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4月29日 A SANTA CATERINA, NOSTRA PATRONA Preghiera a Santa Caterina da Siena Patrona d'Italia e d'Europa O sposa del Cristo, fiore della patria nostra. Angelo della Chiesa sii benedetta. Tu amasti le anime redente dal Divino tuo Sposo: come Lui spargesti lacrime sulla Patria diletta; per la Chiesa e per il Papa consumasti la fiamma di tua vita. Quando la peste mieteva vittime ed infuriava la discordia, tu passavi Angelo buono di Carità e di pace. Contro il disordine morale, che ovunque regnava, chiamasti virilmente a raccolta la buona volontà di tutti i fedeli. Morente tu invocasti sopra le anime, sopra l'Italia e l'Europa, sopra la Chiesa il Sangue prezioso dell'Agnello. O Caterina Santa, dolce sorella patrona Nostra, vinci l'errore, custodisci la fede, infiamma, raduna le anime intorno al Pastore. La Patria nostra, benedetta da Dio, eletta da Cristo, sia per la tua intercessione vera immagine della Celeste nella carità nella prosperità, nella pace. Per te la Chiesa si estenda quanto il Salvatore ha desiderato, per te il Pontefice sia amato e cercato come il Padre il consigliere di tutti. E le anime nostre siano per te illuminate, fedeli al dovere verso L'Italia, l'Europa e verso la Chiesa, tese sempre verso il cielo, ne Regno di Dio dove il Padre, il Verbo il Divino amore irradiano sopra ogni spirito eterna luce, perfetta letizia. Così sia. LAVORARE PER CONOSCERE. CONOSCERE PER LAVORARERiscoperta del valore culturale del lavoroMariella Ferrante, Presidente Diesse Lombardia Non
è probabilmente necessario richiamare le dichiarazioni di Lisbona 2000
sull’importanza degli investimenti nel capitale umano per sottolineare
il ruolo strategico della formazione scolastica e professionale
nell’ambito delle politiche di sviluppo nazionali ed europee; meno
scontato è però decidere i passi da fare per intensificare il
coinvolgimento dei diversi attori ed innalzare la qualità dei
risultati. Nel caso italiano, tra i problemi da superare vi è la forte
divaricazione tra la cultura scolastica e la cultura del lavoro
sperimentata sul campo: una divaricazione che penalizza l’inserimento
nel mondo del lavoro delle leve giovanili sia a livello di
atteggiamento che di competenze.< /br> A questa svolta culturale ed operativa contribuisce in modo rilevante il progetto “Lavorare per conoscere. Conoscere per lavorare”, promosso dall’associazione Diesse Lombardia - Centro per la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti, con il finanziamento e il patrocinio della Direzione Generale dell’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione, che nell’anno scolastico 2008/2009 vedrà impegnati insegnanti e studenti di 350 enti, comprendenti scuole secondarie di I e II grado e centri di istruzione e formazione professionale. La proposta didattica elaborata da Diesse, che verrà presentata anche a Varese, Lecco, Cremona e Brescia, ha lo scopo di promuovere la cultura del lavoro nella scuola, di aiutare gli insegnanti a superare un’idea del sapere solo teorico, di coinvolgere gli allievi nell’elaborazione dei progetti per sviluppare autonomia e responsabilità, di far conoscere ai ragazzi la realtà lavorativa del proprio territorio. Alla presentazione di questo progetto a
Milano (avvenuta lunedì 21 aprile nell’Auditorium Don Bosco) sono
intervenuti due testimoni eccellenti della cultura d’impresa come François Michelin, presidente onorario della storica fabbrica di pneumatici di Clermont Ferrand e Giuseppe Angelico, amministratore delegato della Ceccato Spa. Alle classi che parteciperanno al progetto saranno forniti testi inediti - di natura letteraria, filosofica, storica, artistica, giuridica ed economica – che documentano tre specifiche dimensioni: il lavoro come espressione della creatività umana (dominio dell’uomo sulla natura, invenzione di nuovi prodotti e di nuove tecnologie), come processo di emancipazione dell’uomo (affermazione di sé nella comunità umana; superamento di forme di sfruttamento e di ingiustizia sociale), come fonte di solidarietà sociale (interdipendenza, collaborazione, cooperazione). Il Sussidiario 4月25日 LA STORIA DI SUSY E DEL SUO ANGELO BAMBINO
LO " SCANDALO " DEL CORPO DI PADRE PIO
IL PAPA ALL' ONU: TE LI DO' IO I DIRITTI UMANI Riccardo CascioliCon il discorso alle Nazioni Unite pronunciato il 18 aprile, il Papa ha ancora una volta spiazzato la maggior parte degli analisti. Era noto che avrebbe parlato di diritti umani, anche perché l’invito a parlare al Palazzo di Vetro coincideva proprio con il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. Ma in molti si aspettavano che si soffermasse su sviluppo, ambiente, vita, famiglia, pace e così via. Argomenti che il Papa ha soltanto sfiorato, a titolo esemplificativo, andando invece al cuore del problema: cosa sono i diritti umani, qual è la loro radice, e qual è dunque il compito degli Stati. Si tratta di un intervento che, pur nella morbidezza dei toni, è di una grande durezza e determinazione perché si tratta di una critica radicale al dibattito sui diritti umani così come viene condotto alle Nazioni Unite. La battaglia che le solite lobby e tanti governi (Unione Europea in testa) stanno conducendo oggi, ruota infatti intorno al tentativo di “ridefinire” i diritti umani legandoli ai contesti culturali, sociali e politici. E’ quello che accade con il tentativo di invocare un diritto universale all’aborto, e con il tentativo di considerare famiglia ogni genere di unione. Ma non solo: in Europa, ad esempio, aumentano le sentenze di tribunali che “giustificano” la violazione del nostro diritto in nome della cultura di provenienza degli immigrati islamici (vedi la poligamia e la violenza contro le donne). Ed è una visione che fa gioire anche la Cina e altri Paesi asiatici che hanno sempre invocato una propria, originale, concezione dei diritti umani a motivo della loro cultura (in realtà per giustificare l’oppressione dei propri popoli). Il Papa ha spazzato via qualunque ambiguità al proposito: “I diritti umani sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà… Non solo i diritti sono universali, ma lo è anche la persona umana, soggetto di questi diritti”. Se si viene meno a questa concezione, ha detto il Papa, il risultato è il restringersi dei diritti umani, anche quando sembrerebbe che se ne voglia allargare l’ambito. Il Papa è consapevole che alle Nazioni Unite sono rimasti ben pochi a sostenere che i diritti umani sono universali e fondati sulla legge naturale e – potremmo aggiungere – una spallata decisiva si sta portando sulla spinta dell’ideologia ecologista che pretende addirittura di cancellare la centralità dell’uomo quale criterio ultimo delle politiche globali (la Carta della Terra promulgata nel 2000 all’interno del sistema delle Nazioni Unite sostituisce i diritti dell’uomo con i diritti della comunità di vita, in cui uomini, animali e piante hanno gli stessi diritti). Così il Papa chiama a "raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione (Universale dei diritti dell’uomo) e di comprometterne l’intima unità, così da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignità umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari”. Da questo punto di vista