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6月30日 Reazionari solo da noi http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodAmb=-1&CodArt=24393 di Paolo Guzzanti Tratto da Il Giornale del 27 giugno 2008
Scena: il Parlamento madrileno, le Cortes. Zapatero siede sui banchi
del governo. Due commessi fanno entrare un uomo con la faccia da
impiegato. Si siede, ma lo fanno rialzare: «Stia pure in piedi, davanti
alle Cortes Generales», dice Zapatero. Cinque deputati
dell’apposita commissione cominciano a interrogarlo e lo fanno sudare.
Lui compulsa carte, spiega, nega, si riprende, si fa riprendere. Che
cosa succede? Succede che il Parlamento spagnolo ha chiesto conto a un
magistrato del suo operato e ha voluto verificare la sua subordinazione
alla suprema autorità delle Cortes. Nei palchi, belle spagnole si fanno
vento con grandi ventagli e una di loro lancia un fiore al primo
ministro: «Viva Zapatero!». Un sogno? No. La Spagna di
Zapatero, dopo aver sorpreso l’Europa con una politica energica contro
gli immigrati illegali e clandestini contro i quali ha fatto
intervenire i brutti ceffi del Terceiro de Estranjeros è decisa a far
funzionare il principio secondo cui soltanto il Parlamento detiene il
potere, l’unico potere che esiste in una democrazia parlamentare
elettiva, mentre i giudici sono soltanto una parte dell’apparato
impiegatizio dello Stato che in nome e per conto delle Cortes,
rispettosamente, applica le leggi. Un sogno? Sì, un sogno spagnolo.
E in Italia? Oh, l’Italia, come ha ricordato Cossiga in Senato, è
l’unico Paese in cui la sinistra si batta per il primato dei giudici
sul Parlamento che la sinistra italiana vorrebbe – possibilmente – in
galera. Anche nella Francia controrivoluzionaria l’aristocrazia voleva
i deputati in ceppi e i giudici in trionfo: ovunque siano esistite
parrucche, reazionari col codino e controrivoluzionari, là i giudici
sono stati portati in trionfo e gli eletti dal popolo in galera. La
sinistra italiana non è soltanto arretrata: è reazionaria. Non
sveliamole in un sol colpo quanto è fascista, altrimenti si arrabbia.
In Italia e soltanto in Italia un giudice può dire: «Io al primo
ministro gli faccio un c... così, gli do sei anni e poi voglio vedere
come governa». In Spagna un tal giudice, anzi giudichessa, sarebbe
appesa per i pollici davanti alle Cortes Generales e ancora starebbe lì
balbettando, implorando, sapendo di essere perduta per sempre.
Ma questa invece è l’Italia, e questa la sinistra italiana, che non
discende dall’illuminismo ma dall’albero, rompendosi le noci di cocco
sulla testa e sognando la democrazia in manette. 6月29日
In
"Il Tempio e il Tempo" l'autore, Luigi Giussani, si chiede: "è la
Chiesa che ha abbandonato l'uomo o è l'uomo che ha abbandonato la
Chiesa? Tutte e due!" Leggendo questo articolo mi chiedo: è la Chiesa
che non sa più parlare o è l'uomo che non sa più ascoltare? Tutte e
due!!! Il
professore Bianco, simbolo di una civiltà evoluta, invece rappresenta
tutte le contraddizioni della cultura occidentale che afferma il
primato dell’intelletto e della conoscenza. Ma poi, come dice il Nero,
finisce tra le rotaie del Sunset Limited. Qui, forse c’è un altro
sovvertimento: l’autodistruzione viene perseguita come una vittoria.
«Il Bianco è una figura forte: si sente prigioniero della speranza,
della felicità. Non soltanto vuole morire, ma vuole guadagnare la
solitudine assoluta. Nemmeno vuole rivedere sua madre. Semplicemente,
vuole non esistere. Una posizione radicalissima. Disperata. E qui si
vede che McCarthy è più narratore che pedagogo». Non sarà un pedagogo
ma il suo libro, come forse nessun altro, rappresenta quest’epoca di
scontro fra il cristianesimo e il nichilismo contemporaneo. Cristo si
identifica in Nero perché il popolo nero conserva una primordialità
vergine che Bianco non ha più e forse non può più avere. C’è troppa
presunzione, ci sono troppi libri. E a Bianco che ammette di non essere
abbastanza virtuoso per accorgersi di Dio, Nero replica che «non si
tratta di essere virtuosi. Si tratta di stare zitti». «Si tratta di
saper ascoltare», precisa Ferrara. «Nero rappresenta l’esperienza
evangelica, è un monumento al povero di spirito. Ma i libri che ha
letto Bianco, come Guerra e pace, sono un portato del cristianesimo. Io
credo che il confronto non sia tra uno che incarna la spiritualità e
l’altro che rappresenta la secolarizzazione, ma che entrambi si muovano
in un orizzonte secolarizzato». Più che la fede e la scommessa su
Dio, il terreno preferito da Ferrara è l’etica, la città degli uomini.
«In uno dei suoi ultimi saggi il vescovo anglicano Nazir-Ali scrive che
la libertà di peccare senza misura del mondo contemporaneo viene dal
cristianesimo. Ma questa libertà di peccare non va giudicata, bensì
messa sotto controllo. La conversione non è un fatto risolutivo per la
civiltà. Nella storia, dopo che il cristianesimo ha convertito re e
regine, ha cominciato a corrompersi, secolarizzarsi. Dopo la
conversione entra in gioco la libertà, la scelta. L’uomo deve decidere
di liberarsi razionalmente della presunzione di onnipotenza della
ragione, perché la fede ha un suo spazio intellettuale preciso». Ci
sono altri sovvertimenti, altri paradossi? «Il cristianesimo
apparentemente perde. Nero vede fuggire il suo interlocutore e muore
nel dolore di non riuscire a salvarlo». Un dolore che viene dalla
consapevolezza di non aver trovato le parole giuste per parlare
all’uomo che sceglie l’annientamento. Questa non è forse la situazione
della Chiesa di oggi, così incapace di parlare alla disperazione
dell’uomo contemporaneo? «Giovanni Paolo II ci ha provato. Papa
Ratzinger continua a provarci. Ma per il resto la Chiesa è ferma
all’apologia. Ha dimenticato la sua forza profetica. Se l’uomo d’oggi,
entrando in una chiesa incontrasse questo carisma profetico e non
appena la medicina della solidarietà; se trovasse dei parroci che hanno
letto anche McCarthy e non si perdessero a corteggiare le mode e i
giovanilismi correnti; se le parrocchie tornassero a essere luogo di
missione... allora credo che qualcosa potrebbe cambiare».
Maurizio Caverzan-Il Giornale

E' nata l’Associazione 'Protagonisti per l’Italia, Amici di Magdi Cristiano Allam'. Oggi, 29 giugno, incontro a MontecatiniLa
prospettiva di un Movimento che metta gli italiani nella condizione di
agire da protagonisti per realizzare l’Italia dei diritti e dei doveri,
del bene comune e dell'interesse nazionale. A Montecatini, ore 17.30,
presenterò il mio libro "Grazie Gesù" al Caffè Gambrinus in via Verdi.
