochi, circa settecento al Palazzetto dello Sport. Dopo la “Lezione” del mattino, avevo il cuore sottosopra; non avevo mai sentito parlare così di Cristo e dell’Uomo. Due amici con cui avevo fatto il viaggio per Rimini spiavano le sensazioni che trasparivano sul mio volto. Cosa desideri, mi ha chiesto uno di loro; conoscere Giussani, ho risposto. Andiamo. Dietro il palchetto, protetto da una tenda, c’era Gius con alcuni amici, uno mi pare fosse Don Camisasca…Appena ci ha visti ha esultato ed è corso incontro ai miei due amici perché si conoscevano da tempo. Si sono abbracciati e scambiati una specie di saluto tribale; si sollevavano a vicenda come dei ragazzini, così, in aria come pupazzi! Che gioia e che libertà nelle loro facce…Poi venne il mio turno, “Ecco una pecorella del gregge del Parroco di Campagna” (era così che Giussani appellava affettuosamente il mio amico prete); Egli mi puntò addosso gli occhi azzurri, che sapevano guardare il fiorellino del campo e l’Infinito, e non disse niente, mi guadava e mi stringeva la mano. Non ero emozionata, era semplice e normale come vedere mio padre. L’ho salutato e mi sono girata per andare all’uscita, dietro di me i miei amici parlottavano con lui. Ad un tratto sento un vocione che mi chiamava; “Hei, piccola…!” era il Gius che mi chiamava, teneva le braccia sulle spalle dei miei amici e mi ha detto: “Te li raccomando, capito? Te li affido, prenditi cura di loro, te li raccomando!” Ho accennato un “sì” con la testa e lui mi ha sorriso con una letizia dello sguardo che non ho dimenticato. Ancora mi fa compagnia. Ho cominciato a pregare per loro; il gesto più amorevole che si possa fare. Questa è stata la “consegna” che Don Giussani mi ha affidato e io da buona figlia obbedisco. 2月21日 VITA REALE, VITA VIRTUALE Carissimi
amici. Ho esternato, così, a caldo, una piccolissima riflessione su
internet, sul mare magnum del web. Non sono depressa; non sono
disperata, anzi…vivo una grande e bellissima esperienza umana, che mi
colma il cuore, mi fa sentire viva e vitale, come dicono dei bambini
appena nati. Anche se conquistare le alte vette costa fatica e
sacrificio. La fatica che ne consegue è d'obbligo. AnnaVercors, la mia prima amica internettiana, con cui condivido la Cosa più bella che ci sia, Orsobruno , il mio "filosofo" che con competenza e pacatezza (non la pacatezza veltroniana, eh!) è mia guida nell'ordinare il Pensiero. Guido , una "spina nel fianco", come per Mosè gli oppositori, ma lo amo perché mi rompe le palle ma mi costringe a non essere ideologica e non mi abbandona, anche se non so cosa ci possa trovare in un blog così poco interessante come il mio; forse è masochista e non lo sa… David Pierini , Profeta che scaglia anatemi, fulmini peggio di Giove Tonante, sulla Chiesa Cattolica e sul mondo smemorato e peccaminoso. Mi diverte… e mi fa pensare. Egli è un veterotestamentario, ma il mio Signore è diverso; pieno di misericordia e di comprensione per la nostra, la mia insipienza. Le mie povere parole erano solo per dire che la vita reale è davvero altro. Basta una connessione mal funzionante e ci si può sentire fuori dal mondo; invece non è così. La vita vera è altro; sono i pranzi da preparare, i familiari da accudire, alzare la cornetta del telefono per consolare un amico, le bollette da pagare…Che bella la vita, amici carissimi. Vorrei farvi guardare i miei occhi mentre scrivo questo post. Ho mangiato pane e salame milanese, mi sono scolata un buon mezzo litro di rosso, di quello buono, fumato due sigarette e…sono in paradiso! Altro che extasi e cocaina…o sesso a oltranza senza guardare la provenienza! Guido, ti devo ringraziare, ti ho detto qualche tempo fa che avrei cambiato il mio blog, di farlo a mia immagine e somiglianza; bene, è giunto il momento. Chi se ne frega se non rientro nei canoni; viva la libertà. Non devo rendere conto se non al Padreterno, e Lui è di manica larga! Ho molti amici che mi amano per quella che sono; dico parolacce, fumo e bevo come i turchi (non so perché tutti i vizi li affibbino ai Turchi, ma tant'è…) . Basta con i copia-incolla, se ho da dire lo dirò, se c'è da tacere tacerò. Internet non è un obbligo, ne uno status simbol. Semplice mezzo per propagare notizie; anche se qualcuno lo usa per sondare il "sentire" popolare, per studiare come muoversi. Ripeto: me ne frego! Sono così; Cattolica Apostolica Romana, papalina doc. Non posso farci niente…Chi si scotta si allontana. Amo Ratzinger più della mia vita o, almeno, come la mia vita. Un grande uomo a cui non siamo degni di sciogliere i lacci dei calzari…Ama tutti e tenta di farsi "tutto a tutti", ma la gente preferisce tenersi stretta ai propri pregiudizi. Sono Ciellina da trent'anni, è stato il mio ritorno alla vita, ma non sono massificata, non parlo il ciellese; dunque incomprensioni dentro e fuori. Ma il cuore non mente! Il cuore mostra la sua posizione e sa evidenziare il Bene, il Giusto, il Bello. Quello che è amorevole e desiderabile. Casa mia è come il mio cuore: vi trova posto chiunque desidera; che sia di destra, sinistra, centro, o qualunquista. Non conta: conta il cuore e il desiderio. Questo è l'umano che m'interresa. Ora potete chiudere definitivamente, continuare a frequentarmi, cancellare il link al mio blog, sostenermi…quello che vi pare e vi aggrada. Sono così, se vi pare, e anche se non vi pare; scimmiottando Pirandello! Vi abbraccio! E non è virtuale! 