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日志


5月31日

SCHERZATE COI FANTI E LASCIATE STARE I SANTI

Gesù sbeffeggiato ancora dai "laici di larghe vedute"

Non si sposta per ora la contestata rana crocifissa del tedesco Martin Kippenberger, opera esposta al nuovo Museion di Bolzano. Il governatore Luis Durnwalder ne ha chiesto la rimozione in attesa di promuovere una riflessione, considerandola un'offesa per i valori cattolici. Lo hanno detto i responsabili del Museo, inaugurato appena due giorni fa. I responsabili hanno deciso di corredare l'opera con un'accurato materiale informativo sulla genesi e sul significato della scultura. (Ansa)

Commento: Come al solito la vile canaglia se la prende con Gesù: provino a fare una cosa analoga con la religione islamica (e se ne avrebbe ben donde...) e vediamo che fine faranno questi pseudo artisti cornuti!
don Camillo (sì, sempre io!)

Grazie, caro Don Camillo, per fortuna che ci sei ancora; sanguigno e appassionato Prete, a darci ancora dei pugni sul grugno per ricordarci che non si scherza con le "cose sante"! Una volta hai detto "che le mani di un prete sono fatte per benedire, ma i piedi no", e io con molto gusto userei dei poderosi numero 45 per assestare, là dove non batte il sole, un paio di bordate a questi figli di ottime signore e a chi li foraggia! Però, hai visto la rana? Tira fuori la lingua per fare una sonora pernacchia ai suoi "espositori"!!!

"DON CAMILLO E LA FEDE"

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«Peppone si seccò e andò a piantarsi a gambe larghe davanti a don Camillo: “Si può sapere che cosa volete da noi? Veniamo forse noi da voi?”. [Risponde don Camillo]: “E cosa c’entra? Anche se voi non venite in chiesa Dio esiste sempre e vi aspetta”. Lo Smilzo intervenne: “Il reverendo ha forse dimenticato che noi siamo scomunicati?”. “È una questione di secondaria importanza – replicò don Camillo –. Anche se siete stati scomunicati, Dio continua ad esistere e continua ad aspettarvi. Scusate tanto: io non sono iscritto al vostro partito, non pratico la Casa del Popolo e sono considerato un nemico del vostro partito. Per questi fatti potrei forse asserire che Stalin non esiste?”. “Stalin c’è, e come! E vi aspetta al varco!” urlò Peppone. Don Camillo sorrise: “Non lo metto in dubbio e non l’ho mai messo in dubbio. E se io ammetto che Stalin esiste e mi aspetta, perché tu non vuoi ammettere che Dio esiste e ti aspetta? Non è la stessa cosa?”. Peppone rimase molto colpito da questo elementare ragionamento. Ma lo Smilzo intervenne: “La sola differenza è che, mentre il vostro Dio nessuno lo ha mai visto, Stalin lo si può vedere e toccare. firma Guareschi
E se anche io non l’ho visto e toccato si può vedere e toccare quello che Stalin ha creato: il Comunismo!”.
Don Camillo allargò le braccia: “E il mondo sul quale viviamo io, te e Stalin non è forse una cosa che si vede e si tocca?”.»
Tratto da [Factum.splinder.com] 30.5.2008

L'UOMO NON E' UN MECCANISMO


Chesterton - come ha notato Giacomo Biffi - «non è cresciuto in una famiglia religiosa e non ha ricevuto una formazione cristiana nel senso preciso del termine. Non è stato preparato alla sua missione apologetica da qualche agguerrita università pontificia. Nessun movimento culturale cattolico l'ha illuminato, nessuna associazione dedita all'apostolato l'ha spronato alla "buona battaglia". Si è fatto da solo. E' semplicemente andato alla scuola della sua schietta umanità e ha ricercato la verità con assoluta onestà intellettuale, usando effettivamente di quella ragione che i razionalisti si limitavano a venerare. Questo è stato sufficiente per condurlo "a casa", cioè all'antica fede e alla saggezza dei padri». Perché l'uomo - ci dice Chesterton - non può essere studiato coi metodi della scienza moderna; analizzatelo al microscopio quanto volete, ma la sua essenza ultima trapassa i freddi schemi della sociologia e antropologia razionaliste. L'anima spirituale che governa l'uomo non è retta innanzitutto da una logica, ma dal paradossale mistero della libertà. L'uomo non è un meccanismo, e la sua esistenza è il continuo accadere di una sorta di "miracolo" posto in essere da qualcun altro. Da Chesterton road  ( chestertonroad.blogspot.com/  )
5月30日

IL REALISMO E LA SPERANZA

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MANO SALDA DEL LAVORATORE DELLA VIGNA

DAVIDE RONDONI

C’è come la saggezza e la premura del contadino nelle parole di Benedetto XVI.
Aveva detto del resto, all’inizio del suo pontificato, di identificarsi con il lavorato­re nella vigna di Cristo. E con la premura e la letizia del contadino ieri Benedetto ha mostrato ai suoi vescovi i segni di una pos­sibile fioritura nella vita della Chiesa e del­la Nazione. Come uno che osservi delle gemme, con la gioia tremante di chi ne è grato e trema per l’esposizione possibile al­le intemperie.
Ha innanzitutto ricordato l’attenzione ai giovani. Si è soffermato sul rischio che i gio­vani vengano lasciati 'soli davanti alle gran­di domande' che nascono nella vita. La va­sta «emergenza educativa» che si mostra in tanti modi è, per il Papa, un richiamo alla re­sponsabilità per i sacerdoti, per gli inse­gnanti e per tutti. Per questo ha invitato a «dare uno più spiccato profilo di evangeliz­zazione alle molte forme e occasioni di in­contro e di presenza» in mezzo al mondo giovanile. Specie nelle scuole. La domanda di una maggior risposta alla emergenza e­ducativa emerge, ha notato il Papa, «nel più ampio contesto sociale». Come dire che molti, nella società italiana, si accorgono che il campo va coltivato, e che le ricette di relativismo e negazione scettica soffocano la vita. In questo senso, il Papa con la pa­zienza vigile di chi sa cosa è coltivare, rico­nosce anche un «clima nuovo, più fiducio­so e costruttivo» che proviene dal «profilar­si di rapporti più sereni tra le forze politiche e le istituzioni, in virtù di una percezione più viva delle responsabilità comuni». In­somma, se la politica mira più chiaramen­te ad assumersi responsabilità di risposta alle urgenze, in un dialogo non velenoso tra le parti, il campo comune dell’Italia ne gua­dagna. Di tale possibilità positiva ne hanno percezione, dice il Papa, anche il «sentire popolare» e le «categorie sociali».
E perciò parla a questo proposito di una «particolare gioia». Che non è la gioia di un politico, ma di un contadino. Di uno che ve­de intorno e sul campo per ora diradarsi nu­bi minacciose. E questo lo fa sperare. Perché la speranza è la forza di chi coltiva. L’Italia ha bisogno di una nuova stagione di cresci­ta economica, ma avverte il Papa, «anche civile e morale». Perché chi conosce l’arte della coltivazione, sa che non c’è crescita e­conomica senza la crescita della personalità civile e morale. Questo clima può svanire. Le nubi possono velocemente addensarsi e spazzare di arido gelo il campo, spezzare e rapire i timidi segni di fiducia.
E il Papa contadino sa che il problema dei problemi, ciò che fa la differenza tra un cam­po destinato alla sterilità e uno dove invece la vita può fiorire, «resta il problema di Dio». Perché «nessun altro problema umano e so­ciale – insiste Benedetto XVI – potrà essere davvero risolto se Dio non ritorna al centro della nostra vita». Il contadino è realista: sa che cosa nutre la terra della vita. Perciò an­cora una volta il Papa invita a una sana lai­cità, intesa come spazio in cui gli uomini di fede possono dare un contributo fonda­mentale «al chiarimento dei maggiori pro­blemi sociali e morali dell’Italia». Sono me­si in cui non mancano notizie e motivi di preoccupazione. Proprio per questo non c’è bisogno di professionisti del lamento (la più facile delle professioni) o di profeti di sven­tura (altro mestiere facile, in genere eserci­tato da persone al riparo dai problemi più seri dell’esistenza). Ma di uomini con il gu­sto e la gioia del coltivare. Con la forza e la pazienza del contadino e del vignaiolo.