Domani, 30 giugno, ore 17, sarò all'Abbazia San Salvatore a Settimo, a
Scandicci (Firenze)Di Magdi Cristiano AllamCari amici,
E’ nata l’Associazione “PROTAGONISTI PER L’ITALIA , AMICI DI MAGDI
CRISTIANO ALLAM (MOVIMENTO PER LA RIFORMA ETICA DELL’INFORMAZIONE,
DELLA SOCIETA’, DELL’ECONOMIA, DELLA CULTURA E DELLA POLITICA)”. Si
tratta di un passaggio qualitativo dalla realtà virtuale del sito
“Amici di Magdi Cristiano Allam” ad una realtà operativa finalizzata a
favorire l’incontro reale tra gli iscritti all’Associazione e l’avvio
di un Movimento che ambisce a realizzare la riforma etica della cultura
politica in Italia all’insegna del primato dei valori,
dell'indissolubilità tra diritti e doveri, del bene comune e
dell’interesse nazionale. Potete leggere il testo integrale dello
Statuto dell’Associazione alla voce “Statuto”. Siete tutti invitati ad
aderire all’Associazione integrando la vostra iscrizione al sito con i
dati del nuovo modulo che troverete nei prossimi giorni alla voce
“Registrati”.
Oggi, domenica 29 giugno, terrò un incontro pubblico a Montecatini,
alle ore 17.30 presso il Caffè Gambrinus in via Verdi, nell’ambito
delle presentazioni nazionali del mio libro “Grazie Gesù”. Domani,
lunedì 30 giugno, terrò un incontro pubblico nell’Abbazia San Salvatore
a Settimo, in via San Lorenzo 15, a Scandicci, alle porte di Firenze.
Lì riabbraccerò il mio caro amico, don Carlo Maurizi, che ha già
ospitato in chiesa la presentazione dei due miei precedenti libri,
“Viva Israele” e “Io amo l’Italia”, accogliendomi con una fraternità
cristiana e un calore umano che l’hanno reso ai miei occhi un autentico
testimone della fede in Gesù che affascina e rende credibile la bontà
della fede cattolica. In
quel tempo,essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo,
chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che io sia ?». Risposero:
«Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei
profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro:
«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te,
Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno
rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei
Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli
inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno
dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli,
e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Dal
Vangelo secondo Matteo
C'è chi la usa per dare ai bimbi con s. Down un giocattolo in cui non ci
siano solo le fattezze dei cosidetti normali; chi per raccogliere fondi, chi per
sensibilizzare. C'è solo una cosa che lascia l'amaro: che comunque sia
un'eccezione: che mai (mai!) nei programmi televisivi, sui libri di scuola si
veda un personaggio (cartoon, fiction...) disabile, se non per "dare un
messaggio", per sottolineare la necessità di integrazione. E se provassimo a
inserire nella programmazione TV bambini con guai di salute accanto agli altri
(proprio come è la vita)? Se li facessimo vedere che parlano insieme, o che si
fanno compagnia se non possono parlare? E non solo "per sensibilizzare":
sensibilizzare ha già in sé il giudizio di un mondo diviso in "noi" e
"loro".
6月28日 Giunti
ormai al termine della loro vita, S. Pietro e S. Paolo furono indotti
dalle circostanze a tentare un piccolo bilancio di ciò che il Signore
aveva operato per mezzo di loro. Scrivendo "a coloro che hanno ricevuto
in sorte con la stessa preziosa fede per la giustizia del nostro Dio e
salvatore Gesù Cristo", S. Pietro dichiarava tra l'altro: "credo
giusto, finchè sono in questa tenda del corpo, di tenervi desti con le
mie esortazioni, sapendo che presto dovrò lasciare questa mia tenda,
come mi ha fatto intendere anche il Signore nostro Gesù Cristo. E
procurerò che anche dopo la mia partenza voi abbiate a ricordarvi di
queste cose. Infatti, non per essere andati dietro a favole
artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la
venuta del Signore nostro Gesù Cristo, ma perchè siamo stati testimoni
oculari della sua grandezza... Questa voce noi l'abbiamo udita
discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul suo santo monte" (2Pt
1,13-18). Da parte sua, S. Paolo confidava al suo "vero figlio
nella fede", S. Timoteo: "Rendo grazie a colui che mi ha dato la forza,
Cristo Gesù Signore nostro, perchè mi ha giudicato degno di fiducia,
chiamandomi al ministero... così la grazia del Signore nostro ha
sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù...
Appunto per questo ho ottenuto misericordia, perchè Gesù Cristo ha
voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, a esempio
di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna" (2Tm
1,12-16). di Bruce Bawer Bloccati da paura e multiculturalismo troppi occidentali osservano passivamente l’avanzare della sharia.
L’Islam divide il mondo in due parti. La parte governata dalla sharia,
o legge islamica, è chiamata Dar al-Islam o Casa della Sottomissione.
Tutto il resto è Dar al-Harb o casa della Guerra, così chiamata perché
ci vuole la guerra – guerra santa, jihad – per portare quest’ultima
alla casa dell’Islam. Nel corso dei secoli la jihad ha assunto forme
diverse. Due secoli fa, per esempio, a causa dei pirati musulmani
provenienti dal Nord Africa che ne depredavano le navi e rendevano
schiavi i loro equipaggi, gli Stati Uniti combatterono le Barbary Wars
del 1801-05 e del 1815. In anni più recenti, l’arma preferita dei
jihadisti è stata, solitamente, l’attentato terroristico; l’utilizzo di
aerei come missili in occasione degli attentati dell’11 Settembre 2001
è stata una semplice variante di questo tecnica. Ciò che non è
stato sufficientemente riconosciuto, tuttavia, è che la fatwa del 1989
scagliata dall’Ayatollah Khomeini contro Salman Rushdie, autore dei
Versetti Satanici, ha introdotto un nuovo modello di jihad. Invece di
prendere d’assalto navi o edifici occidentali, Khomeini prese di mira
una libertà fondamentale dell’Occidente: la libertà di parola. In anni
recenti altri islamisti si sono uniti alla crociata cercando di minare
alla base le libertà fondamentali delle società occidentali per
estendere in tal modo la sharia al loro interno. I jihadisti
culturali hanno potuto godere sinora di un inquietante successo. Due
fatti in particolare, l’assassinio ad Amsterdam nel 2004 di Theo Van
Gogh per punire il suo film sull’oppressione islamica contro le donne,
e l’ondata globale di proteste, assassinii e vandalismi seguita alla
pubblicazione nel 2005, da parte di un giornale danese, di alcune
vignette satiriche su Maometto, hanno avuto massicce ricadute su tutto
l’Occidente. Sotto l’influsso di spinte diverse, ma senza dubbio
simultanee, quali la paura, un malinteso senso di solidarietà e un’
ideologia multiculturalista che ci insegna a sminuire le nostre libertà
e ad inginocchiarci davanti a culture non occidentali, per quanto
repressive, persone di ogni livello all’interno delle società
occidentali, ma soprattutto i loro gruppi dirigenti, hanno permesso che
le preoccupazioni su ciò che i musulmani fondamentalisti potessero
ritenere, pensare o fare influenzassero le loro azioni ed espressioni.
Questi occidentali hanno cominciato, in altre parole, a fare proprie le
osservanze della sharia e perciò ad accettare la condizione deferente
di dhimmis, ossia di quegli infedeli che vivono all’interno delle
società musulmane. La si chiami pure resa culturale. La Casa
della Guerra sta lentamente, ma non tanto nel caso europeo, venendo
assorbita dalla Casa della Sottomissione, l’Islam. I media
occidentali sembrano seduti sul sedile del conducente in questa corsa
alla sharia. Spesso il loro approccio è quello di argomentare che
saremmo noi occidentali i bambini cattivi. Quando Pym Fortuyn, il
sociologo olandese ormai scomparso, divenne un politico e suonò la
sveglia sul pericolo che l’islamizzazione d’Europa poneva alla
democrazia occidentale, influenti giornalisti l’hanno etichettato come
una minaccia. Un titolo del New York Times lo descrisse alla testa di
un’Olanda in marcia verso destra. I giornali olandesi Het Parool e De
Volkstrant lo paragonarono a Mussolini; il Trouw ad Hitler. L’uomo che
lo uccise nel maggio del 2002 (un multiculturalista, non un musulmano)
sembrò evocare questi giudizi quando spiegò il suo movente: le opinioni
di Fortuyn sull’Islam, insistette l’assassino, erano “pericolose”.
