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4月29日
 Ancora un altro post sugli esercizi. E non sarà l'ultimo. Alcune immagini mi sono rimaste particolarmente impresse.
Già venerdì sera il “popolo di CL” entrava composto e in silenzio nei
saloni. Quattordicimila posti a sedere per salone. Saloni strapieni.
Quel silenzio “parlava”. Diceva cos'è un popolo. Dice cosa significa
avere coscienza di un destino comune. Un cammino comune. Nel
ripensarci, vorrei mostrare quella scena al mio parroco, che non ha mai
visto entrare in parrocchia compostamente e attentamente non dico
ventisei persone, ma almeno cinque o sei. Lì ce ne erano oltre
ventiseimila, un numero “piccolo” rispetto ai veri numeri (veramente
difficili da stimare) di Comunione e Liberazione (non tutti possono
permettersi di andare a Rimini per tre giorni, anche se due di questi
tre sono festivi). Un risultato del genere - decine di migliaia di
persone in silenzio, in ordine - è impossibile da ottenere, se non con
la violenza di uno Stalin o di un Hitler. C'è dunque qualcosa in CL che
muove le persone stimolando la loro libertà. Sarebbe impossibile
muovere tanta gente con una violenza hitleriana senza che nessuno ci
faccia mai caso. Coloro che deprecano il movimento (come il mio
parroco), avrebbero dovuto vedere quella scena venerdì sera. E
rifletterci onestamente. Basta un minimo di onestà per far crollare
tutte le etichette anticielline distribuite dai soliti sfigati che del
protestare e del detestare hanno fatto una ragione di vita. Mi
ritrovo a meravigliarmi anch'io. Dopo anni di presenze agli esercizi,
ancora resto a bocca aperta nel vedere quel popolo e nel riflettere su
quanto grande sia ciò che lo tiene unito. Probabilmente non sono
l'unico. Ventisei puzzoni di un centro sociale fanno una
micromanifestazione di protesta? Prima pagina sui TG, o almeno una
citazione in cronaca. Ventiseimila adulti, liberi, coscienti, fanno un
discreto sacrificio (di tempo e denaro e fatica) per andare a degli
“esercizi spirituali” di CL? Silenzio stampa totale. Silenzio totale perché se qualcuno ne parlasse su un quotidiano a tiratura nazionale, dovrà pur dire perché
tanta gente si raduna lì, dovrà pur tentare di abbozzare una
spiegazione su come mai gli esercizi siano così importanti da far dire
“ne vale la pena” di fronte ai sacrifici fatti per andarvi. Dovrà pur
intervistare chi tiene gli esercizi. Il quale potrebbe dirti in poche
parole qualcosa che se lo trascrivi nel “pezzo” mandato alla redazione,
o te lo cestinano subito o te lo pubblicano per errore ma il giorno
dopo ti trasferiscono a fare il galoppino dell'ultimo dei
corrispondenti della rubrica Giardinaggio. Non c'è bisogno di essere
“giornali di sinistra” per fare certe cose. Un'altra immagine mi
torna in mente. Quella lunghissima, interminabile fila di sacerdoti per
la distribuzione dell'Eucarestia. Per amministrare la Comunione a
25-26mila persone in pochi minuti (lo spazio di non più di tre canti)
ci vuole un esercito di preti. Bene: l'esercito c'era. Una delle
“divisioni del Papa” era lì. Che santo spettacolo! In quella fila
di sacerdoti che si sparpagliavano per tutti gli angoli e incroci del
salone, riconoscevo talvolta qualcuno dei miei amici della San Carlo
(li chiamo amici anche se non si ricordano di me: come fai a ricordarti
di uno con cui hai parlato una sola volta? ma io prego per loro ogni
giorno e li chiamo “amici” perché li considero tali, perché quel poco
che hanno potuto fare per me lo trovo preziosissimo - si può diventare
benefattori anche con una sola parola). Un esercito di sacerdoti,
di tutte le età e di tutti i generi. Si va dal congolese in missione in
Russia all'anziano e affaticato monzese. Si va dal parroco basso e
attempato e pelato al giovane alto come un armadio. C'è il romano, c'è
il marchigiano, c'è uno dei milanesi... Tutti con la loro pisside zeppa
di ostie. Per la comunione, una fila ordinata. Per l'ingresso e
l'uscita dai saloni, la percentuale di aspiranti furbi è veramente
irrisoria. Il servizio d'ordine fa le cose per bene. E' facile il
compito del servizio d'ordine con un popolo siffatto.
Grazie al blog dell'amico Ciellino
4月28日
Due interessanti articoli segnalati da RadioFormigoni.