© Copyright Avvenire, 30 maggio 2008

SACRO CUORE DI GESU'

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 11,25-30.

  In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

DON CAMILLO, PRETE

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Alessandro Gnocchi, giornalista e grande esperto dell’opera di Giovannino Guareschi terrà una conferenza sul celebre personaggio venerdì 30 alle 21 nella Sala Meridiana a Castel Guelfo. E intanto spiega il perché del successo intramontabile di questo sacerdote
Tratto da Avvenire - Bologna 7 di domenica 25 maggio 2008

Alessandro Gnocchi è giornalista da trincea. Usa il computer e le parole per dire «pane al pane» ed è appassionato con ragione e ironia alle radici di questo Paese. È forse per questo che è divenuto uno dei più appassionati e documentati conoscitori e divulgatori di Giovannino Guareschi, l’intramontabile creatore di don Camillo. Proprio Gnocchi - e don Camillo - saranno protagonisti il prossimo venerdì 30 di un incontro organizzato dalla parrocchia di Castel Guelfo, non lontano da Bologna. L’incontro è alle ore 21 presso la sala Meridiana, nella piazza della cittadina. Gnocchi parlerà di «Don Camillo, innanzitutto prete».

Torna di moda don Camillo - anche se non ha in realtà mai smesso di piacere -, ci sono giovani preti che lo «usano» e ne parlano a Messa, c’è chi cita suoi brani durante esercizi spirituali. Come te lo spieghi? Fortuna congiunturale per le ricorrenze guareschiane o c’è un motivo più profondo?
La ricorrenza del centenario della nascita ha forse favorito l’interesse attorno a don Camillo e al suo creatore. Rimane il fatto che di Giovannino Guareschi si è sempre parlato. Non l’hanno fatto gli intellettuali, non l’hanno fatto i salotti, non l’hanno fatto i politici, ma, in compenso, lo hanno fatto i lettori comuni. Esiste da sempre, più o meno sommerso, un popolo guareschiano che si riconosce nei valori che Guareschi celebra nelle sue storie, nei suoi disegni, nelle sue pagine giornalistiche. È un popolo che si riconosce nei valori fondanti della nostra civiltà, nei valori cristiani, anche quando non ne è pienamente consapevole. Ecco perché l’interesse per Guareschi non è mai venuto meno, anche quando se ne parlava poco. Ed è confortante che siano i sacerdoti più giovani a trovarsi in sintonia con quel vecchio confratello di don Camillo, che qualcuno aveva tentato di mettere in soffitta.

Un tasto sensibile: don Camillo, ovvero Guareschi, è considerato preconciliare. Ma oggi, a molti anni di distanza, qual è il giudizio più onesto?
Proviamo un esperimento. Prendiamo l’accusa di «preconciliare» e vediamo di ribaltarla. Essendo Guareschi morto nel 1968, e avendo dunque fatto solo tre anni di postconcilio, don Camillo è tecnicamente un prete preconciliare: dovrebbe vergognarsene? Guareschi, con il suo don Camillo vuole dire proprio questo. Non solo aveva messo in guardia dai guai che avrebbero incontrato tutti quei cattolici che intendevano rompere con il passato convinti che la storia della Chiesa nascesse in quegli anni con loro e non, invece, venti secoli prima con Gesù Cristo. Guareschi, e come lui don Camillo, è un uomo di Tradizione. E sa che la Tradizione non è una semplice passione per il passato, ma attaccamento a ciò che non muore. Non si tratta tanto di equilibrare la definizione di preconciliare per don Camillo, perché quella è solo una constatazione. Si tratta solo di capire che l’anima del sacerdozio di questo prete è perenne ed è proprio questo ciò che affascina e diventa strumento dell’incontro degli uomini con Dio. Don Camillo non avrebbe mai voluto essere riequilibrato: ma è proprio questo il motivo per cui trova tanto consenso e continua a parlare di Gesù anche agli uomini di oggi.

Non trovi che la fortuna rinnovata di don Camillo e Peppone, ovvero di Guareschi, abbia un che di paradossale? Il contesto è in teoria cambiatissimo, non ci sono più - dicono - comunisti mangiapreti & co?
La ragione di questo fenomeno sta nel cuore delle storie di Peppone e di don Camillo. Anche se Guareschi racconta vicende legate alla politica, il suo vero interesse è un altro: è dottrinale. Guareschi ha, innanzitutto, a cuore la Verità e, quindi la dottrina, che è la forma attraverso cui gli uomini la apprendono. Non a caso il vero protagonista delle sue storie non è don Camillo, non è Peppone, ma il Cristo Crocifisso dell’altare maggiore. Tutto si gioca sull’assenso a quanto Cristo insegna. Ecco perché quelle storie funzionano ancora oggi e funzioneranno sempre e in ogni parte del mondo. L’uomo è sempre lo stesso ovunque e in qualsiasi istante e ha assoluto bisogno di trovarsi davanti al suo Creatore. Questo è ciò che avviene nelle storie di Guareschi. E questo è il motivo del loro successo.

Dalle molte cose che scrivi su GG, si avverte che hai ancora molti sassolini da toglierti dalle scarpe: che torti dobbiamo ancora sanare nei suoi confronti?
Prima di tutto bisogna che gli sia riconosciuto il suo valore di uomo e di credente. I giudizi su Guareschi sono ancora troppo legati alle sue prese di posizione intellettuali e politiche. Poi bisogna che ci si decida a riconoscere che è uno dei più grandi narratori del Novecento. Se non fosse così non saremmo qui a parlarne a quarant’anni dalla sua morte. Infine, bisogna riconoscere che aveva visto giusto laddove tanti intellettuali, anche cattolici, spesso definiti come «profetici» avevano sbagliato tutte le loro previsioni. Infine, bisogna che il mondo cattolico riconosca a quest’uomo, lasciato solo da tutti negli ultimi anni della sua vita, lo status di «intellettuale cattolico». Forse non piacerebbe neppure a lui, ma bisogna che chi lo ha denigrato per tanti anni, paghi pegno. (G.V.) Grazie al Il Mascellaro

5月29日

I CRISTIANI

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I cristiani non si differenziano dagli altri uomini né per territorio, né per il modo di parlare, né per la foggia dei loro vestiti.