2月20日 LA VITA E' ALTRO Quasi una settimana senza internet. Niente news dalla stampa on-line. Niente notizie dai blogs amici. Niente e-mail. Ritorno alla normalità. Cuore e cervello a riposo. Standby. Mi è mancato internet? Si e no. Di qualcuno ho sentito la mancanza; ha volto, ho le foto. Di altri ho solo il pensiero, non il volto. A cosa serve dire il proprio pensiero, il sentire, come sentimento…? Niente; solo a polemizzare – chi non condivide – o avallare – chi è d’accordo. Non cambia la vita ne il guardare. Solo spazio per scrivere pro o contro. Praticamente inutile. Non si puo’ essere amici senza carne, senza occhi che si guardano, senza mani che si toccano…è solo ideologia, sia pur buona. Sono un tipo semplice, ordinario, banale; credo che una persona è viva fino a che batte il cuore e respira, che una ragazzina di quattordici anni possa e debba poter uscire da sola o col moroso liberamente senza la paura di essere violentata, che un semplice cantante possa essere felice di dire che non essere gay è bello, è sano, si puo’ guarire. Che un Papa, “il” Papa possa riammettere alla comunione i Lefebvriani senza che nessuno gli rompa i coglioni con l’Olocausto che non c’entra un cazzo! Però nessuno si straccia la veste per le blasfemie verso Cristo e la Madonna o gli sputi ai Cristiani in Terra Santa da parte degli ebrei; e so’ ragazzi, che vuo’ fa’? Alibi. Un mondo di merda, ecco cos’è! Mi alienerò molti amici, o presunti tali; me ne frego! Come diceva un patetico Dux. La vita è altro e Altro. Odio il politicamente corretto; pane al pane vino al vino; “il vostro parlare sia si si no no, il di più viene dal demonio. Non devo e non voglio conquistare nessuno; tutti così schizzinosi ad accogliere – almeno a prendere in considerazione – il Regno di Dio, come se facessimo un favore al Padreterno a darGli udienza. Poveracci noi; gente senza ne arte ne parte che pontifichiamo da pulpiti di sabbia, che un tumore fa crollare. Quante persone care sto perdendo; se ne vanno senza neanche il tanto atteso e ambito Testamento Biologico, come se una norma, una legge statale potesse alleviare il dolore o mitigare il disagio. La Vita afferma che è altro; la Vita “è” Altro! Forse sarebbe bello ritornare ad essere in dodici… “Quando tornerò ci sarà ancora la fede sulla terra?” 2月16日 RIPOSI IN PACE! NOI ALTRI NO!
![]() Eluana non è più con noi. Riposi in pace. Noi altri, no: non possiamo riposare in pace, come se niente fosse successo.
Suo padre, Beppino, chiede di essere lasciato solo, in silenzio. E non ha l'obbligo di leggere quello che scriviamo. Ma noi non possiamo tacere, come se fosse calato il sipario alla fine di un lungo spettacolo drammatico: chi piange, chi applaude, chi commenta... E tutti a casa, per tornare alla vita reale. No, quello che abbiamo vissuto tutti, è vita reale. Anzi, morte reale. Più precisamente: omicidio reale. I significati e le conseguenze di questi fatti e dei fiumi di parole, argomentazioni, slogan e imprecazioni che hanno invaso tutto il paese intorno a questa vicenda, sono enormi. E vanno ancora al di là della vita preziosa di Eluana Englaro. Toccano più o meno direttamente altre 2500 persone che si trovano in stato simile al suo. Si ripercuotono poi inevitabilmente su tante altre persone che soffrono o possono soffrire situazioni mediche in base alle quali qualcuno tenderà di nuovo a dire: "È già morto... E' solo un vegetale... È una vita indegna di essere vissuta... ". Ed eventualmente spingere per una fine simile a quella di Eluana. Non possiamo riposare in pace. Abbiamo l'obbligo morale di "tormentarci", di riflettere, di imparare e di trarre le dovute conclusioni, etiche e legali. In questo sforzo di riflessione, possiamo per esempio chiederci: chi era Eluana? Non: chi era quella bella ragazza bruna, sempre sorridente, che abbiamo visto mille volte e che abbiamo imparato ad amare. Chi era la Eluana sul cui destino abbiamo tutti discusso appassionatamente: a casa, nel bar, nei tribunali, nelle radio e le tv, e alla fine, troppo tardi, anche al Senato. Chi era, come si trovava veramente, qual era la sua immagine reale? Possiamo forse ricordarla? No, non ci hanno fatto vedere nemmeno un solo scatto. Sembrerebbe la cosa più logica: il padre voleva custodire giustamente la sua intimità. Possiamo, però, ricordare l'immagine di Terry Schiavo, la donna americana fatta morire nel 2005 perché si trovava, anche lei, in stato vegetativo persistente? Certo che ci ricordiamo! Quelle immagini, non potremo mai dimenticarle. Qual è la differenza? Molto semplice: in quel caso doloroso, qualcuno voleva che vedessimo. Nel caso doloroso di Eluana si voleva che non vedessimo. I genitori di Terry (non il marito, Michael, che la portò fino alla morte) volevano che noi la vedessimo, affinché potessimo capire. Volevano che la gente, i giudici e tutti, potessero comprendere che Terry non era un vegetale; che era una persona viva che apriva e chiudeva gli occhi, che respirava perfettamente senza alcuna macchina, che reagiva sorridendo - solo meccanicamente? - alle carezze della mamma. Il signor Englaro faceva bene a proteggere la privacy della figlia. Ma intanto, per 10 anni è andato in tutte le televisioni e radio di questo paese a parlare di Eluana, mostrando le sue foto - solo quelle anteriori all'incidente - e facendo diventare sua figlia un "caso pubblico". Un caso doloroso che ha toccato, anzi ferito, tutti noi. Ma noi non l'abbiamo vista. Evidentemente si voleva