Possiamo considerarla una gaffe, quella dell'Agenzia delle Entrate, l'ufficio che controlla i conti dei contribuenti, l'aver equiparato la scelta di mandare i figli ad una "scuola privata" alla frequentazione di centri di benessere o al possesso di auto di lusso. Una gaffe che ha fatto trasalire le associazioni delle famiglie interessate, che chiedono ora chiarimenti. Abbiamo chiesto a Maria Grazia Colombo, presidente nazionale di Agesc di illustrarci meglio il caso - Educatori, non evasori
La solidarietà con le popolazioni abruzzesi, colpite dal terremoto, ha
generato una iniziativa che riguarda il mondo specifico della scuola,
il cui titolo-slogan è Scuola adotta scuola, un modo creativo e sussidiario di andare incontro all'esigenza di un ritorno alla normalità quotidiana. Abbiamo approfondito i perchè di questa iniziativa con il prof.Roberto Pellegatta, presidente di Disal, associazione apripista, insieme ad altre realtà associative di operatori del mondo della scuola. - La solidarietà concreta non ti chiede l'etichetta
GUARDA IL DOCUMENTO DI PRESENTAZIONE DELL'INIZIATIVA
Abruzzo/ Papa: Dio ascolti grido di dolore di questa gente
 La preghiera del Pontefice scritta appositamente per la visita Onna (L'Aquila), 28 apr. (Apcom)
Dio ascolti "il grido di dolore e di speranza che si leva da questa
comunità duramente provata dal terremoto", il "grido silenzioso del
sangue di madri, di padri, di giovani e anche di piccoli innocenti che
sale da questa terra". A chiederlo a gran voce è il Papa, nella
preghiera scritta appositamente per il popolo abruzzese vittima del
terremoto del 6 aprile. Benedetto XVI è a Onna, in visita alla
tendopoli, prima tappa della sua visita 'lampo' di circa 3 ore, nei
luoghi del terremoto. Questo il testo integrale della preghiera di
Ratzinger: "Affidiamo questi nostri cari a Te, Signore, sapendo che ai
tuoi fedeli Tu non togli la vita ma la trasformi, e nel momento stesso
in cui viene distrutta la dimora di questo nostro esilio sulla terra,
Ti preoccupi di prepararne una eterna ed immortale in Paradiso. Padre
Santo, Signore del cielo e della terra, ascolta il grido di dolore e di
speranza, che si leva da questa comunità duramente provata dal
terremoto! E' il grido silenzioso del sangue di madri, di padri, di
giovani e anche di piccoli innocenti che sale da questa terra. Sono
stati strappati all'affetto dei loro cari, accoglili tutti nella tua
pace, Signore, che sei il Dio-con-noi, l'Amore capace di donare la vita
senza fine. Abbiamo bisogno di Te e della Tua forza, perchè ci sentiamo
piccoli e fragili di fronte alla morte; Ti preghiamo, aiutaci, perchè
soltanto il Tuo sostegno può farci rialzare e indurci a riprendere
insieme, tenendoci fiduciosi l'un l'altro per mano, il cammino della
vita. Te lo chiediamo per Gesù Cristo, nostro Salvatore, in cui rifulge
la speranza della beata risurrezione. Amen!".
4月27日
Don Camillo spalancò le braccia: <Signore,
cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per
chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?> <Don
Camillo, perché tanto pessimismo? Allora il mio sacrificio sarebbe
stato inutile? La mia missione tra gli uomini sarebbe dunque fallita
perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?> <No,
Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in
ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e
non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pudore, speranza. E fede.
Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di
cui parlavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio
spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva
accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle
caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine
meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle
caverne. Signore, la gente paventa le armi terrificanti che
disintegrano uomini e cose. Ma io credo che soltanto esse potranno
ridare all’uomo la sua ricchezza. Perché distruggeranno tutto e l’uomo,
liberato dalla schiavitù dei beni terreni, cercherà nuovamente Dio. E
lo ritroverà e ricostruirà il patrimonio spirituale che oggi sta
finendo di distruggere. Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa
possiamo fare noi?> Il Cristo sorrise: <Ciò
che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i
campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo
alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà
salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancora più fertile dal
limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate
daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la
fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e
mantenerla intatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di
più, ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla
fede. Ogni giorno di più uomini di molte parole e di nessuna fede
distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini di
ogni razza, di ogni estrazione, d’ogni cultura>.