 

Infatti non abitano in città particolari, non usano qualche strano linguaggio, e non adottano uno speciale modo di vivere.

Questa dottrina che essi seguono non l’hanno inventata loro in seguito a riflessione e ricerca di uomini che amavano le novità, né essi si appoggiano, come certuni, su un sistema filosofico umano.

 

Risiedono poi in città sia greche che barbare, così come capita, e pur seguendo nel modo di vestirsi, nel modo di mangiare e nel resto della vita i costumi del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, come tutti hanno ammesso, incredibile.

 

Abitano ognuno nella propria patria, ma come fossero stranieri;

rispettano e adempiono tutti i doveri dei cittadini, e si sobbarcano tutti gli oneri come fossero stranieri; ogni regione straniera è la loro patria, eppure ogni patria per essi è terra straniera.

 

Come tutti gli altri uomini si sposano ed hanno figli, ma non ripudiano i loro bambini. Hanno in comune la mensa,ma non il letto. Vivono nella carne, ma non secondo la carne.

 

Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo. Osservano le leggi stabilite ma, con il loro modo di vivere, sono al di sopra delle leggi.

 

Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Anche se non sono conosciuti, vengono condannati; sono condannati a morte, e da essa vengono vivificati.

 

Sono poveri e rendono ricchi molti; sono sprovvisti di tutto, e trovano abbondanza in tutto.

 

Vengono disprezzati e nei disprezzi trovano la loro gloria; sono colpiti nella fama e intanto viene resa testimonianza alla loro giustizia.

 

Sono ingiuriati, e benedicono; sono trattati in modo oltraggioso, e ricambiano con l’onore.

 

Quando fanno del bene vengono puniti come fossero malfattori; mentre sono puniti gioiscono come se si donasse loro la vita.

 

I Giudei muovono a loro guerra come a gente straniera, e i pagani li perseguitano; ma coloro che li odiano non sanno dire la causa del loro odio.

 

Insomma, per parlar chiaro, i cristiani rappresentano nel mondo ciò che l’anima è nel corpo.

L’anima si trova in ogni membro del corpo; ed anche i cristiani sono sparpagliati nelle città del mondo.

L’anima poi dimora nel corpo, ma non proviene da esso; ed anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L’anima invisibile è racchiusa in un corpo che si vede; anche i cristiani li vediamo abitare nel mondo, ma la loro pietà è invisibile. La carne, anche se non ha ricevuto alcuna ingiuria, si accanisce con odio e fa’ la guerra all’anima, perché questa non le permette di godere dei piaceri sensuali; allo stesso modo anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto nessuna ingiuria, per il solo motivo che questi sono contrari ai piaceri.

L’anima ama la carne, che però la odia, e le membra; e così pure i cristiani amano chi li odia. L’anima è rinchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono detenuti nel mondo come in una prigione, ma sono loro a sostenere il mondo.

L’anima immortale risiede in un corpo mortale; anche i cristiani sono come dei pellegrini che viaggiano tra cose corruttibili, ma attendono l’incorruttibilità celeste.

L’anima, maltrattata nelle bevande e nei cibi, diventa migliore; anche i cristiani, sottoposti ai supplizi, aumentano di numero ogni giorno più. Dio li ha posti in un luogo tanto elevato, che non e loro permesso di abbandonarlo."

 

Dall'Epistola a Diogneto (Cap. 5-6; Attribuita a Giustino)

PERCHE' E' UN BRAVO RAGAZZO...PERCHE' E' UN BRAVO ...

Buon centrotrentaquattresimo compleanno, Gilbert!


Un giovanissimo magrissimo diciassettenne Gilbert, in basso al centro.

Buon centotrentaquattresimo compleanno, Gilbert!
Noi uomini che siamo qui in terra, noi che siamo la Chiesa militante e ancora facciamo i conti con gli anni, i mesi e i giorni, ci ricordiamo che centrotrentaquattro anni fa Nostro Signore ci fece un gran regalo, e questo regalo sei tu, carissimo Gilbert!
Un regalo inaspettato, come una pianta forte cresciuta in posti impensati e che ha dato frutti meravigliosi.
Come potevamo scordarcelo? Come potevamo scordarci di te?
Come possiamo esprimerti tutta la nostra gratitudine per quello che hai fatto per noi?
Mi viene in mente di dire: per quello che continui a fare per noi! Non solo con le tue bellissime opere, non solo con la memoria delle belle (e il più delle volte divertentissime) cose che facevi, non solo guardando le tue foto con la tua faccia simpatica, ma ci viene il sospetto che anche da lassù, dove -siamo certi- abiterai nella tua cara casetta con casella della posta rossa e lampione verde per cui combattesti tutta la vita, beh anche da lassù in qualche modo ci aiuti (noi che siamo cattolici, come te, crediamo fermamente nel contenuto del Credo degli Apostoli che tu ci hai così ben spiegato in Ortodossia, e lì c'è scritto: credo la comunione dei santi).
Ci manca molto uno come te (da almeno settantadue anni), ma noi stiamo lavorando indefessamente, educativamente, incessantemente, perché qualcuno possa sorgere tra noi e continuare il tuo buon lavoro (come direbbe Qualcuno) di operaio nella vigna del Signore (in fondo, questo mondo è tutto Sua vigna).
Intanto ti diciamo buon compleanno e speriamo (a suo tempo!) di incontrarci.
Credo di interpretare un intero coro di migliaia di persone dicendoti "grazie" di vero cuore per quello che continui a darci, e soprattutto a nome di tutti quelli che ti devono il bene più grande che hanno: la cara fede cattolica.
Nel frattempo parla con Gesù e diGli che di fede ce ne regali ancora un po', e con essa amore, buon umore, allegria e un'indefettibile amicizia con tutti gli uomini.

Evviva Gilbert, evviva la Chiesa!
Da Il blog Dell'Uomo Vivo
uomovivo.blogspot.com/
    
Marco Sermarini, presidente della Società Chestertoniana Italiana
5月28日

LA CUPOLA

Buongiorno. Come avrete sentito dai titoli, il ministro dell'Interno ha fatto oggi quello che possiamo definire un annuncio storico: la sconfitta della mafia" [servizio filmato: il ministro che tra i flash dei fotografi, circondato dai massimi gradi delle forze del'ordine, dichiara "Posso oggi affermare a tutti gli italiani che sconfissimo la mafia definitivamente."]
Voce fuori campo: "I maggiori esponenti mafiosi sono stati arrestati stanotte in una operazione che ha coinvolto migliaia di agenti" [Immagine di un gruppo di uomini mascherati con passamontagna che fa irruzione in una cappella durante una messa, a mitra spianati. Il sacerdote viene prelevato dall'altare e ammanettato. Due vecchine sono ammanettate anch'esse. Immagine di uomini vestiti di nero e porpora scortati da agenti dentro vetture che partono a sirene spiegate.]