Continua a leggere QUI Da L'Occidentale incontro con suor Pier Teresa Fusari il 23 giugno 2008 "Entrato
in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava:
«Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre
terribilmente». Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». Ma il
centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il
mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché
anch'io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno:
Fà questo, ed egli lo fa». All'udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a
quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele
ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno
dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e
Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati
fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse
al centurione: «Và, e sia fatto secondo la tua fede». In quell'istante
il servo guarì. Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di
lui che giaceva a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre
scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo. Venuta la sera, gli
portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua
parola e guarì tutti i malati, perché si adempisse ciò che era stato
detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e
si è addossato le nostre malattie." Dal Vangelo secono Matteo Leggendo
questo brano del Vangelo ho pensato a Magdi Cristiano Allam e al
coraggio della sua testimonianza, mentre tanti cristiani cresciuti e
pasciuti nella Santa Chiesa Cattolica, fanno vomitare per la loro
tiepidezza nell’annunciare la venuta del Figlio di Dio tra noi. Magdi
sta girando l’Italia per presentare il suo libro “Grazie Gesù” e
dovunque lascia stupiti per la sua fede e la gioia che sa comunicare
col suo splendido sorriso pieno di certezza e di affetto per gli amici
che incontra. Grazie, Magdi Cristiano, di aver dato una sferzata di umanità a questo nostro tempo smemorato! 6月27日 Uno scrittore basiliano Abbazia Basiliana-il Cenobio (S.Giovanni a Piro) E
basiliano in spirito lo fu pure proprio lo stesso Chesterton, che volle
essere e con le opere fu un grande apologista di quella verità
cristiana che salva attraverso l’uso maschio (non scriverò mai adulto)
della ragione, cifra stessa della fede cristiana, ciò per cui essa è da
sempre affascinante anche per i non credenti. Del resto, quando
Chesterton visitò l’America settentrionale all’inizio del Novecento fu
in Canada accolto e ospitato proprio dai basiliani di Toronto, il mondo
di Boyd. Insomma, urgenza educativa, afflato missionario e spirito
chestertoniano sono per il sacerdote canadese una sola cosa. «Il
primo dei nostri bisogni oggi?», riflette padre Boyd. «Bè, ovviamente
la necessità di riconvertire l’immaginazione così che la persona umana
sia in grado di prospettarsi i criteri di una vita davvero a misura di
uomo, ponendosi nella condizione migliore per aderire alla verità di
Cristo. In tutto ciò uno come Chesterton ci aiuta davvero», afferma il
sacerdote. «Lo aveva capito persino un non cattolico come Clive Staples
Lewis, il quale era tornato al cristianesimo anche grazie a Chesterton
e che sempre considerò Chesterton suo maestro. Ci aiuta Chesterton
perché ricorda che la Gioia è lo stigma del cristiano, la profonda
serenità dell’essere stati conquistati da Cristo la quale del resto non
annulla il peccato, il dolore. Li rende però vivibili». Chesterton è
tutto qui. Lewis lo seppe benissimo, nelle proprie carni. Tanto da
intitolare, lui che s’innamorò di una donna di nome Joy, la propria
autobiografia (in realtà la narrazione dell’itinerario che lo portò
alla conversione) Sorpreso dalla Gioia. Con la maiuscola. Perché è cosa
di Dio. da "Tempi" del 26 giugno Che
notizia interessante, per me che abito in un paese dove è situata
un'antichissima Abbazia Basiliana; forse la prima del Sud Italia! Il 26 giugno è la Giornata mondiale contro la droga, lo sapevate? Beh, adesso lo sapete... e io vi segnalo questo commento di Antonello Vanni
alla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle
tossicodipendenze in Italia, presentata a Palazzo Chigi dal
sottosegretario Giovanardi. Gino socio di SamizdatOnLine  DA LEGGERE BENE E DIFFONDERE IL PIU' POSSIBILE (soprattutto tra genitori e ragazzi). Fonte: Il Sussidiario
È
stata presentata ieri a Palazzo Chigi dal sottosegretario Giovanardi la
Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in
Italia. Ancora una volta le notizie negative superano quelle positive. Notizie negative:
aumentano del 6% i decessi dovuti all’abuso di droga (e non è un caso
dato che negli ultimi 5 anni è cresciuto il consumo di sostanze
stupefacenti); in aumento il numero dei soggetti segnalati alle
Prefetture per possesso di droga e il numero di denunce per reati
connessi; diminuiscono i prezzi di cocaina ed eroina (strategia che i
trafficanti, ben esperti di marketing promozionale, utilizzano per
attirare i cittadini italiani nella loro rete) mentre aumenta il prezzo
della cannabis (dimostrando appunto che, dopo anni di promozione, il
marketing comincia a rendere), continua l’impegno economico che il
nostro Paese deve affrontare per i soggetti in cura presso i diversi
servizi, Sert e comunità. Notizie positive: aumentano del
200% i controlli svolti dalle forze dell’ordine sui guidatori e le
attività di prevenzione nelle scuole, nelle associazioni famigliari e
nelle comunità locali; gli italiani (84,6%) iniziano finalmente a
disapprovare l’uso di sostanze illegali, percependone il rischio
connesso all’uso. Fatto che riguarda, e a ragione, soprattutto la
cannabis. Secondo Giovanardi la situazione è grave, ma non allarmante: «La sfida si può vincere».
Condividiamo favorevolmente queste parole, ma ora scendiamo sul campo,
nella realtà. Dopo aver incontrato in diverse occasioni genitori e
insegnanti che ci hanno espresso disappunto per l’abbandono informativo
e di counselling in cui la famiglia e la scuola sono state lasciate
mentre gli adolescenti svenivano sui banchi o davanti alle scuole e i
pullman si ribaltavano provocando la morte di bambini perché l’autista
aveva fumato uno spinello, e soprattutto, dopo aver incontrato con
inquietudine, nei quartieri al limite delle nostre città italiane,
bambini di 10 anni che ci parlavano di hashish, Ice e allucinogeni, ci
chiediamo:questa sfida quali obiettivi ha, chi la deve combattere, e
come si può vincere? È ora infatti che gli italiani, all’oscuro per
anni su questi punti, vengano informati. Cominciamo dagli obiettivi:
nessuno di noi, o quasi, sa che l’UE ha stabilito per il 2005-2012 una
strategia internazionale contro la droga avente come obiettivi netti la
riduzione della domanda e dell’offerta di droghe (la prevenzione
insomma) focalizzando l’attenzione su due punti chiave: 1) la
cooperazione internazionale e soprattutto 2) una pianificazione basata
su ricerca, informazione e valutazione. Rispetto a questi obiettivi
siamo molto in ritardo (e già l’anno scorso eravamo, con Malta, il
fanalino di coda), basti pensare al fatto che mentre Usa, Spagna,
Francia, Ontario, Australia combattevano con ampie campagne dissuasive
la cannabis, da noi il Ministro della Salute ne favoriva il consumo
raddoppiando la quantità di THC detenibile per uso personale. Su questi
obiettivi noi chiediamo che anche l’Italia finalmente si adoperi (e
abbiamo i migliori studiosi di neuroscienze e dipendenza) in questo
processo di aggiornamento scientifico, di informazione, collaborazione
e allineamento internazionale. Ma chi deve combattere questa battaglia?