(Giovannino Guareschi – Don Camillo e i giovani d’oggi)
4月25日
È morto P. Francesco Tan Tiande, testimone gioioso dopo 30 anni di lager Arrestato per la fede nel 1953, dal regime comunista cinese,
ha lavorato nei lager dell’Heilongjiang (nord-est) come agricoltore. É
ritornato a Guangzhou nel 1983. Da allora ha svolto opera di catechesi
e di evangelizzazione, stimato come martire da tutti i fedeli della diocesi di Guangzhou. In un brano del suo diario, parlando dei durissimi anni di prigionia, egli scriveva: “Anche
negli anni in cui era severamente proibito qualsiasi segno religioso,
io non ho mai rinunciato, in mezzo ai prigionieri, a fare il segno
della Croce. Avevo paura di dimenticare che tutto mi veniva dalle
Sue mani, che tutto era segno di amore, che tutto mi era donato perché
io divenissi una persona che sa amare... Quel ‘segno’ mi è costato innumerevoli punizioni… Ma io dovevo salvare la mia dignità di credente, per non trovarmi senza forza”[...] Dio,
dove sei?... Non so quante volte ho pensato di farla finita. Ma proprio
al momento cruciale vedevo Gesù sulla croce che mi guardava con occhi
misericordiosi… e lo sentivo dire: O uomo di poca fede! Dubiti forse
che io ti ami?”... (continua...) Fonte Fatti Sentire
Pubblicità
di un’auto di gran marca: il guidatore esce dalla città e si trova di
fronte ad alcuni bivi con una strana segnaletica. Uno indica la scelta
tra «Sentirsi arrivati» e «Mettere tutto in discussione». Va da sé che
l’autista sceglie questa seconda opzione. Così come è ovvio cosa
preferisca tra «La strada più facile» e «La meno battuta»: la sua è
un’auto di lusso e il proprietario non può che volersi distinguere
dalla massa; andrà per la strada dei pochi fortunati. Lo stesso senso
di superiorità elitaria gli fa scegliere «Una domanda» invece di «Mille
risposte». Il tutto si conclude con un’alternativa impegnativa: «Il
grande amore» o «Una nuova avventura»? In
una versione dello spot i due cartelli indicano direzioni opposte;
l’autista si blocca insicuro e mette le quattro frecce. In un’altra,
più tranquillizzante, i due cartelli vanno dalla stessa parte; quindi
nessun problema. Ma è su un’altra variante dello spot che mi interessa
soffermarmi. L’opzione proposta al nostro autista è tra «La meta» e «Il viaggio». Ovviamente,
lui sceglie il viaggio. Senza stare a scomodare le ideologie
sessantottine dell’on the road («Non importa dove; l’importante è
andare») e senza dar troppo peso a una pubblicità che si guarda un po’
distrattamente in attesa della ripresa del film, la cosa mi ha fatto
riflettere. Pensavo: se
la meta fosse incontrare la persona a cui si tiene più nella vita, chi
ragionevolmente sceglierebbe di continuare il viaggio? Se avessi
davvero bisogno di qualcosa – pensate a chi ha perso la casa nel
terremoto – e il compimento di questo desiderio fosse vicino, a portata
di mano, continuerei il mio girovagare da turista di lusso? Chi
può permettersi un viaggio che non è autentica ricerca; tanto che, di
fronte alla meta, sceglie di andare da un’altra parte? Chi, in fondo, è
sazio di quello che ha. Un testo non canonico, ma da alcuni ritenuto
autentico, attribuisce a Cristo questa frase: «Venni tra loro, e li
trovai tutti ubriachi. Nessuno di loro aveva sete». Nessuno cercava
veramente la meta; il loro viaggiare non era per andare da qualche
parte, era una distrazione. Invece noi abbiamo proprio bisogno della
meta. Quella che non
coincide con la tranquilla immobilità del «Sentirsi arrivati», ma
neppure si soddisfa dei «Mettere tutto in discussione» (Cosa
resterebbe? Il puro gusto solitario di muoversi per sentirsi vivi).
Quella che non si confonde con le «Mille [parziali] risposte», ma
accetta ogni imprevedibile «Domanda». Quell’unica meta che consenta di
viaggiare senza affanno e senza distrazione. Pigi Colognesi's Blog 4月22日
Mons. Massimo Camisasca Quattro anni fa come oggi, il cardinale Josef Ratzinger veniva eletto papa e assumeva il nome di Benedetto XVI.
Quattro anni sono veramente troppo pochi per permettere un giudizio,
sia pur sommario sull'alba di un pontificato. Il pensiero corre subito
ai ventisette anni di regno di Giovanni Paolo II. Eppure non dobbiamo
dimenticare che Josef Ratzinger ha già ottantadue anni, che egli è
consapevole di questo, e che ha voluto imprimere perciò al suo
pontificato un percorso ben preciso, sapendo di dover fare solo cose essenziali e molto incisive.
Egli non crede probabilmente che sia efficace spostare gli uomini da un
incarico a un altro. Lo ha fatto, all'inizio del suo pontificato, ma
poi si è come fermato. Preferisce il cambiamento interiore delle
persone, come ha chiaramente richiesto nella sua sorprendente lettera
all'episcopato cattolico. È convinto che Dio può tutto, anche
cambiare il cuore degli ecclesiastici e aprirli a una considerazione
più vera del bene della Chiesa e della loro stessa vita.
