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日志


3月31日

LA CHIESA E IL TIBET

All’udienza generale del 19 marzo 2008 il Santo Padre ha lanciato questo appello per il Tibet:
Seguo con grande trepidazione le notizie, che in questi giorni giungono dal Tibet. Il mio cuore di Padre sente tristezza e dolore di fronte alla sofferenza di tante persone. Il mistero della passione e morte di Gesù, che riviviamo in questa Settimana Santa, ci aiuta ad essere particolarmente sensibili alla loro situazione. Con la violenza non si risolvono i problemi, ma solo si aggravano. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera. Chiediamo a Dio onnipotente, fonte di luce, che illumini le menti di tutti e dia a ciascuno il coraggio di scegliere la via del dialogo e della tolleranza”.

Nei giorni precedenti si era distinto per una ferma presa di posizione il Vescovo di San Marino-Montefeltro, Mons. Luigi Negri:
Non posso non ricordare a voi tutti, in questa celebrazione che inizia il nostro cammino dietro il Signore la passione che sta vivendo un popolo a noi carissimo. Il popolo del Tibet al quale noi siamo legati di singolari vincoli di amicizia per la grande testimonianza data quattro secoli fa da uno dei più illustri cittadini di Pennabilli, Francesco Orazio Olivieri della Penna, che è stato missionario cappuccino e ha creato una piccola e vivace comunità cattolica che solo l’invasione comunista ha irreversibilmente distrutto. Il Dalai Lama mi ha confidato più volte che due posti ha nel cuore in Italia: la Sede di Pietro e la Chiesa di Pennabilli. Noi vorremmo poter sostenere questo cammino terribile a cui viene sottoposto un popolo straordinariamente colto e pacifico, sottoposto da decenni ad una dominazione da una potenza che non aveva nessun diritto di occupare il Tibet e che lo occupa e lo impoverisce in dispregio delle norme del diritto internazionale. Noi ci auguriamo, anche se non abbiamo tanta speranza, data la povertà delle classi politiche in occidente, che le Olimpiadi di Pechino vengano boicottate dai popoli civili. Le Olimpiadi di Pechino grondano sangue e non sole del sangue dei monaci e dei civili tibetani che sono stati uccisi in queste ultime 48 ore e che sono infinitamente più vaste di quelle che l’ipocrisia del regime di Pechino dice; ma grondano del sangue di migliaia e migliaia di operai che hanno costruito, in situazioni di assoluta insicurezza, queste enormi costruzioni che debbono gridare al mondo il dominio del capitale comunista; delle migliaia e migliaia di cittadini espulsi dalle loro case abbattute per creare stadi, alberghi ecc. e che hanno trovato la morte di fame e di stenti nella periferia di Pechino. Voi non sapete queste cose perché leggete soltanto quotidiani laicisti che si guardano bene dal dire queste cose. Se aveste letto, qualche volta, il quotidiano cattolico vi avreste incontrato quelle straordinarie testimonianze del più intelligente sinologo che abbiamo in Italia, Padre Bernardo Cervellera che documenta, puntualmente, di questa cosa abominevole che è questo regime che unisce tecnologia e barbarie. I cinesi sono dei barbari tecnocrati; e noi per soldi vendiamo l’anima della nostra civiltà”.

Lo stesso Padre Bernardo Cervellera, intervistato il 17 marzo su “Il Giornale” da Andrea Tornielli dapprima ha offerto un’ampia analisi della situazione

Così inoltre si esprime nel suo blog Andea Tornielli:
«Purtroppo, nelle ultime ore, non è stata la lucidità e la chiarezza di questo appello [riguardo alla situazione in Iraq] ad avere spazio sui media, ma il fatto che domenica il Papa non abbia accennato alla situazione del Tibet. Trovo strano che chi accusa la Chiesa di ingerenza e critica ogni appello papale, poi faccia le pulci ai messaggi del Pontefice se non contengono cià che qualcuno si aspettava. La Santa Sede domenica scorsa non aveva informazioni dirette e precise su ciò che stava avvenendo in Tibet e sono convinto che un accenno Benedetto XVI lo farà nei prossimi giorni, magari nel messaggio pasquale Urbi et Orbi»

Attenzione a tutti i fattori in campo, intelligenza, sollecitudine, equilibrio, saggezza: questo e non altro esprime la Chiesa verso la grave situazione del Tibet. Per questo non possiamo che riconoscerci in quanto, tempo fa, scriveva il Card. Biffi, che giunge a parlare di “stretta liberticida”:
«Il fatto cristiano appare talvolta stretto da una morsa culturale che oggettivamente, nella sua logica interna, mira alla estromissione di Cristo e della Chiesa dalla vita dell’uomo. Da un lato si muove al fatto cristiano i1 rimprovero della sua latitanza dal mondo e della sua non incisività nella effettiva situazione sociale; che importanza possono avere - si dice - per l’umanità e per le sue domande esistenziali le prospettive spiritualistiche, escatologiche, evasivamente consolatorie, indicateci dal Vangelo? Dall’altro lato si è sempre molto pronti ad accusare la Chiesa di prevaricazione e di indebite interferenze, quando fa sentire la sua parola - che ovviamente non è mai imposta a nessuno ed è sempre proposta a tutti coloro che la vogliono accogliere - sulle questioni dell’esistenza. Sembra che non ci sia scampo: o siamo rifiutati perché alienati e alienanti, o siamo condannati perché vogliamo interessarci di ciò che non ci compete»

Cultura Cattolica  socio di SamizdatOnLine

L'ANNUNCIO FATTO A MARIA

ANGELUS

L'Angelo del Signore portò l'annuncio a Maria.

Ed Ella concepì per opera dello Spirito Santo.

Ave Maria…

Ecco l'Ancella del Signore.

Sia fatto di me secondo la tua parola.

Ave Maria…

E il verbo si è fatto carne.

E venne ad abitare in mezzo a noi.

Ave Maria…

Prega per noi, Santa Madre di Dio.

E saremo degni delle promesse di Cristo.

PREGHIAMO:

Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu, che all’annuncio dell’Angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Gloria al padre… Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen.

http://www.webalice.it/santoatanasio/annunciazione450.jpg
3月30日

LA SCUOLA E' IN MANO ALL' ANTICRISTO

   Quaranta gradini di ardesia, la roccia nera di cui sono fatte le lavagne, conducono nell’abitazione del maestro elementare Enrico Demme. Salita Oregina a Genova, un’erta acciottolata dove le auto non passano. L’alloggio, dignitosissimo nella sua modestia, ha più dell’aula che della casa: Miriam, 10 anni, Maria Pia, 8, Benedetta, 5, Samuele, 4 mesi, lo riempiono del loro vociare. «Siamo ufficialmente famiglia numerosa, ce l’hanno scritto anche sulle carte», informa allegro il capotribù, sposato dal 1996 con Cristina, mite impiegata di banca armata solo di sorriso e pazienza.

Averne di maestri così, a meno di 1.400 euro al mese. Peccato che questo docente di scuola primaria - ma lui preferisce la vecchia dizione - si sia messo in testa un’idea davvero balzana, di questi tempi: crede che i suoi figli, e i suoi alunni, e i suoi simili, insomma gli uomini in generale, siano fatti a immagine e somiglianza di Dio, anziché delle scimmie. Cioè siano frutto della creazione, non dell’evoluzione. E, quel che è peggio, s’è pure messo a insegnarlo a scuola. Non l’ha spacciata come verità di fede. Ha solo esposto una teoria: la vita come esito di un Progetto intelligente anziché del Caso.