Hanno detto bene recentemente i medici del Dipartimento Dipendenze
dell’ASL di Milano: «Il tema della prevenzione non può più essere solo
materia dell’ASL. Tutte le istituzioni devono collaborare. Più servizi
al cittadino e più informazioni». E quali sono queste istituzioni?
Quelle che, soprattutto per quanto riguarda la tutela dell’integrità
psicofisica degli adolescenti, hanno quasi taciuto (il Ministero
dell’Istruzione ad esempio) o hanno fatto proposte sconcertanti (l’ex
Ministero della Salute) e quelle che sono state lasciate in balia di
questo silenzio: la famiglia e la scuola. Il problema è che in
Italia non siamo stati informati neppure del fatto che l’Onu ha
raccolto e pubblicato gratuitamente una quantità notevole di strategie
e protocolli evidence-based (testati sul campo, valutati positivamente
e adattabili ai diversi contesti), destinati alla prevenzione: come
trasformare la scuola in un luogo efficace per combattere la droga,
come trasformare il web in luogo interattivo di media education contro
le sostanze, come meglio coinvolgere le famiglie solitamente restie ai
momenti di informazione, come mandare in modo più efficace ai giovani i
messaggi antidrug. E non basta: in Francia il Ministero della salute ha
fornito specifici opuscoli ai genitori e agli studenti per informarli
sui gravi pericoli provocati dalla cannabis mentre da noi molti ancora
credono al “cosa vuoi che faccia uno spinello”; inoltre per gli
studenti francesi è stato attivato uno specifico numero verde Ecoute
Cannabis, mentre da noi i ragazzi ti ringraziano stupiti quando vai
nelle scuole a dire che lo spinello non è uno scherzo, facendoti notare
che “non glielo ha mai detto nessuno”. E ancora: negli Usa, l’Accademia
americana dei Pediatri ha firmato una guida destinata ai genitori per
spiegare loro cosa fare se sospettano l’uso di sostanze da parte dei
figli, quali indizi osservare e come passare all’azione per
salvaguardare la salute degli adolescenti, mentre da noi i genitori non
sanno a chi chiedere un consiglio o, peggio, a volte non si accorgono
di nulla. Tutto questo è un campo scoperto, anche perché questo
prezioso materiale è generalmente in inglese e nessuno per ora si è
preoccupato di tradurcelo (a parte il meritevole Dronet del Veneto che
da anni informa in tempo reale e offre diverse traduzioni di queste
pubblicazioni per operatori, genitori, insegnanti e studenti). E come si può vincere la droga?
Ha ragione Giovanardi: la droga può essere efficacemente combattuta.
Qualcuno, con le ovvie differenze, lo ha fatto e lo sta facendo: nel
marzo 2008 l’Executive Office of The President of the United States ha
pubblicato e offerto esplicitamente alla comunità internazionale il
resoconto di una quinquennale campagna di lotta alle droghe: What
Works. Effective Public Health Responses to Drug Use. Risultato: in Usa
dal 2001 ad oggi il 24% in meno di giovani (in tutto 860.000) fa
ricorso a sostanze legali e illegali. In questo rapporto è documentato
il percorso seguito: campagne mediatiche ad ampio spettro in tutti i
contesti giovanili, scolastici e famigliari, coalizione crescente di
gruppi, agenzie formative, associazioni culturali e religiose; test
random nelle scuole come deterrente e strumento per individuare i
giovani bisognosi di aiuto; diffusione della prevenzione nei luoghi di
lavoro e soprattutto investimento volto ad aumentare la disapprovazione
dell’intera società nei confronti di tutte le droghe. In Italia, però,
non abbiamo saputo neppure questo. E non sorprende, quindi, se anche
dalla Relazione presentata in Parlamento risulta che gli studenti
italiani possono reperire facilmente qualsiasi droga a scuola, in
discoteca, o per strada. Noi, come insegnanti e genitori, siamo pronti
per la sfida contro la droga e vogliamo, date le gravi circostanze,
combatterla: volerlo però non basta, chiediamo di avere gli strumenti e
un serio aiuto per vincerla. Fino ad ora siamo rimasti soli, con
evidenti risultati. Intanto oggi è la Giornata mondiale contro la
droga. In questo caso di tutti gli interessanti materiali proposti
dall’ONU (specifici per bambini, adolescenti, genitori, insegnanti)
almeno uno è in italiano: il logo, che dice “Nella tua vita e nella tua
comunità, nessuno spazio alla droga”. (Antonello Vanni, curatore
della documentazione scientifica del libro “Cannabis. Come perdere la
testa e a volte la vita” di Claudio Risé) 6月26日 Oggi la prima pagina di cultura del Corriere della Sera ha aperto con un articolo di Ermanno Olmi intitolato “Amo Gesù, più di Dio perché mi ha insegnato a essere un uomo libero”. Una
disamina nella quale il regista spiega che ama Cristo e quelle «poche
cose» che egli ha lascito al mondo: ama il prossimo tuo come te stesso. Ebbene.
Secondo Olmi essere cristiani significa semplicemente amare gli altri
come fratelli, sull’esempio di Cristo e poi sull’esempio di chi ha
fatto come lui. Tra questi Olmi ricorda i modelli Tolstoj e Gandhi. Mentre,
sempre secondo il regista, la Chiesa spesso tradisce questo
insegnamento, imponendo dogmi, regole e precetti. È un tradimento del
Vangelo, dice. Tanto che, conclude Olmi, «non c’è bisogno di andare in
croce. Basta imparare a rinascere, a recuperare l’innocenza che ci
consente di cogliere i segni in tutte le creature. A vedere la realtà
che c’è in tutte le cose, a sentirla, a provarne profondamente il
sentimento». Ecco, a mio avviso, niente è più lontano dal
cristianesimo di questo cristianesimo di Olmi. È vero che il
comandamento supremo è quello di amare il prossimo tuo come te stesso,
ci mancherebbe. Ma le regole, i dogmi, i princìpi della Chiesa sono
fondamentali perché senza la Chiesa, l’istituzione Chiesa, le sue
regole, l’uomo segue soltanto se stesso, il proprio sentimento appunto.
E si smarrisce. La Chiesa è garanzia di salvezza. La Chiesa permette
all’uomo di essere come Cristo, di amare tutti come Cristo, proprio
perché chiede obbedienza, sequela. I protestanti seguono soltanto il
proprio sentimento. I cattolici seguono Cristo che si rende presente
nella Chiesa, che è la Chiesa. Il cristianesimo di Olmi ha bisogno di
Cristo come esempio, ma non come persona. Olmi dice di voler seguire
Cristo, ma in verità ne segue soltanto l’esempio. E questo non basta.
Perché l’esempio può essere interpretabile a proprio piacimento. Mentre
Cristo nella Chiesa, persona e persone, sono un qualcosa di oggettivo,
l’esatto contrario di un effimero esempio. Trovi qui l’articolo integrale di Olmi sul Corriere. Grazie,
Paolo Rodari, hai centrato il problema! Tutti questi Artisti che
pontificano, senza tener conto dell'obbedire non a uomini ma a Cristo,
centro del Cosmo e della Storia, ci hanno rotto i cosiddetti "maroni!
Credono che lor soli possono "capire" il Mistero; ma anche i poeti, se
non sono educati, prendono delle madornali cantonate! Esempio ne è Olmi
Ermanno; mitico regista del "L'albero degli zoccoli". Non vorrei che
diventasse "L'albero delle zoccole"; che è come prostituirsi alla
mentalità corrente Auguri Capitano mio Capitano! Dal mio cuore rosso-nero un'esplosione di gioia per i tuoi favolosi 4O!!!