4月21日
Che
cosa buffa; pur di non ammettere che ci sia un Creatore, un Dio,
all'origine dell'universo, si sfrena la fantasia inventando e
proponendo ipotesi fanta-scientifiche che, per l'originalità e
l'assurdità, fanno dormire sonni beati; il Mondo è ancora tanto
giovane... c'è ancora tempo per vivere! "Per
indurre a riflettere coloro che si assumono la responsabilità di
insegnare la religione cattolica, vogliamo trascrivere quanto abbiamo
letto in un trattatello scientifico sull’origine della vita, adottato
in una scuola
cattolica: "L’uomo primitivo, scrive l’autore, impossibilitato a
contrastare le schiaccianti forze della natura, tentava di esorcizzarle
aggrappandosi a fantasticherie confortanti, nella credenza che buona
parte di ciò che si immaginava potesse essere reale… Questo
‘pensiero magico’, questa ‘fede nell’incantesimo’ rimase a lungo
l’unica spiegazione dell’origine della vita ed ancora oggi molti
preferiscono spiegare la comparsa dei viventi ricorrendo all’ipotesi di
un atto creativo di un’entità onnipossente, piuttosto che utilizzare
razionalmente e criticamente i dati scientifici di cui disponiamo".
La vita, il mondo, l'universo si sarebbero fatti da soli... per caso...
in miliardi di anni, partendo da un protozoo da cui derivarono per
innumerevoli passaggi tutti gli esseri viventi compreso l'uomo. La materia vivente è costituita da proteine ed altre sostanze. Le proteine sono formate da aminoacidi.
Basterà dunque dire che in origine... vi era un brodo primordiale...
nel quale si sarebbero formati per caso degli aminoacidi e da questi le
proteine e da queste gli esseri viventi, piante e animali, compreso
l'uomo.... La vera scienza dimostra che è una cosa semplicemente
assurda che degli aminoacidi da soli… per caso… (posto che si siano
trovati liberi… in quel brodo primordiale…) si dispongano uno dopo
l’altro nell’ordine necessario a formare una proteina, a parte il fatto
che è stato calcolato che sarebbero necessari due miliardi di anni,
perché, per caso, si formasse un solo aminoacido! Gli aminoacidi sono
una ventina e le proteine sono formate da centinaia di migliaia di
aminoacidi.... Quanto poi ai "dati scientifici…utilizzati
razionalmente e criticamente" si deve constatare che non portano a
nessuna sensazionale rivelazione sull'origine della vita che rimane un
mistero a meno che... la vita sulla terra non derivi da spore che
verrebbero formate negli spazi interstellari e andrebbero poi ad
inseminare i pianeti. E' questa infatti una ipotesi che viene oggi
presa in considerazione senza che la gente si accorga quanto vada
errando la mente umana nel proporre ed accogliere delle fantasticherie
insostenibili pur di non prendere nemmeno in considerazione l'esistenza
di Dio." (Anna Maria Cenci, I sei giorni della Creazione, Progetto Editoriale Mariano). Fonte: Il Covile
4月20日
 Ho trovato questo post sul blog dell'amico Cabasilas che mi ha fatto iniziare la giornata con tanta serenità e allegrezza. Spesso
ci si alza dal letto col piede sbagliato e ci si ingrugnisce senza
apparente motivo, leggere certe cose alleggerisce il cuore. Ve lo
propongo con molto piacere! "Capita, talvolta, di avere la tentazione di scoraggiarsi. Certe volte mi chiedono (e, confesso, talvolta mi
chiedo) "Ma non vedi tutto troppo nero?", oppure molto più forte "Ma
allora non c'è speranza?". Le risposte che fornisco di solito non mi
hanno mai dato l'impressione di essere "decisive". Stamani ho fatto un
salto dalla sedia quando ho letto la risposta dell'allora Card.