colpisce anche l’insistenza di Benedetto XVI sulla differenza tra legalità (ovvero norme volute da chi detiene il potere) e giustizia (che non cambia ed è l’unica fonte dei diritti umani). Proprio su questa distinzione poggia l’istituto dell’obiezione di coscienza che, ad esempio, l’Unione Europea amerebbe limitare o addirittura cancellare (ci ha provato anche il governo italiano uscente). Tutto il resto – la libertà religiosa, il ruolo della scienza, il superamento delle ineguaglianze, il rispetto del Creato, la promozione della famiglia – è una conseguenza ed è importante andarsi a rileggere l’intero discorso del Papa per cogliere l’intima unità tra tutti gli aspetti che riguardano la persona umana. Un’ultima notazione: i rappresentanti dei 192 Paesi che hanno ascoltato il discorso, hanno tributato al Papa una “standing ovation” di un minuto: sembrerebbe contraddittorio considerando che in nome dei propri governi, gran parte di quei rappresentanti lavorano ogni giorni nella direzione contraria a quella indicata dal Papa. Escludiamo che si sia trattato di un applauso di circostanza, era troppo partecipato e sincero. Rimangono due possibilità: la prima è che non abbiano capito in realtà cosa abbia detto il Papa, ma escluderemmo anche questa ipotesi; sia perché il discorso era molto chiaro e senza giri di parole sia perché chi non capisce al massimo resta in silenzio o applaude giusto per educazione. Sicuramente non dedica una “standing ovation”. C’è dunque una sola spiegazione plausibile: che abbiano cioè applaudito non in rappresentanza dei propri governi, ma come persone che si sono sentite “lette” nel cuore, nel loro desiderio personale di giustizia e di libertà; che si sono sentite valorizzate nella loro dignità di uomini. In altre parole: hanno applaudito come uomini, non come rappresentanti; in nome della giustizia, non della legalità. © Copyright Il Timone 4月23日 LUCIFERO E MICHELE
LA " FIFA " DEI LAICI Che laici sono se han paura di un vescovo?di RENATO FARINA Il Papa è tornato dall'America. Resterà impressa nelle profondità di New York la sua preghiera in ginocchio a Ground Zero. Peccato solo non ci fosse Oriana Fallaci lì vicino. Ratzinger ha provato a dare un senso al lutto, senza annacquare in nulla il dolore: giustizia e misericordia si sono baciate. Benedetto XVI è nemico non solo dell'odio, ma del vuoto di significato, che è l'alleato più forte dell'islam violento. Non essendo Libero di lunedì in edicola, è bene ricordarcene. Ma sarà pure il caso di fissare subito un paio di cattiverie italiane a lui dedicate. In assenza di Benedetto XVI, nell'Italia dove trova dimora da duemila anni la sede apostolica, hanno impresso sui muri il segno dell'odio contro la sua presenza. Ci sono frange di questo nostro Paese cui non va proprio esca dal Vaticano, e porti la sua fisicità di vecchio sorridente dove vive la gente. Così, in attesa che dagli Stati Uniti intraprenda un viaggio a Genova, previsto per il 17 e 18 maggio, scritte funeste appaiono sui muri liguri contro il Pontefice. Gli autori sono degli estremisti svitati, sperabilmente mitomani. Ma c'è qualcosa d'altro che non suscita allarmi terroristici (ci mancherebbe) ma trova ormai terreni ubertosi. Il rifiuto dell'Università La Sapienza di Roma ha fatto scuola. A Pieve Ligure doveva esserci una normale visita dell'arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, in una scuola della diocesi. Un saluto da parte del capo dei vescovi italiani. Se fossi stato un genitore ateo o persino musulmano avrei pensato che magari si può persino imparare da un uomo di religione che non sia un imam. Invece sono subito arrivate le lettere di genitori e insegnanti alla preside. I soliti appelli alla laicità dello Stato, alla non interferenza, alla a-religiosità dell'insegnamento il cui dogma sarebbe stato infranto da un signore in tonaca che dice due parole in fondo legate alla nostra tradizione. La preside si è spaventata. Ha chiesto un parere al consiglio di istituto, il quale a larga maggioranza ha dato il permesso al vescovo di venire dichiarandolo gradito, ma dando facoltà agli alunni di scegliere attività alternative. Bagnasco non ha fatto l'offeso, non ha rinunciato, andrà nelle scuole. Ci pare bella questa sua serenità, sono ragazzi, del resto non sarà atteso da una "fro cessione" come Ratzinger alla Sapienza. A noi però questa idea che se viene a scuola un ospite si può simbolicamente girargli la schiena, più che altro sembra l'affermazione del diritto alla maleducazione e all'ignoranza. Il diritto al rifiuto di quel che è il centro, piaccia o no, della nostra identità. Su molti giornali sono apparsi in proposito commenti di appoggio alla mossa anti-vescovo (in realtà dicevano di Bagnasco perché il Papa intendesse). E questo inietta veleno nella nostra convivenza civile. Ci aspettiamo sviluppi. Espressi da domande tipo queste. Calcare le strade pubbliche, in fondo pubbliche come le scuole, può essere consentito a un uomo che predica Cristo e la sua dottrina? O è un'ingerenza inaccettabile rispetto alla neutralità dei nostri guai; un disturbo intollerabile alle cuffie incollate alle orecchie dei ragazzi? Si scusi la forzatura paradossale. Ma proprio questo sta accadendo. La volontà di ridurre i confini della fede alla cerimonia liturgica, all'insegnamento privato per i membri del club. Se un Papa si rivolge fuori dal suo recinto, scatta la caccia al clandestino. Sta passando nella cultura italiana un'idea di laicità dello Stato che pretende di imporre sul terreno pubblico l'esclusione di Dio e di chi ce lo ricorda. Questa è la differenza tra America e Italia. Il Papa là ha trovato rispetto, qui dispetto. Non si sopporta la sua idea che Dio non stia sopra le nuvole, ma la fede abbia un rilievo pubblico necessario non solo ai credenti ma alla democrazia. In America questo è considerato pacifico. Ratzinger lo ha ripetuto senza suscitare scandalo. Neanche Platone avrebbe avuto nulla da dire («è più facile costruire una città sopra le nuvole che uno stato senza Dio»), figuriamoci Jefferson o Tocqueville. La libertà americana ha questa maniera di essere per cui non si deve nascondere il proprio credo in cantina, come qualcosa di cui vergognarsi, ma giocandolo senza timore sul prato della vita. Da noi si rischia come minimo di essere considerati fondamentalisti. E di essere oggetto di intimidazioni di estremisti, ma anche di adepti veltroniani: le vignette a lui dedicate ieri sull'Unità dicono un odio persino superiore a quello riservato a Bush e a Berlusconi. Si aspetta solo la fucilata di Marco Travaglio. Di un'altra cosa occorrerà ricordarsi a proposito di questo Papa. Come Karol Wojtyla ha saputo chiedere perdono: e non per le colpe dei cristiani di un passato remoto, ma per infamie di oggi. La infanzia violata da sacerdoti grida dinanzi a Dio, e Benedetto XVI ha voluto inchinarsi dinanzi alle vittime. L'America è rimasta colpita, in Italia si preferisce colpirlo. INTOLLERANZA SOTTO SCORTA All'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, è stata assegnata nell'aprile 2007 una scorta da parte delle autorità di pubblica sicurezza, dopo numerosi episodi intimidatori che avevano fatto temere per la sua incolumità. ANTICLERICALISMO Secondo l'allora