E PAZIENZA SE IL CHIERICO MICHELE SERRA HA MOSTRATO DI NON GRADIRE  MARINA CORRADI « Le nozze omosessuali non mi trovano
d’accordo. Per me le nozze sono tra un uomo e una donna. Io credo nella
famiglia. E se credi nella famiglia e nella tua religione, non puoi
essere d’accordo. Poi, siamo nel 2008, e ognuno fa quello che vuole » .
Così ha detto Rino Gattuso, in una conferenza stampa alla vigilia di
Italia- Spagna in cui i cronisti si sono divertiti a provocare su
Zapatero e unioni gay il coriaceo milanista. Gattuso, che è di
Corigliano Calabro e ha una faccia come quella di mille suoi
conterranei emigrati in tutto il mondo, ha dato
una risposta semplice: per me, le nozze sono tra un uomo e una donna.
Ma è audace, di questi tempi, dire una cosa semplice. L’Arcigay,
risentita, ha annunciato che avrebbe tifato per la Spagna, e pazienza.
Poi dalle colonne di Repubblica è
giunta – breve, ironica – l’inevitabile ammonizione di Michele Serra. «
I soldi – ha commentato grave Serra – non bastano a emancipare lo
spirito, e dunque l’opinione di Gattuso rimane solidamente nell’alveo
dell’eterna ingenuità popolare » . Per poi concludere: volendo, con
tutti i soldi che Gattuso guadagna potrebbe comprarsi qualche giornale,
e « addirittura » qualche libro in grado di spiegargli « come stanno le
cose » . « Come stanno le cose » : che,naturalmente,
stanno in un solo modo, e cioè quello condiviso da Michele Serra. Si
legga qualche libro, quel calciatore ignorante, legga i giornali – Repubblica,
possibilmente. C’è tutto un modo di essere di certi intellettuali in
quelle dieci righe. Un uomo, a domanda, civilmente risponde: per la mia
storia e la mia religione, il matrimonio è fra un uomo e una donna. Si
può non essere d’accordo. Replicare invece « leggiti qualche
libro » , « impara come stanno le cose » , sembra fare riferimento a
una verità oggettiva, a un dogma. Le cose « stanno » in un modo, e
Gattuso, affetto da « eterna ingenuità popolare » , colpevolmente lo
ignora. Sotto la spocchia da maestro in cattedra di Serra emerge una
nota aspra da chierico del politicamente corretto, che bacchetta chi
devia dall’obbligatorio comune sentire. In realtà, un sondaggio fra gli
italiani rivelerebbe che in moltissimi, pure nel rispetto per gli
omosessuali, si riconoscono nella cosa semplice detta dal calciatore
della nazionale: « Per me, le nozze sono fra un uomo e una donna » .
Tuttavia, nei media parla una classe di giornalisti e intellettuali
che non proviene da questa cultura popolare, o la ha abbandonata –
anche perché il vento soffiava in un’altra
direzione. Così che leggendo certi quotidiani, ascoltando la radio,
sembra spesso che l’Italia sia in preda a un’ansia di zapaterizzazione
repressa da oscure forze clericali. Ma la « cosa semplice » detta da
Gattuso è la stessa che – pure nella tolleranza e nel rispetto delle '
differenze' - direbbero i più degli italiani. « Popolari » forse,
probabilmente non lettori chic e dunque non edotti su « come stanno le
cose » ; tuttavia – diciamolo – la grande maggioranza. ( D’altronde,
benché desueto, non è stato ancora abrogato un certo articolo della
Costituzione, numero 29 ci pare, che « riconosce la famiglia come
società naturale fondata sul matrimonio » ). Si riproduce in Italia un
' gioco' mediatico che già è stato analizzato negli Usa: c’è una
disparità culturale, religiosa e anche economica fra il media systeme
la popolazione, per cui spesso la realtà rappresentata dai giornali non
è quella del Paese. E un calciatore di Corigliano Calabro, scampato
grazie ai piedi ( e alla testa) al destino di tanta della sua gente, se
tuttavia la pensa ancora come dalle sue parti incappa nella rampogna
del catechista del pensiero corretto obbligatorio. Da Avvenire Evvài, Rino, W tu e W il Milan! LA POLEMICA SU “BERLUSCONI E LA COMUNIONE” CI SVELA LA COSA PIU’ PREZIOSA PER NOI….
E’ buffo vedere i miei amici del Foglio d’accordo con l’Unità (perfino
con Marco Travaglio) e con la Repubblica nel criticare l’esternazione
di Berlusconi sulla comunione ai
divorziati risposati. Tutti a fare i paladini dell’ortodossia
dottrinale cattolica. Travaglio addirittura mescolando questa diatriba
(sul divorzio e l’accesso ai sacramenti) con le polemiche delle stesse
ore sulla Giustizia, così finendo per confondere peccati e reati
(l’errore che in genere si rimprovera al fondamentalismo religioso). C’è un aspetto comico in questo perché per una volta Berlusconi ha detto – morettianamente
- “qualcosa di sinistra” (quante volte i progressisti hanno criticato
la Chiesa che – a loro dire – escluderebbe i divorziati). Ma l’Unità,
pur di non convenire col Cav, si mette a
sbandierare le parole del Papa in prima pagina (ne sbandiera solo
alcune però, estrapolandole e quindi stravolgendo il vero significato). Poi, nella pagina dei commenti, lo stesso giorno l’Unità pubblica un editoriale dove, come al
solito, si spara a zero su Benedetto XVI e lo si accusa di aver
“accolto trionfalmente e da amico l’uomo, il grande nostro attuale
presidente del Consiglio, la cui moralità indiscussa trionfa presso
l’opinione pubblica di tutto il mondo”. Questa esecrazione moralistica
dei pubblici peccatori da parte di gente che ritiene se stessa giusta,
retta, onesta (e abilitata a giudicare i peccati altrui) ha un sapore
molto familiare, perché è uno sport che tutti pratichiamo (io per
primo), sui giornali e nella vita. Ma cosa vi ricorda l’uomo che
sbandiera la propria rettitudine e giudica con disprezzo quel peccatore
laggiù? Facile! Ricorda la parabola del fariseo e del pubblicano raccontata da Gesù, il quale però concluse che fu
il peccatore che si batteva il petto e stava a testa bassa a salvarsi,
non l’ “uomo onesto” (che, si badi bene, era veramente una persona
perbene, osservante della Legge, anche sinceramente impegnato).
Tutto questo ricorda anche le scandalizzate invettive di alcuni (non
tutti) scribi e farisei contro Gesù reo di parlare con pubblicani e
prostitute. Gesù, purissimo e buono, accetta anche l’invito a pranzo di
pubblici peccatori, ha affetto per ciascuno di loro, e – con somma
indignazione dei benpensanti – lascia che una povera donna di pessima
fama gli baci i piedi bagnandoli con le sue lacrime di dolore. Erano in
tanti a scandalizzarsi di questa libertà di Gesù dalle loro regole.
Eppure a questi tali, a questa gente perbene, onesta e osservante della
Legge, Gesù non risponde giustificandosi o arrampicandosi sui vetri, ma
con un colpo da ko: “i
pubblicani e le prostitute vi precederanno nel Regno di Dio” (Mt.
21,31). Doveva essere come un pugno nello stomaco (lo è pure per noi).
E quando, secondo la Legge, pretendono di lapidare l’adultera e di
avere il suo consenso, dice loro: “chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Silenzio generale, imbarazzo e poi, uno ad uno, se ne vanno. Un
giorno fissando negli occhi questa gente perbene (che giudicava gli
altri e li disprezzava come peccatori) scandisce queste parole: “Guai a
voi, scribi e farisei ipocriti che rassomigliate a sepolcri imbiancati:
essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.
Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma
dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità… Serpenti, razza di vipere,
come potrete scampare dalla condanna della Geenna?” (Mt. 23).
Si resta sinceramente sconcertati davanti a queste parole di fuoco di
Gesù che tuona contro la gente perbene ed è invece dolce con i
peccatori (che, in fin dei conti, sono davvero gente discutibile, gente
che, come minimo, se l’è spassata). Non è che Gesù voglia invitare a essere peccatori, ma a essere umili e a non giudicare gli altri. Perché, diciamo la verità, per ciascuno di noi i disonesti, i profittatori, gli opportunisti e i puttanieri
(o le puttane) sono sempre “gli altri”. E ognuno di noi istintivamente
si mette nel novero delle persone che fanno il proprio dovere, le
persone perbene. Ebbene, i santi fanno l’esatto opposto. Un giorno
frate Masseo chiede a frate Francesco: “perché
a te tutto il mondo viene dietro, e ogni persona pare che desideri di
vederti, d'udirti, d'ubbidirti? Tu non sei un uomo bello nell’aspetto,
tu non sei di grande scienza, tu non sei nobile; dunque perché a te
tutto il mondo viene dietro?”. E Francesco: “Vuoi sapere perché a me
tutto il mondo mi venga dietro? Questo io ho dagli occhi
dell’Altissimo, che in ogni luogo contemplano i buoni e i rei: poiché
quegli occhi santissimi non hanno veduto fra i peccatori nessuno più vile, nè più insufficiente, nè più grande peccatore di me; e perché per fare quell'operazione
meravigliosa che egli intende fare, non ha trovato più vile creatura
sopra la terra... cosicché si conosca che ogni virtù e ogni bene viene
da lui e nessuna creatura si possa gloriare al suo cospetto”. Nel mondo
alla rovescia che è il cristianesimo è meglio sentirsi nel novero dei
peccatori. E mendicare grazia. Come diceva Péguy (un grande convertito che pure, per una sua situazione familiare complessa, non si avvicinava ai sacramenti): “le
persone morali non si lasciano bagnare dalla grazia”. La morale le
rende impermeabili. Al contrario di chi si riconosce miserabile: “Si
spiega così il fatto che la grazia operi sui più grandi criminali e
risollevi i più miserabili peccatori”. Anche quando Gesù è in croce, viene
dileggiato da qualche osservante della Legge, e viene “riconosciuto”
dal ladrone che doveva aver praticato addirittura la lotta armata. E
Gesù lo salva. La grazia è arrivata al suo cuore, attraverso le ferite
della sua vita, ma non al cuore di chi era corazzato con la sua superba
moralità. E’ solo questo atteggiamento umile e mendicante che ci è
chiesto. Infatti il Papa,
sull’accesso all’Eucaristia, non ha affatto detto “no tu no, che sei
peccatore”, come qualcuno ha fatto credere. Ecco invece le sue
splendide parole: “Quanti non possono ricevere la Comunione in ragione
della loro situazione, trovano comunque nel desiderio della Comunione e
nella partecipazione all'Eucaristia una forza e un'efficacia
salvatrice”. Padre Pio raccomandava questa “comunione
spirituale” ricordata dal Papa e considerata dal Concilio di Trento uno
dei modi di comunicarsi (la Santa Messa peraltro è una forza di
trasformazione e di salvezza per tutti, non solo per chi si comunica
sacramentalmente). Basta sentire la fame e la sete di Lui. Mi sembra
che nelle parole di Berlusconi (che in effetti
ha sbagliato tono, dando l’impressione di pretendere) trasparisse il
dolore e il desiderio di cui parlava il Papa. E la risposta del
Pontefice è stata positiva e paterna, per i tanti che si trovano in
questa stessa condizione. Questo episodio illumina il cuore del cristianesimo che il moralismo imperante ha quasi oscurato. Don Giussani lo spiegava così: “Cristo è amabile da noi esattamente così come siamo”.
Peccatori, incoerenti, poveracci: né il limite nostro, né quello altrui
può impedirci di volergli bene. E’ solo questo che Gesù ci chiede. Lui
farà il resto. Dopo che Pietro lo rinnegò tre
volte e poi pianse, quando Gesù, risorto, torna fra i suoi, non si
mette a chieder conto del tradimento o a rimproverarlo: “Non ha detto:
non peccare, non tradire, non essere incoerente. Non ha toccato
nulla di questo. Ha detto: Simone, mi ami tu?”. Solo questo conta, non
la nostra coerenza, ma l’affezione a Lui. La commozione al ricordo di
Lui che ci ama così come siamo. Don Giussani ci scioglieva il cuore quando
spiegava: “Cristo è colui che si compiace di noi, di me, dice san
Pietro piangendo. Cristo è colui che si compiace di noi, di me, dice la
Maddalena, la Samaritana, l’assassino. Cristo è colui che si compiace
di me, e perciò mi perdona. Mi ama e mi perdona”. Antonio Socci Da “Libero”, 25 giugno 2008
di Carlo Panella Tratto dal sito di Carlo Panella il 24 giugno 2008
Ha quasi dell'incredibile che due quotidiani che si vogliono autorevoli
titolino a piena pagina: ''Emanuela rapita per ordine di Marcinkus''.