Ratzinger a una domanda più o meno simile: «Fatto
l'esame di coscienza e recitate le mie preghiere, perché non dovrei
dormire tranquillo? Se mi agitassi, non prenderei sul serio il Vangelo
che ci ricorda, senza complimenti, che ciascuno di noi non è che un
“servo inutile”. Dobbiamo fare sino in fondo il nostro dovere, ma
consapevoli che la Chiesa non è nostra , la Chiesa è di quel Cristo che
vuole usarci come strumenti ma che ne resta pur sempre il signore e la
guida. A noi sarà chiesto conto dell'impegno, non dei risultati»." [tutto l'articolo qui]
4月18日
La
Chiesa è fondata su Pietro che rinnegò Cristo tre volte e che non poté
camminare sull'acqua in virtù di se stesso. Tu stai attendendo che il
suo successore cammini sull'acqua. L'intera natura umana resiste con
tenacia alla grazia perché la grazia provoca in noi un cambiamento e il
cambiamento è doloroso. I preti vi resistono quanto gli altri. Ottenere
che la Chiesa sia quel che vuoi tu richiede la continua
miracolistica interferenza di Dio negli affari umani, mentre quel che
ci viene concesso è che la nostra dignità, in misura minore o maggiore,
si accresca con le grazie che ci vengono attraverso la fede e i
sacramenti, e che lavorano attraverso la natura umana. Dio ha scelto di
operare in questo modo. Possiamo non capire queste cose, ma
non possiamo rifiutarle senza rifiutare la vita. La natura umana è così
imperfetta che può resistere a ogni quantità di Grazia e il più delle
volte lo fa. La Chiesa fa bene a tenere la Grazia con sé; tu invece
chiedi che mostri un profitto. Quando la Chiesa mostra un profitto, sei
in presenza di un santo, non necessariamente un santo canonizzato. Flannery O'Connor - Lettere 4月17日
Le
immagini e le storie di donne e uomini travolti dal terremoto a
L’Aquila hanno allontanato, anche se per poco, tutto il parlare di
libertà di morire degli ultimi mesi. La
morte che arriva all’improvviso e misteriosa, e porta via con sé uno e
lascia l’altro che dorme accanto, apparentemente senza una spiegazione,
ci ha preso a schiaffi, obbligandoci a guardare in faccia una realtà
misteriosa, quella dell’esistenza di ciascuno di noi. Pochi
secondi per distruggere città e paesi, secoli di storia, e uno
sconvolgimento di morte e macerie, e la lotta contro il tempo per
salvare quante più persone possibile: questo abbiamo visto, e i fiumi
di parole che abbiamo sentito negli ultimi mesi
sull’autodeterminazione, sul diritto a morire, sulla libera scelta di
morire, sono apparse nella loro vera consistenza, e cioè semplicemente
ridicole. Libertà di morire: ma di che cosa stiamo parlando? Cosa stiamo dicendo? Non
si tratta di eutanasia, non è neppure più questa la posta in gioco da
quando è scoppiato il caso Englaro – la buona morte che si dà per
pietà, l’omicidio che si commette per evitare sofferenze indicibili.
Non è di questo che si discute, in realtà. Parlare di eutanasia oramai
è fuorviante. Qua si tratta di apologia del suicidio, suicidio inteso come massima forma di libertà, il suicidio medicalmente assistito. E
un’intera società sembra correre dietro a questo surreale miraggio, il
diritto a suicidarsi assistiti da un medico, il prossimo traguardo di
civiltà. Basta
leggere alcuni commenti – non tutti - alla morte di Roberta Tatafiore,
intellettuale femminista, che si è suicidata qualche giorno fa,
programmando minuziosamente la sua fine negli ultimi tre mesi della sua
vita – una fine triste come lo può essere un suicidio in una camera
d’albergo – tanto da scrivere un memoriale che è arrivato postumo ai
suoi più stretti amici, che immagino sarà oggetto di pagine e pagine di
commenti, nelle prossime settimane. Su
l’Unità oggi Adele Cambrìa commentava “ammiro il suo coraggio: la sua
morte così disperatamente eroica - un suicidio, non motivato, pare, da
nessuna malattia inguaribile - é sostenuta da un discorso filosofico e
letterario iniziato da oltre un anno; e che,approfondito in un
testamento ancora non reso noto dalle amiche più vicine a lei, cui è
stato indirizzato, forse aiuterà tutti e tutte a riflettere su un
passaggio ineluttabile, a cui Roberta ha voluto accedere prima di noi.
Per dare anche testimonianza di una società civile, quella italiana,
che stenta a crescere su questi temi.” Sì,
hanno scritto proprio così: una morte eroica, quella di Roberta
Tatafiore, perché il suicidio non era motivato da nessuna malattia
inguaribile. Una testimonianza per una società che stenta a crescere su
questi temi. Ma,
dico, io, siamo matti? Ma che stiamo dicendo? Di cosa stiamo parlando?
Quale mefitico pifferaio maledetto stiamo inseguendo? Non vediamo
l’abisso verso cui ci sta portando? Io
di eroico ho visto la gente di Abruzzo, quella che piangeva, quella che
scavava le macerie, quella che guardava la distesa di bare, quella che
pregava, quella che cerca di ricostruire. Un angelo di Dio per tutti noi. E un l’eterno riposo per chi non c’è più. Roberta compresa. Assuntina Morresi
4月16日 Oggi,
16 aprile, ricorre il compleanno del Santo Padre Benedetto XVI, che è
nato a Marktl am Inn, diocesi di Passau (Germania), il 16 aprile 1927
(Sabato Santo) ed è stato battezzato lo stesso giorno. Auguri Santità,
Ad Multos Annos!