viceministro dell'Interno Marco Minniti: «I ripetuti episodi intimidatori in atto sembrerebbero non ascrivibili a matrici di natura eversiva, ma troverebbero origine in un sentimento anticlericale volto a rimarcare la presunta interferenza della Chiesa nelle vicende politiche nazionali». SOLIDARIETÀ PUBBLICA Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato il primo maggio 2007 al segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, aveva assicurato che «l'Italia non lascerà solo monsignor Angelo Bagnasco di fronte alle vili minacce di oscura provenienza. Occorre garantire il più sereno esercizio della missione pastorale del presidente della Conferenza episcopale». I BAMBINI NON PROTESTANO Il card. Angelo Bagnasco, presidente della conferenza episcopale italiana, ha iniziato ieri, da Sori, il giro di visite pastorali presso le scuole della diocesi di Genova, di cui è vescovo. Oggi sarà nella media di Pieve Ligure, dalla quale sono partite le contestazioni di alcuni genitori. Ma l'Unione atei e agnostici ha in corso diverse iniziative legali su casi simili, perché ritiene ogni atto di culto nelle scuole «espressamente vietato dalla legge» © Copyright Libero, 22 aprile 2008 4月21日 UNA BATTAGLIA PER L' UMANO
Negli ultimi mesi il dibattito italiano sull’aborto ha fatto discutere
moltissimo, arrivando a far parlare di sé anche l’autorevole New York
Times.Eppure la lista “Aborto? No grazie” promossa da Giuliano Ferrara, non ha influito sul panorama emerso dai risultati elettorali, nonostante le profonde mutazioni subite dal quadro politico. Perché? C’è chi ha dato la colpa alla pressione verso il voto utile, chi ha accusato la Chiesa di anteporre la realpolitik ai valori non negoziabili e chi, come lo stesso Ferrara, ha interpretato la sconfitta come la definitiva prevalenza dell’idea che l’aborto sia ormai un diritto. A una settimana dal voto, vorrei proporre il mio personale bilancio di quella che, nata come una battaglia culturale, si è poi trasformata in un tentativo di azione politica diretta, non riuscendo però a cogliere i risultati sperati. Appena lanciata l’idea della moratoria sull’aborto, Giuliano Ferrara aveva annunciato il suo digiuno liquido natalizio per far avere un finanziamento al Cav della Mangiagalli diretto da Paola Bonzi, parlando pubblicamente della propria responsabilità nell’aborto di tre sue compagne, in anni passati. Ne ero rimasta commossa, perché significava affrontare il problema a partire dalla propria esperienza di vita, confrontandola con quella di chi, come Paola Bonzi, per trent’anni si era dedicata a una paziente opera di ascolto e sostegno di tante donne che chiedevano di abortire. Un approccio coraggioso perché concreto e personale, che finalmente riapriva un silenzio di trent’anni, nei toni giusti. Ma la campagna non è continuata così. Innanzitutto è nato subito un equivoco sullo scopo: nonostante Ferrara abbia detto fin dall’inizio e ripetuto fino alla fine, a chiare lettere, che la sua non era una battaglia politica per cambiare la legge, in tanti (amici e nemici) hanno ritenuto che il vero obiettivo fosse proprio la modifica, o addirittura la cancellazione della 194. L’equivoco emergeva nei dibattiti televisivi, nei commenti politici: fino all’ultimo, esponenti di destra (come Daniela Santanchè) e di sinistra (come Vittoria Franco) erano convinti che fosse in atto il tentativo di cambiare o abolire la legge attuale sull’aborto. Ma ne erano convinti anche molti tra i sostenitori della lista: basta scorrere le tantissime lettere pubblicate in questi mesi dal Foglio per accorgersene. E’ stato il riflesso condizionato di una grande parte del popolo pro-life, per il quale la legge è il grande nemico, la causa dell’aborto in Italia. Anche chi diceva di non volerla cambiare, spesso lo faceva a denti stretti, con un “vorrei tanto, ora non posso, ma quando ci arrivo….”, come se l’aborto fosse nato insieme alla legge, e abolendo la legge se ne cancellasse automaticamente l’esistenza. Questo equivoco, temo, è la fonte di tutti gli errori politici in cui il mondo cattolico è incorso su questo tema. Gli aborti, anche se clandestini, c’erano già prima della 194: tra centomila e duecentomila all’anno, con “alcune decine di casi all’anno” di donne morte, secondo stime pubblicate nel 1976 da Medicina e Morale, la rivista dell’Università Cattolica, e citate come attendibili da amici pro-life come il Presidente del Movimento per la Vita Carlo Casini. Sulle cifre, e su come vengono maneggiate, forse è necessario fare un po’ di chiarezza. L’anno scorso gli aborti in Italia sono stati 130.000, di cui 37.000 circa di straniere. Questo significa che gli aborti sono diminuiti nonostante la legge, in qualche modo, li legittimi. Non è soltanto la normativa a influire sul tasso di abortività. D’altra parte, se si nega che prima della legge esistesse un numero molto consistente di aborti clandestini, non si può nemmeno affermare che nel mondo gli aborti ogni anno siano 50 milioni, visto che la metà circa sono illegali e quindi clandestini. Questi 25 milioni di aborti vengono calcolati con gli stessi parametri e le stesse formule che si adottano per tutti gli aborti clandestini, quindi anche per conteggiare il numero di quelli praticati in Italia prima della legge. I pro life, compresa chi scrive, ritengono che la risposta agli aborti clandestini non possa essere semplicemente la loro legalizzazione. Ma oltre a ricordare sempre che le donne che abortiscono non devono andare sotto processo – come succedeva prima della 194 – è necessario riconoscere onestamente che la legge è arrivata in Italia perché gli aborti già c’erano e che, sostanzialmente, abbiamo perso il referendum perché la società non era più in maggioranza cristiana. La 194 è stata una delle tante conseguenze della secolarizzazione della società, non la sua causa, e non si può certo pensare di rovesciare una mentalità diffusa processando e colpevolizzando le donne. Tra le lettere pubblicate dal Foglio si sono lette testimonianze toccanti e commoventi, ma anche richieste di una qualche sanzione per chi abortisce, ed accanto a riflessioni significative abbiamo visto invettive ed anatemi che non lasciavano scampo. Nonostante Ferrara abbia ripetuto continuamente di non voler mettere in discussione le scelte personali, di essere al tempo stesso per la vita del figlio e rispettoso della scelta della madre, il dibattito nel paese si è trasformato troppo spesso nella replica stanca di quello della campagna referendaria di trent’anni fa: i diritti del nascituro contro quelli della madre, i pro-life contro i pro-choice. Un muro contro muro ideologico, un modo di discutere che tante donne hanno semplicemente rifiutato; e anche chi un certo ripensamento lo aveva avuto, o comunque cominciava a vedere le cose in modo diverso, si è tirato indietro. In questo clima l’obiettivo della moratoria, e cioè la battaglia culturale in difesa della vita, insieme alla denuncia a livello internazionale dell’aborto forzato, selettivo ed eugenetico, è diventato sempre più lontano e sfocato. Con le elezioni anticipate tutto questo si è trasformato in una lista. Una lista che nasceva isolata, in un clima teso, in cui il giudizio di fondo e lo scopo della moratoria