È andata come doveva andare: s’è rovinato la sua, di vita. Proteste delle famiglie. Ispezione ministeriale. Ipertensione arteriosa con punte fino a 160 di minima e 220 di massima. Sette mesi di malattia. Due visite fiscali domiciliari la settimana. Trasferimento per incompatibilità ambientale dalla scuola Giuseppe Garibaldi alla scuola Mario Mazza. Adesso Demme ha condensato la sua lunare esperienza in un dattiloscritto di 103 pagine che aspetta solo un editore. S’intitola A scuola dall’Anticristo. Cronache dell’orrore nella scuola elementare di Stato. «Se non fosse stato per un’interpellanza al ministro dell’Istruzione presentata da un deputato che nemmeno conosco, l’onorevole Stefano Losurdo, mi sa che avrei dovuto cercarmi un altro modo per mantenere la mia famiglia». Sarebbe stata una doppia tragedia, perché questo maestro, laureato in lettere e già docente nei licei, è arrivato nella scuola elementare per passione, non per caso, a 40 anni. Oggi ne ha 55.In precedenza Demme aveva fatto il giornalista professionista. Era redattore dell’Unità. «Ho rischiato di ritrovarmi come direttore Massimo D’Alema, che era stato mio compagno di studi all’ Andrea D’Oria, il liceo classico della buona borghesia. Mi è andata bene: ci entrai sei anni prima, quando alla direzione c’era Emanuele Macaluso. Una parte dello stipendio bisognava versarla al Pci».

Pagina  123456  | Successiva >>da Il Giornale
3月29日

UNO SPIRITO LIBERO !

Primo Piano

L’orgoglio della fede in Gesù da spirito libero: Basta con le infamie miranti a screditarmi con l’obiettivo di attaccare il Papa
La mia replica ai cristiancomunistislamici, adoratori del relativismo e del politicamente corretto, che avrebbero voluto che mi convertissi al cattolicesimo mantenendo una valutazione positiva dell’islam
Di Magdi Cristiano Allam
Cari amici,
Vi propongo la versione integrale della mia seconda e spero ultima lettera al Direttore Paolo Mieli, pubblicata oggi dal Corriere della Sera, in cui chiarisco il mio pensiero sulle critiche infondate, infamanti e strumentali sollevate da taluni dopo la mia conversione al cattolicesimo. Voglio precisare che da parte del Corriere della Sera non c’è stata alcuna censura ma che per ragioni di spazio non è stato possibile pubblicare la versione integrale della lettera.

Caro Direttore,
la mia conversione al cattolicesimo avvenuta nella solenne celebrazione della Veglia Pasquale nella Basilica di San Pietro per mano del Papa è stata da più parti strumentalizzata sia per screditarmi sia per accusare il Santo Padre. Ebbene voglio subito chiarire che sottoscrivo pienamente, in ogni sua virgola, la precisazione del portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che distingue correttamente tra le mie idee personali, di cui mi si riconosce la libertà d’espressione, e le posizioni ufficiali della Chiesa, che ovviamente sono del tutto autonome dal mio pensiero. Ci mancherebbe altro! Mi auguro che a questo punto cessino le manovre più o meno occulte di tutti coloro che, pur facendo riferimento ad ambiti religiosi o ideologici differenti, si sono sostanzialmente ritrovati uniti nell’attacco a Benedetto XVI.

ALLAM, ALLAM, ALLAM...MA CHI T' HA FATT' FA' ?

http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/images/povia/cammello/arab_man.gif    di FAUSTO CARIOTI

Diceva Arnold Toynbee, grande storico inglese vissuto nel secolo scorso, che «le civiltà non muoiono per omicidio, ma per suicidio». Ci siamo, è tutto pronto. L'Europa ha scelto la sua linea ufficiale: difendere il carnefice e infierire sulla vittima. Più scemi di così si muore, e infatti è proprio quello che sta accadendo al vecchio continente.

Il Parlamento di Strasburgo ha appena confermato di essere il primo degli enti inutili. Abituati come sono a legiferare sulla curvatura delle banane e le dimensioni dei profilattici autorizzati a entrare nelle case dei contribuenti che li mantengono, gli eurodeputati non hanno ritenuto causa degna della loro attenzione la difesa della vita di Ayaan Hirsi Ali.
Trentotto anni, di origini somale, Hirsi Ali è in cima alla lista dei nemici dell'islam radicale. Era giunta in Olanda nel 1992 per fuggire da un matrimonio combinato. Nel 2003 fu eletta in Parlamento e l'anno seguente, assieme a Theo van Gogh, realizzò "Submission", film che raccoglieva le storie di quattro donne sottomesse agli uomini in nome del Corano.
Nel novembre del 2004 l'islamico che squarciò la gola a van Gogh affisse col coltello, sul corpo del regista, una condanna a morte per Hirsi Ali. Da allora lei vive in fuga. Un socialista francese, Benoit Hamon, a dicembre aveva lanciato un appello affinché l'Unione europea finanziasse la sua protezione. Sarebbero servite 350 firme, ma hanno aderito solo 144 europarlamentari su 785.
Hirsi Ali resterà a Washington, dove ancora c'è chi sa apprezzare la libertà e i suoi difensori. Qualcosa di molto simile sta avvenendo in Italia dopo la conversione di Magdi Allam.

Dalla notte di sabato Allam è un apostata, e come tale condannabile a morte da qualunque fanatico. Integralisti islamici di mezzo mondo hanno minacciato lui e Benedetto XVI, colpevole di averlo battezzato. Uno che rischia la vita per aver cambiato religione meriterebbe uno straccio di solidarietà.

Invece arrivano soprattutto gli insulti. Tipo quelli che Afef Jnifen gli ha lanciato ieri dalle colonne della Stampa. La secolarizzatissima Afef è molto di più della moglie di Marco Tronchetti Provera: il suo ruolo e i suoi contatti ne fanno una sorta di ambasciatrice in Italia del cosiddetto islam moderato, e lei stessa si comporta come se lo fosse. Sul caso Allam ci si sarebbe aspettato da lei quantomeno un rispettoso silenzio. Invece è arrivata la condanna. Esauriti i convenevoli («Sono profondamente convinta che debba essere ad ogni costo difesa la libertà di professare la propria religione»: e grazie), Afef passa all'attacco. Apprendiamo così che Allam «è diabolico», poiché denunciando il fondamentalismo «vuole soltanto alimentare i conflitti, infiammare lo scontro di civiltà». È più cattivo del peggior leghista: «Non c'è stato alcun esponente della destra, anche la più estrema, che abbia fatto un lavoro tanto negativo». Ora che si è convertito, poi, non deve più parlare di islam: «Ci risparmi altre lezioni di malafede tra le religioni».

Non una parola nei confronti dei fanatici che hanno giurato di tagliare la gola all'apostata, nessuna presa di distanza dai macellai di Hamas, che dopo la conversione di Allam hanno accusato Benedetto XVI di «incitare all'odio e al razzismo»: nel mirino c'è solo il vicedirettore del Corriere.

In compenso, l'argomentazione della signora Tronchetti abbonda in leggerezza: «Nessuno oserebbe dire che poiché Mussolini e Hitler erano cristiani il cristianesimo sia violento», scrive Afef.

Tesi un po' deboluccia: le violenze dei due dittatori non erano compiute in nome della Bibbia, mentre quelle dei terroristi islamici hanno tutte un saldo fondamento nelle loro sacre scritture, che invitano a «combattere» e «uccidere» «coloro che non credono in Allah».

Notare che l'attacco a testa bassa di Afef ha avuto, sulla prima pagina della Stampa, uno spazio assai maggiore di quello che il Corriere aveva dato alla lettera con cui Allam spiegava la sua conversione (questa era stata persino tagliata dai redattori di via Solferino).

Indizi, anche questi, che la linea di certi ambienti è più vicina alla convivenza con il fanatismo che alle posizioni intransigenti e coraggiose di Allam ed Hirsi Ali.

L'ultimo banco di prova è Fitna, il film di quindici minuti che il leader politico olandese Geert Wilders ha appena messo online. Fitna è una parola che appare spesso nel Corano e può essere tradotta come «punizione», «lotta».

Ci si attendeva chissà cosa. Prima ancora che si potesse vedere, il Tg1 ne aveva parlato come una pietra miliare del furore anti-islamico.