4月13日
Bellezza, stupore e tanto lago: uno scrittore e una suora raccontano
La Prealpina 10 Aprile 2009 di Emanuela Spagna
Giulia,
che vive l’attesa del suo sposo costruendo istante per istante la sua
vita quotidiana. Camillo, a cui "tornando a casa di sera capitava di
chiamarla (la moglie ndr.) di preparare la tavola per due. Poi scuoteva
la testa e una lacrima scendeva sul viso ruvido". Andrea che, con la
forza che può dare solo il pensiero della famiglia, salta giù da un
treno che lo stava portando in un campo di concentramento e attraversa
a nuoto il lago Maggiore, da Arona ad Angera, per ricongiungersi ai
suoi cari. Sono storie di vita vissuta, nomi dietro ai quali ci sono
persone che fanno i conti con il passato e con la fatica e la gioia del
presente, uomini e donne tutti accomunati da una unica ricerca, quella
del senso della vita. Sono i protagonisti di "Mendicanti di Bellezza",
(Edizioni San Paolo, nelle librerie da qualche giorno) opera seconda a
quattro mani, scritta da Fabio Cavallari, giovane scrittore di Luino, e
Suor Maria Gloria Riva. Lui,
non credente, lei monaca di clausura, hanno intrapreso un cammino che
porta frutti letterari e umani. Il primo frutto è stato "Volti e
stupore" , un dialogo scritto in cui i racconti di Fabio erano
"illustrati" da opere d’arte spiegate da Suor Gloria. Invece, "Questa
volta sono io che raccolgo il testimone, che tratteggio il percorso,
seguendo le tue indicazioni", scrive Fabio nella prima lettera
indirizzata a suor Gloria. E così in questo secondo percorso, è suor
Gloria che indica la strada: lei presenta un quadro, Fabio ne dipinge
un altro con le parole, raccontando storie di vita che commuovono, che
provocano riflessioni e giudizi, che interrogano anche il lettore sul
senso dell’esistenza. Sullo sfondo la tradizione, in contrasto con la
frenesia e il vuoto della modernità, l’attaccamento alla terra di
origine (il Luinese appunto) con i suoi valori indelebili, i suoi
rituali e il tentativo di farli sopravvivere al tempo, grazie alla
parola che diventa strumento di memoria. "Nelle inevitabili diversità
che caratterizzano una suora di clausura e un laico non laicista –
scriva Fabio al termine del libro – esiste però un filamento comune.
Medesime parole ricercate dentro le radici di un’esperienza vissuta. E’
come se entrambi scavassimo nella nostra terra cercando nei rigagnoli
di acqua corrente le perle di una storia comune".
Grazie a Fabio Cavallari
4月12日
Egli è quì, è risorto! Alleluja! Buona Pasqua!
4月10日
SI MUORE PER RISORGERE Erano
le tre del pomeriggio quando si fece buio su tutta la terra e un
violento terremoto squarciò il velo del tempio: il Figlio dell'Uomo
moriva sulla croce e la natura partecipava misteriosamente alla morte
del Figlio di Dio, del suo Fattore. Evento inaudito, scandalo per
l'uomo di tutti i tempi, paradosso perenne di morte che si trasforma in
vita e in salvezza eterna. Il
buio di domenica notte, scosso dal boato del terremoto che ha
squarciato case, chiese e ospedali in terra d’Abruzzo ci richiama quel
momento antico di cui ci apprestiamo a fare cristiana memoria in questi
giorni. “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?”, ha gridato Gesù.
Anche noi lo ripetiamo oggi, osservando i brandelli di case, le chiese
sventrate, gli sfollati accampati, il dolore composto di chi ha perso
tutto. E poi i morti, i bambini e i giovani strappati dal crudele rombo
della terra. “Mio Dio, perché?” E
la Regina dei Sette Dolori, come Péguy chiama la Madonna ai piedi della
Croce di Cristo, è ancora lì, a guardare il dolore di un popolo che
vede tagliata in due la sua vita. Trafitto come il cuore di Maria, il
volto tumefatto dalle lacrime. Niente sarà più come prima per chi è
stato ferito da una tragedia in cui colpisce la laboriosità della
gente, lo sguardo proteso al futuro. E noi che guardiamo immagini
apocalittiche di paesi che non esistono più, a fatica ci rassegniamo a
riconoscere che non siamo padroni della nostra vita, neanche per una
minima parte.Non siamo in grado di controllare la natura, anche se ci
illudiamo di poterlo fare, manipolandola. La Settimana Santa ha uno spessore particolarmente intenso. Porta il nostro sguardo alla Croce carico di domanda.