che non vedessimo, affinché non potessimo capire. E allora, nel nostro doveroso sforzo di riflessione, dobbiamo tentare di vedere per capire. Conosciamo sempre più casi di persone che escono dallo stato vegetativo, anche dopo parecchi anni. Sappiamo di Salvatore Crisafulli, uscito dopo due anni. Ma chi ha seguito il tema da tempo, conosce anche tanti altri: Patti White Bull, dopo 16 anni; il polacco Jan Grzebski, dopo 19 anni; Terry Wallis, dopo 19; Massimiliano N., dopo 10... In tutti questi casi, come in molti altri, gli interessati raccontano di aver sentito, capito, patito e addirittura di aver tentato di comunicare. Motivati da queste esperienze innegabili, l'equipe medica inglese guidata da A. M. Owen, ha voluto verificare l'eventuale attività cerebrale in una giovane in stato vegetativo persistente. L'articolo scientifico pubblicato sulla rivista Science nel 2006 ha lasciato attoniti i più increduli: la Risonanza Magnetica Funzionale ha mostrato l'attivazione delle varie zone cerebrali, in corrispondenza con gli inviti da parte dei ricercatori ad immaginare di salire delle scale piuttosto che di giocare una partita di tennis, in maniera esattamente uguale a quanto evidenziato nel cervello dei "soggetti di controllo" sani. Infatti, gli esperti si convincono sempre più - come riferisce un testo pubblicato due mesi fa dal President's Council of Bioethics degli Stati Uniti - del fatto che in queste situazioni "la valutazione clinica si limita a misurare la capacità di rispondere all'ambiente" e che "ci sono buone ragioni per essere molto cauti prima di assumere che la vita cosciente si sia estinta". Certo, alcuni continueranno a dire, nonostante queste conferme sempre più numerose e schiaccianti, che comunque si tratta di vite "non degne di essere vissute", al punto che provocare la loro morte sarebbe una "liberazione". In fondo si tratta di una profonda corruzione ideologica in relazione al valore della persona, di ogni persona umana. Corruzione che si esprime in quella che Giovanni Paolo II chiamò "Cultura della morte". Con questa espressione non denunciava la nostra società come se fosse tutta assetata di sangue e di morte. La "cultura della morte" consiste in una mentalità - plasmata in una serie di realtà sociali - che, avendo perso di vista il valore intangibile di ogni vita umana, la considera come un bene relativo e disponibile per la libertà dell'individuo, così che considera la morte come la soluzione migliore davanti a certi problemi e l'opzione per essa un diritto che la legge deve riconoscere all'individuo. Nel caso di una gravidanza non desiderata, pericolosa o problematica, la soluzione è la morte del nascituro; se si tratta di un malato in stato grave che non trova senso per la sua vita, la soluzione è anticipare "dolcemente" la sua morte; se si desidera portare avanti la ricerca per eventuali cure future con le cellule staminali pluripotenti, la soluzione passa attraverso la distruzione di embrioni umani. La morte, non come un bene desiderabile, ma sì come soluzione per la quale si può, e addirittura conviene, optare. In verità dovremmo parlare, non di "cultura", ma di "anti-cultura". Cultura dice coltivazione dello spirito umano nella società. Qui stiamo tornando invece allo stato selvaggio, non coltivato. Stiamo tornando indietro. Le conseguenze, se andiamo in quella direzione, saranno abissali. Non possiamo, dunque, tacere e chiudere gli occhi della mente e del cuore. Eluana riposi in pace. Noi no. *Docente presso la Facoltà di Bioetica dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma segnalato da Il Mascellaro 2月13日 LIBERTA' DI SCELTA? La battaglia politica giocata attorno alla vita di Eluana Englaro è
tutta fondata sulla "libertà di scelta" e "autodeterminazione della
singola persona". Si dice che la scelta tra il vivere e il morire,
quando ci si trova in condizioni ritenute non "dignitose" della
condizione umana, è completamente delegata alla coscienza del singolo
individuo e alla sua libertà. Sembrerebbe dunque una battaglia
laica e liberale mentre in realtà è pura battaglia laicista e
liberista, come ben dimostra l'intervento sulla Mozione in materia di trattamenti di alimentazione e idratazione pronunciato al Senato da Marcello Pera lo scorso 10 febbraio SamizdatOnLine Signor
Presidente, onorevoli colleghi, nell'esprimere il voto favorevole mio e
del mio Gruppo alla mozione presentata dal senatore Gasparri e da altri sentori, farò anch'io riferimento all'articolo 32 della Costituzione,
che è stato certamente il più citato. Non è l'unico articolo della
Costituzione pertinente per decidere la questione che abbiamo al nostro
esame, e anzi sono un po' colpito che altri articoli non siano stati