Invece è uscito fuori un banale riassuntino di quanto di peggio l'islam ha fatto vedere dal settembre del 2001 ad oggi. Gli attentati di Manhattan, Madrid e Londra, gli imam che incitano alla guerra santa contro noialtri infedeli, le impiccagioni degli omosessuali in Iran (anch'esse "giustificate" dalle sacre scritture), l'odio gridato in piazza contro gli ebrei. Tutta roba risaputa, intervallata da citazioni del corano. Ma, anche in questo caso, le accuse non sono per quelli che sono stati filmati mentre promettono di tagliarci la testa, ma solo per il «pericoloso» Wilders, che si è permesso di ricordarci che esistono. Si è mosso nientemeno che il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, per criticare «nei termini più forti» la diffusione di Fitna. Intanto nel mondo islamico giornali e televisioni continuano indisturbati a rappresentare gli ebrei come scimmie e maiali, e in molti Paesi si vieta ai cristiani di mostrare il crocifisso e pregare in pubblico. Ma ebrei e cristiani hanno smesso da qualche secolo di ammazzare infedeli, quindi Ban Ki-moon può fregarsene di loro e lasciare che l'Onu continui ad essere la succursale della Conferenza dei paesi islamici. Per non perdere l'abitudine, anche le istituzioni europee hanno calato le brache, condannando il film e chi lo ha messo in rete. Alla faccia della libertà d'espressione. Tutto come da prassi: la lastra indica che l'Europa è malata, ma l'unica reazione che la sua classe dirigente riesce a produrre è coprire d'insulti il radiologo.

© Copyright Libero, 29 marzo 2008
3月28日

AIUTATEMI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

http://deco-00.slide.com/r/1/84/dl/9VGlw_nZ4D_WJwEh9aHWcm-G3PzawFy9/watermark     Oggi non “ posto “ nessuna notizia ; avrei una cosa molto importante da dire ma temo per la mia incolumità! Potrebbe capitare la malaugurata sorte che qualche “ Saggio Islamico ( magari uno dei 138 o 666 ) “ la legga e chieda < chiarimenti > alla Santa Sede , o, Dio ce ne scampi, si potrebbe scatenare una guerra planetaria, o, cosa ancora più tragica, si potrebbe dimenticare che “ siamo sotto elezioni “! Perché in questi giorni , leggendo la “ Libera Stampa “ italiana, nei giorni in cui NOI Cristiani, festeggiamo ancora l’Avvenimento Pasquale , e ancora lodiamo e ringraziamo Dio del Dono del Battesimo ,  mi è accaduto un evento drammatico e mai atteso : Mi è cresciuta la barba , mi si sono trasformati i piedi in zoccoli, mi esce fumo dalle orecchie e , Mi sono spuntate le corna e, soprattutto ,  IL CUL MI FA TROMBETTA!!!

3月26日

DAGLI ALL'UNTORE !

    Magdi e il Papa Quanti cattolici non li amano...

RENATO FARINA

Innescati da cattolici molto zelanti per il dialogo e per l'intimità  delle conversioni (Claudio Magris, Franco Monaco), ecco gli imam, gli ulema, gli ayatollah e i giureconsulti vari scatenarsi contro il Papa. Sono i 138 leader islamici che spedirono una lettera di intenti asseritamente amichevoli a Benedetto XVI, cui lo sventurato rispose con accenti di massima disponibilità. Ora si rimangiano tutto, poiché il Papa ha osato spargere un po' d'acqua in nome di Padre, Figlio e Spirito Santo su una testa che loro vorrebbero più volentieri vedere mozzata. I 138 sono considerati moderati, anzi i campioni del moderatismo, cui il Papa ha aperto le porte del Vaticano il febbraio scorso. Li capeggia Aref Ali Nayed, direttore del Centro regale di studi strategici islamici ad Amman, in Giordania. Egli ora giudica e minaccia Ratzinger per quanto accaduto a San Pietro la notte di Pasqua. Nayed getta anatema sul gesto «deliberato e provocatorio di battezzare Allam in un'occasione così speciale e in modo così spettacolare». Il neo cattolico è appunto Magdi Allam, considerato sin dal 2003 un morto che cammina dai medesimi che oggi si scandalizzano, a causa delle sue opinioni sull'islam nella cui comunità è nato. Nayed cita con orrore l'omelia pasquale di Benedetto XVI dove contrappone la "luce" alle  "tenebre". Non così si deve fare, ammonisce il saggio islamico, che finge di non sapere che è puro Vangelo. Poi esige dal Papa la sconfessione di Magdi Allam, i quale sostiene l'incapacità di tollerare la libertà religiosa da parte dell'islam e l'inesistenza dei moderati in seno allo stesso. Con ciò i 138 dimostrano che Allam ha ragione.

Tutto previsto. L'abbiamo scritto subito. È chiaro anche come l'avvertimento di Bin Laden al Papa cui attribuiva con voluto errore le vignette danesi su Maometto, avesse una funzione di deterrenza contro il battesimo di Magdi Allam. Lasciamo però perdere gli islamici che minacciando fanno il loro mestiere.

Colpisce di più la lezioncina che alcuni intellettuali cattolici infliggono al Papa. Sono considerazioni legittime, certo. In questo clima di paura sono passate per la testa anche a molti semplici fedeli. Mai però che i capataz del pensiero cerchino di immedesimarsi con le ragioni di Ratzinger, il quale non è infallibile su questioni come queste, ma un po' di credito dovrebbe meritarlo. Così essi spiegano avrebbero preferito un gesto più intimo per la celebrazione del battesimo.

Ha scritto sul Corriere della Sera uno tra gli scrittori più à la page, Claudio Magris, già deputato dell'Ulivo: «Il battesimo è un atto di vita interiore, non di spettacolarità mediatica né di logica politica...». Paragona Magdi Allam a un vip, dice che sarebbe stato meglio se il Papa avesse battezzato gente «anonima» invece che lui. Probabile che Magris abbia a casa il catalogo degli anonimi da cui scegliere. Come se fosse stata una lotteria: ma no ognuno ha una storia, unica, nessuno è anonimo. Poi Magris rimprovera Magdi di aver indicato un eccesso di prudenza nella Chiesa a cercare la conversione degli islamici. Gli dice: «Il momento del battesimo non è quello più opportuno per fare dichiarazioni bellicose» e sbeffeggia il neofita che «presume di poter indicare alla Chiesa mater et magistra la strada giusta da seguire». Magris invece presume di poter prendere per il naso il Papa con linguaggio obliquo. Scrive: «Per fortuna il Cattolicesimo fa balenare la sua grazia e la sua grandezza anche in dettagli minimi, che riscattano pure le tiare». La tiara sarebbe il copricapo del Papa in San Pietro, che ha bisogno di essere riscattato, a quanto pare.
Anche Vittorio Messori sul Corriere, che pur difende il Papa e Allam, lo redarguisce per quell'accenno all'eccessiva prudenza, e contesta un «atteggiamento provocatorio e spavaldo». Per consolare Magdi gli dirò che le sue parole hanno un paio di precedenti. Soprattutto una predica del cardinale Giacomo Biffi datata 20 settembre 2001: «È un preciso ordine del Signore e non ammette deroga alcuna. Egli non ci ha detto: Predicate il Vangelo a ogni creatura, tranne i musulmani, gli ebrei e il Dalai Lama». Lo stesso monito è scritto in un documento della Dottrina della fede del dicembre scorso. Il catechismo antico e umilissimo potrebbe aiutare a capire ciò che è accaduto la notte di pasqua. Chiede che la fede sia "creduta, celebrata, testimoniata". Celebrare viene dalla stessa radice di celebre. Etimologicamente ha a che fare con gloria. Bisognerebbe allora rimproverare Gesù di essersi battezzato, con il conseguente strepito nell'alto dei cieli, da Giovanni Battista, invece che da qualche più modesto profeta locale (ce n'erano, ce n'erano ).

Oppure ci domandiamo se Magris (scusandoci per il paragone che come sempre claudicat) rimproverebbe sant'Ambrogio per il battesimo celebrato a Milano la notte di Pasqua del 387. La tradizione vuole che in quell'occasione fosse cantato il Te Deum alternativamente dal vescovo e dal catecumeno. Agostino era un vip del pensiero, filosofo del manicheismo, la sua conversione fece scalpore; egli non smise un istante di denunciare l'inganno da cui era uscito, senza smettere un istante di dichiararsi indegno.