La ragionevolezza della fede che parla di un bene che attraversa il
tempo e lo spazio, di un Amore misericordioso che infonde speranza e
non chiude il nostro destino nell’ambito cieco della materia, è ciò che
serve porre al centro della nostra attenzione e del nostro cuore. La
solidarietà che ha visto protagonista il nostro paese è il primo
evidente segno del bene che opera nella storia. Un bene che può essere
praticato tanto più se ne riconosce l’origine. “Non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici”. Come Gesù, anche noi, per quel che possiamo siamo chiamati a questo amore-carità. Per poter risorgere. Buona Pasqua. Cultura Cattolica socio di SamizdatOnLine
Tu Dio sempre più muto silenzio che più si addensa più esplode: e ti parlo, ti parlo e mi pento e balbetto e sussurro sillabe a me stesso ignote: ma so che odi e ascolti e ti muovi a pietà: allora anch’io mi acquieto e faccio silenzio. David Mara Turoldo 4月9日
Il
volantino di giudizio preparato da Comunione e Liberazione in merito ai
tragici eventi che hanno colpito l'Abruzzo in questi giorni.
Ancora
una volta siamo stati feriti nell’intimo del nostro essere da un evento
sconvolgente. Così sconvolgente che è difficile sottrarsi alla domanda
circa il suo significato, talmente supera la nostra capacità di
comprensione. La questione è tanto radicale quanto scomoda. Non
possiamo cercare di chiuderla in fretta, desiderando di voltare pagina
quanto prima per dimenticare. Non è ragionevole restare prigionieri di
una emotività che ci soffoca, tanto meno spostare l’attenzione su
eventuali responsabili. La carità sterminata, che si è documentata
in questi giorni come moto spontaneo e che sarà necessaria soprattutto
nei prossimi mesi quando ci sarà più bisogno di aiuto, indica che la
dimenticanza non è l’unica strada. Eppure neanche questa mossa è in
grado di esaurire l’urgenza della domanda, suscitata dall’esperienza
della nostra impotenza di fronte al terremoto. Eventi come questo
ci mettono davanti al mistero dell’esistenza, provocando la nostra
ragione e la nostra libertà di uomini. Sprecare l’occasione di
guardarlo in faccia ci lascerebbe ancora più smarriti e scettici. Ma
per stare davanti al mistero dell’esistenza abbiamo bisogno di qualcosa
di più della nostra pur giusta solidarietà. Da soli non possiamo.
La compagnia di Cristo - che è all’origine dell’amore all’uomo proprio
del nostro popolo - si rivela ancora una volta decisiva nella nostra
storia: una compagnia che dà senso alla vita e alla morte, alle
vittime, ai sopravvissuti e a noi stessi, e sostiene la speranza.
L’imminenza della Pasqua acquista, allora, una nuova luce. «Egli che
non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come
non ci donerà ogni cosa insieme con lui?» (Rm 8,32). Comunione e Liberazione Aprile 2009 -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Per gli amici di CL:
Abbiamo ritenuto di promuovere nell’ambito del Movimento una raccolta
straordinaria di fondi per sovvenire, nella misura del possibile, alle
tante necessità – che hanno colpito anche molti nostri amici –
conseguenti al sisma del 6 aprile. Alle più immediate urgenze provvederemo con il Fondo Comune della Fraternità. Quanto raccoglierete andrà versato esclusivamente su: c/c bancario intestato a: Fraternità di C.L. – Emergenza Terremoto IBAN: IT 48 Z0351201614000000008561 presso il Credito Artigiano SpA Sede di Milano Stelline (per versamenti dall’estero: BIC SWIFT ARTIITM2)
In seguito segnaleremo tempestivamente le ulteriori richieste di aiuto
secondo le modalità che i nostri amici dell’Abruzzo – passati questi
primi giorni di emergenza – individueranno e riterranno più utili ed
opportune. * * * * * Compagnia delle Opere Abruzzo Molise,
Compagnia delle Opere nazionale e Banco Alimentare, per far fronte alle
emergenze emerse a causa del terremoto, hanno messo in atto una serie
di inziative che trovate dettagliatamente descritte nei rispettivi siti
Internet: www.cdoabruzzomolise.it www.cdo.it www.bancoalimentare.org
* * * * *
Il punto di riferimento per ogni necessità e iniziativa è la Sede CdO
Abruzzo Molise, V.le Abruzzo n° 1 – 65016 Montesilvano (PE), tel. (+39)
085 4491848 dalle h. 15.00 alle h. 19.00; fax (+39) 085 4459961; http://www.cdoabruzzomolise.it
4月6日
Inconsapevole o no