ricordati, ma è certamente un articolo rilevante. Se si legge attentamente l'articolo 32 della Costituzione, ci si accorge che esso fissa tre punti: il primo è che esiste una libertà terapeutica di scegliere o di rifiutare le cure. Recita l'articolo 32: "Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario". Il secondo punto è che l'articolo 32 afferma che questa libertà terapeutica, di scegliere o non scegliere cure, può essere vincolata da una legge: "Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge". E' evidente perciò che una legge può consentire l'esercizio positivo della libertà di cura o di rifiuto della cura. Vi è poi un terzo punto nell'articolo 32 che è importante quanto gli altri due: qualunque legge si voglia o si debba fare in ossequio all'articolo 32, qualunque legge sulla libertà di curarsi o sul rifiuto delle terapie, qualunque legge ha un limite; e la nostra Costituzione dà un nome, ripetutamente, a questo limite. L'articolo 32 chiama questo limite rispetto della persona umana; l'articolo 41 della Costituzione introduce un'altra espressione equipollente per nominarlo e parla di dignità umana; e poi c'è l'articolo 2, che è stato il più negletto di tutta la nostra discussione, anche da parte della pubblicistica, sull'argomento. L'articolo 2, che rileggo per ricordarlo in primo luogo a me stesso, dice, dando il nome a quel limite invocato anche dall'articolo 32: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo". Sono espressioni molto serie, sono espressioni molto gravi. "Riconosce e garantisce" significa che la Repubblica non li crea questi diritti inviolabili dell'uomo, non li dispone, non li può approvare, non li può correggere. Sono diritti che esistono prima della Costituzione, sono diritti che esistono prima dell'esistenza di una comunità politica o statale, sono diritti che stanno li' e che la Costituzione, il Parlamento, la comunità politica, deve solo riconoscere, cioè prenderne atto, tutelarli e rispettarli. E sono inviolabili, cioè non negoziabili, non cedibili, non modificabili: sono diritti assoluti, preesistenti, legati all'uomo in quanto uomo. Ecco il nome proprio del limite fissato dall'articolo 32 della Costituzione. Ora, la questione che qui si pone e che è stata dibattuta in questi giorni, in queste ore, e per tanto tempo anche, è se violare la vita di una persona, consentire ad una persona in stato terminale di porre termine ai suoi giorni, sia o no una violazione dei limiti posti dagli articoli 32 e 2 della Costituzione. Nel caso specifico il problema che si pone è se sottrarre alimentazione ad un paziente terminale sia o no violare quei limiti, che hanno quel nome. Voi, molti di voi - mi riferisco ai colleghi della sinistra - avete detto: no, anche la vita è violabile, anche il diritto alla vita è disponibile quando la vita non è più vita e non ha più dignità di vita. Io credo che qui vi sbagliate: credo che dicendo cosi' vi poniate fuori dall'articolo 32 e dall'articolo 2, perchè quel paziente terminale, quel paziente in coma permanente, quel paziente che non ha più scientifiche e ragionevoli speranze di vita, quel paziente è ancora un uomo che ha la sua dignità. Quel paziente che sta per lasciarci per sempre è una persona. é un individuo che chiede la nostra attenzione, con cui noi soffriamo e per cui noi esprimiamo sofferenze. Quel paziente è un individuo che chiede la nostra comprensione, la nostra solidarietà, la nostra pietà, che instaura con noi una comunità. Perciò è un uomo che, in quanto uomo per l'articolo 2 della Costituzione italiana, ha diritti inderogabili, inviolabili, che noi non possiamo toccare. Quei diritti non sono violabili e non li può violare nè il paziente medesimo in qualunque momento della sua esistenza, nè i suoi genitori, nè la magistratura, nè il Parlamento; sono, appunto, inviolabili. Per questo motivo sottrarre alimentazione a un individuo in quelle condizioni significa violare un suo diritto inviolabile. Voi usate anche un altro argomento a cui ho prestato molta attenzione; voi dite che in realtà lasciar morire, e perciò violare, sia pure eccezionalmente, il diritto fondamentale di quell'individuo, in realtà è consentito perchè cosi' facendo si rende un tributo alla sua libertà individuale. E' un argomento che ha svolto in quest'Aula in particolare il senatore Veronesi: la libertà individuale. Ho ascoltato l'intervento del senatore Bosone, che era palesemente in replica e di critica a quello del senatore Veronesi, e dico che vi sbagliate anche su questo punto. Togliere l'alimentazione ad un paziente, sia pure quando quel paziente non ha più ragionevoli speranze di vita, significa togliere la vita… e togliere la vita significa togliere il presupposto della dignità; ma se significa togliere la dignità, allora li' c'è la violazione di un diritto che è inalienabile. Mi chiedo poi quale concetto è mai quello che viene introdotto di libertà individuale. Cos'è questa libertà individuale che è garantita entro certi limiti dall'articolo 32? La libertà individuale vuol dire forse discrezionalità assoluta? La libertà individuale vuol dire arbitrio? La libertà individuale vuol dire licenza di fare di sè e degli altri ciò che si crede o la libertà individuale è sempre accompagnata dalla responsabilità? Confondere la libertà individuale con l'arbitrio, con la licenza, significa passare dalla civiltà della ragione alla barbarie dell'egoismo. Colleghi, queste sono le ragioni che trovo nell'articolo 2, nell'articolo 32 e nell'articolo 41 della nostra Costituzione per dire che non possiamo sottrarre alimentazione a chi sta per lasciarci. Non ho introdotto alcun argomento religioso; non ce n'è bisogno. Non ho nemmeno introdotto alcun riferimento alla Chiesa cattolica, nè ho fatto - come ha cercato di fare questa mattina il senatore Ichino - opera di maestro nei confronti della Chiesa cattolica inducendola ad essere meglio Chiesa cattolica. Non ho usato nessuno di questi argomenti. Per i laici autentici, per quanto riguarda la religione, basta la religione dell'articolo 2 della Costituzione; è sufficiente per prendere le nostre decisioni. E' la religione di quell'articolo 