Il Papa ha voluto questo gesto, nonostante esistessero ragioni di prudenza che potevano sconsigliarlo. Egli ha voluto in questo modo mettere sotto le sue ali i convertiti. Chi-toccaloro-tocca-me. Si è identificato con la persona di Gesù Cristo: non si vergognava di nessuno; come Francesco ha baciato il lebbroso, il nostro Magdi, indicato come infetto dal coro universale dei conformisti.

Benedetto ha mostrato che la via giusta per testimoniare è quella del cieco nato guarito con il fango sugli occhi: dinanzi alla certezza di persecuzione se avesse riconosciuto Gesù come salvatore espose un fatto, senza paura. Non esiste verità di un amore se non è proclamato sui tetti, come certi innamorati che lasciano le dichiarazioni d'amore sui ponti dell'autostrada. La libertà religiosa non è niente meno di questo, altrimenti non vale la pena.

© Copyright Libero, 26 marzo 2008  Grazie Renatone !
3月24日

CRISTO, UNO DI FAMIGLIA

    DI LUCA DONINELLI    Questo è il tempo propizio per tornare a parlare dell’uomo. Non al modo dei filosofi, ma nel concreto di questi mesi, giorni e ore. Dentro le nostre occupazioni. Guerre di cui non conosciamo la vera causa insanguinano il mondo. Intere famiglie sterminate senza un motivo apparente («soffriva da anni di depressione»). La crisi finanziaria che avanza e appesantisce ogni sviluppo o crescita economica. La politica che si svuota sempre più e, non possedendo la forza culturale e morale per affrontare il Paese, rischia di occuparsi soltanto di se stessa.
Dietro le operazioni finanziarie, dietro le scelte politiche, dietro i dilemmi di un direttore del personale, dietro l’etto di prosciutto, dietro qualunque cosa si avverte sempre di più l’urgenza di affrontare la questione del fattore umano. Chi fa le leggi? Chi preme i bottoni? Chi è il mio panettiere? Chi tiene in mano le redini delle banche, delle grandi aziende, delle grandi istituzioni?
Vorrei, con queste osservazioni, comunicare l’urgenza del tema, e presentare il libro che me le ha suscitate. Un libro che saremmo tentati di relegare tra i libri «religiosi», e che pone una domanda radicale al nostro tempo e al nostro modo di starci, alle risposte che ci diamo ma anche al modo in cui ci poniamo le domande. Il suo autore, don Luigi Giussani (1922-2005), è noto a tutti di nome, ma lo è ben poco nella forza dirompente del suo pensiero. La lettura senza pregiudizi de La familiarità con Cristo (San Paolo, pagg. 216, euro 14,50, prefazione di Julián Carrón) ci aiuta a incontrare questo pensiero.
«Il pensiero fiorisce quando abbiamo la cosa davanti agli occhi» diceva Martin Heidegger. Il pensiero nasce sul presente, sulla sollecitazione della vita. Il resto è archeologia. Nessun uomo, nell’ultimo mezzo secolo, ha incarnato questa scandalosa verità (perché il pensiero si scandalizza non appena scopre il suo vuoto ultimo) meglio di don Giussani.
«Si chiama fede l’intelligenza umana quando, rimanendo nella povertà della sua natura originale, è tutta riempita da altro, poiché in sé è vuota, come braccia spalancate che non hanno ancora da afferrare la persona che attendono».
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FARETE COSE PIU' GRANDI DI ME

domenica 23 marzo 2008

Farete cose più grandi di me ha detto Gesù ai suoi nel momento dell’addio. E così avviene, puntualmente nella vita della Chiesa, in quella Chiesa fatta dalla storia di tutti, dei piccoli e dei grandi, di ciascuno di noi.
La Chiesa siamo noi diceva già acutamente il grande Agostino e in noi il Vangelo continua a scrivere pagine meravigliose.
Una ve la vogliamo raccontare perché ci riguarda da vicino.
Ci sono degli atti nella vita di un Papa che hanno la forza e lo spessore dei grandi discorsi di Gesù. Così fu ad esempio il discorso di papa Benedetto XVI a Regensburg. Lo scandalo suscitato e la profondità raggiunta da quel discorso è davvero paragonabile a una pagina evangelica. È stato quest’evento che ci ha fatto incontrare Magdi Allam.
Fin qui, niente di strano: don Gabriele Mangiarotti, conoscendo e stimando la lucidità di pensiero del vice direttore del Corriere della Sera lo invita, per conto di Mons Luigi Negri, a un dibattito sul tema in quel di San Marino.
L’invito si trasforma un’incontro e il tanto celebrato Magdi Allam diventa un fratello. Don Gabriele trascorrere con lui un giorno pieno di amicizia che in qualche modo rende palese un’appartenenza già decisa, già scritta da qualcun altro per noi.
Con me l’incontro avviene dapprima telefonicamente, poi, in modo diretto a casa sua. E’ l’inizio di una storia, fatta di gesti semplici e sinceri che portano il sapore dell’eternità.
Man mano che passava il tempo e si approfondiva l’amicizia l’anima di questo nostro amico si apriva sempre più mostrando la sua straordinaria trasparenza e il lavoro sottile che la grazia stava operando in lui. Un giorno, a casa sua ci ha presi in disparte: «voglio essere di Cristo», ci ha detto. Poi con voce pacata e profonda ci ha confessato quanto questo papa abbia inciso sul suo percorso e abbia introdotto la sua profonda riflessione attorno all’islam entro la necessità di una fede che sia sostenuta dalla ragione.
In quell’ora trascorsa con lui, tutto si è fermato. La natura attorno a noi pareva immobile tanto il nostro cuore tratteneva il respiro.
Ciò che ci sgomentò fu il pericolo cui egli sarebbe andato incontro con una dichiarazione pubblica della sua conversione. Ma sapevamo che non sarebbe potuto essere che così. La determinazione e la serietà con cui Magdi affronta ogni cosa non poteva che accordarsi con questo nuovo e importante passo della sua vita.
Eppure alla soglia del grande passo, quando ci informò che il santo Padre aveva deciso di battezzarlo nella notte di Pasqua Magdi con uno sguardo da fanciullo ci disse: «Il pericolo c’è, ma non per me. Per il Papa. Dovete pregare per il Papa».
Pensavamo a questa consegna poco prima di arrivare a Roma, pensavamo, con le lacrime agli occhi, come l’aprirsi alla verità del cuore di Magdi sia stato anche un progressivo dilatarsi alla carità, che è quell’amore con cui Cristo ci ama.
La veglia si è consumata così nel fuoco nuovo in una Basilica di san Pietro gremitissima e solenne. Una cerimonia affascinante ha fatto da corona all’omelia del Papa profonda e semplicissima.
La commozione è stata forte per don Gabriele e me: essere lì nel cuore della Chiesa con un amico che diventa fratello, essere lì non come fortunati spettatore occasionali, ma come protagonisti di un’avventura. Le parole del Papa ci hanno richiamato al rischio che questa fratellanza comporta: «Il buio di tanto intanto può sembrare comodo, possiamo nasconderci, stare più comodi, ma noi non siamo chiamati a stare nelle tenebre: siamo figli della luce… Teniamo stretta la mano di Cristo, non abbandoniamo la sua mano: camminiamo sulla via che conduce alla vita».
Vogliamo, con Magdi, tenere la mano stretta a Cristo percorrendo questo tratto di storia in cui così fortemente pare imperare il dominio delle tenebre. Vogliamo essere degni di questa amicizia che così fortemente ci richiama a fare dono della vita a Cristo senza condizioni.
Una cosa rimane nel cuore per sempre: nel momento più solenne, mentre l’acqua scorreva su capo di Magdi, la voce del santo Padre è risuonata più chiara e più vibrante che mai: «Cristiano, io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
Cistiano. Grazie, Magdi: questa parola ora sulle nostre labbra non avrà più lo stesso suono. Tolta dalle ripetizioni qualunquistiche e annoiate, ora è rigonfia di vita, di lacrime e speranza.
Caro Magdi Cristiano, davvero Cristo c’è e ancora ci sorprende legandoci gli uni gli altri dentro pagine di vita meravigliose.
3月23日

BENVENUTO MAGDI CRISTIANO!

http://blogosfere.it/images/magdiallam1-thumb.jpg    Benvenuto nella Santa Chiesa Cattolica a Magdi Cristiano Allam !!!                           
La mia Scelta
di MAGDI ALLAM

C aro Direttore, ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino.
Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: «Cristiano». Da ieri dunque mi chiamo «Magdi Cristiano Allam».
Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il rispetto del «prossimo» che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.
Il punto d’approdo
La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come «nemico dell’islam», «ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare l’islam», «bugiardo e diffamatore dell’islam», legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un «islam moderato», assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.
Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.
La scelta e le minacce
Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.
Basta con la violenza
Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono mi&”gliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei «casi» che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava «Le nuove catacombe degli islamici convertiti». Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.
Magdi Allam

3月21日

AUGURI !!!