"Sono in corso gli interrogatori, ma gli inquirenti fanno sapere che ci sono riscontri di pentiti e intercettazioni telefoniche che accuserebbero gli imputati tra cui anche alcuni insospetttabili. Ma come nasce l'inchiesta?"
[Immagini di repertorio. Carabinieri che mostrano una Bibbia, foto segnaletiche di anziani capimafia]

"Da molto tempo le forze dell'ordine sapevano della presunta religiosità degli esponenti mafiosi e camorristici. Ma l'inchiesta parte solo nel 2008 da un'inchiesta del quotidiano Repubblica. All'indomani della caduta del colluso governo Berlusconi finalmente gli inquirenti possono approfondire le indagini di quella che si è rivelata essere una struttura di potere con ramificazioni internazionali [immagini di preti in Africa e in America]. Queste filiali estere servivano a riciclare il denaro proveniente dalla raccolta del pizzo [immagine di una telecamera nascosta. Si vedono delle persone sedute ai banchi di una chiesa che mettono del denaro in un cestino che un'anziana fa circolare] dallo sfruttamento minorile [una suora con alcuni bambini in grembiulino in quella che sembra un'aula di asilo] e dal traffico di stupefacenti e alcolici [un sacerdote porge l'ostia ad un fedele e poi lo fa bere dal calice] in quella che sembra essere una gigantesca piovra con ramificazioni in tutto il paese [immagine di suore negli ospedali, un prete ad un funerale, una chiesa con un sacerdote sulla soglia].

La mole delle prove accumulate è enorme: dal fatto che ai battesimi intervenissero spesso i padrini [immagine di un sacerdote che versa l'acqua sul capo di un bimbetto] e che preti talvolta celebrassero matrimoni ed esequie di mafiosi [la celebrazione di un matrimonio] per non parlare dei rapporti con il mondo della prostituzione e dello sfruttamento [prostitute, barboni con un prete malvestito accanto]. Tutto questo ha portato agli arresti di oggi, tra cui quelli di esponenti di spicco di questo mondo malavitoso [un sacerdote vestito di bianco viene condotto ammanettato tra due ali di giornalisti e gente che insulta e sputa, tenuti indietro a forza da un cordone di poliziotti].

[Il primo ministro parla al microfono, circondato dal resto del governo] "L'operazione di oggi è stata importante perchè finalmente ha liberato il nostro paese da questa cricca di malaffare che per troppo tempo con il pretesto della religione ha tenuto sotto scacco la società civile. Da oggi finalmente il cristianesimo, liberato dalle sue pastoie, potrà svilupparsi liberamente ed è già partito il programma statale per la creazione di diecimila nuovi sacerdoti governativi che prendano il posto di quelli arrestati. I colpevoli saranno puniti con la massima severità consentita dalle nostre leggi anzi, stiamo valutando la reintroduzione per i casi più efferati di quella pena di morte che l'opinione pubblica ci domanda a gran voce. Possiamo comunque dire che da oggi la cupola è stata finalmente smantellata. [immagine di una macchina per demolizioni che fa crollare San Pietro. Intorno, una folla vociante applaude.]

Davanti a una mala-informazione così smaccata, non riusciamo a fare a meno di farci due risate, ma torneremo sull'argomento con fatti e dati reali...

Berlicche socio di SamizdatOnLine

LA CHIESA NON E' UNA "CENTRALE IDEOLOGICA"

http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2006/11_Novembre/20/PAPA/05.JPG
Alcune note sullo sciagurato ma istruttivo discorso di Massimo D’Alema al convegno della Fondazione Italianieuropei. Tema “Religione e democrazia”.
D’Alema sostiene: «La tentazione del potere è demoniaca e sempre, nella storia della Chiesa, è stata all’origine di misfatti di cui Giovanni Paolo II ha dovuto chiedere perdono».
1) Interessante questo fatto. L’ex premier e ministro degli Esteri, ed ex comunista, si è sempre dichiarato coerentemente ateo. Ora apprendiamo che se non altro crede nel diavolo. Non è uno scherzo linguistico. Affermare la personalità del male, ciò che è sotteso al termine “demoniaco” è qualcosa che apre scenari di dialogo teologico. Come si può non credere in Dio, pur osservando la totale gratuità della nostra esistenza, ed invece risalire a una personalità originaria e maligna constatando i guai fatti dall’uomo?
2) In realtà D’Alema parte da un presupposto non dimostrato, molto poco razionale, in pieno contrasto con il dato d’esperienza umana che persino lui dovrebbe poter verificare in se stesso, pur così superiore alla media dei mortali: e cioè che esiste il cuore. Esistono desideri originari. D’Alema non li riconosce. Parte dall’idea che la Chiesa sia una centrale ideologica. Una sorta di agenzia idonea per rispondere a bisogni spirituali più o meno indotti. Chi sia Gesù Cristo non lo riguarda. E questo è tremendo: analizzare il rapporto tra religione e democrazia senza prendere sul serio l’identità non delle religioni in generale, ma di quelle storiche, di quelle (come la cristiana) che hanno di fatto fondato l’idea di libertà e dunque di democrazia, è una perla di presunzione saccente.
3) D’Alema riduce dunque alle misure della sua storia politica la storia delle religioni. Dimentica che è stato il cristianesimo a fondare la laicità, ed insieme la possibilità, in nome di un ideale più grande, di criticare il potere. Ed è ciò che precisamente ha fatto Wojtyla e sta facendo Ratzinger. Esiste un Dio nella storia, amico degli uomini e della loro libertà, che critica la pretesa delle ideologie e degli uomini servi di esse che pretendano di salvare gli uomini. Per questo Giovanni Paolo II ha chiesto perdono: non perché “doveva” farlo. Ma perché ha confessato la miseria degli uomini, di tutti, anche di coloro che riconoscono Cristo come Signore. Solo questa umiltà garantisce dall’uso del potere demoniaco.
4) D’Alema non ha rinunciato, finito il comunismo, ad una sorta di “utopia non conclamata” (copyright di Angelo Scola) per cui certi uomini hanno lo strano dono di poter giudicare tutto e condurre l’umanità verso il bene, situandosi sopra un alto monte, superiore alle religioni storiche.
5) C’è un dato di verità in quanto sostiene D’Alema. Le forze politiche di centro-destra hanno saputo essere riferimento culturale di molti contenuti che stanno a cuore alla Chiesa cattolica. C’è davvero una riscoperta diffusa della tradizione cristiana, almeno come nostalgia. E questo in contrapposizione a un relativismo spesso anticlericale e sempre anticattolico che si è incistato nella sinistra. Ma questo non significa affatto che il cristianesimo si riduca a questo e nemmeno che la Chiesa – nei suoi vertici gerarchici - si accomodi e trovi compromessi che ne affloscino l’impeto missionario e di critica continua del potere in nome della libertà. Chi ha buoni occhi lo vede…
6) La risposta dei cattolici compagni di partito di D’Alema ha aspetti patetici. Cercano di sostenere che D’Alema si sbaglia perché loro (Fioroni e Bindi ad esempio) sono cattolici, in buoni rapporti con la gerarchia, e sono nel Pd. E che basta dare più forza a loro nel Pd per catturare più cattolici, praticanti o no. Dopo di che la critica al centrodestra perché ha punito i “cattolici impegnati in politica” non assegnando ministeri a Pisanu e Formigoni. Con ciò Fioroni e Bindi ricadono nello stesso vizio di cui accusano D’Alema: di misurare cioè la forza del cristianesimo dalla sua capacità egemonica nel senso di posti e ruoli.
7) A me, a noi, interessa che un governo lasci spazio e sostenga la libertà personale e associata, in sostanza la libertà della Chiesa e per analogia di ogni compagine che raduni uomini in nome di un ideale. Il resto è roba vecchia. O, per dirla con D’Alema, “demoniaca”. Renato Farina - Il Sussidiario ( www.ilsussidiario.net/articolo.aspx  )
5月27日