erano già recepiti in maniera molto confusa. Per combattere l’aborto, purtroppo, non basta dire che è un omicidio. Bisogna immaginare leggi e provvedimenti anche molto noiosi, e di tanti tipi: è necessario occuparsi di welfare, per l’assistenza alle famiglie, specie quelle bisognose, di immigrazione, di assistenza alle famiglie con disabili, di aiuto alle donne sole, di tutela di minori, di contratti di lavoro, del problema degli alloggi, di sanità, di educazione, insomma, di politiche di ampio respiro e soprattutto condivise. Per questo, al contrario di quello che è stato detto dagli amici della lista Ferrara, è più adatta una lista non di scopo, ma che abbia una chiara visione della società e della cultura che si vuole costruire. La lista non è stata sconfitta dal “diritto all’aborto”, tantomeno dal comportamento della Chiesa, che secondo alcuni avrebbe lasciato soli un manipolo di coraggiosi: è stata sconfitta perché nata in un clima di scontro e soprattutto perché gli italiani l’hanno giudicata inadeguata a rispondere a un problema tanto grande e radicato nella storia umana. Ma c’è un ultimo aspetto da considerare, quel nodo che lega aborto ed eutanasia, fecondazione in vitro e ricerca sugli embrioni umani, insomma tutti quelli indicati come “temi eticamente sensibili”: è il nodo del dolore e della sofferenza. Dolore per un figlio tanto desiderato ma che non arriva mai, o che nascerà disabile e lo sarà per sempre, o il dolore di una donna lasciata dal compagno che non vuole quel figlio inaspettato, o la sofferenza per una malattia devastante ed incurabile: i nostri tentativi per cercare di affrontare e risolvere tutto questo prendono via via la forma delle cosiddette questioni etiche. E’ proprio questo a dividere i credenti dai non credenti: il significato, il senso del dolore e della sofferenza. A una donna che sa di avere in grembo un figlio handicappato si può consigliare di non abortire solo se si è disposti a condividerne il dolore e le circostanze concrete, e lo si può fare se si è consapevoli che Qualcuno a quel dolore ha dato e darà un senso. Si può dire a un malato grave “Non avere paura” se sappiamo di non essere soli, perché Qualcuno ci ha promesso “Io morirò con te”, e poi “Io risorgerò con te”. Si può accogliere e condividere la sofferenza solo se si è fatta l’esperienza di essere accolti da Qualcuno che, pur non cancellando i problemi, non delude mai, perché dare significato al dolore permette di attraversarlo senza esserne distrutti. Questa esperienza si estende inevitabilmente anche a chi non crede: l’esperienza positiva di chi quel figlio lo ha tenuto e lo ha fatto nascere, di chi si è preso cura del parente devastato dalla malattia, mostra a tutti che comunque certe scelte possono rendere la vita più umana, possono essere migliori per sé e per chi ci sta accanto, anche se non si dà un nome a quel Qualcuno. Per questo le tantissime opere di carità nate nel tempo dall’esperienza cristiana diventano di tutti e per tutti: pensiamo a quanti ospedali o scuole o case di accoglienza nati da intuizioni di grandi santi sono poi diventate istituzioni in cui tutti lavorano, credenti e non, e alle quali tutti hanno accesso, trasformandosi spesso anche in modelli per le istituzioni pubbliche. Quando si attacca la Chiesa, anche dall’interno, accusandola sostanzialmente di un eccesso di realismo, o addirittura di un certo materialismo (meglio i soldi dei valori non negoziabili), non si offende solo la Chiesa, ma si equivoca sulla natura del cristianesimo che è innanzitutto un’esperienza, un fatto concreto. I miracoli di Gesù Cristo riguardavano concretissimi pani e pesci, il vino, la guarigione da malattie. Lui ci ha lasciato veramente il Suo corpo e il Suo sangue, non semplicemente idee originali, sani princìpi e valori morali. La storia e la vita della Chiesa sono fatte di condivisione della sofferenza, sostegno nella necessità, educazione, che sono innanzitutto atti concreti; piccoli e grandi atti quotidiani che poi possono anche diventare opere, e che per esistere hanno bisogno del tanto vituperato denaro (come anche il Cav della Mangiagalli della nostra Paola Bonzi). Chiamare tutto questo “realpolitik” o addirittura attaccamento al denaro significa non capire con cosa si ha a che fare. Assuntina Morresi - Il Sussidiario.net ANCORA UN SACERDOTE MARTIRE SRI LANKA Tamil ed esercito si accusano per l’assassinio di un altro sacerdote cattolico di Melani Manel Perera Padre Karunaratnam è stato ucciso ieri a mezzogiorno, mentre nella sua conosciuta auto tornava alla parrocchia dopo aver detto messa. Scambio di accuse tra l’esercito e i ribelli Tigri Tamil. Tutti lo ricordano come un instancabile difensore dei diritti e un vero ponte tra la gente Tamil e Sinhala. ![]() Colombo (AsiaNews) – Generale condanna della società e degli attivisti per i diritti, per l’assassinio ieri di padre M.X. Karunaratnam. Il sacerdote cattolico, dopo avere celebrato messa alla chiesa Maangku’lam, stava tornando alla sua parrocchia di Vannivi’laangku’lam, quando alle 12,30 circa è stato ucciso da un’esplosione sulla strada Mallaavi-Vavunikkulam a Vanni. Il portavoce dell’esercito, brigadiere Udaya Nanayakara, ha osservato che nella zona c’è una forte presenza dei separatisti delle Tigri Tamil (Ltte). Ma il Ltte in una dichiarazione accusa per l’omicidio i gruppi speciali dell’esercito osservando che il prete, presidente del Segretariato per i diritti umani del nordest (Nesohr), si è sempre battuto per i diritti della popolazione Tamil. Molti osservano che il suo veicolo era ben conosciuto nella zona e ritengono che l’attentato fosse diretto proprio contro di lui. Alcuni siti web favorevoli all’Ltte dicono che il Nesohr è collegato con le Tigri Tamil. La Caritas dello Sri Lanka ricorda il sacerdote come “un esempio di coraggio e umanità, rimpianto da tutti”. Questa mattina alle ore 11 si è svolta la messa in suffragio alla cappella del Convento del perpetuo soccorso, a Negombo, non lontano dalla capitale. Sunila Abesekara, direttore del Centro documentazione diritti umani a Colombo, commenta ad AsiaNews che “è stata una delle poche voci a favore dei diritti umani a Vanni, che ha sempre difeso con coraggio straordinario”. Gli attivisti per i diritti umani Freddi Gamage e Jayanthi Dandenuya dicono che è stato ucciso “non soltanto un altro sacerdote, ma gli stessi diritti umani nella zona”. Padre Sarath Iddamalgoda, impegnato nella difesa dei diritti umani a Colombo, lo ricorda come “una persona amichevole e disponibile, molto impegnato per i poveri”, sia Tamil che Sinhala di cui parlava la lingua. “La sua morte fa venir meno un ponte tra le comunità Tamil e Sinhala”, i cui problemi vanno risolti “non con la guerra, ma in modo politico e concordato”. Anche padre Damian Fernando, direttore nazionale della Caritas, concorda che “la parti in conflitto debbono farsi concessioni e raggiungere un accordo, che potrà portare a una pace duratura nel Paese”. Nel nordest del Paese altri sacerdoti sono stati uccisi negli ultimi anni. Il 20 agosto 2006 padre Jim Brown è scomparso, insieme a Vimalathas, padre di 5 figli, in un periodo di maggiori scontri tra esercito e Ltte. Il 26 settembre 2007 padre Nicholaspillai Packiyaranjith è stato ucciso da una bomba sulla strada Pooneryn, a Kalvi’laan, mentre portava cibi e soccorsi ai campi profughi e all’Orfanotrofio a Vidathalvu. 4月20日 PREGHIERA DEL PAPA A GROUND ZERO Dio d'amore, misericordia e guarigione,