Pasqua 2008


Dio si è commosso per il nostro niente, per il nostro tradimento, per la nostra povertà rozza, dimentica e traditrice, per la nostra meschinità. Qual è la ragione? “Ti ho amato di un amore eterno, perciò ti ho fatto parte di me, avendo pietà del tuo niente”: il palpito del cuore è la pietà del tuo niente, ma la ragione è che tu partecipassi all’essere
Luigi Giussani BUONA PASQUA da SamizdatOnLine

3月20日

QUANTA IPOCRISIA NEI MASS-MEDIA ITALIANI

http://www-5.radioradicale.it/images/news/ratzinger_verona.jpg BENEDETTO XVI: APPELLO PER IL TIBET, “LA TRISTEZZA E IL DOLORE DI UN PADRE” (trascrizione dell'appello del Santo Padre)

C'è chi vuol fare l'esame del sangue a Papa Ratzinger

di RENATO FARINA

C'era un brutto titolo ieri sui siti internet più diffusi. Questo: «Il Papa rompe il silenzio sul Tibet». Come dire: era ora. Si capisce bene a cosa si punta: non a far star meglio il Tibet e a mettere sotto accusa i comunisti cinesi (la parola comunismo non c'è mai), ma a sottoporre a giudizio Ratzinger.

Il responso è: questo Papa è in ritardo, i morti buddisti gli interessano poco. Voto 5+. Invece no. I tempi e le parole del Papa sul Tibet hanno un senso che magari non tutti sono obbligati a capire. Ma almeno a provarci bisognerebbe.

Benedetto XVI ha parlato durante l'udienza generale della Settimana Santa. Quella più centrale di tutte, perché prossima alla Pasqua. E ha paragonato quanto capita ai tibetani e a chiunque sia perseguitato al Nazareno sul Calvario. Ha detto: «Seguo con grande trepidazione le notizie che in questi giorni giungono dal Tibet. Il mio cuore di padre sente tristezza e dolore di fronte alla sofferenza di tante persone. Il mistero della passione e morte di Gesù, che riviviamo in questa Settimana Santa ci aiuta ad essere particolarmente sensibili alla loro situazione. Con la violenza non si risolvono i problemi, ma solo si aggravano. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera. Chiediamo a Dio onnipotente, fonte di luce che illumini le menti di tutti e dia a ciascuno il coraggio di scegliere la via del dialogo e della tolleranza».

La parola padre spiega tutto. Le sue mosse sono state quelle del padre, che cerca di salvaguardare le persone più che la propria immagine di uomo sollecito e attento alle pressioni dei mass media, i quali volevano vedere se ha cura dei buddisti come dei cattolici.

Si sente anche loro padre.

Sapeva che una mossa brusca, un grido di indignazione dettato dalla fretta poteva essere sfruttato dalle autorità cinesi per avvolgere di fiamme quel briciolo di libertà che la sofferenza dei vescovi e dei fedeli cattolici cinesi ha conquistato al Drago comunista con il sostegno della diplomazia vaticana. Non è una libertà esclusiva: sotto l'ombrello della Chiesa trovano rifugio tanti altri. Gli spazi sono guadagnati per tutti.

Per questo Ratzinger si è definito "padre". Padre anche dei tibetani. Sono le stesse parole che nelle stesse ore ha pronunciato il Dalai Lama, anch'egli qualificato dai fedeli "Sua Santità". Ha detto a Repubblica: «Può la gazzella lottare con la tigre? L'unica arma, l'unica forza, è la Giustizia, la Verità. La violenza, oltre che sbagliata, diventa controproducente. Con le armi forse si risolvono le cose più rapidamente, ma i problemi si ripresenterebbero sempre più gravi». L'idea di Benedetto XVI è identica a quella di Giovanni Paolo II: tutelare una presenza fisica e libera dei cristiani. Detta così la si può intendere come meschina difesa di una bottega. Ma essa viene dai Papi fatta valere per analogia rispetto ad ogni altra presenza animata da un ideale.

Domenica il Papa non ha parlato del Tibet perché la scelta è stata di accentuare l'attenzione sul caso dell'arcivescovo caldeo Raho, rapito e ucciso in territorio islamico, ma sotto controllo occidentale.

Il richiamo era chiaro. Nessuno l'ha ripreso, concentrati come si era nel fare l'esame del sangue al Papa a proposito del Tibet. Sarebbe stato come rimproverare il Dalai Lama di non aver rotto il silenzio sulla situazione dei caldei in Iraq.

In realtà a nessuno interessa nulla del prossimo o quasi. E allora si carica il Papa delle nostre frustrazioni. Contenti di trovarlo in fallo per ricavarne motivo di autoassoluzione. Che razza di ipocrisia.

In questa situazione però è stupefacente come il Papa affermi la "grande speranza". Non usa questa formula tanto per dire, come uno slogan di ottimismo fasullo: grazie al cielo non ha bisogno di essere riconfermato alla prossima tornata elettorale. Ieri così ha evocato la «drammaticità di fatti e situazioni che in questi giorni affiggono i nostri fratelli in tante parti del mondo». Poi ha invitato proprio alla "grande speranza". Essa consiste in una certezza: «Sappiamo che l'odio, le divisioni e le violenze non hanno mai l'ultima parola negli eventi della storia. Questi giorni rianimano in noi la grande speranza che Cristo Crocifisso e risorto ha vinto il mondo: l'amore è più forte dell'odio, ha vinto». Non si direbbe, a prima vista. Sembra trionfare oggi la faccia irosa del premier cinese Wen, il quale accusa ancora "la cricca del Dalai Lama". La cultura di Wen e della sua ciurma di pirati capitalcomunisti non ha come base della vita la pietà, ma lo sviluppo della potenza imperiale; il collettivo che schiaccia i singoli. Il Papa dinanzi a questo spiegamento di armi sanguinarie è triste ma sostiene che alla fine vinceranno i miti. Non vinceranno da soli: bisogna dargli una mano. I cinesi devono convincersi che se uccidono a chi venderanno poi le loro merci? Boicottiamo le Olimpiadi. Evitiamo di comprare i prodotti cinesi se non danno libertà al Tibet.

© Copyright Libero, 20 marzo 2008
3月19日

L ' IRONIA DEL PADRETERNO

http://www.brunella2001.it/sindone1.jpg«Il Medioevo? Data inattendibile Il lenzuolo risale al primo secolo»

di Andrea Tornielli

«Sfido chiunque a riprodurre l’immagine sindonica. Nessuno è in grado di farlo...».

Il professor Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche all’università di Padova è convinto dell’inattendibilità della datazione al radiocarbonio effettuata nel 1988 sulla Sindone di Torino, il lenzuolo che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro. E lo intende dimostrare, portando nuovi elementi sulla modalità in cui la misteriosa immagine si è formata, con il volume La Sindone. Una sfida alla scienza moderna (Aracne editrice, pp. 608, 42 euro) a giorni in libreria.

Il Giornale l’ha intervistato, alla vigilia del documentario che la Bbc manderà in onda il Sabato santo. Nel filmato uno degli scienziati che fecero la datazione al carbonio 14 stabilendo che la Sindone risaliva al medioevo, Christopher Ramsey, ha sostenuto che quei risultati potrebbero essere messi in discussione dagli «effetti ambientali».