BISOGNO DI OPEROSA STABILITA'

Richiamo della Cei

"C'è bisogno di operosa stabilità". Il Cardinal Bagnasco sprona la politica


27 Maggio 2008
Il Cardinale ha anche parlato di un “patto di cittadinanza” da proporre agli immigrati
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Il cardinale Bagnasco ha dedicato ben tre lunghi paragrafi della sua prolusione pronunciata davanti ai vescovi italiani riuniti in assemblea, all’attualità politica del nostro paese. Animato da un sano realismo, che si sintonizza con facilità sul comune sentire della nostra gente, e nello stesso tempo di una visione d’insieme dei problemi, il cardinale ha fatto un discorso di alto profilo politico – più che degno di un autentico “governo ombra” - ed ha perfino coniato una espressione di vero spessore politico: operosa stabilità.

In Italia c’è bisogno di una “operosa stabilità, ha detto, confermando la sostanziale sintonia con il clima politico nato dalle ultime elezioni, con la sollecitudine a fare dimostrata dal nuovo esecutivo ed anche con il nuovo clima di rispettoso dialogo con l’opposizione, perché la operosa stabilità non è solo del governo ma dell’interso sistema politico.

L’aggettivo “operosa” riguarda i tempi, che secondo il cardinale, non ammettono più dilazioni: non tergiversare davanti all’incombere dei problemi è un dovere morale. Il sostantivo “stabilità” significa affrontare i problemi nuovi avendo però anche in mente il quadro della nostra identità nazionale, gli accordi ideologici già raggiunti, le intese etiche acquisite, che non possono venire stravolte in modo imprudente. E’ il caso dei temi della famiglia e dell’immigrazione.

Nel primo caso - la famiglia - la stabilità è data dal rispetto di un quadro acquisito: la legge 40, il referendum, la mobilitazione popolare contro i Dico, la raccolta di firme per un fisco a misura di famiglia da parte del Forum delle associazioni familiari. L’operosità va attuata dentro questo quadro e non contro di esso. Parole dure, in questo senso, il cardinale Bagnasco ha rivolto all’iniziativa dell’ex ministro Turco che, al novantesimo minuto della vita del suo governo, ha emanato delle linee guida per l’attuazione della legge sulla fecondazione assistita, che comportano oggettivamente “il rischio di promuovere una mentalità eugenetica”.

Si trattava di operosità, ma non nella stabilità. Bagnasco è perfino riuscito a rivalutare positivamente il silenzio sui temi etici tenuto in campagna elettorale, interpretandolo come “prudenza” da continuare a mantenere anche oggi.

Nel secondo caso - gli immigrati - il cardinale chiede una concreta operosità che promuova una effettiva integrazione e non la creazione di ghetti, ma nella stabilità, ossia nel riconoscimento anche di una identità della nazione italiana, che ha diritto a non essere stravolta dai flussi migratori. Al “buonismo” di alcuni ambienti cattolici, Bagnasco contrappone il realismo della tutela di tutti gli interessi in gioco. Molto efficace la proposta di un “patto di cittadinanza”, con tanto di diritti e doveri, da proporre agli immigrati. Il che implica, naturalmente, che noi per primi sappiamo quali siano i diritti e i doveri di cui chiedere il rispetto. Come dire che il vero problema non sono gli immigrati ma noi, o meglio la percezione della nostra identità. Una cultura non può essere aperta alle altre se non sa chiedere rispetto per se stessa.

Lo steso criterio è stato adoperato da Bagnasco per i temi dei rifiuti, delle pensioni, del potere d’acquisto delle famiglie e dei morti sul lavoro: su tutti questi temi le lungaggini offendono i citadini e le risposte devono essere efficaci ed equilibrate. Una chiesa che vive dentro la società, una chiesa di popolo - il cardinale ha anche citato indirettamente Macaluso: “A parlare col popolo sono rimasti solo i parroci” –, una chiesa che vive sui “sagrati”, ossia in dialogo, in amicizia, in ascolto del mondo e che ha il polso della situazione e proprio su questo, anziché su privilegi acquisiti, fonda la propria autorevolezza e chiede di essere ascoltata.

Da ultimo, il cardinale è intervenuto anche sul tema della sicurezza, definendola un’“esigenza incoercibile di persone e famiglie”. La sintonia con il sentire della gente e con l’azione del governo anche qui è palpabile, ma Bagnasco vi aggiunge una osservazione di grande importanza: l’isolamento e la paura sono anche di ordine morale. La stabilità che permette la operosità concerne anche i valori, che “devono interiormente rassicurare le persone, e renderle più salde”. Bene, quindi la stabilità politica che permette un governo di cinque anni; bene la stabilità del dialogo tra maggioranza ed opposizione; ma l’Italia ha bisogno anche di una stabilità di punti di riferimento su cui fondare una cittadinanza etica condivisa. Da L' Occidentale ( www.loccidentale.it/  )

SAULO DI TARSO

Marta Sordi spiega la nuova cronologia della vita di Paolo e conferma l’autenticità del suo carteggio con Seneca

di Roberto Persico
Il 28 giugno il Papa inaugurerà solennemente un altro giubileo: la Chiesa festeggia due millenni dalla nascita di Saulo di Tarso detto Paolo, l’“Apostolo delle genti”, l’uomo che più di ogni altro ha diffuso il cristianesimo tra i popoli che abitavano le sponde del Mediterraneo; secondo i critici avversi, l’uomo che avrebbe “inventato” il cristianesimo, che senza di lui sarebbe rimasto un’oscura setta marginale del mondo ebraico. Un’occasione straordinaria per la Chiesa per riflettere sul proprio compito, sulla missione “ad gentes”, sul rapporto fra il suo annuncio e le culture dei popoli che incontra, questioni tutte che si pongono in maniera drammatica e affascinante in questo terzo millennio che si è appena aperto.
Un tema che affascina e riguarda da vicino Marta Sordi, professoressa emerita di Storia antica dell’Università Cattolica di Milano, che all’opera di Paolo ha dedicato una vita di studi, «dal punto di vista della storia romana – tiene a precisare – dello studio delle fonti, proiettando le notizie dei testi cristiani su quel che ci è noto dalla documentazione romana». Una conoscenza approfondita che presenterà e dibatterà nell’incontro del ciclo sul giubileo paolino promosso dal Centro culturale di Milano (vedi box nella pagina seguente) e che illustra con limpida chiarezza a Tempi.
Professoressa Sordi, ancora oggi qualcuno sostiene che il cristianesimo sarebbe un’invenzione di san Paolo, lui avrebbe trasformato il culto di un’innocua setta ebraica in una religione universale.
È del tutto falso. Tanto per cominciare, il primo ad aprire ai non ebrei non è Paolo, è Pietro. Gli Atti degli apostoli, capitolo 10, raccontano chiaramente la storia del centurione Cornelio, romano, battezzato senza essere circonciso; è Pietro che prende la decisione, che entra nella casa di un pagano sfidando le critiche degli altri apostoli, che nel primo concilio che si svolge a Gerusalemme si pronuncia contro l’obbligo della circoncisione: l’annuncio cristiano è per tutti, non solo per gli ebrei.
Sì, ma Paolo non aveva conosciuto direttamente Gesù, gli apostoli raccontavano dei fatti, lui invece ha elaborato una teologia...continua(  www.tempi.it/cultura/001244-saulo-di-tarso ) da Tempi
5月26日

CHIESA FAI DA TE? AHI, AHI, AHI...