Pure, questo hanno fatto oggi il Corriere e Repubblica. Accusa
palesemente falsa, perché riferita dopo 25 anni -diconsi 25 anni- da
una persona totalemnte squilibrata -è infatti in una comunità- e
comunque totalmente inattendibile, tanto che nella sua ricostruzione
-afferma anche di essere stata ricevuta assieme al suo amanta, il bos
della Banda dell Magliana e Pdis nell'abitazione privata di Andreotti-
commette errori di una decina d'anni. Pure, il primo e il
secondo quotidiano d'Italia danno fiato, danno spazio, danno
credibilità a questa palese boiata. Il tutto, condito da vigliaccheria,
perché il cardinale Marcinkus è morto da due anni e non si può
minimamente difendere dall'infamia. Il Vaticano ha reagito
molto duramente contro questa palese calunnia, ma non servirà a nulla:
la notizia è stata data come fosse vera e come tale resterà piantata
nella coscienza di milioni di lettori. E' la prova questa,
l'ennesima, del fatto che in Italia in realtà esiste una supercasta,
che è quella dei giornalisti, che gode -nel suo quadro di comando, in
chi decide e fa i titoli- di privilegi -e di stipendi- pari se non
superiori a quelli dei parlamentari e che però è intoccabile. Fa e
disfa quel che vuole, infanga come gli pare e piace. E non paga mai
pegno. Grazie a Il Mascellaro 6月25日
Corso di formazione per uomini TEMA DEL CORSO: diventare intelligente quanto una donna (quindi essere perfetti ) OBIETTIVO
PEDAGOCICO: corso di formazione che permette agli uomini di sviluppare
quella parte del cervello della quale ignorano l'esistenza. PROGRAMMA: 4 moduli di cui uno obbligatorio. MODULO 1: CORSO DI BASE OBBLIGATORIO 1. imparare a vivere senza la mamma (2000 ore). 2. la mia donna NON è MIA MAMMA (350 ore) 3. capire che il calcio non è altro che uno sport (500 ore) MODULO 2 : VITA A DUE 1. avere bambini senza diventare geloso (50 ore) 2. smettere di dire boiate quando la mia donna riceve i suoi amici(500 ore) 3. vincere la sindrome del telecomando (550 ore) 4. non fare la pipì fuori dal water (100 ore, esercizi pratici con video) 5. come arrivare fino al cesto dei panni sporchi senza perdersi (500 ore) 6. come sopravvivere ad un raffreddore senza agonizzare (300 ore) MODULO 3 : TEMPO LIBERO 1. stirare in due tappe (una camicia in meno di due ore: esercizi pratici) 2. digerire senza ruttare mentre lavo i piatti (esercizi pratici) MODULO 4 : CORSO DI CUCINA Livello 1 (principianti) : gli elettrodomestici: ON = ACCESO - OFF = SPENTO Livello2
(avanzato): La mia prima zuppa precotta senza bruciare la
pentola..Esercizi pratici: far bollire l'acqua prima di aggiungere gli
spaghetti. Sono
inoltre previsti dei temi speciali di approfondimento; a causa della
complessità e difficoltà di comprensione dei temi i corsi avranno un
massimo di 8 iscritti: TEMA 1 : il ferro da stiro; dalla lavatrice all'armadio: un processo misterioso TEMA 2: tu e l'elettricità: vantaggi economici del contattare un tecnico competente per le riparazioni (anche le più basilari) TEMA
3 :ultima scoperta scientifica : cucinare e buttare la spazzatura non
provocano ne' impotenza ne' tetraplegia (pratica in laboratorio) TEMA 4: perché non è reato regalarle fiori anche se sei già sposato con lei TEMA
5 : il rullo di carta igienica: 'la carta igienica nasce da sola nel
portarullo?' (esposizioni sul tema della generazione spontanea) TEMA 6: come abbassare la tavoletta del bagno passo a passo (teleconferenza con l'Università di Harward) TEMA 7: perché non è necessario agitare le lenzuola dopo aver emesso gas intestinali (esercizi di riflessione di coppia) TEMA
8: gli uomini che guidano possono chiedere informazioni ai passanti
quando si perdono senza il rischio di sembrare impotenti (testimonianze) TEMA 9: la lavatrice: questa grande sconosciuta della casa TEMA 10: è possibile fare pipì senza schizzare fuori dalla tazza? (pratica di gruppo) TEMA 11: differenze fondamentali tra il cesto della roba sporca e il suolo (esercizi in laboratori di musicoterapica) TEMA 12: l'uomo nel posto del passeggero: è geneticamente possibile non parlare o agitarsi convulsamente mentre lei parcheggia? TEMA 13: la tazza della colazione: levita da se' fino al lavandino? (esercizi diretti da Silvan) TEMA
14: comunicazione extrasensoriale: esercizi mentali in modo che quando
gli si dice che qualcosa è nel cassetto dell'armadio non domandi 'in
quale?' Questo
simpatico “avviso” l’ho trovato da Fior di Cactus, ve lo propongo così,
per farsi una risatina; ma poveri uomini...! Neanche al cesso sono
liberi di essere “Quel che sono”! Se li “educhiamo” così non saranno
più i MACHI che ci piacciono tanto, ma delle insulse signorine; nel
cambio ci perdiamo noi femminucce... di Carlo Bellieni Tratto da cronache di Liberal del 21 giugno 2008
Viva il dottor House!, viene da dire, al leggere certi fatti di cronaca
sanitaria come quello della clinica milanese Santa Rita. Viva
il dr House col suo falso distacco, con laa sua scorza cinica
attraverso cui irrompe a momenti la provocazione umanissima di una
manina di un feto, di una bambina morente, di un supposto miracolo. Il
dr House è (paradossalmente) l’apoteosi della vera etica medica, che
non consiste nel sentimentalismo, ma nel rispondere alla provocazione
della malattia e del malato. Quest’etica si è persa per strada
tra gli ospedali ridotti ad “Aziende”, i malati ridotti ad “utenza”, le
malattie ridotte a fenomeni classificati in un freddo “disease related
group” (il cosiddetto “Drg” che classifica tutte le malattie in 500
gruppi da cui evincere il rimborso dovuto all’ospedale per la
prestazione). Quest’etica si è persa da quando si è perso lo stupore
per il corpo umano, per la sua trascendenza, per la sua bellezza. E da
quando si è creduto che una cosa vale solo se è misurabile: le malattie
in termini di Drg, la qualità della vita o il dolore con scale apposite.
Già: il dolore (secondo la definizione dell’agenzia internazionale di
studi sul dolore IASP) è diventato una cosa che esiste solo per chi può
reclamarne –misurandolo - la cessazione; la salute (secondo la
definizione dell’Organizzazione Mondiale per la Salute) è diventata un
utopico “completo benessere psicofisico-sociale” di cui si pretende di
dettare le caratteristiche; insomma, non sappiamo far altro che
sminuzzarli, pensando che sminuzzandoli li possiamo capire; invece li
abbiamo trasformati in termini spaventosi, quasi innominabili, utili
non per capire l’uomo, ma solo per creare statistiche. E i
dottori sono infelici, come titolava il 17 giugno il New York Times
(«Amo essere un dottore; non amo esercitare la medicina»), perché hanno
alti rischi e scarsi compensi, ma soprattutto perché erano partiti con
un’idea di cosa volesse dire “curare” e ora si trovano a fare i
burocrati, attenendosi ad un mansionario e non alla richiesta dell’uomo
che hanno di fronte. Il dr House è cinico, e la genialità di chi lo ha
ideato sta proprio in questo: mostrare i turbamenti di una mente che ha
deciso di non turbarsi: e da questi turbamenti involontari ma profondi
arrivare a conoscere il malato e trarre geniali diagnosi. Ma se si
afferma che il turbamento (lo stupore) non deve esistere… Chi
non ricorda la maschera del dr Guido Terzilli, interpretato da Alberto
Sordi? Quel medico davvero cinico (altro che House!) perché afflitto da
un cinismo non nato dalla sofferenza ma dall’orgoglio, cioè da quel
muro che la mens relativista costruisce attorno a ciascuno di noi,
immergendoci in un mare di paura esistenziale da cui vediamo una sola
uscita: inventarci uno scopo della vita che possiamo scegliere solo tra
tre opzioni: soldi, sesso e potere. Già, i soldi: uno dei nuovi mostri
della medicina moderna è il cosiddetto “disease mongering”, ovvero il
“mercanteggiamento di malattie”: malattie inesistenti (o sintomi
spacciati per malattie) inventate per creare ansia nella popolazione e…
vendere farmaci. Di questo è piena la letteratura scientifica,
che lo denuncia fortemente. Così come denuncia la “medicina
difensivistica”, cioè quel moltiplicarsi di ricoveri ed esami clinici
al solo scopo di “pararsi dai guai giudiziari”, in un “accanimento
diagnostico”, figlio anch’esso della paura, molto più pervasivo del
cosiddetto “accanimento terapeutico”. Insomma: sparito lo stupore
dall’orizzonte, non c’è da stupirci delle degenerazioni per cui si
arrivi a tutto per guadagnare: sarebbe ipocrita, miope, bambinesco. Il
medico deve scegliere tra un’etica della paura (che porta a esami
inutili, a una burocratizzazione della medicina, una deriva
economicista) e un’etica dello stupore, che apre davanti all’intero
universo di chi abbiamo di fronte. D’altronde, la parola salute
(“health”) in inglese viene dal termine “whole”, cioè “integrale”.