2 che stabilisce che siamo tutti uguali in dignità, abbiamo tutti gli stessi diritti fondamentali rispetto a quella dignità. C'è stato un tempo, cari amici, che i laici non avevano timore di dare un nome alla religione dell'articolo 2 della Costituzione; avevano il coraggio di darlo quel nome. La religione dell'articolo 2 della Costituzione è la religione cristiana. Oggi molti laici lo hanno dimenticato, oggi molti laici credono che questa religione sia di ostacolo, credono che l'interprete di questa religione, cioè la Chiesa cattolica, sia di impedimento o interferisca, credono che senza quella religione noi saremmo più liberi, renderemmo più omaggio alla libertà individuale. E' un altro grave errore. I laici hanno bisogno, per decidere su argomenti come questi, della religione dell'articolo 2. Sanno da dove viene quella religione dell'articolo 2, ne sono fieri, sono disposti a testimoniarla e a difenderla. Altri laici, invece, affievoliscono la consapevolezza della religione dell'articolo 2 (il senatore Ichino parlava di una generica tradizione biblica), oppure ritengono la religione cristiana un ostacolo. Noi pensiamo diversamente, non abbiamo bisogno di nessun ammaestramento di nessun magistero, la Costituzione ci dà i parametri giuridici e culturali sufficienti per prendere le nostre decisioni. Chi volesse decidere diversamente sarebbe non soltanto contro gli articoli 2, 32, e 41 della Costituzione e gli altri analoghi, sarebbe anche contro la pietà che si deve a tutti quanti i membri dell'umano consorzio. 2月12日 ELUANA COME LA BRECCIA DI PORTA PIA
![]() Siamo
sicuri che l'obiettivo di chi ha spalleggiato Beppino Englaro sia stato
quello di «liberare Eluana»? Che sia stato un gesto di pietà? Pagina 1 - 2 Michele Brambilla - Il Giornale
Una risposta interessante viene da un libro appena uscito che s'intitola «Il caso Eluana Englaro» (editore Pendragon, 244 pagine, 13 euro), scritto da Maurizio Mori, professore di Bioetica all'Università di Torino e presidente della Consulta di bioetica onlus. Il libro ha la prefazione di Beppino Englaro, il quale scrive che proprio grazie a Mori lui e la moglie hanno potuto «trovare un senso agli eventi che si succedevano». Che non si tratti di un testo medico, lo dice lo stesso Englaro, il quale lo definisce ben due volte «una riflessione filosofica». E allora vediamo qual è la filosofia che ha ispirato il professor Mori. Già il sottotitolo, in copertina, lascia capire dove si vuole andare a parare: il caso di Eluana Englaro è definito «la Porta Pia del vitalismo ippocratico», ovvero «perché è moralmente giusto sospendere ogni intervento». Se dalla copertina passiamo all'interno, tutto viene immediatamente chiarito. L'alimentazione e l'idratazione vanno sospese per il bene di Eluana? Per far cessare un'atroce sofferenza? Sembra di no, visto che il professor Mori scrive: «Più che di per sé (di persone ne muoiono tante, anche in situazioni ben peggiori), il caso Eluana è importante per il suo significato simbolico. Da questo punto di vista è l'analogo del caso creatosi con la breccia di Porta Pia attraverso cui il 20 settembre 1870 i bersaglieri entrarono nella Roma papalina». L'obiettivo comincia a ben delinearsi, dunque. Continua Mori: «Come Porta Pia è importante non tanto come azione militare quanto come atto simbolico che ha posto fine al potere temporale dei papi e alla concezione sacrale del potere politico, così il caso Eluana apre una breccia che pone fine al potere (medico e religioso) sui corpi delle persone e (soprattutto) alla concezione sacrale della vita umana». Prosegue Mori: «Sospendere l'alimentazione e l'idratazione artificiali implica abbattere una concezione dell'umanità e cambiare l'idea di vita e di morte ricevuta dalla tradizione millenaria che affonda le radici nell'ippocratismo e anche prima nella visione dell'homo religiosus, per affermarne una nuova da costruire». E ancora: «Come Porta Pia segna la fine del papa re e di un paradigma del ruolo sacrale della religione in politica, gettando le basi di un'aurorale democrazia in Italia, così il caso Eluana segna la fine (sul piano teorico) del paternalismo in medicina e di un paradigma medico fondato sul vitalismo ippocratico, gettando le basi di un aurorale controllo della propria vita da parte delle persone». Insomma Eluana usata per aprire una nuova breccia di Porta Pia. La vittoria pare certa: «Se vale l'analogia, allora si può anche azzardare una previsione: è facile che, prima o poi, anche sulla "breccia di Eluana" ci sarà la conciliazione», leggiamo nel libro. Si spiega che «i cattolici romani» dopo il periodo di scontro «verranno dapprima a più miti consigli e poi, forse, anche a riconoscere che l'autodeterminazione sulla vita è centrale per la realizzazione personale. Può darsi anche che in qualche modo riconosceranno di avere sbagliato». Insomma finirà con la Chiesa che alza bandiera bianca. 