che fosse, l'autore di questa foto, in una sola immagine, è riuscito a
riassumere il dramma quotidiano dell'uomo. Un dramma che solo la
preghiera riesce a compiere e a spiegare in tutta la sua portata. Nulla
infatti appartiene all'uomo, tutto gli è donato e la preghiera serve
proprio ad acquisire, giorno dopo giorno, una sempre maggiore
consapevolezza di questo dato di fatto. DOVE RIVOLGERSI PER OFFRIRE AIUTO, SANGUE O CIBO
ROMA - Appello dei Centri di servizio per il volontariato (Csv) di
Pescara a tutti i volontari di Pescara e provincia, a contribuire nei
limiti delle loro possibilità ad aiutare le popolazioni colpite dal
terremoto. Le associazioni di volontariato o i singoli volontari
interessati a mettersi a disposizione per l'emergenza terremoto che ha
colpito l'Abruzzo possono contattare il Centro operativo della
Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara, telefonando allo 085
2057631. Chiunque fosse invece interessato a donare sangue,
può farlo recandosi o presso il Centro Trasfusionale dell'ospedale
Santo Spirito di Pescara, via Fonte Romana n. 8 (ingresso pronto
soccorso), o presso il centro raccolta sangue Avis Pescara, corso
Vittorio Emanuele II n.10. Chiunque voglia donare del cibo per
le popolazioni colpite, infine, può portare i generi di prima necessità
presso il Banco Alimentare dell'Abruzzo, in via Celestino V: il Banco
Alimentare, mediante la sua rete di enti e associazioni convenzionati
nell'Aquilano, ha già iniziato ad inviare i prodotti nelle zone colpite
dal terremoto. Qui i riferimenti del Banco Associazione Banco Alimentare Abruzzo - Onlus Via Celestino V 4 - 65129 Pescara (PE) Tel. 085-43.13.975 mail segreteria@abruzzo.bancoalimentare.it
 “La nostra Madre Moreta”. Così in Veneto è conosciuta suor
Giuseppina Bakhita, la canossiana canonizzata da Giovanni Paolo II nel
2000. Nata nel 1869 in un villaggio del Darfur, in Sudan, Bakhita a
nove anni è stata rapita da trafficanti di schiavi. Picchiata e
rivenduta cinque volte (il nome stesso, che significa “Fortunata”, le è
stato imposto per scherno dai primi padroni), a Khartum è finita al
servizio del console italiano, dove per la prima volta non era trattata
come un oggetto. Perciò, quando questa famiglia è rientrata in Italia,
ha voluto seguirla. Arrivando così a Zianigo, nell’entroterra
veneziano, come bambinaia della figlia di uno spregiudicato
commerciante. Qui, incontrando le suore canossiane di Venezia, ha
conosciuto il cristianesimo. Scoprendosi amata dal vero padrone di
tutte le cose (“el Paròn”, come Bakhita l’avrebbe chiamato per tutta la
vita). Per servirlo, nel 1893 ha chiesto di entrare in convento. Da questa straordinaria storia di speranza, non a caso indicata anche da Benedetto XVI nella Spe salvi, è stata tratta una fiction
per la regia di Giacomo Campiotti, in onda su Raiuno il 5 e 6 aprile.
Un progetto da quattro milioni di euro, inseguito per dieci anni dalla
produttrice Ida Di Benedetto («in un’epoca di sentimenti superficiali,
c’è bisogno di storie come queste per riflettere»). Fabio Sartor, che
sullo schermo è Federico Marin, il padrone italiano di Bakhita, ha
presentato a Tracce.it questo lavoro. Continua...
4月5日
Isaiah Beethoven  Mi dissero che avevo tre mesi di vita, così mi trascinai a Bernadotte, e per ore e ore me ne stavo accanto al mulino dove l’acqua raccolta agitata nel profondo sembrava immobile: o mondo, questo sei tu! Sei soltanto uno slargo nel fiume in cui guarda la vita e ci rallegra vederla specchiata in noi, e così sogniamo e ci volgiamo altrove, ma quando torniamo a cercare quel volto, ecco le pianure e i pioppi disseccati tra i quali ci gettiamo nel più grande fiume! Ma qui accanto al mulino le nubi menate si schernivano nell’acqua vorticante e di notte sul suo pavimento di agata la fiamma della luna scorreva sotto i miei occhi nella quiete della foresta rotta da un flauto in una capanna sul colle. Alla fine quando fui costretto a letto debole e sofferente, coi sogni intorno a me, l’anima del fiume m’era entrata nell’anima, e la forza raccolta nella mia anima si muoveva così in fretta da parere ferma sotto città di nubi e sotto sfere d’argento e mutevoli mondi— finché vidi un bagliore di trombe sui bastioni al di sopra del Tempo! Antologia di Spoon River - Edgar Lee Masters
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