4月19日 PIU' MOTIVI PER ESSERE FELICI DI BENEDETTO XVI
Cultura Cattolica socio di SamizdatOnLine Articoli correlati: LA SPERANZA DI BENEDETTO XVI PER L'AMERICA - Il Sussidiario BENEDETTO XVI ELOGIA LA LAICITA' AMERICANA - intervista a don Gabriele Mangiarotti - Radioformigoni L'AMERICA IN UN MOMENTO CRUCIALE DELLA SUA STORIA ATTENDE BENEDETTO XVI - Lorenzo Albacete IL SANTO PADRE E IL PAESE PIU' LAICO DEL MONDO - Marcello Pera 4月18日 LA SIGNORA DI BONARIA Desidero
condividere con Anna Vercors questo avvenimento, e ve lo propongo. Che
la Madonna ci custodisca
tutti! Il periplo della Sardegna della Madonna di BonariaQualche giorno fa vi ho parlato della Madonna di Bonaria, Patrona Massima della Sardegna, di cui quest'anno ricorre il centenario. Dal mare sono venuta, e attraverso Uno
degli impegni più rilevanti sarà il Periplo della Sardegna con una
grande nave che ospiterà a bordo circa 700 persone, insieme al
simulacro della Madonna di Bonaria. Tale circumnavigazione toccherà 7
porti (Portoscuso, Oristano, Porto Torres, Olbia, Golfo Aranci, Arbatax
e Cagliari), sostando un’intera giornata in ognuno di essi e
GIULIANO LO " SPERNACCHIATO " |
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| Eugenio
Scalfari, il 30 marzo scorso, ha fatto questa perspicace previsione nel
suo editoriale sulla Repubblica: “Ho un presentimento: il
centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Fino a pochi giorni fa pensavo il contrario, che non ce l'avrebbe fatta. Ebbene ho cambiato idea. Ce la faCon avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci”. Quando si dice cogliere nel segno! Si può ironizzare. Ma stiamo parlando del decano dei giornalisti italiani, colui che, una settimana fa, ha inaugurato con la sua lectio magistralis il “Festival del giornalismo” di Perugia. E’ il perfetto simbolo di una classe intellettuale che si scopre (ancora una volta) lontana anni luce dal Paese e dalla vita concreta. Ieri, in un filo diretto con i lettori sulla tv di Repubblica, un ascoltatore ha detto a Scalfari: “la smettete di trattare da cretini la maggioranza degli italiani? Fatevi un esame di coscienza piuttosto. Magari, visto che siete così intelligenti, riuscirete anche a capire perché padri di famiglia monoreddito con tre figli a carico (di cui uno con handicap) come il sottoscritto, abbiano votato Pdl. Ma avete visto la Bindi cos’ha combinato nelle due finanziarie? Si può far ministro per le politiche familiari chi una famiglia non l’ha mai avuta?”. Scalfari è ammutolito e poi ha farfugliato qualcosa per cambiar discorso. La gente comune, diversamente dai giornalisti, ha capito che la sinistra se ne infischiava delle famiglie vere e anche dei lavoratori. Ha visto che per quella sinistra l’Italia era quella dei Vladimir Luxuria. Era la sinistra che voleva “farmaci gratis per chi vuol cambiare sesso”, mentre la povera gente si deve pagare di tasca propria tanti farmaci per curarsi. Per questo l’Italia vera, fatta di famiglie che pagano tasse esose e tirano la cinghia, li ha mandati a quel paese. Gli arcobaleno e i socialisti – che hanno fatto di queste “battaglie di laicità” la loro bandiera - sono stati letteralmente polverizzati dal corale “vaffa” degli elettori. Con buona pace della corte salottiera di attori che magari si dicono “comunisti”, fanno il predicozzo sociale all’Italia berlusconiana, e poi si comprano barche da 4 milioni di euro mentre vanno a votare Bertinotti. Una sinistra così, già cancellata dal Parlamento, non dovrebbe essere ridimensionata anche sui giornali? La gente comune, la gente vera, incompresa dai giornali, è stata invece capita molto bene da Berlusconi. La sua scelta di dare il segno della svolta già al primo consiglio dei ministri, con l’abolizione dell’Ici e il bonus bebè, è perfetta. Dice tutto. E’ un altro mondo. E’ l’Italia che vuole farcela e vuole avere un futuro. Se continua così avrà sempre con sé la stragrande maggioranza del Paese e inizia un’epoca nuova. Anche se non compresa da ex sessantottini, prigionieri di ideologie, snobismi e pregiudizi altezzosi, che tuoneranno con i loro editoriali su giornali che, alle 11 del mattino, già incartano l’insalata ai mercati rionali. E’ stata emblematica la puntata di “Otto e mezzo” di lunedì sera. Per commentare i risultati delle elezioni c’erano Ritanna Armeni e Lanfranco Pace e avevano come ospiti Gad lerner, Lucia Annunziata e Giuliano Ferrara. Tutte ottime persone e anche intelligenti, ma tutti opinionisti di sinistra eccetto Giulianone che è fra i pochi anticonformisti, ma viene pur sempre dall’aristocrazia del Pci e dal ’68. Tutti questi magnifici cinque hanno fatto il ’68 e hanno letto gli stessi libri. La loro è l’Italia di serie A. L’aristocrazia. Poi c’è quella (molto più vasta) di serie B a cui ha dato espressione politica Berlusconi, non a caso ritenuto per anni un parvenu. Ce n’è uno, fra gli opinionisti di Corriere, Repubblica, Stampa e compagnia che sia culturalmente in sintonia con quel popolo e – per dirla brutalmente - col “fenomeno Berlusconi”, con quello che rappresenta? No. Con Veltroni, D’Alema e Prodi sì. La storia sono loro. Il resto (quasi) non esiste. O esiste solo a modo loro. Per questo, per anni, il “berlusconismo” è esistito sui media solo in forma di caricatura, di demonizzazione, o come plebe volgare, un’Italia taroccata a piacimento. Mentre la sinistra politica e quella giornalistica sono sempre state contigue. Essere stato (o essere) comunista in Italia ha sempre fatto curriculum. Puoi passare tranquillamente dalla direzione di un “quotidiano comunista” al ruolo di commentatore sulla prima pagina del giornale di Agnelli. E nessuno avverte la minima contraddizione. Bene. Però nel frattempo il Paese reale ha cancellato dalla storia i comunisti e pure i socialisti (con i verdi) e loro se ne sono accorti solo a cose fatte, dopo un milione di comparsate televisive di Berti-night, il simbolo del comunismo al caviale del tramonto, leader di una rivoluzione che russa nei salotti, ben aggrappata alle poltrone. E’ la sinistra che ha prediletto il “proletariato esterno” (quello degli immigrati e delle delocalizzazioni) e ha accantonato quello italiano. Per forza che gli operai poi hanno votato centrodestra. Paolo Garimberti, nel suddetto filo diretto sulla tv di Repubblica, ha riferito a Scalfari che molti ascoltatori erano assai critici con loro: “molti dicono che noi, inteso come giornalisti, osservatori, in fondo non conosciamo l’Italia vera, l’Italia profonda. A Sesto San Giovanni – che è sempre stata una roccaforte rossa, si chiamava addirittura la Stalingrado d’Italia - ieri ha vinto Berlusconi. Tanti voti sono andati alla Lega che – diceva proprio ieri qui Massimo Cacciari – ha saputo cogliere e interpretare meglio i sentimenti di frustrazione di persone monoreddito, magari con figli a carico. Tu Scalfari pensi che ci sia, fra l’élite intellettuale, politica e giornalistica del Paese e il Paese, un gap che ci impedisce di cogliere fino in fondo gli umori della gente?”