E se andiamo bene a vedere, la salute altro non è che la possibilità
che si realizzino i desideri propri di ognuno, commensurati al suo
stato e alla sua condizione: i desideri di un feto saranno diversi da
quelli di un vecchio o da quelli di un adulto, ma è proprio la loro
realizzazione ciò che possiamo chiamare “salute”, capendo
paradossalmente che il contrario di “salute”non è necessariamente
“malattia” (esistono disabili che sono dei grandi sportivi o celebri
cantanti e sfido chiunque a dire che non godano di più salute di un
triste studente “sano”, ma bocciato ad un esame), ma “disperazione”, o
meglio, assenza di speranza e di desideri. Questo deve essere chiaro
per una rinascita culturale del medico, che incontra un uomo, non un
caso clinico; che cura “Luigi”, non “il diabetico” o “il Down”. Questo
è chiaro a Gregory House; e se lo è per lui… Grazie a Il Mascellaro Oggi sul Riformista
ho scritto del caso Emanuela Orlandi (la quindicenne figlia di un
commesso della Prefettura della Casa Pontificia scomparsa in
circostanze misteriose il 22 giugno 1983 e mai più ritrovata), caso
ritornato alle cronache dopo le ultime dichiarazione rese da Sabrina
Minardi, la donna che per anni fu l’amante del boss della banda della
Magliana Enrico De Pedis, detto Renatino. Secondo quanto ha
detto agli inquirenti la Minardi, Emanuela Orlandi sarebbe stata
prelevata da De Pedis su ordine di Marcinkus, e quindi sarebbe stata
uccisa e gettata in una betoniera a Torvaianica. In proposito
ecco cosa mi ha detto, all’interno del mio ampio pezzo odierno, il
presidente emerito Francesco Cossiga. L’ho sentito ieri sera via
telefono. Come sempre, quando mi capita di sentirlo, prima di
rispondere alle domande mi chiede (non se lo ricorda mai) se io sia
parente di Gianni Rodari. E, io ogni volta, gli spiego che no, non
c’entro nulla col favolista Gianni. Comunque, in merito alle
dichiarazioni dell’ultima testimone, mi ha detto: «Sarebbe molto brutto
se fosse vero ma, a mio avviso, non è vero niente. Lo so, la famiglia
di Emanuela Orlandi spera ancora (e ci mancherebbe) che la loro povera
figlia sia viva, ma tirare fuori per l’ennesima volta il nome di Paul
Casimir Marcinkus è davvero troppo. Tra l’altro, a mio avviso,
Marcinkus è stato uno dei prelati vaticani più umili. Non è da tutti,
infatti, accettare di passare dalle stanze dello Ior al confino in una
casa di Sun City, una cittadina sperduta nel deserto dell’Arizona, dove
poi è morto. E che Marcinkus fosse una persona per bene l’ha
testimoniato anche l’atteggiamento che ha avuto nei suoi confronti
Giovanni Paolo II: il papa polacco, contro tutto e tutti, l’ha sempre
difeso. E questo va ricordato». Paolo Rodari-Palazzo Apostolico Quanto veleno sulla Chiesa Cattolica, e sui poveri morti che non possono neanche difendersi! Ma
siamo sotto il cielo; e nessuno sfugge dalla giustizia Divina! Saremo
chiamati a rendere conto di ogni parola detta anche per scherzo,
figuriamoci la calunnia! 6月24日
In
una conferenza tenuta a Toronto nel 1930, su "La cultura e il Pericolo
Incombente", Gilbert Keith Chesterton spiegò che il "pericolo
incombente" non era il bolscevismo, perché il bolscevismo era stato
messo alla prova, e «il miglior sistema di distruggere un'utopia è
realizzarla». Non era neppure un'altra guerra mondiale, anche se questa
sarebbe scoppiata «quando la Germania farà la stupida sul confine
polacco». Il pericolo incombente era «la sovrapproduzione
intellettuale, educativa, psicologica, artistica che, insieme alla
sovrapproduzione economica, minaccia il benessere della civiltà
contemporanea. La gente sarà inondata, accecata, assordata e
mentalmente paralizzata da un profluvio di esteriorità, che non le
lascerà tempo per il piacere, il pensiero o la creatività». Contro questo pericolo c'è, sei secoli dopo Dante, un solo rimedio: lo sguardo. «Dammi
occhi miracolosi per vedere i miei occhi / questi specchi rotanti che
vivono in me / cristallo terribile / più incredibili di tutte le cose
che vedono» scrisse GKC in una poesia. Già in un racconto
pubblicato sul giornale della scuola aveva narrato di un ragazzo preso
per matto dai vicini perché si stupisce di tutto quel che gli altri
danno per scontato. La "conversione" del professor Eames,
l'intellettuale pessimista di "Manalive", avviene nel momento in cui la
luce dell'alba illumina le cose come fosse il primo mattino del mondo:
«E sulla piccola città accademica le cime dei vari edifici presero
ciascuna una tinta diversa: qui il sole rilevava lo smalto verde d'una
guglia, là i tegoli rossi d'un villino, altrove gli ornamenti d'ottone
di qualche bel negozio o le ardesie azzurrognole del tetto aguzzo d'una
vecchia chiesa. E queste creste variopinte sembravano aver ciascuna un
che d'individuale e di stranamente significativo, come cimieri di
cavalieri famosi, in un corteggio o sul campo di battaglia: ciascuna
attraeva lo sguardo, e specialmente quel disperato sguardo di Eames,
errante sullo spettacolo d'un'aurora che per lui doveva essere
l'ultima. Il sole cresceva in una gloria che tutti i cieli erano
incapaci di contenere; ma la distesa delle acque si dorava, fluiva e
pareva sufficiente alla sete degli dei». Grazie al blog Chesterton road Chesterton
è un profeta dei nostri tempi. Bisogna leggerlo e rileggerlo per
imparare. Lui sapeva bene cos'è la vita, chi è l'uomo, cosa è la nosta
storia! UPDATE 23 GIUGNO 2008: CENSURATO UN BLOG ITALIANO I blogs saranno censurati perchè hanno detto NO al Trattato di Lisbona, per questo gli eurodeputati si sono molto infuriati.
(http://kattolikamente.splinder.com) La blogosfera per gli eurodeputati sembra essere diventata un pericolo. I blogger e i loro lettori dovrebbero preoccuparsi su quanto riferisce un articolo della rivista bulgara Kapital e tradotta da Courrier International. In questo articolo è scritto che il Parlamento Europeo "considera la blogosfera come pericolosa e prevede di votare una misura che disciplini questo spazio di libera espressione". Gli amici di Le Salon Beige, un blog francese, sottolineano che è " una notizia poco entusiasmante quando, in Francia e altrove, il filtraggio e il monitoraggio dei contenuti è sulla bocca di tutti". Questo controllo sui blogs, iniziato in seguito a una recente relazione del deputato europeo estone Marianne Mikko, si farà attraverso una schedatura dei blogs, grazie ad un " indice di qualità, per rendere chiaro a tutti chi ha scritto e per quale motivo". "Fino
ad ora, la blogosfera è stato uno spazio di buone intenzioni, con un
discorso relativamente franco e aperto. Molte persone hanno fiducia nei
blogs. Tuttavia a causa della loro moltiplicazione e banalizzazione, i
blogs sono utilizzati da persone sempre meno scrupolose". [Se] finora non abbiamo considerato i bloggers come una minaccia, questi possono inquinare considerevolmente il cyberspazio". L'eurodeputato tedesco Jorgo Chatzimarkakis ha così dichiarato: "I bloggers non possono essere automaticamente classificati come una minaccia [ma] i
blogs oggi sono un potente strumento di comunicazione e possono essere
considerati come una forma avanzata di lobbying. E costituiscono, in
quanto tali, una minaccia". Forse i blogger hanno
fatto troppa campagna per il NO al Trattato di Lisbona, a differenza di
tutti gli altri mezzi di informazione. Sarà per questo che i deputati
europei li vogliono censurare? scritto da stranocristiano Grazie a Kattoliko Pensiero
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