Partiamo dalla datazione. Che cosa ha scoperto?

«Non è una scoperta solo mia. Rifacendo i calcoli sulla base dei dati forniti dai tre laboratori che eseguirono l’esame al radiocarbonio nel 1988 ci si rende conto che è stato commesso un errore di calcolo. L’attendibilità della datazione medioevale è pari soltanto all’1,2 per cento. Cioè assolutamente inattendibile».

Com’è potuto accadere un errore di questo genere?

«Diversi studiosi hanno dimostrato già da tempo che i risultati della datazione, in base al test statistico cosiddetto di Pearson, hanno una probabilità superiore al 95 per cento di non corrispondere a quelli della Sindone. È stato inserito nella formula un numero sbagliato, che ha falsato il risultato finale, un 31 è stato sostituito con un 17. Questo farebbe pensare persino a una manomissione finalizzata a ottenere il risultato desiderato».

È un’accusa grave...

«I numeri sono numeri. E sono inattendibili. Queste confutazioni sono scritte da scienziati. Forse c’è una lobby che teme la verità su quei calcoli, teme di doversi rimangiare il risultato sulla Sindone di origine medioevale, quando tutto, invece, lascia pensare che sia molto più antica e che risalga al primo secolo».

Perché, allora, quella data medioevale?

«Nel mio libro pubblico i risultati di una recentissima ricerca fatta dal ricercatore Gerardo Ballabio: riesaminando il dato delle età dei tre campioni presi in considerazione dai laboratori si nota una variazione che arriva anche a 200 anni nello stesso piccolo brandello di tessuto. In pochi centimetri quadrati, una variazione enorme. Questo indica inequivocabilmente che c’è stata una contaminazione esterna e dimostra l’inattendibilità del risultato».

Quali contaminazioni potrebbero aver falsato l’età della Sindone?

«Sono diverse. Dal sudore delle mani di chi stendeva il lenzuolo, tenendolo proprio nella zona da cui sono stati prelevati i campioni, all’incendio avvenuto nel 1532 a Chambery. Infine, non bisogna sottovalutare l’elemento delle radiazioni... ».

Che cosa c’entrano le radiazioni con la Sindone?

«Per riprodurre un’immagine in quel modo bisogna supporre una fonte di energia agente a distanza, ma che si scatena dall’interno del corpo dell’uomo che vi è avvolto. Una radiazione di grande intensità ma di brevissima durata, millisecondi, forse solo nanosecondi. Stiamo cercando di verificarlo a livello sperimentale all’Enea di Frascati. È stato come un lampo».

E che cosa l’avrebbe provocato? La risurrezione?

«Non lo sappiamo. Sappiamo solo che l’unico modo per cercare di ottenere qualcosa di simile alla Sindone, anche se per il momento in un frammento piccolissimo di tessuto, è una forte radiazione».

Dunque la Sindone non è dipinta...

«No. Assolutamente no. Chi continua a dire che è stata realizzata da Leonardo, o che è stata fatta scaldando un bassorilievo, non sa quel che dice. Nella Sindone non c’è passaggio di colorazione attraverso le fibre del lino. L’immagine si è formata per irradiazione».

Non credo che il Comitato di controllo sul paranormale, sarebbero d’accordo...

«Devo smentirla. Proprio il Cicap, a Torino, nel 2002, ha concluso che il modo in cui l’immagine si è formata non è chiarito. Sfido chiunque a rifare una copia della Sindone con le stesse caratteristiche microscopiche e macroscopiche. Sono a capo di un gruppo di un centinaio di studiosi che discute su questo argomento, “Shroud Science”: abbiamo stilato un elenco di 10caratteristiche che ha la Sindone e che dovrebbe avere un’eventuale riproduzione. Nessuno però è in grado di farla».

© Copyright Il Giornale, 19 marzo 2008 consultabile online anche qui.
3月18日

L' IPOCRISIA DELL'OCCIDENTE

L'immagine “http://www.strangedays.it/aliendream/foto-aliendream/tibet.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.     Filippo Facci da " Il Giornale " <  Non è disfattismo pensare che per il Tibet, in concreto, non si farà nulla o ci si limiterà a spiegare ciò che non va fatto. Si invoca il boicottaggio delle Olimpiadi (che non verranno mai boicottate) come se maratoneti e lanciatori di giavellotto potessero affrontare moralmente ciò che l’Onu diserta politicamente: l’Occidente finge di appoggiarsi alla speranza che l’evoluzione del mercato cinese possa portare alla democrazia, ossia che alle libertà economiche possano equivalere quelle politiche. Eppure, secondo molti osservatori, il problema cinese è giusto il contrario. A Pechino, liberalizzando e democratizzando, temono di mettere a rischio la crescita economica.
Tornando alle piccole cose italiche, vediamo che le timide reazioni nostrane sono sintomatiche: hanno reagito d’impulso, dopo le prime notizie dal Tibet, solo i ruspanti della Destra e della Lega; Gianfranco Fini, Walter Veltroni, Massimo D’Alema e Fausto Bertinotti di converso hanno fatto invocazioni di circostanza che in concreto sono nulla, con l’eccezione del candidato sindaco Gianni Alemanno che ha prospettato il boicottaggio olimpico. Anche l’appello del Presidente della Repubblica, che invoca «un’iniziativa europea», in buona sostanza, chiede che del problema si occupino altri. Il cinismo commerciale di certo Occidente, se fosse una persona, assomiglierebbe terribilmente a Romano Prodi. L’esempio del Dalai Lama è lampante. Nel dicembre scorso, quando da capo del governo non volle incontrare il capo spirituale tibetano, Prodi disse così: «Ho la responsabilità di un Paese e devo rendermi conto delle conseguenze delle mie azioni: il Dalai Lama in fondo non l’avevamo neanche invitato, e comunque la ragion di Stato esiste». Nell’ottobre 2006, nondimeno, Prodi mancò a un altro incontro col Dalai Lama prima di recarsi in visita ufficiale in Cina. E arrivederci.
Berlusconi per ora tace, anche se avrebbe buon gioco nel ricordare che da capo del governo, nel 1994, ricevette il Dalai Lama senza che l’import-export con la Cina andasse per forza in frantumi. Parte della sinistra invece non riesce a non strizzare l’occhio a un’economia che potrebbe sbaraccare quella statunitense, e sarà per questo, nel dicembre scorso, che tra i Comunisti italiani non c’era neanche un firmatario tra i 285 parlamentari che chiesero un ricevimento ufficiale per il leader tibetano; di Rifondazione comunista, poi, firmarono solo in due. Il nostro Paese ne uscì come un paesaggio di mezze stature e di piccoli interessi, per quanto nei mesi precedenti gli Usa avessero appigliato al Dalai Lama la medaglia d’oro del Congresso e nonostante lo stesso avessero già fatto Canada, Austria e Germania: lo Stato guidato da Angela Merkel, notare, era e resta il primo Paese europeo per interscambio con la Cina. Ma non ebbe paura.
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DUBBIO AMLETICO...!