. Scalfari lo nega. Se i fatti dimostrano il contrario tanto peggio per i fatti. Però si intuisce che l’establishment, anche quello dei giornali, stavolta – almeno per i primi mesi – non alzerà le barricate. Proverà a blandire Berlusconi. In fondo ora hanno scoperto – grazie al libro di Giulio Tremonti – che il centrodestra ha persino un pensiero. E per niente banale. Infatti lo stesso Scalfari ieri, da volpone di classe, in quel filo diretto sulla tv di Repubblica, ha abbozzato una piccola autocritica: “Io ho detto, forse insistendo eccessivamente, che Berlusconi era inadatto. Ho detto che non è fascista (come alcuni ritengono), non è razzista, non è xenofobo, non è uno a vocazione dittatoriale di tipo militaresco. Ma che è inadatto. Poi ho aggiunto: è inadatto per una parte degli italiani che lo reputano tale. Ma non lo è per una serie di altri ceti e forze. E’ evidente che questi si sono dimostrati la maggioranza. Non resta che congratularsi con lui per la sua vittoria. Può darsi che questa inadeguatezza, alla luce di una vittoria così netta si mitighi. Dobbiamo vedere alla prova la nuova maggioranza”. Queste parole rappresentano già una virata rispetto alle cose che Scalfari scriveva prima delle elezioni. Ma siamo lontani dal capire il fenomeno in corso in Italia. Il fatto è che anni e anni di caricature e invettive contro Berlusconi si sono dimostrate analisi da buttare (comprese alcune di noi opinionisti di centrodestra). Ormai il leader del Pdl può permettersi il lusso di snobbare gli editoriali dei giornali, prenotandosi alcune pagine sui libri di storia se non altro perché è di fatto l’uomo che ha messo ko la sinistra comunista in Italia e ci ha portati fuori dal fascismo e dall’antifasciamo. Oggi comincia la terza repubblica e stavolta ci sono tutte le condizioni perché – anche facendo tesoro degli errori passati – Berlusconi dia il meglio di sé e cambi l’Italia. Forse alla fine cambieranno perfino i giornali. | |
| Fonte: © Libero - 16 aprile 2008 Antonio Socci |
Grazie a San Michele, l' Arcangelo Patrono dell' Italia!
Nel 2006 Prodi e i suoi gridarono "Abbiamo vinto!", fecero baldorie e feste di piazza: baci, abbracci, lacrime, tutto in diretta televisiva. Lo dicemmo subito che non era vero, e i fatti ci hanno dato ragione.
Ieri c'è stato davvero un vincitore, Berlusconi, ma niente baldorie, proclami boriosi, feste di piazza. Addirittura nemmeno la comparsa in televisione, solo una dichiarazione telefonica. E' una questione di consapevolezza: il vincitore, il forte, sa di esserlo, non ha bisogno di ripeterselo continuamente per autoconvincersi. E' anche una questione di stile e di bon ton: è bello che in qualche modo si sia messa la sordina alla vittoria schiacciante, e che Veltroni si sia congratulato con Berlusconi e che quest'ultimo abbia molto apprezzato la cosa.
Sono passati due anni e sembra passato un secolo.
Detto questo, elenco alcuni punti significativi dopo il responso delle urne:
1- la tanto vituperata legge elettorale ha funzionato e ci ha dato quello che non avevamo mai avuto: due grandi partiti (o coalizioni) in Parlamento. Fuori gruppuscoli e gruppetti. Per la prima volta c'è stato uno sbarramento significativo ed è stata proprio la legge elettorale, col suo meccanismo, ad avere innescato questo percorso virtuoso, che oggi ci fa più simili alle altre democrazie europee. La gente ha capito e in grande maggioranza è ricorsa al voto "utile";
2- ancora una volta, Berlusconi ha dimostrato di non dire cretinate quando parlava di dieci punti di distacco dal PD. In realtà erano nove, ma sono quisquilie rispetto alla gloriosa rimonta di cui parlava Veltroni. Ho sentito Fassino dichiarare con un certo entusiasmo (strano per uno come lui) che c'era un vento nuovo che stava soffiando in Italia. Non l'abbiamo percepito. Mentre si è sentito un uragano di tre milioni di voti che sono andati al PDL. Tutto come previsto. Veltroni è stato molto bravo in campagna elettorale ad occultare i suoi scheletri. Ma gli italiani hanno dimostrato di non essere fessi;
3- la vittoria è stata schiacciante, ma l'Italia ha vissuto l'appuntamento elettorale come se fosse probabile il testa a testa. Come mai? Diciamocelo: grazie alla stampa: Oggi in edicola mi è caduto lo sguardo sulla copertina dell'Espresso, con la faccia di Veltroni e il titolo "Il miracolo è possibile". Imbarazzante! Questo caso, e molti altri, dimostra che la stampa è stata utilizzata non per rappresentare il Paese, ma per indirizzarlo. Ma gli italiani non credono ai giornali;
4- Veltroni ha avuto anche il grande merito di aver cacciato la Sinistra radicale, e non solo, dal Parlamento. Che gioia vedere i vari Diliberto, Pecoraro Scanio, Boselli starsene al palo! Il popolo di sinistra ha messo da parte i sentimenti, e ha votato in modo "utile". E' stata privilegiata la voglia di governo, più che quella delle barricate. In questo, Veltroni è stato davvero un grande: ha scommesso sulla necessità di creare una sinistra più moderna e aperta, meno movimentista e barricadera. Più dialogante. Se son rose fioriranno, ma da oggi c'è la speranza di un'opposizione responsabile e costruttiva, come non c'è mai stata a sinistra;
5- E tuttavia è vero che una sinistra estrema diventata extraparlamentare è qualcosa che impensierisce. Bersani sottilizza, ma sbaglia. Il pericolo da domani non è la Lega, ma tutti i comunisti (i veri comunisti, quelli che si gloriano di esserlo) che avranno solo la piazza per farsi sentire. Questa è gente che la violenza ce l'ha nel DNA, altro che storie! Cossiga ha paura che torni il terrorismo. Troppo pessimista? Secondo me non c'è da stare tranquilli;
6- e poi avrei sinceramente preferito in Parlamento un drappello di comunisti a un drappello di radicali. Averci portato gli scherani di Pannella è invece una delle colpe di Veltroni;
7- la Lega, da una parte, e Di Pietro, dall'altra, hanno intercettato il voto di protesta, e anche questo è significativo. Erano due schieramenti che avevano fatto una precisa scelta di campo (e quindi consentivano il voto utile) pur mantenendo una propria identità. Più chiara quella della Lega, assolutamente meno chiara quella di Di Pietro;
8- l'UDC, partito dichiaratamente cattolico, ha avuto una notevole affermazione, visto com'è andata agli altri. Casini ha voluto tentare l'avventura: non sarà determinante, ma ci sarà. Per i cattolici è comunque una buona notizia. Ferrara (adesso possiamo dirlo) si è preso quello che ha meritato. Ha sbagliato completamente, forse inebriato dalla marea di e-mail che gli arrivavano in redazione. Ma il popolo delle e-mail conta per lo 0,2%. E' stato uno sbaglio incentrare una lista sulla lotta all'aborto. In ogni caso gli scarsi voti che ha preso non rappresentano né i cattolici né gli anti abortisti;
9- Storace e la Santanchè stanno al palo. Anche questo è un segno della maturità degli italiani;
10- Abbiamo oggi quello che desideravamo: un governo con una maggioranza parlamentare in grado di governare. Adesso il PDL dovrà dimostrare di spendere bene il credito di fiducia che gli italiani gli hanno aperto. Ci vuole un grosso in bocca al lupo, da parte di tutti, perché questo è l'ultimo treno buono per il nostro Paese. Gianluca Zappa
Come manchi tu
non manca niente
di ciò che ha nome.