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Caro Carlo Bernardini...

...leggo che ha scritto sull'Unità "Non sarebbe più utile impiegare preti, frati e suore in servizi sociali che gratificherebbero il loro spirito assai più di quanto non faccia la banale osservanza rituale?".

La ringrazio del gentile pensiero, ma vorrei farle notare che "suora" non significa "cerebrolesa". Quando sono diventata suora, essendo capace di intendere e volere, e incidentalmente anche di laurearmi in filosofia, sapevo dell'esistenza degli assistenti sociali. E ho deciso di diventare suora e non assistente sociale. Ci sarà un qualche motivo?

La pregherei di non interessarsi di ciò che gratifica il mio spirito, così come a me non interessa assolutamente niente di ciò che gratifica il suo. Scrivo forse io a qualsivoglia giornale per suggerire a lei cosa fare invece di studiare la fisica? Le ho forse mai scritto di occuparsi dei bambini del Burkina Faso invece che del sincrotrone?
Il passo successivo dell'"Impiegare preti, frati e suore in servizi sociali" è forse quello di farglielo fare in appositi campi con scritto sulla porta "Il lavoro rende liberi"?

Gli aulici illuministi, che ci hanno insegnato a venerare, strappavano le suore di clausura dai loro conventi e, poichè le poverine non potevano giustamente essere felici, private dell'esperienza della sessualità, le violentavano... Meno male che lei desidera gratificare solo il nostro spirito.
La mia osservanza rituale sarà pure banale per lei, ma guarda caso è ciò che ho liberamente scelto. Lei osserva il suo sincrotrone e io il mio rituale. Io faccio forse obiezione al fatto che lei osserva il suo sincrotrone? Certo lei potrebbe dirmi che la sua scienza ha prodotto conoscenza... e io le rispondo che magari la mia preghiera ha salvato il mondo, ma anche non l'avesse fatto ha reso felice me. Cosa che il suo sincrotrone non è capace di fare.

Comunque, io lavoro per mantenermi: quello che dedico alla preghiera è il mio tempo libero. Sarò libera di spendere il mio tempo libero come piace a me? Sindaco forse io sul fatto che lei spreca il suo tempo magari andando al mare?
Onorevole professore, per favore, lasci che ciascuno decida cosa fare della propria vita: so come spendere la mia esistenza anche senza di lei. Senza offesa. Si chiama libertà, si chiama democrazia.

Il mondo è pieno di gente che, se fosse il padrone del mondo, sistemerebbe ogni cosa (specialmente sui taxi o dai parrucchieri) e direbbe a tutti che cosa devono fare: la chiamano dittatura.

Nihilalieno socio di SamizdanOnLine


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IL MARTIRIO

Considerate ancora una cosa alla quale forse non avete mai pensato. Non soltanto noi nella festa di Natale celebriamo insieme la nascita di Nostro Signore e la sua morte: ma nel giorno che segue noi celebriamo il martirio del suo primo martire, il beato Stefano.

 

È per caso, voi credete, che il giorno del primo martire segue immediatamente quello della nascita di Cristo? Assolutamente no. Proprio come noi ci rallegriamo e rattristiamo insieme, per la nascita e la passione di Nostro Signore, così anche – fatte le debite proporzioni – noi ci rallegriamo e rattristiamo insieme per la morte dei martiri.

 

Noi ci rattristiamo per i peccati del mondo che li ha martirizzati; ci rallegriamo  perché un’altra anima si annovera tra i santi in Paradiso, a gloria di Dio e per la salvezza degli uomini. Diletti figli, noi non consideriamo un martire semplicemente un buon cristiano che è stato ucciso perché è cristiano: questo ci farebbe soltanto rattristare. Né lo consideriamo semplicemente un buon cristiano che fu eletto tra le schiere dei santi: perché questo ci farebbe soltanto rallegrare: e mai il nostro rattristarci e il nostro rallegrarci sono come quelli del mondo.

 

Un martirio cristiano non avviene mai per caso, perché non si diventa santi per caso. Un martirio è sempre un disegno di Dio, per il suo amore per gli uomini, per avvertirli e guidarli, per riportarli sulla sua strada. Non è mai un disegno dell’uomo; perché il vero martire è colui che è diventato lo strumento di Dio, che ha perduto la sua volontà nella volontà di Dio, e che non desidera più niente per se stesso, neppure la gloria di essere un martire.

 

Sicchè, come sulla terra la Chiesa si rattrista e si rallegra insieme, in un  modo che il mondo non può capire, così in paradiso i santi stanno molto in alto proprio perché qui, su questa terra, sono stati molto in basso; e si contemplano non come noi li vediamo, ma nella luce della divinità dalla quale essi traggono il proprio essere.

 

 T. S. Eliot “Assassinio nella Cattedrale” Grazie a Giacabi ( benedettoilpadre.splinder.com/ ), un amico che è fonte inesauribile di Belle Notizie!