http://www.nuovaevangelizzazione.it/immagini/Dio-PadreA.jpg     DIO ESISTE? INDAGA IL PM

di Michele Brambilla

E poi dicono che non è vero che i magistrati sono oberati di lavoro. A Firenze la Procura ha dovuto avviare un’indagine per rispondere a un paio di quesiti che assillano l’uomo perlomeno da quando è diventato sapiens sapiens: esiste Dio? E il diavolo, quel fetente, c’è pure lui? Non sappiamo se i riscontri siano stati affidati ai Ris, e se ci sarà bisogno di intercettazioni ambientali. Solo apparentemente più semplice, invece, il compito di cui s’è fatto carico un giudice di Chiavari, che ha deciso di mettere mano alla definizione di «arte».
Non stiamo scherzando, purtroppo. Il caso di Firenze è il seguente. Un sacerdote molto noto e molto stimato - don Francesco Bazzoffi, che tra l’altro è direttore dell’ufficio matrimoni della diocesi: insomma, uno considerato con la testa sulle spalle - è stato incriminato dalla Procura per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Al termine di momenti di preghiera, in strutture riconosciute dall’autorità ecclesiastica, il sacerdote impartiva delle benedizioni. «Falsi esorcismi», dice l’accusa. «Semplici benedizioni», controbatte la difesa. Non ci addentriamo in un dibattito più grande di noi. Il problema è che probabilmente è più grande anche della Procura. Fossero anche stati esorcismi, chi è che stabilisce se sono falsi? Un pm? Ma allora perché non mettere sotto inchiesta ogni prete che ogni domenica distribuisce l’ostia consacrata dicendo «corpo di Cristo»? A vista d’uomo è solo un pezzo di pane. E perché non arrestare ogni confessore che dà l’assoluzione? Non c’è prova che il Padreterno abbia perdonato.
Se il concetto è quello di abuso della credulità popolare, non ci sono limiti. Perché non mettere sotto inchiesta anche tutti quegli ex dirigenti dell’ex partito comunista che per decenni hanno promesso a milioni di operai che alla fine la bandiera rossa avrebbe trionfato? Anche loro avevano annunciato un paradiso, pur se terreno. E scendendo di livello: perché non mandare in galera anche quegli allenatori e presidenti di squadre di calcio che in agosto avevano promesso lo scudetto o la Champions? Basta sfogliare la collezione della Gazzetta per avere le prove del raggiro.

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QUANDO E' INGERENZA, SE PARLA IL PAPA?

L’inascoltato grido del Papa sull’Irak, le polemiche sul Tibet

abadanw2Domenica scorsa, al termine della liturgia delle Palme, Benedetto XVI ha pronunciato un appello vibrante per l’Irak, con parole che suonano come un giudizio chiarissimo su ciò che in quel Paese è accaduto in questi anni e sugli effetti devastanti di una guerra che la Santa Sede ha fatto di tutto per evitare. Questo è l’articolo che ho scritto e che lo riporta integralmente. In particolare, vi segnalo la frase: “Elevo un appello al popolo iracheno, che da cinque anni porta le conseguenze di una guerra che ha provocato lo scompaginamento della sua vita civile e sociale: amato popolo iracheno, solleva la tua testa e sii tu stesso, in primo luogo, ricostruttore della tua vita nazionale!”. Leggo in queste parole, tra l’altro, la piena continuità tra i pontificati di Papa Wojtyla e Papa Ratzinger. Purtroppo, nelle ultime ore, non è stata la lucidità e la chiarezza di questo appello ad avere spazio sui media, ma il fatto che domenica il Papa non abbia accennato alla situazione del Tibet. Trovo strano che chi accusa la Chiesa di ingerenza e critica ogni appello papale, poi faccia le pulci ai messaggi del Pontefice se non contengono cià che qualcuno si aspettava. La Santa Sede domenica scorsa non aveva informazioni dirette e precise su ciò che stava avvenendo in Tibet e sono convinto che un accenno Benedetto XVI lo farà nei prossimi giorni, magari nel messaggio pasquale Urbi et Orbi. A questo propovito vi segnalo l’intervista che ho fatto a padre Bernardo Cervellera.  Dal blog di Andrea Tornielli

UNA MODERNA AGORA'

Una cara amica mi ha segnalato questo sito: Lo propongo anche agli amici perchè un giudizio chiaro è netto è indispensabile in questo mondo pieno di confusione!            Vittadini: «Una sfida comune, approfondire il quotidiano»

Giorgio Vittadini17/03/2008
Autore(i): Giorgio Vittadini. Pubblicato il 17/03/2008 - Letto 178

ilsussidiario.net è uno strumento di informazione quotidiana, a cura della Fondazione per la Sussidiarietà, che offre chiavi di lettura per approfondire e comprendere ciò che accade.

Un lavoro culturale

L’informazione che proponiamo è frutto di uno sguardo ampio sulla quotidianità, e non solo, intento a selezionare gli argomenti e orientare i lettori. Per dar adeguato risalto alle notizie e chiarire il loro contesto, ilsussidiario.net contiene un’intera sezione dedicata agli approfondimenti, redatti grazie al contributo di autorevoli personalità del mondo accademico, intellettuale, istituzionale e politico, di estrazioni e ispirazioni differenti. Siamo convinti infatti che la ricerca sincera della verità e il confronto con orientamenti diversi possano dar vita ad un lavoro culturale ricco e appassionante, mentre la contrapposizione ideologica non genera niente.
ilsussidiario.net, allo stesso tempo, darà voce alla migliore espressione culturale, nazionale e internazionale, che è quella che vive come «coscienza critica e sistematica di un’esperienza in atto», secondo la definizione di don Luigi Giussani.
Solo una cultura così intesa, infatti, può valorizzare il desiderio irriducibile del singolo uomo come vero protagonista della costruzione dal basso della società, dell’economia e della politica, secondo il principio di sussidiarietà.

Una sfida comune

L’obiettivo de ilsussidiario.net è riuscire a tenere costantemente legate tra loro le due sezioni: fatti e approfondimenti. Le notizie, che danno un resoconto dei fatti accaduti, sono il punto di partenza per gli approfondimenti che, viceversa, non possono essere slegati dalle cose che accadono. Tenere insieme i due contenuti sarà la nostra sfida comune.
Comune: perché, in un’ottica “sussidiaria”, i lettori saranno parte integrante di questo lavoro, attraverso la possibilità di interagire e comunicare con gli autori, arricchendo il dibattito e dando stimoli.

3月17日

MASS-MEDIA : QUANTA IPOCRISIA...!

http://www.ilnostrotempo.it/drupal/files/ratzinger.jpg  L'ipocrisia dei media non finisce di stupirmi: creano il "caso Ratisbona", non muovono un dito per il vescovo di Mosul ma...fanno la morale al Papa!

Buongiorno, cari amici!
Anche oggi effetti strabilianti dai media: piccolo cenno al vibrante appello del Papa per la pace in Iraq, grande spazio al Tibet ed alle polemiche (accese dai "soliti noti") per il presunto silenzio del Papa sulle persecuzioni dei buddisti in Cina.
Cari media, ve lo dico con tutto il cuore: smettetela!
I Cristiani ne sanno qualcosa di persecuzioni e non solo in Cina! Vogliamo dimenticare la morte del vescovo di Mosul per la cui liberazione nessuno, tranne il Papa, si e' speso?
Cari media, che cosa avete fatto per diffondere gli appelli del Santo Padre per un felice esito di quel sequestro? Nulla! Piccoli trafiletti e niente piu'...
Quando, poi, si e' diffusa la notizia della morte di Mons. Rahho avete cercato di strapparvi le vesti e, chi piu' chi meno, di inserire la notizia in prima pagina.
Cio' avveniva venerdi'. Gia' sabato vi siete completamente dimenticati del vescovo di Mosul e delle persecuzioni dei Cristiani.
Enno'!
Fate bene a dare ampio spazio agli appelli del Dalai Lama, ma dovreste fare lo stesso anche con quelli del Papa.
Il genocidio dei Cristiani non trova quasi mai spazio sulla stampa.
O sbaglio?
Anche stamattina la solita sceneggiata: nessun servizio sulla Messa di ieri, due parole sull'Angelus del Papa e tante vane parole su una polemica creata ad arte.
C'e' qualcuno che si spinge a scrivere che Wojtyla avrebbe parlato del Tibet. Beh, cari giornalisti, questo non lo sapremo mai e comunque trovo meschino fare ancora paragoni.
Una cosa, pero', sappiamo: i rapporti fra Vaticano e Cina non sono MAI stati cosi' avanzati e occorre riflettere bene prima di fare qualsiasi passo.
La diplomazia deve sfoderare le sue armi perche' c'e' in gioco la vita delle persone.
Appelli o condanne "sparati là" senza ponderazione rischiano di fare molto male ai Cattolici cinesi anche perche' i media dedicherebbero un trafiletto alla questione per poi disinteressarsi completamente di eventuali violenze sui Cristiani.
O sbaglio?
Cari mass media, parlate pure di presunti silenzi ma cercate di non dimenticare i VOSTRI, soprattutto quando sono reali!
Vi pregherei di non fare la morale al prossimo quando parlate della Chiesa solo quando ci sono polemiche che magari voi stessi create ad arte (Ratisbona docet).