2月11日 "CI VORREBBE UNA CAREZZA DEL NAZARENO"![]() «L’esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque 10 febbraio 2009» (Enzo Jannacci, Corriere della Sera, 6 febbraio 2009). Ma una vita come quella di Eluana si può riempire di senso? Ha ancora significato? La morte di Eluana non ha chiuso la porta a queste domande. Anzi. Non è tutto finito, come un fallimento della speranza per chi la voleva ancora in vita, o come una liberazione per chi non riteneva più sopportabile quella situazione. Proprio ora la sfida si fa più radicale per tutti. La morte di Eluana urge come un pungolo: come ciascuno di noi ha collaborato a riempire di senso la sua vita, che contributo ha dato a coloro che erano più direttamente colpiti dalla sua malattia, cominciando da suo padre? Quando la realtà ci mette alle strette, la nostra misura non è in grado di offrire il senso di cui abbiamo bisogno per andare avanti. Soprattutto, di fronte a circostanze dolorose e ingiuste, che non sembrano destinate a cambiare o a risolversi, viene da domandarsi: che senso ha? La vita non è forse un inganno? Il senso di vuoto avanza, se rimaniamo prigionieri della nostra ragione ridotta a misura, incapace di reggere l’urto della contraddizione. Ci troviamo smarriti e da soli con la nostra impotenza, col sospetto che in fondo tutto è niente. Possiamo «riempire di senso» una vita quando ci troviamo davanti a una persona come Eluana? Possiamo sopportare la sofferenza quando supera la nostra misura? Da soli non ce la facciamo.Occorre imbattersi nella presenza di qualcuno che sperimenti come piena di senso quella vita che noi stessi invece viviamo come un vuoto devastante. Neanche a Cristo è stato risparmiato lo sgomento del dolore e del male, fino alla morte. Ma che cosa in Lui ha fatto la differenza? Che fosse più bravo? Che avesse più energia morale di noi? No, tanto è vero che nel momento più terribile della prova ha domandato che gli fosse risparmiata la croce. In Cristo è stato sconfitto il sospetto che la vita fosse ultimamente un fallimento: ha vinto il Suo legame col Padre. Benedetto XVI ha ricordato che per sperare «l’essere umano ha bisogno dell’amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: “Né morte né vita…potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù” (Rm 8,38-39). Se esiste questo amore assoluto con la sua certezza assoluta, allora – soltanto allora – l’uomo è “redento”, qualunque cosa gli accada nel caso particolare» (Spe salvi 26). La presenza di Cristo è l’unico fatto che può dare senso al dolore e all’ingiustizia. Riconoscere la positività che vince ogni solitudine e violenza è possibile solo grazie all’incontro con persone che testimoniano che la vita vale più della malattia e della morte. Questo sono state per Eluana le suore che l’hanno accudita per tanti anni, perché, come ha detto Jannacci, anche oggi «ci vorrebbe una carezza del Nazareno, avremmo così tanto bisogno di una sua carezza», di quell’uomo che duemila anni fa ha detto, rivolgendosi alla vedova di Nain: «Donna, non piangere!». Comunione e Liberazione 2月10日 CIAO ELUANAEluana è morta, Eluana è stata uccisa. Dio l’abbracci per l’eternità ed abbia pietà dell’Italia che vive uno dei momenti più bui della sua storia. La prima operazione di verità è sapere cosa sia esattamente successo in quella stanza della casa di riposo di Udine.
Ci conforta che sia stata disposta l’autopsia, che siano in corso
accertamenti. Ma quanti avrebbero voluto Eluana ancora in vita devono
vigilare contro i prevedibili tentativi di insabbiamento o di
interessato silenzio. 2月8日 GRAZIA! UNA FIRMA!
la tragica fine che si prospetta per Eluana Englaro non lascia indifferente la coscienza civile dell'Italia. Eluana rischia dunque di morire sulla base di una volontà solo presunta, e sarebbe l'unica persona a subire una tale sorte, poiché nessuna delle leggi sul fine-vita in discussione in Parlamento permetterà più questo obbrobrio. Signor
Presidente, Le chiediamo fermamente di non permettere questa tragedia,
che sarebbe un insulto sanguinoso alla storia, alla cultura,
all'identità stessa del nostro Paese, convinti come siamo che nessuno
deve essere costretto a morire per un formalismo giuridico. Le chiediamo un intervento perché – di concerto con il Governo – sia data una moratoria alla sospensione dell'alimentazione e idratazione cui è sottoposta Eluana, in attesa che il Parlamento – nelle cui fila si è già palesata un'ampia maggioranza in sintonia con la maggioranza che vi è nel Paese – possa pronunciarsi su un'adeguata legge. Siamo certi che Ella non rimarrà insensibile al nostro appello. Primi firmatari:
Dal momento che questa vicenda non è delimitabile alla sfera politica italiana, chi volesse sottoscrivere questo testo - anche essendo di altra nazionalità -, può farlo qui 2月6日 CL: PREGHIAMO PER ELUANA Accogliendo le parole del Segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata - «Quando ci avviciniamo al mistero del dolore e della morte bisogna, per chi crede, pregare» -, Comunione e Liberazione, oltre che alle iniziative di dialogo e di giudizio di queste settimane, invita a partecipare ai momenti di preghiera per Eluana organizzati dalle diocesi e a promuoverne nei luoghi di vita, di studio e di lavoro. Da don Giussani abbiamo imparato che «solo il divino può “salvare” l’uomo, cioè le dimensioni vere ed essenziali dell’umana figura e del suo destino solo da Colui che ne è il senso ultimo possono essere “conservate”, vale a dire riconosciute, conclamate, difese». Tanto è vero che quando viene meno il riconoscimento del Mistero presente nella storia, risulta difficile riconoscere tutta la grandezza dell’uomo. Per questo invitiamo a pregare per una vita che è affidata al Mistero buono che fa tutte le cose, e perché Dio possa illuminare coloro che hanno responsabilità a tutti i livelli. l’ufficio stampa di CL 2月4日 SOLO IL SILENZIOPer i dolorosi avvenimenti di questi tempi offro preghiere e digiuno, anche dal web.