GREATER-DEFEATING AIDS

lunedì 26 maggio 2008

Dopo aver visionato i film finalisti, Spike Lee in persona ha scelto "Greater-defeating AIDS", scritto, diretto e prodotto da Emmanuel Exitu, come miglior documentario del Babelgum Online Film Festival!!!!!!! Il documentario racconta in uno stile innovativo la vita del Meeting Point International, un rivoluzionario progetto di lotta all'AIDS inventato da Rose Busingye, una semplice infermiera nelle baraccopoli di Kampala (Uganda). Lei è africana, ugandese. Una donna dallo sguardo profondo e dalla certezza di essere generata da un Altro.
Lui è bianco, un artista, scultore. Genera. Dalle sue mani escono forme nuove d’argille: volti, corpi, persone. Genera, ma forse non sa fino in fondo di essere stato generato.
Exitu inizia così il film documentario che lo ha portato a Cannes: due mani lavorano l’argilla. Lavorano ma non esce nessuna forma.
Poi lo scultore incontra Rose, l’africana. La incontra e scopre anche lui quello che Rose con una semplicità disarmante va ripetendo alle sue donne, malate di AIDS e abbandonate dal marito. Il valore che è in te è più grande della malattia. Il valore che è in te va cercato prima di qualunque forma esterna. Quella è l’unica ragione che muove.
Seguire Rose significa incontrare volti sottratti alla paura, alla morte all’abbrutimento. Incontrare Rose significa scoprire bambini salvati dalla spazzatura, dall’abbandono, dal degrado totale. Ed è coi bambini che le mani dello scultore tornano a muoversi decise. La creta che serve per fare mattoni edifica la fantasia dei bambini, dà corpo a storie fantastiche nelle quali anche le mani dei bambini più compromessi intellettualmente si muovono.
Con le mani si muove il cuore e il corpo.
Il viaggio continua: ad ogni passo accanto a Rose lo scultore apprende la gratuità dell’esistenza, la bellezza del donare perché consapevole di aver ricevuto, la verità del generare perché si è stati generati. Scopre che la tragedia degli americani può interessare gli slums dell’Uganda e quelle donne africane, che guadagnano un nulla per un secchio di lavoro, riempiono un intero camion per i disastrati di New Orleans, dove il tornado ha fatto immensi disastri e procurato molte morti.
Per quaranta minuti Exitu ti inchioda alla sedia, immergendoti negli sguardi ora accesi, ora tristi, ora imploranti dei figli di mamy Rose.
Narrato con la semplicità del diario, girato con la cura e la naturalezza del reportage, il viaggio giunge al termine: dietro i passi della grande Rose, anche lo scultore Occidentale ha imparato a camminare.
Si siede nello studio: le mani ricominciano a lavorare. Ora si muovono velocemente. Ora sono in grado di generare perché più consapevoli di essere state generate. Il valore che è in te è l’unica forza che muove le cose. E la vita. Maria Gloria Riva - Cultura Cattolica

CALCI AL TUMORE

http://lucaviscardi.typepad.com/luca_viscardi_un_diario_o/images/bambini_neonati00b.jpg

Questa è proprio carina. Il Centro Cattolico di Documentazione mi ha passato una notizia comparsa sul «Corriere della Sera» del  5 febbraio 2008 che mi era sfuggita.

La londinese Michelle Stepney, trentacinque anni e madre di un bambino di cinque, incinta di due gemelline (Alice e Harriet) si è ritrovata affetta da un tumore all’utero. Ha deciso di accettare solo una chemioterapia blanda per non danneggiare i due feti. A rischio della sua vita.

Ebbene, le piccole sono nate senza capelli per via della cura ma si è scoperto il perché scalciavano tanto nella pancia della mamma: avevano spostato a calci il tumore, impedendo che facesse del male a tutte e tre. Il tumore è poi stato felicemente operato dopo il parto.

Il Cancer Research Center britannico ha premiato la coraggiosa madre col Women Courage Award, assegnato a chi fa qualcosa di veramente speciale per gli altri.  Grazie a Rino Cammilleri - antidoti

5月25日

CORPUS DOMINI: UNA FESTA COSMICA

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

L'Eucaristia, legame fra la prima creazione e la nuova creazione

Per sviluppare una spiritualità eucaristica profonda, capace di incidere significativamente anche nel tessuto sociale, è necessario che il popolo cristiano, che rende grazie per mezzo dell'Eucaristia, abbia coscienza di farlo in nome dell'intera creazione, aspirando così alla santificazione del mondo e lavorando intensamente a tal fine... La liturgia stessa ci educa a tutto questo, quando, durante la presentazione dei doni, il sacerdote rivolge a Dio una preghiera di benedizione e di richiesta in relazione al pane e al vino, « frutto della terra », « della vite » e del « lavoro dell'uomo ». Con queste parole, oltre che coinvolgere nell'offerta a Dio tutta l'attività e la fatica umana, il rito ci spinge a considerare la terra come creazione di Dio, che produce per noi ciò di cui abbiamo bisogno per il nostro sostentamento.

Essa non è una realtà neutrale, mera materia da utilizzare indifferentemente secondo l'umano istinto. Piuttosto si colloca all'interno del disegno buono di Dio, per il quale tutti noi siamo chiamati ad essere figli e figlie nell'unico Figlio di Dio, Gesù Cristo (cfr Ef 1,4-12). Le giuste preoccupazioni per le condizioni ecologiche in cui versa il creato in tante parti del mondo trovano conforto nella prospettiva della speranza cristiana, che ci impegna ad operare responsabilmente per la salvaguardia del creato.

Nel rapporto tra l'Eucaristia e il cosmo, infatti, scopriamo l'unità del disegno di Dio e siamo portati a cogliere la profonda relazione tra la creazione e la « nuova creazione », inaugurata nella risurrezione di Cristo, nuovo Adamo. Ad essa noi partecipiamo già ora in forza del Battesimo (cfr Col 2,12s) e così alla nostra vita cristiana, nutrita dall'Eucaristia, si apre la prospettiva del mondo nuovo, del nuovo cielo e della nuova terra, dove la nuova Gerusalemme scende dal cielo, da Dio, « pronta come una sposa adorna per il suo sposo » (Ap 21,2). J. Ratzinger

5月24日

BELGIO: L'EUTANASIA SENZA BELLETTO

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Dal Belgio arrivano notizie di nuovi passi verso un allargamento delle situazioni in cui è ammessa l’eutanasia. Questa volta si tratta della proposte di legge presentate dal Partito liberale belga, membro della coalizione di governo, finalizzate a rendere possibile l’eutanasia per i minorenni in stato terminale e per malati di mente con patologie gravissime. Anche in questo il Belgio segue le orme dell’Olanda, ma si potrebbe dire che l’allievo supera il maestro.
  Ovviamente a fondamento di tali proposte viene posta come sempre la richiesta libera dei soggetti malati. Ma è facile rendersi conto della problematicità di ottenere un consenso trasparente da bambini malati o da persone dementi. Dicevamo che l’Olanda, Paese capofila dell’eutanasia, viene superata dal Belgio che la copia. Infatti finora in Olanda non si è avuto il coraggio, a causa delle critiche della comunità internazionale, di approvare una legge che consenta l’eutanasia dei bambini e degli anziani colpiti dal morbo di Alzheimer. Però queste operazioni vengono realizzate nella realtà quotidiana, perché il protocollo di Groeningen, che consente in via sperimentale la somministrazione dell’eutanasia anche ai bambini fino a dodici anni, non è altro che un via libera di fatto all’eutanasia dei bambini malati terminali, pur in assenza di una legge esplicita. Lo stesso accade per gli anziani, ai quali si somministra l’eutanasia anche senza una loro esplicita e reiterata richiesta, come prevede la stessa legge olandese. In questi casi si commette un reato penale, perché l’eutanasia è legale solo se esiste una richiesta del soggetto, mentre resta una pratica fuori legge se questa richiesta manca. Ma nessuno in Olanda si cura di queste eutanasie illegali, anzi la legge impedisce alla magistratura di occuparsene. La proposta di legge dei liberali belgi è più esplicita nel tirare giù la maschera sulla questione dell’eutanasia. In queste proposte di legge, l’eutanasia non è più invocata come un diritto di libertà, come una forma dignitosa di conclusione della propria vita, ma è una realtà infinitamente più triste: la dichiarazione che ci sono persone umane la cui vita non ha più valore.
  E se queste persone non chiedono di morire, visto che la loro vita è senza valore e la società ne porta il peso in termini economici e assistenziali, diventa utile decidere per loro. Si provvede somministrando loro d’autorità l’eutanasia che non hanno avuto la possibilità o il ' buon gusto' di chiedere in proprio. In Olanda lo si fa nella pratica quotidiana, senza legge. In Belgio lo si vuol fare con la copertura esplicita della legge.
  Naturalmente tutto è condito di retorica e si ripete che si agisce solo per il « bene » di queste persone.
 