Sarebbe forse anche utile suggerire ai "partiti di riferimento" di esprimersi. Non si capisce, infatti, come mai l'Italia e l'Europa non debbano dire nemmeno una parola.
Raffaella  del " Papa Ratzinger blog ( http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com/ )  GRAZIE RAFFAELLA!

ALDO MORO E IL TIBET : STORIE DI MARTIRI

http://www.savetherabbit.net/IMAGES/tibet1.jpg       Non posso non ricordare a voi tutti, in questa celebrazione che inizia il nostro cammino dietro il Signore la passione che sta vivendo un popolo a noi carissimo. Il popolo del Tibet al quale noi siamo legati di singolari vincoli di amicizia per la grande testimonianza data quattro secoli fa da uno dei più illustri cittadini di Pennabilli, Francesco Orazio Olivieri della Penna, che è stato missionario cappuccino e ha creato una piccola e vivace comunità cattolica che solo l’invasione comunista ha irreversibilmente distrutto. Il Dalai Lama mi ha confidato più volte che due posti ha nel cuore in Italia: la Sede di Pietro e la Chiesa di Pennabilli. Noi vorremmo poter sostenere questo cammino terribile a cui viene sottoposto un popolo straordinariamente colto e pacifico, sottoposto da decenni ad una dominazione da una potenza che non aveva nessun diritto di occupare il Tibet e che lo occupa e lo impoverisce in dispregio delle norme del diritto internazionale. Noi ci auguriamo, anche se non abbiamo tanta speranza, data la povertà delle classi politiche in occidente, che le Olimpiadi  di Pechino vengano boicottate dai popoli civili. Le Olimpiadi di Pechino grondano sangue e non sole del sangue dei monaci e dei civili tibetani che sono stati  uccisi in queste ultime 48 ore e che sono infinitamente più vaste di quelle che l’ipocrisia del regime di Pechino dice; ma grondano del sangue di migliaia e migliaia di operai che hanno costruito, in situazioni di assoluta insicurezza, queste enormi costruzioni che debbono gridare al mondo il dominio del capitale comunista; delle migliaia e migliaia di cittadini espulsi dalle loro case abbattute per creare stadi, alberghi ecc. e che hanno trovato la morte di fame e di stenti nella periferia di Pechino. Voi non sapete queste cose perché leggete soltanto quotidiani laicisti che si guardano bene dal dire queste cose. Se aveste letto, qualche volta, il quotidiano cattolico vi avreste incontrato quelle straordinarie testimonianze del più intelligente sinologo che abbiamo in Italia, Padre Bernardo Cervellera che documenta, puntualmente, di questa cosa abominevole che è questo regime che unisce tecnologia e barbarie. I cinesi sono dei barbari tecnocrati; e noi per soldi vendiamo l’anima della nostra civiltà. La seconda cosa è che ogni sacrificio umano, soprattutto ogni sacrificio cristiano, si inserisce nella passione, nella morte e nella resurrezione del Signore e non posso non ricordare che 30 anni fa, in queste ore, iniziava il suo faticoso martirio un grande cristiano italiano, Aldo Moro, rapito dalle Brigate Rosse. A me non interessano tutte le disquisizioni di carattere politico, giornalistico, giudiziario, interessa ricordare in lui una limpida figura di un uomo che ha testimoniato Cristo anche nei momenti orribili della sua carcerazione; egli che proprio perché cristiano ricevette due straordinarie attestazioni da parte della Chiesa: -la lettera che Papa Paolo VI ebbe l’umiltà e l’ardire di scrivere in ginocchio a quel branco di ideologizzati delinquenti che erano le Brigate Rosse  allora, perchè liberassero quest’uomo, diceva lui, buono, mite, testimone della verità e della giustizia;

-e, ancora, un privilegio che nessun laico cristiano in tutta la storia della Chiesa ha mai potuto ottenere,  la celebrazione dei suoi funerali da parte del capo dell’intera cristianità. Noi lo evochiamo, Aldo Moro, in questo cammino della nostra identificazione nel Signore, che muore e che risorge. E siccome siamo molto preoccupati della situazione assolutamente difficile che vive socialmente e politicamente il nostro paese, ameremmo invocarlo come particolare intercessore della grazia del Signore su questo difficile cammino che il popolo italiano deve percorrere in questa nuova, consultazione elettorale che ci auguriamo non sia inutile come le precedenti.


Pennabilli, Cattedrale, 16 Marzo 2008

                            

+Luigi Negri

Vescovo di San Marino-Montefeltro        Grazie, don Negri !

PERCHE' TANTA OSTILITA' PER L'EDUCAZIONE ?

Quanto risparmia lo Stato con le scuole paritarie?


L’opinione corrente ritiene che se lo Stato concedesse una qualche forma di riconoscimento economico alle famiglie che scelgono le scuole paritarie (non chiamiamole più private perché la legge non le chiama così), questo contributo si configurerebbe come un privilegio inaccettabile a scapito della scuola statale (in realtà, sbagliando, viene chiamata pubblica).
Niente di più errato. Lo dicono i numeri, i quali non sono opinioni e non mentono mai.
Allo Stato un alunno di scuola per l’infanzia costa 6.116 euro, un alunno di scuola primaria 7.366, uno studente della secondaria di primo grado 7.688, uno studente della secondaria di secondo grado 8.108. Bene, è interessante confrontare queste cifre con quanto lo Stato spende per gli studenti che frequentano le scuole paritarie, le quali – è bene non dimenticarlo mai – fanno parte, per legge dello Stato, del sistema nazionale di istruzione. Questi sono i numeri: scuola dell’infanzia 584 euro, scuola primaria 866 euro, scuola secondaria di primo grado 106 euro, scuola secondaria di secondo grado 51 euro.
Dopo aver letto questi dati, a tutti viene in mente una semplice domanda: ma quanto risparmia lo Stato per il milione di studenti che non frequenta le statali? Quanto dovrebbe spendere in più se, da un giorno all’altro, tutte queste scuole dovessero chiudere e gli studenti passassero alle statali? Risposta facile: più di sei milioni di euro.
Nessuno ha mai chiesto che lo Stato dia alle famiglie la stessa somma che spende per un alunno delle statali. Si è sempre parlato di un bonus, di un credito di imposta, insomma di una qualche forma di contributo che alleggerisca un po’ il peso che le famiglie devono sopportare. Anche con un bonus, anche con un credito di imposta, lo Stato realizzerebbe un risparmio rispetto ad un alunno delle statali.

A questo punto del ragionamento, nell’opinione corrente scatta subito un luogo comune: sì ma alle “private” ci vanno i figli dei ricchi che non hanno bisogno di bonus o di altri contributi. Sbagliato ancora una volta. Ci sono famiglie che pur di scegliere la scuola che ritengono più educativa per i propri figli si svenano, compiono enormi sacrifici, rinunciano a cose di cui altri ritengono di non poter fare a meno. Ci sono famiglie che, proprio perché non sono ricche, investono in educazione. E inoltre ci sono famiglie povere che non riescono a fare neppure questo e quindi non possono scegliere la scuola paritaria perché lo Stato perpetua l’ingiustizia che i numeri prima citati descrivono. Se nelle scuole paritarie non ci sono molti poveri (sarà poi vero?) è perché lo Stato monopolista dell’educazione li tiene fuori. Se ci fosse piena libertà, questo discorso non avrebbe senso.

Perchè allora c’è tanta ostilità nei confronti della libertà di educazione? Semplice la risposta anche in questo caso: perché prevale l’ideologia rispetto alla ragione.

Il 13 aprile è bene votare per chi dichiara di volere garantire la libertà di educazione. Speriamo anche che una volta al governo rispetti l’impegno. In ogni caso è la scelta migliore rispetto a chi è pregiudizialmente ostile.

Valerio Lessi
socio di SamizdatOnLine