Ma questo silenzio sofferente
che sembra inghiottire ogni cosa
mi rivela che tu manchi
come la gioia
che nessuno sa chiamare. Davide Rondoni
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| Seguire le sue tracce nella storia e nella cronaca è sorprendente… | |
| Vi
parrà bizzarro, ma l’evento più interessante di questa campagna
elettorale, per me, è accaduto domenica scorsa a Milano al Palasharp.
Sebbene fossero presenti 25 mila persone nessuno ne ha dato notizia. In
apparenza non c’entra con le elezioni, ma, come vedremo, non è così. Quell’immensa folla è arrivata lì senza alcuna campagna pubblicitaria. Dalle 8.30 del mattino fino alle ore 21 hanno pregato, meditato, adorato, ascoltato testimonianze con il carismatico padre Jozo Zovko, che era parroco di Medjugorje all’inizio delle apparizioni della Madonna in quell’ormai celebre villaggio, nel giugno 1981 (il francescano fu poi arrestato dalla polizia comunista, torturato e detenuto per quasi due anni). All’incontro – organizzato da “Mir I Dobro”, l’associazione di volontariato (nata a Varese) – erano presenti anche due dei sei veggenti: Ivan Dragicevic e Jakov Colo. Il primo ha ancora oggi le apparizioni quotidiane e puntualmente alle ore 18 la Madonna è arrivata, in un silenzio impressionante, nell’emozione generale. E’ rimasta circa 10 minuti a pregare con i presenti, specialmente sugli ammalati e sui sacerdoti. Poi, tramite Ivan, ha lasciato a tutti un messaggio: “Una madre prega per i suoi figli e io ho pregato mio Figlio per voi” Particolarmente toccante è stata la testimonianza di Silvia, una ragazza di 19 anni, che era gravemente malata (una paraplegia alle gambe). Andando in pellegrinaggio a Medjugorje a un certo punto, sulla collina delle apparizioni, è svenuta e si è poi risvegliata con un forte pianto e con tremore, scoprendosi guarita:” Sono guarita! Cammino!” Sono fatti eccezionali, ma nient’affatto isolati. Padre Jozo nella sua meditazione ha invitato a seguire gli insegnamenti del Santo Padre anche per quando riguarda la tutela della famiglia (in vista delle prossime elezioni ha fatto una speciale “preghiera per l’Italia”). E ha citato Tony Blair, l’ex premier britannico, recentemente convertitosi al cattolicesimo. Si dà il caso infatti che Medjugorje c’entri (anche) con questa conversione. Non solo perché la moglie, cattolica da sempre, segue le apparizioni da tempo. Padre Jozo lo ha incontrato qualche anno fa. In Inghilterra c’è un vero sommovimento medjugorjano che ha al centro un personaggio molto influente, Robert Hutley, convertitosi a Medjugorje con la moglie. Questo è il terreno su cui è fiorita la conversione di Blair. Proprio il 4 aprile scorso la “Repubblica” ha lanciato in prima pagina una conferenza dell’ex premier su “Fede e globalizzazione” tenuta il 3 aprile nella cattedrale di Westminster davanti a circa 1.600 persone. Blair ha sottolineato l’importanza della religione per il destino dell’umanità. E ha messo in guardia dal laicismo. Infine ha riferito di aver dato vita alla “Fondazione Tony Blair per la Fede” (Tony Blair Faith Foundation). E’ immaginabile una cosa del genere per i leader politici italiani? Peraltro Blair – come ha rivelato The Guardian – è in corsa per diventare il Presidente dell’Unione europea (carica istituita l’anno scorso a Lisbona). Anche di un’altra (controversa) conversione hanno recentemente parlato i giornali, quella dell’ultimo leader dell’Urss Mikhail Gorbacev sorpreso in preghiera nella basilica di Assisi. Pure lui ha avuto a che fare con Medjugorje. Ho già raccontato su queste colonne come è accaduto che, nell’ottobre 1987, il presidente Reagan si sia messo in contatto con la veggente Marija Pavlovic, due mesi prima della firma del Trattato di Washington con l’Urss, il primo per l’eliminazione delle armi nucleari che mise fine allo scontro sugli euromissili e fu preludio al crollo incruento dell’Urss. Ho riferito l’entusiasmo e la commozione di Reagan che si sentì spronato a proseguire sulla via del disarmo. Addirittura, con la moglie Nancy, decise di fare le preghiere e il digiuno chiesti dalla Madonna “Reagan volle che, fra i documenti da portare con sé ai colloqui con Gorbacev, ci fosse pure la mia lettera” racconta Marija. “So che lui ne parlò a Gorbacev e poi hanno firmato tutto. In seguito mi è arrivata una busta con la foto del presidente e il suo ringraziamento, scritto di suo pugno. E anche Gorbacev ha voluto quella mia lettera”. La Madonna di Medjugorje deve averlo illuminato, se lo stesso Gorbacev nella storica visita in Vaticano del 1° dicembre 1989, nello studio privato di Giovanni Paolo II, si inginocchiò davanti a lui chiedendo perdono per i crimini del comunismo (il papa lo abbracciò). La clamorosa notizia fu rivelata la prima volta da suor Lucia, la veggente di Fatima e confermata da lei anche dopo la smentita dalla Sala stampa vaticana, il 2 marzo 1998. Pochi mesi fa ha confermato la notizia addirittura il Segretario di Stato vaticano, cardinal Bertone, in un suo libro. Nel mondo cattolico si diffonde la sensazione – esplicitata quattro mesi fa a Lourdes dal cardinale Ivan Dias - che in questa generazione la Madonna protegga in modo speciale la Chiesa e il mondo. E’ evidente proprio dalle sue apparizioni e dal grande pontificato mariano di Giovanni Paolo II. Nei prossimi giorni Benedetto XVI andrà negli Stati Uniti. Parlare al popolo americano è un evento storico, come quando san Pietro venne a Roma, la capitale dell’Impero. Ma anche qui la strada di papa Ratzinger è stata preparata. Non solo dal predecessore. La presenza silenziosa e misteriosa di Maria lo ha preceduto già dentro la Casa Bianca dove il Papa incontrerà il presidente Bush. Infatti, racconta Marija Pavlovic, a margine della vicenda del 1987, “seppi che il Presidente Reagan aveva personalmente fatto comprare una statuina della Madonna, facendola portare alla Casa Bianca”. Era l’immagine della