In realtà, si afferma una concezione della vita di tipo quantitativo, per cui se e quando non sono ravvisabili certe quantità di intelligenza o di coscienza, non c’è più l’uomo. Sarebbe perciò addirittura insensato sprecare risorse per simili persone. È l’esito di un processo consequenziale: si parte dall’idea che avremmo il diritto di porre termine alla nostra vita, e per realizzare questo presunto diritto si deve introdurre per forza il concetto di ' vita senza valore' ( infatti chi riconoscerebbe questo diritto a una persona nel pieno vigore?), ma una volta stabilito questo orribile criterio, che riduce l’uomo a cosa, si vedono le sue terribili conseguenze: se sei ' senza valore', anche la società può provvedere autonomamente alla tua eliminazione. E la vitale libertà di partenza non esiste più. Se le proposte diverranno realtà, è probabile che, in una prima fase, anche in Belgio non ci si scoprirà fino in fondo e ci si nasconderà dietro paraventi, quali una presunta ' dichiarazione' del malato avvenuta molti anni prima fa, un dolore insopportabile, ecc. Ma la questione è chiara: si lavora a un’inaccettabile e cinica rottamazione dell’uomo.  Michele Aramini  - Avvenire

Amico: cioè Testimone

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       Grazie Santità ! 

 Il Papa ci ha incontrato profondamente con la sua umanità, così certa,

radiosa e paterna.

Il Papa ci ha incontrato nell’amore con cui ha guardato ognuno di noi,

nel nostro essere ammalati, giovani, semplici fedeli.

Ci ha guardato uno per uno, facendoci percepire l’amore della

Madonna e dal suo abbraccio è voluto partire per l’incontro con le

nostre città.

Il Papa ci ha incontrato nel nostro desiderio di conoscenza di Cristo.

Ci ha accompagnato nell’incontro con Lui facendoci immedesimare

negli apostoli che lo guardavano “quasi timidamente”, tutti tesi a Lui.

Ci ha incontrati nel suo richiamo ad una fede pensata e ad una

testimonianza di comunione contro una mentalità protesa

all’individualismo.

Come un padre premuroso, che non vuole ingannare i propri figli, il

Papa ci ha anche parlato della fatica a cui siamo chiamati:

nell’educazione alla fede, nella preghiera e nell’aiuto ai poveri ed ai

deboli.

Vogliamo ringraziare Papa Benedetto per la sua appassionata

sequela di Cristo, così forte e decisa, capace di trascinare tutti noi.

Vogliamo ringraziare la Chiesa locale, alla quale apparteniamo, ed il

nostro Pastore per questo avvenimento di grazia e di umanità:

vogliamo ridire la nostra obbedienza e disponibilità, essendo presenti

ed invitando tutti alla processione cittadina del Corpus Domini del

prossimo sabato.

Genova,19 Maggio 2008

La comunità genovese di CL

IL TESTAMENTO DI MARTINI

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«Perché abbiamo così pochi preti?», si chiede il cardinale. Poi indica qualche soluzione, dai viri probati alle donne sacerdote. Impostazione perfetta: il problema è amministrare. Chi gestisce l’esistente si prepara all’estinzione
di Berlicche
Tratto da Tempi del 22 maggio 2008

Mio caro Malacoda, corri in Germania a comprare l’ultimo libro del cardinal Carlo Maria Martini e fallo prontamente tradurre in italiano; oppure procurati il testo originale, la sbobinatura dei Colloqui notturni a Gerusalemme tra l’arcivescovo emerito di Milano e il suo confratello gesuita Georg Sporschill. Scoprire che domande e risposte sono in tedesco sarebbe interessante: i cristiani, pardon, i cattolici hanno un papa tedesco che si sforza di parlare in italiano e un eminente principe della Chiesa, piemontese di nascita, milanese d’adozione e gerolosomitano per scelta, che detta il suo testamento spirituale in tedesco. Procurati il testo, perché nell’anticipazione che ne fa il quotidiano italiano la Repubblica non so quanto le parole riportino il pensiero del cardinale e quanto i desiderata dell’estensore dell’articolo, il vaticanista Marco Politi. Può anche darsi che le due cose coincidano. Comunque, non facciamoci scrupoli, proprio noi, prendiamo per buono quanto scritto, il testo servirà come eventuale pezza d’appoggio per le polemiche future, ma ormai nella comunicazione vale la legge dell’imprinting: il primo messaggio è quello che conta (e che resta), quindi, Repubblica docet. E cosa dice Repubblica? Dice che il cardinal Martini «confessa di essere stato anche in conflitto con Dio, elogia Martin Lutero, esorta la chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal Concilio e a non temere di confrontarsi con i giovani». Sul conflitto con Dio permettimi solo una battuta da avvocato del diavolo. Uno che si rivolge a Dio chiedendogli: «Perché non ci dai idee migliori?» non è d’accordo con, chiamiamole così, le idee di Dio o ritiene che Dio non sia d’accordo con le sue? Ma non è su questo che voglio intrattenerti, bensì su un’altra domanda che il cardinale oppone a Dio (scusami se non lo chiamo il Nemico, ma con di mezzo un vescovo si rischia la confusione): «Perché abbiamo così pochi preti?», declinata con qualche indicazione per la soluzione del problema: «Il celibato deve essere una vera vocazione. Forse non tutti hanno il carisma. Affidare a un parroco sempre più parrocchie o importare preti dall’estero non è una soluzione. “La Chiesa dovrebbe farsi venire qualche idea. La possibilità di ordinare viri probati (uomini sposati di provata fede, ndr) va discussa”. Persino il sacerdozio femminile non lo spaventa». Ecco il punto: non le soluzioni prospettate, bensì il problema posto: coprire le parrocchie, amministrare le cose di chiesa, gestire l’esistente, che è cresciuto nei secoli e per il quale non si hanno più le forze adeguate. Dal nostro punto di vista è un’impostazione perfetta: chi gestisce l’esistente si prepara alla sua estinzione; chi vuole restare giovane si imbelletta, un po’ si ristruttura e “trova qualcosa in cui occuparsi”. Chi crede alla promessa della vita eterna sa di avere, già da ora, eternamente la vita vera, e non ha nessuna paura di ricominciare sempre, anche da zero, perché, come dice Eliot la Chiesa verrà eternamente abbattuta ed eternamente ricostruita. Il problema, ricordatelo, non sono i preti, ma quelli che hanno la fede.

Tuo affezionatissimo zio Berlicche

P. S. «Non puoi rendere cattolico Dio», dice Martini. Regole e confini «ci servono nella vita, ma non dobbiamo confonderle con Dio, il cui cuore è sempre più largo». Sono contento che Chesterton è ancora poco letto: disse di essersi fatto cattolico perché il cattolicesimo «era più largo». Da Il Mascellaro