Faccia a faccia
parole e musica di Claudio Chieffo Rimane talvolta solo il silenzio, rimane soltanto un grande vuoto e non puoi fare altro che pregare, che chiedere a Lui che ti ha dato tutto la forza di continuare. La morte di un uomo e le sue mani, il tempo passato ed il domani e non puoi fare altro che pregare, che chiedere a Lui che ti ha dato tutto la forza di continuare. Rimani con Dio a faccia a faccia, sei povero e solo davanti a Lui e non puoi fare altro che pregare, che chiedere a Lui che ti ha dato tutto la forza di continuare. “IF YOU TOLERATE THIS...
mercoledì 4 febbraio 2009 ... then your children will be next". (E se potete tollerare tutto questo, poi i vostri figli saranno i prossimi). Il famoso manifesto della Guerra Civile spagnola, con il bambino sotto il volo mortifero dei bombardieri, descrive in una frase lapidaria "le conseguenze" della condanna a morte di Eluana, a cui pochi pensano. Quando infatti si varca una soglia o si sfonda una diga, quello che verrà dopo è inimmaginabile. E certo non è una bella pagina nella storia dell'umanità. Alla faccia del progressismo, dei diritti umani e della "hybris" dell'uomo che si fa da sé. Poi c'è chi si scandalizza se un branco di ragazzi strafatti di spinelli danno fuoco a un Indiano. E' la stessa logica, la vita può non aver valore. E i nostri figli saranno i prossimi. Enrico Leonardi - Cultura Cattolica 2月3日 NON UCCIDETE ELUANA!
Vi giro questi messaggi da poco letti!
PERCHE' CI PERSEGUITANO?Il Dio dei cristiani esige di essere l'unico da adorare, perché è l'unico che davvero esiste. Così, quando ci vien detto che tutte le religioni sono uguali, pensiamo seriamente al sangue dei martiri, che è stato versato per asserire e difendere la verità del contrario… Card. Giacomo Biffi Premessa Oggi
è in atto una continua e sistematica aggressione al fatto cristiano, al
magistero trascendente di Gesù di Nazaret, all'insegnamento e alla
stessa libertà di esistere della Chiesa. Troppi cattolici neppure se ne
avvedono, condizionati come sono dalla retorica delle "aperture" e del
buonismo. Da noi, per ora, è un'ostilità "culturale" e "politica". Ma
in altre parti della terra la violenza è anche fisica: ogni anno a
migliaia i nostri fratelli di fede pagano con la vita la loro
appartenenza ecclesiale. E il
mondo occidentale (così sensibile a tutti gli attentati ai "diritti
umani") di solito resta impassibile: le uccisioni dei cristiani in
quanto cristiani non fanno notizia. Gesù
del resto ci aveva avvisati: non ci ha mai detto che la condizione dei
suoi discepoli nella vicenda umana sarebbe stata una passeggiata sotto
i mandorli in fiore. «Sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio
nome» (Mt 24,9), aveva promesso. È
il "mistero del martirio", e appartiene al disegno che il Padre ha
pensato e deciso prima di tutti i secoli per la nostra salvezza e la
nostra soprannaturale ed eterna elevazione. Ma
perché il "mondo" - questa forza permanente di opposizione
all'iniziativa divina di redenzione, di cui parla per esempio Gesù
nell'ultima cena (cfr. Gv 17,9.14) - è indotto tanto spesso a
soffocare la verità rivelata addirittura nel sangue e tenta di
annientare senza mai riuscirci il popolo dei redenti? Su questo "mistero del martirio" è necessario che di questi tempi abbiamo a riflettere seriamente. La "lezione" degli antichi martiri Per
avviare una tale riflessione mi sembra di grande utilità prendere in
rapida considerazione la prima stagione persecutoria, quella che va
dalla svogliata e tragica sentenza di Pilato al cosiddetto "Editto di
Milano" (dell'anno 313). Credo se ne possa ricavare una "lezione" per tutti i cristiani, che è anche oggi di palpitante attualità. Qui
c'è un classico problema storico. Come mai proprio lo Stato romano, che
non era inutilmente crudele, che onorava nelle sue leggi l'equità e la
giustizia più di qualsiasi altra potenza del mondo antico, che si
studiava di arginare l'arbitrio con un vigoroso senso del diritto, ha
infierito così a lungo sui discepoli di Gesù? Ci si presentano subito
tre ragioni indiscutibili di questa singolare ostilità; tre ragioni che
ci aiuteranno anche a capire meglio alcune esigenze e alcune
implicazioni della nostra militanza ecclesiale. La nostra diversità Lo
Stato romano, nella prima fase dei suoi rapporti con i cristiani,
persèguita per la pressione del malanimo popolare, più che per sua
nativa propensione. La prima causa storica del martirio è stata dunque
l'antipatia della gente per i seguaci del Vangelo, per il loro essere
"diversi", per il loro "strano" modo di vivere, per la loro dottrina
inaudita. È
un rilievo che induce a un pensiero un po' aspro, ma indubbiamente
salutare, segnatamente in un'epoca come la nostra. Non sta scritto da
nessuna parte che il nostro Credo - anche quando è vissuto con
ammirevole coerenza ed è reso operante nella carità - ci renda cari
agli occhi del mondo e ci concili l'approvazione e la lode
dell'opinione pubblica. Sta scritto piuttosto: «Guai a voi, quando
tutti gli uomini diranno bene di voi» (Lc 6,26). Questo
è un richiamo opportuno per un tempo come il nostro, che pare
identificare il pregio di un atto con il consenso più esteso e più
conclamato; la misura del valore con gli indici di gradimento; la bontà
di un comportamento con le convergenze che emergono dalle inchieste. Il
che senza dubbio non significa che noi siamo cristiani tanto più
autentici quanto più risultiamo indisponenti di fronte agli altri per i
nostri modi urtanti, le nostre rigidità, le nostre personali
insofferenze. Ma certamente significa che non possiamo ridurre il
messaggio di Cristo all'abilità di farci accogliere e apprezzare da chi
si mantiene su posizioni che con questo messaggio sono in aperto
contrasto. Il credente diventa un "testimone" autentico - e se è
necessario anche un "martire" - quando dimostra di essere ben persuaso
che non si tratta di salvare la verità di Dio mediante il consenso
degli uomini, ottenuto o carpito in qualunque modo; si tratta di
salvare gli uomini mediante la verità di Dio annunciata a ogni costo. Il
credente diventa un "testimone" autentico quando domanda al Signore che
cosa sia il bene e che cosa sia il male; al Signore, non alle indagini
sociali e ai sondaggi di opinione, compiuti entro un'umanità che dal
peccato di Adamo ha sempre gli occhi un po' ottenebrati. Il "culto della personalità" Una
seconda causa storica del martirio in epoca romana è data dal deciso
diniego dei cristiani di riconoscere con omaggi esterni o anche solo
con dichiarazioni verbali la divinità degli imperatori. La
divinizzazione dei sovrani è un fenomeno che Roma ha mutuato dal mondo
ellenistico. Si afferma e si generalizza soprattutto a partire da
Domiziano, ed è subito contestata dalla Chiesa. Il
rifiuto di adorare, con riti o con giuramenti, il "genio" imperiale è
spesso addotto dagli atti dei processi come motivo per la condanna.