Madonna di Fatima. E di nuovo nulla appare casuale. Non solo per il legame fra Medjugorje e Fatima, ma anche per una notizia che è venuta alla luce solo di recente. E che riguarda proprio la Casa Bianca e Fatima. Siamo nel 1959. Papa Giovanni XXIII legge il testo del “terzo segreto di Fatima” che per volere della Madonna doveva essere reso pubblico nel 1960. Contiene, come scopriremo nel 2000, il preannuncio di una immane catastrofe planetaria e di una grande prova per la Chiesa. Papa Roncalli decide di segretarlo. L’11 ottobre 1962 apre il Concilio Vaticano II irridendo i “profeti di sventura” e affermando: “non siamo alla fine del mondo”. Anzi esaltò il “nuovo ordine di rapporti” mondiali che “volgono inaspettatamente” al meglio. Esattamente quattro giorni dopo il mondo precipita sull’orlo di una guerra nucleare mai vista. Il 14 ottobre infatti un aereo americano fotografa 162 testate nucleari sovietiche nell’isola di Cuba puntate sugli Stati Uniti. Il 15 le foto sono sul tavolo del presidente Kennedy che deve decidere cosa fare. Decise – anche su accorato invito del Papa - di non invadere e alla fine di trattare. Qualcuno dal Vaticano aveva fatto pervenire alla Casa Bianca una descrizione dello scenario apocalittico tracciato dalla Madonna a Fatima (ora si capisce perché doveva essere svelato nel 1960). In una recentissima intervista Robert McNamara, segretario alla Difesa di Kennedy, ha riferito, con un moto di orrore, che nel 1992 “noi venimmo a sapere per la prima volta da ex ufficiali sovietici che loro erano pronti alla guerra nucleare nel caso di un’invasione americana di Cuba”. Il mondo dunque fu salvato dalla decisione di Kennedy di non invadere. Sarà un caso, ma Kennedy fu il primo (e unico) presidente americano di fede cattolica. Quindi più di chiunque altro era sensibile a un messaggio che arrivava dalla Santa Sede e dalla Madonna di Fatima. Fu provvidenziale che proprio in quel momento gli Stati Uniti avessero un presidente cattolico. Kennedy, era nato nel maggio 1917 (quando iniziarono le apparizioni di Fatima) ed ebbe la “nomination” per la Casa Bianca nel 1960: il 13 luglio. Lo stesso giorno in cui – anni prima – la Madonna consegnò ai tre pastorelli il Segreto. L’ennesimo caso? Antonio Socci Da “Libero”, 12 aprile 2008 | |
Oggi, prima del silenzio preelettorale, vi lascio i contributi internettiani che hanno aiutato me a prendere una decisione responsabile in merito al voto di domenica prossima.
Il contributo più importante è questo:
Ciò che abbiamo di più caro
Il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità: si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo». (Benedetto XVI)
1) Ogni volta che siamo chiamati alle urne siamo provocati, come cristiani, a rendere ragione della nostra fede. È questo, infatti, a essere ultimamente in gioco nel modo in cui diamo il nostro contributo alla costruzione della società.
Come ci ha insegnato don Giussani, ciò che ognuno ama viene a galla di fronte alle urgenze del vivere: «Se in primo piano è veramente la fede, se ci aspettiamo veramente tutto dal fatto di Cristo, oppure se dal fatto di Cristo ci aspettiamo quello che decidiamo di aspettarci, ultimamente rendendolo spunto e sostegno a nostri progetti o a nostri programmi», emerge di fronte alla prova, nel giudizio e nella decisione.
Perciò le elezioni rappresentano per noi un'occasione educativa unica, per verificare a che cosa teniamo veramente e per smascherare la possibile ambiguità che sta alla radice di ogni nostra azione.
2) Alla politica non chiediamo la salvezza, non è da essa che l'aspettiamo, per noi e per gli altri.
La tradizione della Chiesa ha sempre indicato due criteri ideali per giudicare ogni autorità civile così come ogni proposta politica:
a) la libertas Ecclesiae. Un potere che rispetta la libertà di un fenomeno così sui generis come la Chiesa è per ciò stesso tollerante verso ogni altra autentica aggregazione umana. Il riconoscimento del ruolo anche pubblico della fede e del contributo che essa può dare al cammino degli uomini è, dunque, garanzia di libertà per tutti, non solo per i cristiani.
b) il «bene comune». Un potere che si concepisce come servizio al popolo ha a cuore la difesa di quelle esperienze in cui il desiderio dell'uomo e la sua responsabilità - anche attraverso la costruzione di opere sociali ed economiche, secondo il principio di sussidiarietà - possono crescere in funzione del bene comune, ben sapendo che da nessun programma esso potrà venire realizzato in termini definitivi, a causa del limite intrinseco a ogni tentativo umano.
3) Per queste ragioni noi accordiamo la nostra preferenza a chi promuove una politica e un assetto dello Stato che favoriscano quella 'libertà' e quel 'bene', e che possano perciò sostenere la speranza del futuro, difendendo la vita, la famiglia, la libertà di educare e di realizzare opere che incarnino il desiderio dell'uomo. Lo facciamo in un momento storico che esige di non disperdere il voto, per non aggiungere confusione a confusione.
In
particolare, invitiamo a guardare ad alcuni amici che, a partire dal
personale impegno con la comune esperienza cristiana, hanno già
dimostrato in questi anni di perseguire una politica al servizio del
bene comune, della sussidiarietà e della libertas Ecclesiae. Ci
auguriamo che essi possano continuare a documentare la novità che ha
investito la loro vita, come la nostra, affinché nella loro azione si
possa rendere ancora più esplicito il frutto dell'educazione ricevuta:
una passione per la libertà e per il bene vissuta come carità.
Comunione e Liberazione
Gli amici cui guardare sono diversi e hanno deciso di candidarsi nel PdLperché in esso hanno trovato piena libertà di esprimere i valori che stanno a cuore ai cattolici italiani. Eccone alcuni presentati da Giorgio Vittadini:
Audio di Roberto Formigoni
BUON VOTO A TUTTI!
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