Anche Plinio il Giovane, scrivendo a Traiano nella sua celebre Lettera
96, dichiara di ritenere indizio sufficiente della ritrattazione degli
accusati, «se facevano sacrifici con incenso e vino alla tua immagine». C'è
qui la radice della riprovazione di ogni culto della personalità, che è
dovere dei discepoli di Gesù in tutti i tempi, quali che siano le
effettive o supposte grandezze di coloro che pretendono la nostra
venerazione. Chi canta al Figlio
di Dio: «tu solo il Signore», non può riconoscere nessuna "signoria"
dell'uomo sugli uomini se non in loro servizio. Il
cristiano ama e stima ogni uomo, perché ogni uomo è immagine viva di
Cristo. Onora ogni legittima potestà, perché in ultima analisi essa
proviene sempre da Dio. Riconosce con gioia le manifestazioni
eccezionali dell'intelligenza, della capacità artistica,
dell'abnegazione eroica per il bene degli altri. Ma non adora nessuno
che non sia colui che solo deve essere adorato; non si considera
suddito in senso assoluto, se non dell'unico Re dell'universo; e,
propriamente parlando, non coltiva fanatismi nei confronti di nessun
"divo" né della politica, né della cultura, né dello spettacolo, né
dello sport. L'adesione senza compromessi alla verità La
terza e più decisiva causa delle persecuzioni dei primi secoli è
l'intransigenza cristiana a proposito della verità; un'intransigenza
che non deve mai diventare intolleranza, ma è irrinunciabile
consapevolezza dell'avvenuto ingresso del Verbo di Dio nelle tenebre e
nelle nebbie della storia umana. L'impero
romano non era affatto chiuso nei confronti delle religioni diverse da
quella della tradizione latina: non faceva alcuna fatica ad accogliere
gli altri dèi che provenivano dalla Grecia, dall'Egitto, dall'Asia
Minore. Nel suo "pantheon" c'era posto per tutti. Come mai allora ci si
accanisce contro il Dio dei cristiani? Perché è un Dio che non accetta
di essere uno dei tanti; non si accontenta nemmeno di essere il più
potente e il migliore. Esige di essere l'unico: l'unico da adorare,
perché è l'unico che davvero esiste. E così ogni altro culto viene
svuotato e squalificato. Si capisce allora come i discepoli di Gesù,
che non pregavano nessuna delle divinità presenti nei sacri edifici di
Roma, potevano essere accusati di empietà e addirittura di ateismo. E
come tali fossero condannati. Quando nella nostra mente si affaccia
l'idea oggi così diffusa che "tutte le religioni in fondo sono uguali"
- ciascun popolo ha la sua, si dice, e anzi ogni uomo ha il diritto di
scegliere quella che più gli aggrada - allora pensiamo seriamente al
sangue dei martiri, che è stato versato appunto per asserire e
difendere la verità del contrario. Chi è stato illumi nato
dalla divina Rivelazione non può ridursi a quella che può sembrare
larghezza di idee, ed è soltanto rassegnata disperazione. È la
disperazione di quanti non hanno più fiducia che esista e sia
attingibile una verità indiscutibile; e dunque non hanno più fiducia
che ci sia autentica salvezza per l'uomo, creatura ragionevole che ha
il diritto di conoscere senza equivoci il suo Creatore e la strada
giusta per arrivare a lui. L'unico Signore e l'unico Salvatore Il
cristiano coglie e avvalora tutti i fremiti di luce e di bene che si
trovano sparsi in tutte le religioni, in tutte le culture, in tutti gli
animi; ma non dimentica mai che «non vi è sotto il cielo altro nome
dato agli uomini, nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (At 4,12), all'infuori di quello del nostro Redentore, unico Signore dell'universo, della storia, dei cuori. Il
sangue dei martiri oggi ci implora di aver misericordia dell'uomo
contemporaneo e di fargli arrivare efficacemente la notizia che non si
tratta di scegliere tra l'una o l'altra religione, tra l'una o l'altra
pratica esoterica, tra l'una o l'altra visione culturale: si tratta di
lasciarsi afferrare e coinvolgere dal solo evento risolutivo e centrale
della vicenda umana, che è la Pasqua dell'Unigenito del Padre, morto in
croce e risorto per noi. |
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